Domande del paziente (3)

    Buongiorno da 9 mesi vivo lo stato di ansia di mio marito.
    In seguito ad un lutto e altro problemi ha incominciato ad avere forte ansia al mattino che gli provoca mancanza d'aria. E' in cura con xanax gocce al bisogno, non vuole fare un percorso psicologico e 5 mesi di escitalopram non hanno portato beneficio ma lo hanno solo fatto dormire ore ed ore di fila.
    Quindi io mi sono accorta che ogni giorno da mesi vivo la mia giornata in funzione a se lui respira, se sta benino, se sta male quindi se è in down io passo la giornata preoccupata con il magone e lo sconforto. In questi mesi ho perso anche 4 kg pur mangiando. Ho fatto collquio con psicologa ma approccio a lungo termine non va bene per me, non ho bisogno di parlare del passato. Il mio problema è la gestione del presente ed è incentrata sul fatto che non riesco a fregarmene di come lui possa stare e questo mi sta esaurendo. chiedo consigli su terapie veloci tipo tcc tbs. grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Claudio Giuliano

    Gentile Utente, essere in contatto con l'altra persona amata, a volte, sfocia nel non vedere più dove inizio io e finisce l'altro. Stare così vicini nelle difficoltà viene naturale amando l'altro, ma spesso non ci fa bene, specie se perdura troppo la condizione stressante; si perdono di vista i confini di noi stessi, mescolandosi con quelli altrui, finendo per intaccare l'equilibrio psicofisico di cui abbiamo bisogno, che è la nostra salute.

    Suo marito è il solo a poter chiedere aiuto per sè stesso. Dovrà combattere le proprie battaglie. Ciò che lei chiede però è il riacquistare la propria autonomia. Le suggerisco un percorso mirato, magari ad approccio psicocorporeo integrato, in modo da tornare protagonista nella sua vita, ricentrarsi, e magari dimostrare a suo marito che chiedere aiuto è solo la via breve per stare meglio.


    Buongiorno.dottore scrivo per 1 consiglio,mio figlio affetto da schizzofrenia da anni. Non ha molta cognizione del tempo e del cmportamento verso altri...io vivo con mio compagno. E mio figlio con la moglie...io collaboro molto con loro sia per le cure che per altro..il problema che mio compagno non vuole capire la mia situazione...e non accetta che mio figlio venga spesso da me.. senza avvertire.dice che io l'ho abituato male..e si arrabbia anche con lui...non capisce cosa vuol dire combattere con un paziente con questa patologia.. cosa posso fare? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Claudio Giuliano

    Gentile Utente, non è mai facile accogliere le difficoltà altrui nella nostra vita. Questo slancio verso l'altro richiede la capacità di accogliere e la possibilità di dare; risorse preziose e a volte scarse nell'individuo. Dedicare importanza all'ascolto ed alla reciprocità con il suo partner potrebbe riallineare i vostri obiettivi, mettere in luce i suoi bisogni inespressi e magari una strategia per proteggerli e tutelarli assieme, tenendo conto delle difficoltà di ognuno. Penso anche che coinvolgendolo attivamente nel sostegno verso suo figlio potrebbe sentire, il suo compagno, di avere un peso concreto, di star facendo anche lui la differenza, quantomeno dividendone la fatica con un sorriso in volto. Siate alleati, oltre che compagni.


    Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Claudio Giuliano

    Gentile Utente, nel cambiare la nostra routine si ha a che fare con una molteplicità di variabili, tratti comportamentali propri dell'individuo che si mescolano a nuove motivazioni risultando in un ritmo di vita non sempre armonico. La ragione che ci incalza a cambiare, spesso, ci fa tralasciare noi stessi, impedendo un fine ascolto delle nostre esigenze, specie corporee. Il distacco fra corpo e mente è teatro di pensieri intrusivi ed ansietà, anche verso il cibo. A mio parere, la sua, è una situazione al limite, ma pur sempre normale. Qualora dovesse provare maggior disagio del solito, nella sua quotidianeità, le suggerisco di approcciare un professionista per un percorso di sostegno psicologico. Avere un alleato, nel percorrere la distanza del cambiare, fa la vita un po' più facile.


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