Domande del paziente (79)

    Ieri nel portare il cane ho notato una striscia rossa sul pelo del suo collo l'ho toccata e non accorgendomi l'ho messa nel in bocca.
    Purtroppo dal sapore credo fosse sangue.
    Ho subito sputato diverse volte.
    Il cane ha delle croste al collo ma il sangue mi sembrava troppo in superficie per essere suo, inoltre abbiamo avuto un incontro con un ragazzo al quale il cane si è avvicinato, potrebbe essere stato lui ad avere una ferita alla mano.
    Oppure che sia sporcato in passeggiata.
    Chiedo pertanto che rischio ho di aver contratto epatite b/c o hiv?
    Segnalo che il sangue era di piccole quantità preso giusto con la punta della lingua.
    In bocca sto facendo dei lavori ai denti e ho gengive un po' arrossate ma non sangui
    Sono stata veramente una stupida ma è stato istintivo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, capisco lo spavento, ma nella situazione che descrive non vi è un rischio realistico di trasmissione di HIV o epatite B/C. Perché si verifichi un contagio è necessario un contatto diretto con sangue certamente infetto in quantità significativa e attraverso una via efficace di ingresso nell’organismo. Nel suo caso si tratta di una quantità minima, con contatto fugace e immediato sputo, e per di più con un’origine del sangue incerta. Anche la presenza di gengive arrossate, se non sanguinanti, non rappresenta una condizione favorevole alla trasmissione. Eventuali tracce di sangue presenti sul pelo del cane, inoltre, tendono rapidamente a inattivarsi nell’ambiente e non costituiscono una modalità tipica di contagio per questi virus. Pertanto può stare tranquilla: non è indicato eseguire test specifici sulla base dell’episodio descritto. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Buonasera, mi servirebbe chiarezza in merito alla possibilità di contrarre hiv mediante rapporti orali (tra uomini) non protetti, in assenza di sanguinamenti in corso e di eiaculazione.
    Quindi la mia domanda è: in assenza di ferite e/o perdite di sangue ed in assenza di eiaculazione, è possibile contrarre hiv mediante rapporto orale senza preservativo ? Mi riferisco sia al soggetto che esegue sesso orale che al soggetto che riceve sesso orale.
    Il liquido che (a piccole gocce) spesso si vede sul pene può essere pericoloso per hiv ?
    Grazie infinite per un'eventuale risposta che riceverò.
    Buona serata

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, la trasmissione di HIV attraverso il sesso orale non protetto è considerata possibile, ma molto rara, soprattutto in assenza di sanguinamenti, ferite evidenti o eiaculazione. Nella letteratura scientifica il rischio è stimato come estremamente basso, ma non pari a zero.
    È importante ricordare che il sesso orale non protetto non è una pratica completamente sicura, perché oltre all’HIV esistono altre infezioni sessualmente trasmissibili che si possono contrarre più facilmente per questa via, come sifilide, gonorrea, chlamydia, herpes o HPV.
    Se l’episodio genera preoccupazione, è ragionevole valutare l’esecuzione di un test HIV di IV generazione a circa un mese dall’evento, che consente già una prima risposta affidabile. Uno screening per le principali infezioni sessualmente trasmissibili può aiutare a chiarire definitivamente il dubbio.
    Per chi ha rapporti sessuali occasionali o desidera una protezione aggiuntiva, esistono oggi strategie di prevenzione efficaci, come la profilassi pre-esposizione (PrEP), disponibile in molti servizi pubblici dedicati alla salute sessuale. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Salve!
    Il giorno di Pasquetta siamo andati in un oasi e mia figlia di 3 anni e mezzo ha preso una zecca che si è conficcata a livello del collo.
    Ce ne siamo accorti in breve tempo e siamo andati in pronto soccorso a fargliela togliere.
    Ci hanno dato l'informativa sulle zecche e chi hanno detto di tenerla controllata. Hanno detto anche che si era attaccata da pochissimo (poche ore) quindi il rischio di prendere qualche malattia è veramente basso.
    Avendola tolta subito il rischio è basso anche per la temibile encefalite da zecca oppure quella si può prendere anche se la zecca sta attaccata pochissimo?
    Preciso che l'oasi in questione è situata nella zona sud della provincia di Treviso, in pianura.
    Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, le informazioni che ha ricevuto in Pronto Soccorso sono corrette: la rimozione precoce della zecca riduce in modo significativo il rischio di trasmissione di infezioni.
    Per quanto riguarda la malattia di Lyme, la trasmissione richiede in genere che la zecca rimanga attaccata per diverse ore (spesso oltre 24–36 ore), quindi nel caso che descrive (rimozione dopo poche ore) il rischio è considerato molto basso.
    Per l’encefalite da zecca (TBE), la trasmissione può teoricamente avvenire anche più rapidamente, ma in Italia la malattia è presente soprattutto in alcune aree montane o collinari del Nord-Est. Nelle zone di pianura della provincia di Treviso il rischio è generalmente basso, soprattutto in assenza di sintomi. La cosa più importante ora è semplicemente osservare la bambina nelle settimane successive, senza allarmismi. In particolare, è utile monitorare:
    • la comparsa di una chiazza arrossata che si allarga progressivamente nel punto della puntura;
    • febbre, malessere generale o sintomi neurologici insoliti;
    In assenza di questi segni, nella grande maggioranza dei casi non si sviluppa alcuna infezione e non sono necessari esami o terapie preventive. Nel complesso, considerando la rimozione rapida della zecca e il contesto geografico descritto, può stare tranquilla: il rischio di trasmissione di malattie è molto basso. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Dopo aver fatto l' eparina con guanti ad un paziente con epatite C trattata con interferone e che risulta nn quantificabile e nn dosabile, invece di mettere bene il cappuccio sull' ago mi sono punta , premetto che l' aghetto nell' uscire era stato strofinato sul cotone con citrosil, dopo aver continuato a sciogliere un po' l' eparina sull' addome , volevo rimettere il tappo sull' ago e mi sono punta , dal mio dito, anche se ho premuto tanto, nn è uscito sangue e sull' ago nn ne ho visto, infatti il cotone era pulitissimo. Ora sono terrorizzata . Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, capisco lo spavento: una puntura accidentale con un ago è sempre un evento che genera molta ansia, soprattutto quando il paziente è noto per epatite C. Tuttavia, nella situazione che descrive il rischio di trasmissione appare molto basso.
    Il paziente risulta con infezione da HCV non rilevabile/non quantificabile, cioè con carica virale assente o estremamente bassa, condizione che riduce in modo significativo la possibilità di trasmissione. Inoltre, l’assenza di sangue visibile sull’ago e la mancata fuoriuscita di sangue dal dito sono elementi ulteriormente rassicuranti.
    Detto questo, in ambito sanitario ogni esposizione percutanea deve essere gestita secondo le procedure previste, indipendentemente dal rischio percepito. È quindi corretto:
    • segnalare l’evento secondo il protocollo della struttura;
    • eseguire i controlli sierologici di base (ad esempio HCV, HBV e HIV);
    • programmare il follow-up secondo le indicazioni del medico competente o del servizio di medicina del lavoro;
    Nella grande maggioranza dei casi simili non si verifica alcuna trasmissione, ma il monitoraggio serve a garantire sicurezza e tracciabilità.


    buonasera, a maggio dell'anno scorso ho subito un intervento per varicocele con anestesia spinale, a distanza di 3 mesi ho iniziato ad avere diversi problemi,tra cui attacchi di tachicardia, problemi di digestione, reflusso, dolore ai reni, fegato, milza, pressione alta, calo della vista. ho eseguito analisi,ecografie, ma non risulta nulla, eppure piu tempo passa e piu sto male. 33 anni, mai avuto nessun tipo di problema. esiste qualche virus che possa distruggermi tutti gli organi lentamente? se al momento dell'intervento avessi avuto qualche infezione silente, potrebbe spiegarsi tutti cio? grazie in anticipo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, capisco la preoccupazione che può nascere quando compaiono sintomi nuovi e persistenti dopo un intervento, soprattutto se gli accertamenti eseguiti finora risultano nella norma. Tuttavia, non esiste un virus noto che “distrugga lentamente tutti gli organi” senza lasciare tracce evidenti negli esami di laboratorio o negli esami strumentali.
    L’anestesia spinale e l’intervento per varicocele, a distanza di alcuni mesi, difficilmente possono essere collegati a un’infezione sistemica non riconosciuta. In presenza di un’infezione significativa, infatti, ci si aspetterebbero alterazioni oggettive agli esami (emocromo, indici infiammatori, funzionalità d’organo) o segni clinici specifici.
    Sintomi come tachicardia, disturbi digestivi, reflusso, variazioni della pressione o sensazioni dolorose diffuse possono avere cause diverse, spesso funzionali o legate a fattori non infettivi, e meritano un inquadramento globale piuttosto che la ricerca di una singola infezione.
    Il fatto che gli esami eseguiti finora siano risultati normali è un elemento rassicurante. Il passo più utile, se i disturbi persistono, è proseguire con una valutazione clinica sistematica che permetta di integrare i sintomi nel loro insieme e definire eventuali ulteriori approfondimenti mirati.
    Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Buongiorno, sono parecchio preoccupato.
    Ho bisogno di un consulto ma anche di un sostegno.
    Sono stato 35 giorni fa in un centro massaggi cinese con amici, mi ha fatto un massaggio completo al corpo, mi ha masturbato, mi ha succhiato i capezzoli e mi ha massaggiato il sedere.
    Quando voleva fare un rapporto orale lho bloccata.
    Ero tranquillo perché non avevo fatto nulla di male. 2 settimane dopo però ho avuto uno sfogo cutaneo sulla schiena, tante bollicine rosse piccole sulle spalle, alcune sulle braccia e alcune sulla schiena.
    Anche se il mio medico mi ha detto che erano causate dal fatto che la settimana prima avevo fatto 5 giorni di cortisone.
    La mia paura più grande però è adesso.
    Mi sono appena accorto di avere non solo la lingua bianca, ma soprattutto al lato della lingua ho una Leucoplachia evidente.
    Su Internet cè scritto che è tipicissima di quelli con lHIV.
    Io veramente mi sembra di impazzire perché ho paura che sia stato contagiato volontariamente dalla donna mentre mi massaggiava. È questa Leucoplachia che mi spaventa troppo non capisco veramente

    Aggiungo un particolare, subito prima del centro massaggi ero stato a fare una visita proctologica e mi era stata praticata lanoscopia, quindi avevo tutto il gel dentro il sedere quando ho fatto il massaggio che ho paura posa avsere facilitato lingresso del virus tramite il massaggio al sedere.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, capisco la sua preoccupazione, ma dalle modalità che descrive non emerge alcun comportamento a rischio reale per la trasmissione dell’HIV. Attività come massaggi, masturbazione o contatto con la pelle non rappresentano vie di trasmissione del virus.
    Le alterazioni della lingua o della pelle possono avere molte cause benigne, spesso legate a infiammazioni locali o a terapie recenti (come il cortisone), e non sono segni specifici di infezione da HIV. A distanza di un mese dall’episodio, se desidera maggiore tranquillità, può eseguire un test HIV di IV generazione, che fornisce già una risposta molto affidabile.
    Nel complesso, la situazione descritta è da considerarsi rassicurante.


    Buongiorno,
    sono una donna di 35 anni, da circa un anno cerco una gravidanza ma da Febbraio ho dovuto interrompere la ricerca in quanto a seguito di controlli effettuati per dei linfonodi gonfi sono risultata positiva alla toxoplasmosi.
    Il primo esame effettuato a metà Febbraio dava
    IGG 75,10
    IGM >4
    ho effettuato nuovo esame a metà marzo in altro laboratorio e sono risultate
    IGG a 92.8
    IGM 14.7
    e avidità 0.068
    A breve effettuerò nuovo esame di controllo ma avendo ancora i linfonodi un pò gonfi dubito di essermi negativizzata.
    Ovviamente avendo in mente la ricerca di una gravidanza che già si protrae da oltre un anno senza successo vorrei capire che orizzonte temporale si sta configurando davanti in caso di positività delle IGM.
    Sono già 3 mesi che mi sto portando avanti questa infezione, per ora il medico di base e il ginecologo mi hanno consigliato di attendere e aspettare che passi ma vorrei capire se parliamo di aspettare un altro mese, due, 6 o un anno perché in quel caso forse preferirei sapere se è possibile ricorrere a qualche farmaco.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera cara,
    capisco bene la sua preoccupazione, soprattutto dopo un periodo di ricerca della gravidanza già lungo e la necessità improvvisa di sospenderla.
    Dai valori che riporta emerge un quadro compatibile con una infezione recente da toxoplasma, verosimilmente avvenuta nei mesi precedenti agli esami. La presenza di IgG in aumento e IgM positive indica che il suo organismo ha già sviluppato una risposta immunitaria e sta evolvendo verso una condizione di immunità stabile.
    È importante sapere che le IgM possono rimanere positive per molti mesi, talvolta anche dopo la completa risoluzione dell’infezione, e questo non significa essere ancora malati né avere un’infezione attiva. Allo stesso modo, la presenza di linfonodi un po’ ingrossati può persistere a lungo e non rappresenta un segno di malattia in corso.
    Nella donna non gravida, la toxoplasmosi è generalmente una condizione autolimitante e non richiede terapia specifica. I farmaci, inoltre, non accelerano la negativizzazione delle IgM.
    Per quanto riguarda la ricerca di una gravidanza, le raccomandazioni indicano in genere di attendere circa 6 mesi dall’infezione acuta, tempo sufficiente perché l’immunità si consolidi e il rischio per una futura gravidanza diventi trascurabile. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, non è necessario attendere un anno né la completa negativizzazione delle IgM.
    Per maggiore tranquillità, può essere ragionevole ripetere la sierologia a distanza di alcune settimane o mesi, così da documentare la stabilizzazione del quadro immunologico, con IgG stabili o in aumento e IgM in progressiva riduzione. Questo controllo serve soprattutto come conferma dell’evoluzione favorevole della situazione e non come requisito indispensabile per riprendere la ricerca di una gravidanza.
    In sintesi, il quadro che descrive è coerente con un’infezione già in via di risoluzione e con lo sviluppo di un’immunità protettiva. Una rivalutazione periodica concordata con il ginecologo o il medico curante può aiutare a definire con serenità il momento più appropriato per tornare a programmare una gravidanza.
    Un cordiale saluto, Dott.ssa Donata D'Ambros


    Buongiorno,

    sono alla mia seconda gravidanza.
    Ho 32 anni e sono vaccinata con due dosi per rosolia (dosi fatte nel 1995 e nel 2005).
    Nel 2022 avevo Igg rosolia 90 e igm negative.

    Ora 2026 ho Igg rosolia che variano in base al laboratorio da 85.9 a 90.4 ma igm 3.26/3.33.

    Come può essere possibile?
    Il vaccino non da immunità a vita?
    Cosa può essere successo?

    Cito e toxo sono negative.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buongiorno, la presenza di IgG positive per rosolia già documentate negli anni precedenti, come nel suo caso, indica che ha sviluppato un’immunità stabile, verosimilmente grazie alla vaccinazione. Questo è il dato più importante e rassicurante.
    Detto questo, il contesto da lei descritto manca di alcune informazioni importanti per inquadrare correttamente il significato di questa bassa positività delle IgM, che possono talvolta comparire per motivi tecnici o reazioni aspecifiche e non indicano automaticamente un’infezione recente. Per questo motivo, il loro significato va sempre interpretato nel contesto clinico e temporale.
    In assenza di sintomi suggestivi o di un’esposizione recente, il quadro che descrive è da considerarsi rassicurante. È comunque corretto interpretare questi risultati insieme al ginecologo o alla ginecologa che la sta seguendo, così da contestualizzarli nel percorso della gravidanza.
    Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Salve, ho la sclerosi multipla e faccio la terapia con immunosuppressore Aubagio (Teriflumonide) da 5 anni. Di recente ho effettuato il Quantiferon test per la tubercolosi che è risultato positivo con i valori che rientrano nel range 0.20-0.70. Ho eseguito anche RX torace che non ha evidenziato TB attiva. Volevo chiedere se l'assunzione lel farmaco immunosuppressore poteva in qualche modo alterare l'esito del Quantiferon test? E se sarebbe utile ripeterlo prima di iniziare la terapia antibiotica per la TB latente.
    Grazie in anticipo per la risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, l’assunzione di teriflunomide (Aubagio) non è nota per causare falsi positivi al test Quantiferon. Gli immunosoppressori, semmai, possono ridurre la risposta immunitaria e determinare più facilmente risultati falsamente negativi, non positivi.
    Un risultato positivo con valori nel range che riporta, associato a una radiografia del torace negativa, è compatibile con una infezione tubercolare latente, cioè una condizione in cui il batterio è presente ma non causa malattia attiva né è contagiosa. In persone che assumono terapie immunosoppressive, questa situazione merita particolare attenzione perché il rischio di riattivazione nel tempo può essere maggiore rispetto alla popolazione generale.
    La decisione di iniziare una terapia preventiva si basa proprio su questa valutazione del rischio-beneficio. In alcuni casi può essere ragionevole ripetere il test o eseguire un secondo test immunologico per confermare il risultato, soprattutto quando i valori sono vicini alla soglia di positività, ma questa scelta va definita nel contesto clinico complessivo e della terapia in corso.
    Nel complesso, il percorso che ha già intrapreso, Quantiferon e radiografia del torace, è quello corretto. Il passo successivo è una valutazione specialistica mirata per stabilire se confermare la diagnosi di infezione latente e impostare, se indicato, una terapia preventiva sicura e appropriata.
    Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Domande su Ossiuriasi o enterobiosi

    Buonasera
    Ho contratto Ascaris Lumbricoides in india e mi tormenta dai primi di marzo,prima non era visibile nelle feci poi finalmente è comparso
    Ho assunto una scatola di Vermox
    Dopo 10 GG la seconda scatola perché riavevo tutti i sintomi.Adesso cosa faccio??se tra 10 gg mi risento male?una terza scatola di Vermox?
    Sono preoccupata
    Se

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, l’infezione da Ascaris lumbricoides può richiedere più di un ciclo di terapia, e la ricomparsa dei sintomi dopo il primo trattamento non è rara, soprattutto se erano presenti uova o larve non ancora sensibili al farmaco al momento della prima assunzione.
    Detto questo, non è consigliabile proseguire autonomamente con ulteriori cicli di Vermox senza una verifica. Il passo più corretto ora è confermare se l’infezione è ancora presente, ad esempio con un esame parassitologico delle feci, che consente di capire se il trattamento ha funzionato o se è necessario ripeterlo.
    È importante sapere che i sintomi intestinali possono persistere per qualche tempo anche dopo la risoluzione dell’infezione, e non sempre indicano la presenza attiva del parassita.
    Nella maggior parte dei casi l’ascaridiasi è una condizione ben trattabile e si risolve con la terapia appropriata e un controllo mirato. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Buonasera,
    Ho contratto positività con Ureaplasma Urealyticum, con antibiogramma resistente a Telitromicina >=4 ,
    Eritromicina >= 8, tetraciclina >=1,
    Levofloxacina >=2, moxifloxacina >=2.
    Cosa posso fare per debellare questo micoplasma ?
    Quale antibiotico posso prendere ?
    È un micoplasma invalidante?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, la positività per Ureaplasma urealyticum è una condizione relativamente frequente e, nella maggior parte dei casi, non rappresenta un’infezione “invalidante”. Si tratta di un microrganismo che può essere presente anche in persone sane e che richiede trattamento solo quando è associato a sintomi o a specifiche condizioni cliniche.
    Nel suo caso è presente un antibiogramma con diverse resistenze, ma la scelta della terapia non può basarsi esclusivamente sul risultato del laboratorio: è necessario valutare il contesto clinico complessivo, la presenza o meno di sintomi, eventuali fattori di rischio e la storia terapeutica precedente. Inoltre, in alcune situazioni può essere indicato valutare anche il/la partner e impostare un percorso condiviso. Il problema che descrive va sempre contestualizzato e analizzato dopo un attento colloquio clinico. Questo spazio può essere utile per un primo orientamento, ma non può sostituire una valutazione medica.
    Per questo motivo, le consiglio di confrontarsi con il medico che la segue o con uno specialista così da definire in modo mirato se sia necessario trattare e quale terapia sia più appropriata nel suo caso specifico. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Salve, oggi mi sono trovata una pulce di animale sotto le ascelle (sono una toelettrice) ed effettivamente è da sabato mattina che mi fa male il braccio quindi potrei non essermene accorta.
    So che per le pulci, a differenza delle zecche, siamo veicoli ma so che potrebbero comunque morderci prediligendo zone calde e umide come appunto le ascelle.
    Qualcuno saprebbe gentilmente darmi una mano a riguardo? Potrei avere qualche problema?
    In attesa grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, le pulci possono occasionalmente mordere anche l’uomo, soprattutto in contesti lavorativi come il suo, dove il contatto con animali è frequente. Nella maggior parte dei casi le punture causano solo una reazione locale (prurito, arrossamento, fastidio), mentre la trasmissione di infezioni è considerata rara, soprattutto nei Paesi con buone condizioni igienico-sanitarie.
    Il dolore al braccio che riferisce può avere diverse cause e non è necessariamente correlato alla presenza della pulce, ma è utile osservare l’andamento dei sintomi nei giorni successivi e verificare se compaiono segni locali evidenti (come arrossamento persistente, gonfiore, febbre o peggioramento del dolore).
    Se il dolore dovesse persistere, peggiorare o comparissero altri sintomi, è opportuno rivolgersi al proprio medico per una valutazione mirata. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    salve mio nipote dopo un paio di giorni di febbre 38-38.5, abbiamo un innalzamento di questa sino a 41.5 la guardia medica consiglia telefonicamente tachipirina senza uscire il ragazzo ha 14 anni la febbre nei giorni successivi scende a 38 il medico consiglia esami del sangue da questi sembra una mononucleosi che sta regredendo. febbre passata dopo tre giorni ritorno della febbre a 38. in questi casi cosa fare? grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, la situazione che descrive merita attenzione, soprattutto per il valore di febbre molto elevato (41.5 °C) e per la successiva ricomparsa della febbre dopo un apparente miglioramento. In corso di mononucleosi questo andamento può talvolta verificarsi, ma è sempre importante valutare con attenzione l’evoluzione clinica e verificare che non siano presenti complicanze o infezioni sovrapposte.
    In questi casi, più che il singolo valore degli esami, è fondamentale considerare il quadro clinico complessivo: durata della febbre, sintomi associati (ad esempio mal di gola importante, ingrossamento dei linfonodi, stanchezza marcata, dolore addominale), andamento nel tempo e condizioni generali del ragazzo.
    Il problema che descrive va sempre contestualizzato e analizzato dopo un attento colloquio clinico. Questo spazio può essere utile per un primo orientamento, ma non può sostituire una valutazione medica diretta.
    In presenza di febbre che persiste o che ricompare dopo alcuni giorni, soprattutto dopo valori molto elevati, è opportuno far rivalutare il ragazzo dal medico curante o dal pediatra, che potrà decidere se ripetere gli esami o effettuare ulteriori accertamenti in base alla visita. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Sospetta infezione da ascesso con febbre e malessere, che fare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, in presenza di febbre e malessere associati al sospetto di un ascesso, è importante considerare che si tratta di una condizione che richiede sempre una valutazione clinica accurata. Un ascesso è una raccolta di pus e la sua gestione dipende da diversi fattori, come la sede, le dimensioni e lo stato generale della persona.
    Questo non è lo spazio più adeguato per stabilire se si tratti effettivamente di un ascesso né definire il trattamento più appropriato, perché in molti casi è necessario un esame diretto della zona interessata ed eventualmente ulteriori accertamenti; per questo motivo, in presenza di febbre o sintomi persistenti, è opportuno rivolgersi a un medico per una valutazione clinica mirata, così da impostare il percorso diagnostico e terapeutico più adeguato. Un cordiale saluto, Dott.ssa Donata D'Ambros


    Buongiorno. Per la sifilide. E' possibile che, pur essendosi manifestato il sifiloma, l'esame del sangue fatto dopo 50 giorni dia esito negativo?
    mi trovo in questa situazione. Al momento ho bruciore e calore a mani e piedi, pur senza manifestazioni esteriori

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buongiorno,
    sì, in linea generale è possibile che un test sierologico per la sifilide risulti negativo nelle fasi molto iniziali dell’infezione, anche in presenza di una lesione sospetta come il sifiloma. Questo dipende dal cosiddetto periodo finestra, cioè il tempo necessario perché l’organismo produca anticorpi rilevabili dagli esami del sangue. Tuttavia, a distanza di circa 50 giorni dall’evento a rischio, nella maggior parte dei casi i test sierologici risultano già positivi se l’infezione è presente.
    I sintomi che descrive (bruciore o sensazione di calore a mani e piedi) non sono tipici della sifilide e possono avere molte altre cause, spesso non infettive. Per questo motivo è importante evitare conclusioni affrettate basate su un singolo sintomo o su informazioni trovate online.
    Il problema che descrive va sempre contestualizzato e analizzato dopo un attento colloquio clinico, considerando la storia dei sintomi, l’eventuale presenza di lesioni cutanee o mucose e il tipo di test eseguito. Questo spazio può essere utile per un primo orientamento, ma non può sostituire una valutazione medica diretta. In situazioni come questa, può essere appropriato confrontarsi con il medico curante o con uno specialista per valutare se ripetere la sierologia o eseguire eventuali accertamenti mirati, in base al quadro clinico complessivo. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Domande su Visita Infettivologica

    Dopo rimozione di stent uretrale posto a seguito intervento di litrotrissia di una calcolo renale, ho avuto a dicembre 2025 febbri altissime tremori diffusi curati per 3 giorni con antibiotici e passato. Totalmente ristabilita e in totale assenza di sintomi a febbraio 26 ho fatto per controllo utinocoltura con riscontro di presenza di klebsiella pneumoniae ai massimi livelli. Dopo consiglio medico ho fatto 10 giorni di Augmentin e una volta finito dopo più di una settimana ho rifatto urinocoltura con gli stessi identici risultati fotocopia. Ho totale assenza di sintomi, cosa posso fare? L'unica cura che al momento mi concedo è bere molta acqua. Grazie infinite per un consiglio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, la presenza di Klebsiella pneumoniae all’urinocoltura in assenza di sintomi dopo un intervento urologico può rappresentare una batteriuria asintomatica, una condizione che non sempre richiede trattamento antibiotico. In questi casi la decisione dipende dal contesto clinico, dalla storia dell’intervento e dall’eventuale presenza di fattori predisponenti.
    Il fatto che l’urinocoltura sia rimasta invariata dopo terapia antibiotica rende utile una rivalutazione mirata, anche per verificare se sia necessario trattare e con quale strategia, sulla base dell’antibiogramma e della situazione clinica complessiva.
    Bere acqua è certamente una buona abitudine, ma da sola non è sufficiente a gestire situazioni di questo tipo. Il problema che descrive va sempre contestualizzato e analizzato dopo un attento colloquio clinico. Questo spazio può essere utile per un primo orientamento, ma non può sostituire una valutazione medica diretta. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Buonasera. La scorsa settimana (22 aprile) ho avuto un rapporto solo parzialmente protetto con una persona che frequento da pochissimo tempo. Mi sono fidata del fatto che mi ha detto che,essendo medico, si fa controllare molto spesso per tutte le ist. Tuttavia non sono tranquilla, anche perché non credo di essere la sua sola partner. Vorrei capire quali sono i migliori test da fare per le ist, inclusa l'HIV, e quanto tempo deve passare dal rapporto a rischio perché il risultato sia chiaro. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, ha fatto bene a informarsi. Dopo un rapporto non completamente protetto è corretto valutare uno screening per le infezioni sessualmente trasmissibili, soprattutto quando non si conosce bene la situazione del partner.
    Per quanto riguarda i test, è importante sapere che ogni infezione ha un proprio periodo finestra, cioè il tempo necessario perché un’eventuale infezione diventi rilevabile negli esami. In modo pratico, queste sono le tempistiche generalmente considerate:
    * Clamidia e Gonorrea: test eseguibili già dopo 7–14 giorni
    * HIV (test di IV generazione): molto affidabile dopo circa 4 settimane
    * Sifilide: test generalmente attendibili dopo 4–6 settimane
    * Epatite B e C: screening utile dopo circa 4–8 settimane
    In assenza di sintomi, lo screening viene programmato in base al tempo trascorso dall’evento e al tipo di esposizione. È utile ricordare che il preservativo resta lo strumento più efficace per ridurre il rischio di trasmissione e che controlli periodici rappresentano una buona pratica di prevenzione, soprattutto in presenza di nuovi partner.
    In modo pratico, esiste uno screening per le infezioni sessualmente trasmissibili che comprende i principali test (HIV, sifilide, epatiti e, quando indicato, clamidia e gonorrea) e che viene generalmente eseguito circa un mese dopo l’evento a rischio.
    Un eventuale controllo successivo può essere programmato nei mesi successivi, soprattutto per completare lo screening delle epatiti, in base al tipo di esposizione. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Salve. Sono incinta alla 25s di gravidanza. Sono due mesi e mezzo che prendo rovamicina per sospetta toxoplasmosi dal momento che ho le Igm dubbie/positive per valori leggermente superiori a quelli di riferimento, mentre le igg sono sempre state negative e continuano ad esserlo. L’avidità risulta sempre non eseguibile per assenza di Igg. Come devo considerare questo quadro? Posso fare qualche altra indagine? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, il quadro che descrive (IgM dubbie/positive con IgG persistentemente negative e avidità non eseguibile) non è di immediata interpretazione e richiede un inquadramento attento, soprattutto in gravidanza. In questi casi, le IgM possono talvolta risultare positive anche in assenza di una reale infezione (falsi positivi), ed è proprio per questo che, quando le IgG restano negative nel tempo, è fondamentale approfondire il significato del risultato con esami di conferma, possibilmente presso laboratori di riferimento. La terapia con spiramicina viene utilizzata in gravidanza in caso di sospetta infezione recente, ma la decisione di proseguirla o meno dipende da una corretta interpretazione del quadro sierologico nel suo insieme. Il problema che descrive va sempre contestualizzato e analizzato dopo un attento colloquio clinico, soprattutto considerando la gravidanza in corso. Questo spazio può essere utile per un primo orientamento, ma non può sostituire una valutazione specialistica diretta. In situazioni come questa è opportuno essere seguiti da un centro o da uno specialista con esperienza in infezioni in gravidanza, così da definire con precisione se si tratti di un’infezione reale e quali accertamenti siano necessari (eventuali test di conferma, follow-up sierologico mirato, ulteriori indagini). Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Ho avuto un rapporto a “rischio” a 49 giorni da quel rapporto ho fatto donazioni sangue ed é uscito tutto negativo sia hiv sifilide ecc… a 140 giorni di distanza dal rapporto ho rifatto la donazione del sangue ed è uscito di nuovo tutto non reattivo. Posso stare sereno non esco positivo no?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buonasera, sì, può stare tranquillo. I test eseguiti in occasione della donazione del sangue sono molto accurati e comprendono sia test sierologici sia test molecolari (NAT), che permettono di individuare precocemente eventuali infezioni.
    A 49 giorni dal rapporto i risultati erano già altamente affidabili, e il fatto che a 140 giorni siano risultati nuovamente non reattivi consente di escludere con certezza infezioni come HIV, sifilide ed epatiti legate a quell’episodio.
    È utile ricordare che la donazione di sangue, pur essendo regolata da controlli molto rigorosi, è un atto di responsabilità: in caso di rapporti a rischio è sempre buona norma rispettare i tempi di sospensione indicati dal centro trasfusionale prima di donare. Dott.ssa Donata D'Ambros


    Buongiorno
    Lo scorso anno a causa di una forte cura antibiotica ho sviluppato una infezione da clostridium difficilis poi risolta.
    In questi giorni a causa di una infezione all'orecchio sto usando gocce auricolari tobradex e ho dei disturbi intestinali.
    Vorrei sapere se sono a rischio per una nuova infezione
    Il mio medico ha detto che non ci sono problemi per cure locali ma io sono comunque molto agitata.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Donata D'Ambros

    Buongiorno, le terapie locali, come le gocce auricolari (ad esempio Tobradex), hanno un assorbimento sistemico molto limitato e, nella pratica clinica, NON sono considerate un fattore di rischio significativo per una recidiva di infezione intestinale da Clostridium. Il rischio è legato soprattutto ad antibiotici assunti per via orale o endovenosa.
    I disturbi intestinali che riferisce possono avere molte cause e non indicano necessariamente una recidiva. È utile però osservare l’andamento dei sintomi, in particolare la presenza di diarrea persistente, febbre o peggioramento progressivo, che potrebbero meritare un approfondimento.
    In assenza di sintomi tipici e considerando il tipo di terapia in corso, il rischio di recidiva dovuto al trattamento è da considerarsi praticamente nullo. Un cordiale saluto. Dott.ssa Donata D'Ambros


Domande più frequenti

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