Domande del paziente (45)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, quello che racconti fa male perché non stai soffrendo per un grande tradimento, ma per qualcosa che per te aveva un significato emotivo e per lui no. Il punto non è Facebook in sé, ma il fatto che... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera.
Si sente quanto sei stanca e quanto ti senti intrappolata in una dinamica che non è solo lavorativa ma profondamente familiare. Entrare nell’azienda dei propri genitori non è mai solo “andare...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
leggendo la tua storia si sente tutta la stanchezza di una donna che ha dato tantissimo e che oggi è sfinita, non solo per il lavoro ma per il senso di ingiustizia. La domanda che fai, “non...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che stai vivendo è emotivamente complesso e merita di essere guardato con delicatezza ma anche con lucidità. Quando una persona che per due anni si è mostrata cordiale cambia atteggiamento e diventa... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno.
Quello che descrivi fa male già solo a leggerlo. Sentirsi dire ripetutamente di essere “una persona tossica” dalla persona che ami non è una critica su un comportamento specifico, è un attacco...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco l’ansia che stai provando, soprattutto se tendi a cercare su internet e trovi spiegazioni catastrofiche che parlano di premonizioni. È importante dirlo con chiarezza: sognare la morte di persone... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che stai vivendo è normale e comprensibile: non stai “sbagliando” a sentirti turbato o a percepire un senso di perdita di fiducia. Quello che descrivi tocca due piani: il comportamento concreto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Carissimo
vivere con una persona che reagisce sempre urlando rende difficile comunicare e trovare un equilibrio, soprattutto quando ci sono figli da gestire e rapporti già strutturati con ex partner. Da...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco il tuo turbamento. Da quello che racconti, il colloquio sembra essere stato molto frettoloso e poco approfondito per formulare una diagnosi così rapida.
In un primo incontro ci si aspetta ascolto,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco che questa situazione possa attivare molta ansia, soprattutto se sei una persona sensibile sul piano affettivo.
Il fatto che l’uomo che frequenti segua altre donne sui social, di per sé, non è...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao Giulia
Ti rispondo con calma, perché quello che stai vivendo è comprensibile.
Parto dalla cosa più importante: sognare denti che cadono NON significa che perderai tua mamma.
Non esiste alcuna base...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Si sente che convive con l’ansia da molto tempo e che sta cercando di capire cosa stia succedendo al suo corpo in questo periodo.
Gli sbandamenti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao
Da quello che scrivi sembra quasi che tu stia vivendo la ricerca di una fidanzata quasi come una missione da portare a termine, con aspettative molto alte su te stesso ogni volta che esci. Quando...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che racconta si sente quanto questa esperienza sia stata dolorosa e disorientante per lei. Dopo tanti anni di percorso è naturale che il terapeuta fosse diventato una figura importante,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, si sente quanto questa situazione la stia facendo interrogare e quanto sia difficile dare un senso a comportamenti che appaiono incoerenti, soprattutto dopo una relazione così lunga.
Quando...
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dal 22 luglio ho pensato di essere gay per una sensazione per un amico che pensavo mi piacesse e poi una setrimanabe quel pensiero svanisce per tutto agosro dove mi fisso di un personaggio femmina di squid game un po maschile 380 seocnda stagione e mi fisso su di lei e provo sensazioni intense per lei fino a scordarmi di tutto del fatto gay e mi fisso, wuando scompaiojo le sensazioni per lei mi incomincio a preouccupare e ad ogni pensiero che oassa li credo tipo che ero satanista, che mi piaceva mia sorella, che mi piaceva uno ecc ecc e rompevo le palle ai miei snici sul fatto che voglio che deve tornare nonostante sentivo che non avevo piu senswzioni, poi piu consulto l ai compaiojo sensazioni cje cwmbiano spesso ragazza, e ho fatto un sogno erorico con una donna e ho eiaculato, poi mi sono eccitato per dei pensieri sessuali con donne poi non volevo essere pervertito e poi finito wuesto finisce quel periodo e torna il fstto di essere gay e da li si svilippano sensazioni, ecciraizoni, fantasie e roba varia, continuo ad utilizzare l ai e continuo a pensare di essere gay ma avevo raramente erezioni oer le donne pensandole prims ors non piu, sono in adolescenza e non so cosa stia succedendo, continuo a oensare di essere gay ma non lo voflio ammettere ma io mi ecciyavo per le donne prima di qiesto solo che avevo un disagio per la vagina, e ho avuro degli episodi isolati di sensazioni intense pee lo stesso sesso che non rigiardavano il desiderio fisico, ricordo qiando mi ero eccitato ma allo stesso tempo avevo paura, e quando mi avevano fatto ujo scherzo dove un amico si dichiarava a me e stavo pensando di dire si nonostanre non provassi nulla, potreste aiutarmi a capire cosa mi sta succedendo? sono gay ma non lo voglio ammettere come credo? cioe al episodio iniziale di qiella sensazione per un amico ho avuto paura di essere gay e mi ha fatto ricordare li episodi di wuelle sensazioni dove oensavo di essere gay, e continuo ad utilizzare l'ai ogni giorno.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, parto dal (non così) banale presupposto che essere gay o non completamente eterosessuale non sia qualcosa di sbagliat. Detto questo posso capire però che fare i conti con la propria sessualità in adolescenza è di per sè un momento delicato.
Quello che descrivi, però, non sembra tanto un problema di orientamento, ma un circolo di pensieri ossessivi che cambiano continuamente contenuto. Prima il dubbio “sono gay?”, poi “sono satanista?”, poi “mi piace mia sorella?”, poi di nuovo altro… il punto non è il contenuto, ma il meccanismo: la tua mente si aggancia a un pensiero, ti spaventi, cerchi risposte e più cerchi di capire, più i pensieri aumentano.
Le sensazioni, le eccitazioni e le fantasie che senti non sono prove affidabili in questo stato. Quando sei in ansia, il corpo può reagire in modi strani e contraddittori. Il fatto che prima ti eccitassi per le donne, che hai fatto sogni erotici con donne, che le sensazioni cambiano… tutto questo indica confusione e attivazione, non una verità chiara e stabile sul tuo orientamento.
Inoltre stai usando troppo l’AI per cercare risposte, l'intelligenza artificiale tende ad essere accondiscendente e a seguire lo stesso flusso di pensieri di chi la utilizza. Il chè può portare ad alimentare pensieri ossessivi e a scendere ancora di più nella spirale di "c'è qualcosa che non va in me e devo capire cosa".
In questo momento sei in adolescenza (periodo già di per sé confuso), la tua mente è molto attiva e cerca certezze e l’ansia ti porta a dubitare di tutto, anche di cose che prima erano naturali.
L’orientamento non si scopre sotto pressione, né analizzando ogni pensiero.
Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure niente legumi. Ho provato in tutti i modi niente non assaggia se insisto vomita. Come posso approcciarmi a lei per stimolarla ad assaggiare qualcosa? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che descrive, sua figlia non sta “facendo i capricci”, ma probabilmente ha una forte resistenza (a volte anche sensoriale) verso certi cibi.
In questi casi, paradossalmente, più si insiste più si irrigidisce. L’obiettivo non è farle mangiare subito frutta e verdura, ma riavvicinarla al cibo senza pressione.
Può provare a:
-proporre piccoli assaggi senza obbligo (“se vuoi puoi provare”), accettando anche il rifiuto
-mettere nel piatto un “cibo sicuro” (che già mangia) insieme a uno nuovo, senza forzarla
-coinvolgerla nella preparazione, nella scelta o anche solo nel toccare e annusare gli alimenti
-evitare che il momento del pasto diventi un campo di tensione o scontro
A volte ci vogliono tanti tentativi prima che un bambino si senta pronto anche solo ad assaggiare. Se però la selettività è molto rigida e dura nel tempo, può essere utile confrontarsi con un professionista (pediatra o nutrizionista infantile, a volte anche uno psicologo dell’età evolutiva) per capire se c’è una componente più specifica e avere indicazioni mirate.
cosa significa sognare ad essere a praticare una chiesa ad un tratto scappa la pipi e andare fuori a farla in un luogo con delle bariere bianche e dei bambini ti chiedono delle foto davanti una statua. è un sogno positivo o negativo cosa posso fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Non è possibile sapere quale significato abbia il suo sogno senza sapere quale sia la sua situazione di vita in questo momento. I sogni raramente sono positivi o negativi in senso assoluto, non sono premonizioni ma modi con cui la mente elabora emozioni e tensioni.
Posso provare a dare un'interpretazione basandomi solo sul contenuto ma come le dicevo, non è sufficiente.
Nel suo sogno ci sono alcuni elementi interessanti: la chiesa richiama spesso regole, valori, senso del dovere o anche giudizio; il fatto che a un certo punto le scappi la pipì parla di un bisogno fisico urgente, qualcosa che non può più essere trattenuto. Uscire dalla chiesa per farla può indicare il bisogno di allontanarsi da un contesto rigido o da aspettative per poter finalmente lasciare andare qualcosa.
I bambini e la richiesta di fare una foto davanti a una statua introducono un altro tema: l’essere visti, l’immagine, il mostrarsi agli altri, forse anche in modo un po’ “costruito” o simbolico. Magari rispecchia un bisogno di autenticità.
Non c’è niente da fare in senso pratico, ma può chiedersi se in questo periodo sta trattenendo emozioni, bisogni o parti di sé per adattarsi a ciò che “si dovrebbe fare”.
Buongiorno,
devo iniziare una terapia di coppia e non so valutare la differenza tra i vari specialisti né tra i diversi approcci.
Sono sicuramente molto confuso nell'avvicinarmi a un sistema che non conosco e che ha una grande varietà di scuole di pensiero diverse. Solo su Wikipedia vengono indicati 8 orientamenti teorici principali più altri secondari. Ho iniziato a informarmi ma non sono in grado di scegliere quale scuola di pensiero sarebbe più efficace o attualmente reputata valida o adatta al mio scopo.
Sempre secondo Wikipedia: “la legge … non fornisce una definizione univoca del termine psicoterapia, dei suoi contenuti, delle metodologie o dell’ambito di applicazione teorico-clinico” e ancora “l’assenza di una definizione esplicita lascia spazio ad ambiguità interpretative, che si riflettono sia nel dibattito scientifico sia nella prassi clinica. In quest’ultima, infatti, il termine psicoterapia può assumere significati non sempre univoci”. Anche questo mi lascia perplesso.
Mi immagino di ricevere risposte come: “scegli uno specialista e se vedi che non funziona cambia” ma mi sembra assurdo scegliere a caso e troppo laborioso passare da uno all’altro finché non trovo quello giusto. Porterebbe inoltre al rischio di scegliere chi mi dice quello che voglio sentirmi dire. E trattandosi di terapia di coppia la cosa potrebbe non andare bene solo a uno dei due, al ché l’altro si sentirebbe legittimato a dirgli “non stai ascoltando quello che ti viene detto, non ti impegni”.
Per esempio leggo in un intervento di un terapeuta: "non posso che raccomandarle un percorso di psicoterapia analitica junghiana" che mi sembra proporre un percorso estremamente specifico, probabilmente quello si cui si occupa chi l'ha scritto.
Non so se devo rivolgermi di preferenza a uno psicoterapeuta o se anche uno psicologo va bene. Leggo nei curricula frasi come “credo in un approccio xxx, in un percorso yyy, in una terapia zzz” e sono confuso da un linguaggio in cui alcuni professionisti credono (come se stessimo parlando di religione?) in una cosa e la scrivono esplicitamente lasciandomi immaginare che così facendo si differenziano da altri professionisti che in quelle cose non credono e agiscono diversamente.
Ho letto altresì che il diverso orientamento teorico non cambia l’efficacia della terapia ma non sono convinto di ciò. E’ chiaro che la bravura di un terapista non dipende dal sesso o dall’età ma mi dico anche che non può essere indifferente.
Ho ricevuto alcuni contatti da una terapeuta (non la conosco, né lei conosce il nostro caso). Ha consigliato dei colleghi che stima del suo stesso indirizzo ma questo non risolve i miei dubbi sulle metodologie. Mi ha anche stupito che una delle poche informazioni che ha offerto sia l’età del terapista.
Nella zona in cui vivo ci sono centinaia di terapisti (molti anche molto giovani) e i loro curricula sono difficili da interpretare. Come scegliere?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sua confusione è molto comprensibile, e in realtà dice qualcosa di positivo: sta prendendo sul serio la scelta e vuole orientarsi con criterio. Il problema è che sta cercando una certezza "tecnica”in un ambito che, per sua natura, non funziona come una scienza esatta.
È vero: esistono molti orientamenti, linguaggi diversi, modi differenti di leggere le relazioni. Ma nella pratica clinica, soprattutto nella terapia di coppia, la differenza non la fa tanto “la scuola” quanto come quel terapeuta lavora con voi due.
Sugli approcci: sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, psicodinamico… sono cornici teoriche. Alcune più orientate a osservare le dinamiche tra voi, altre più focalizzate su pensieri e comportamenti, altre ancora sulla storia personale. Ma nessuna, da sola, garantisce il risultato.
Capisco il timore di “scegliere a caso”, ma la realtà è che una parte della scelta passa inevitabilmente da un’esperienza diretta. Non è un limite del sistema: è che la terapia è una relazione, e le relazioni non si valutano solo leggendo un curriculum.
Piuttosto che cercare l’approccio “giusto”, può esserle più utile orientarsi su alcuni criteri concreti:
- il terapeuta lavora esplicitamente con le coppie?
- vi fa sentire entrambi ascoltati, senza schierarsi?
- riesce a tenere insieme i due punti di vista senza semplificare o dare colpe?
- vi restituisce qualcosa che aiuta a capire cosa sta succedendo tra voi, non solo chi ha ragione?
Un buon terapeuta di coppia aiuta a leggere il funzionamento della relazione, anche quando uno dei due fatica.
Sull’età o sul genere: possono avere un peso soggettivo (ci si può sentire più a proprio agio), ma non sono indicatori affidabili di efficacia.
Infine, lei sta cercando di ridurre al minimo il rischio di errore, ed è comprensibile. Ma nella terapia di coppia una parte del lavoro è anche tollerare un po’ di incertezza e vedere cosa succede nel processo.
Può pensarlo così: non sta scegliendo “il terapeuta perfetto per sempre”, ma sta iniziando un percorso. Dopo alcuni incontri, avrete già elementi molto più concreti per capire se quella persona è adatta a voi.
Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare ubriaco.
Una volta al mese circa capita che dopo essere uscito con gli amici del calcio rientri a casa ubriaco, a me questo turba perchè sono astemia e non mi piace vederlo ubriaco.
Mi ha promesso che non avrebbe più guidato ubriaco, ma mi chiede di concedergli quest'uscita mensile per divertirsi.
Considerando che i suoi amici li vede ogni giorno per una birra al circolo, questa sua richiesta è normale o sono io esagerata?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che porta non è un dettaglio da poco, e non riguarda solo “una sera al mese”, ma come lei si sente dentro questa dinamica
Da una parte c’è il suo compagno che le chiede uno spazio di libertà, qualcosa che per lui rappresenta svago e appartenenza al gruppo. Dall’altra ci sei lei, che non è semplicemente “astemia”, ma che si sente turbata, a disagio e probabilmente anche poco al sicuro nel vedere il partner rientrare ubriaco.
La domanda “sono io esagerata?” rischia di metterla contro se stessa. In realtà non è una questione di giusto o sbagliato in assoluto, ma di compatibilità tra bisogni e limiti. Per lei quella situazione non è neutra, le crea un impatto emotivo reale, e questo merita di essere preso sul serio.
C’è anche un altro elemento importante: il fatto che lui veda già quotidianamente questi amici. Questo rende quella “uscita mensile” meno una necessità sociale e più una modalità specifica di consumo (bere fino a ubriacarsi), che per lei è il vero punto critico.
Il nodo quindi non è impedirgli di uscire, ma capire se nella relazione c’è spazio per un accordo che tenga conto anche del suo vissuto. Ad esempio: lui è disposto a interrogarsi sul perché abbia bisogno di arrivare all’ubriachezza? È disposto a modulare questo comportamento, non solo a promettere di non guidare?
Allo stesso tempo, per lei può essere utile chiedersi: qual è il limite oltre il quale questa cosa diventa per me non accettabile?
Perché l’unica area su cui ha davvero potere è questa: definire cosa per lei è sostenibile e cosa no
Una relazione sana non è quella in cui uno dei due si adatta in silenzio, ma quella in cui entrambi riescono a trovare un equilibrio senza ignorare ciò che sentono.