Domande del paziente (4)
Buongiorno Dottori. Circa 10 anni fa ho casualmente incontrato un uomo molto molto più giovane di me. Uscivo da un periodo terribile, avevo appena perso mia madre dopo una malattia inesorabile ed ero sentimentalmente sola già da molto tempo. Ero in cura con farmaci antidepressivi e vivevo come in mezzo ad una nebbia. Finchè, quasi mi fossi "risvegliata" da un brutto sogno, mi sono improvvisamente accorta dei suoi sguardi, delle sue attenzioni, delle sue premure nei miei confronti, ma data la notevole differenza di età ho preso la cosa con divertimento, pur essendone lusingata. Poi, è scoppiato il covid e siamo rimasti tutti isolati nelle case. Ma un giorno, inaspettatamente, lui si è presentato a casa mia, dicendo che voleva rivedermi e che mi aveva portato la colazione. L'ho fatto salire, non senza stupore, abbiamo chiacchierato un po' ma...la "scintilla", se così vogliamo chiamarla, era ormai scattata e abbiamo fatto sesso con trasporto. Pensavo fosse finita lì, e invece -poichè per motivi legati alla professione che lui svolge ci incontriamo settimanalmente - tutto è continuato. Quando l'ho conosciuto era ancora fidanzato, poi si è sposato, ha avuto un figlio, a differenza mia che ho avuto una vita sentimentale disastrosa nonostante ogni volta abbia dato tutta me stessa al partner e per far funzionare il rapporto. Il suo, sembrava un matrimonio felice, innamorato della ragazza di sempre, un figlio splendido, quello che insomma avrei voluto la vita riservasse a me. Due anni fa, mi ha inaspettatamente detto che si stava separando dalla moglie. Lo vedevo infatti da tempo incupito, con meno voglia di parlare, ma a mia richiesta rispondeva che aveva "problemi" di cui non gli andava di parlare. Sembrava essersi lasciato andare. Ingrassato, trascurato (come è anche tuttora). Avendo cambiato posto di lavoro, mi nominava spesso colleghi e soprattutto colleghe con cui di tanto in tanto usciva e, particolarmente nominava le colleghe, a suo dire tutte belle, tutte brave, con cui c'era tanto affetto. Intanto, nel frattempo, aveva lasciato moglie e figlio non potendone più della situazione in casa, separandosi tuttavia solo di fatto. La moglie gli ha negato la separazione consensuale e dunque vivono in case diverse anche se a poca distanza, per il bambino. Ne sono rimasta dispiaciuta e l'ho invitato a riflettere, a tornare sui propri passi per amore del figlio, ma lei sembra irremovibile. Non se ne è andato per me. Noi abbiamo avuto solo rapporti intimi, anche se durante i nostri incontri ci siamo conosciuti meglio, sorretti a vicenda nei momenti di crisi, confidati, ma un rapporto vero e proprio non è mai partito (nel senso uscire insieme, condividere degli spazi e degli interessi): io non l'ho chiesto, data l'insormontabile differenza d'età sapevo già dall'inizio di non poterlo pretendere, ma neppure lui l'ha fatto. Finchè, proprio durante i rapporti intimi, a un certo punto lui non ha voluto più che gli lasciassi "segni" sul corpo a causa di baci un po' troppo marcati, pretendendo tuttavia di continuare a farli a me. Già questo mi ha lasciata perplessa. Ho chiesto spiegazioni, e lui mi ha risposto che non vuole si notino, data la professione che svolge. A questo punto, ho detto che anch'io avevo però diritto a non essere "marchiata". Poi, con il trascorrere del tempo, e sempre non richiesto, ha cominciato a nominarmi spesso una collega, anche lei separata però legalmente e con due figli con cui si era incontrato di tanto in tanto, anche con gli altri colleghi, affermando che era una donna molto bella (ma lo sono anch'io), facendomi capire che indossava biancheria sexy, quando io al contrario non ho voluto indossarla non perchè non la possegga, ma perchè suppongo che il desiderio sessuale di un uomo, se è genuino, debba scattare senza ricorrere a mezzucci.... Infine, siamo arrivati a ciò che non ho potuto tollerare. E' accaduto che mentre si trovava da me, la collega lo chiamasse, e non per una volta, sul cellulare. Trovandomi lì vicino e pur non volendo, non ho potuto fare a meno di ascoltare le loro voci affettuose, e scambiarsi facezie non di lavoro, con l'intesa di sentirsi la sera. Soprattutto mi ha ferita il suo "Finalmente!" come di persona che ha aspettato tanto una telefonata ed ora che è arrivata se ne compiace. Unpo' troppo, per una collega che si ha modo di vedere tutti i giorni, o quasi. Tra l'altro e' per me inaccettabile che queste telefonate avvengano comunque in mia presenza e senza nessun riguardo per lui che sta lavorando ed anche per me che sto lavorando con lui. Non capisco perchè lui glielo permetta, perchè non le dica, come ritengo avrebbe dovuto fare, di richiamare in altra ora. Lì per lì ho fatto come sempre, vale a dire non ho commentato pur assumendo un atteggiamento freddo e distaccato, ma quando lui mi ha fatto capire attraverso baci e carezze che voleva un rapporto, mi sono rifiutata, ben decisa, stavolta, a parlare. L'ho invitato ad essere chiaro, a dirmi la verità su questa persona che stava diventando, stando alla quantità di volte in cui non richiesto me la nominava, mostrandomi la sua foto e quella dei suoi figli che tiene nel cellulare insieme a quelle del figlio legittimo, e adesso facendomi ascoltare anche le loro telefonate, sempre più ingombrante, almeno in casa mia. E che, permettendole di farle, stava dimostrando un'assoluta mancanza di rispetto, e di sensibilità nei miei confronti. Come fanno tutti gli uomini in queste situazioni, ha ovviamente negato, dicendo le solite frasi "sei gelosa, è solo una collega (che tra l'altro vede tutti i giorni), sei veramente una grande regista per mettere su tutto questo, ecc.). Ho risposto che prima di essere gelosa sono una persona che tiene molto alla sua dignità. Che, se mi riteneva una grande regista, lui si era però dimostrato un pessimo attore, e che a prescindere da tutto, non mi prestavo ad essere la "ruota di scorta". Del resto, se come suppongo ha un'altra, i rapporti intimi ora può tranquillamente averli con l'altra, io non sono la moglie. Quale dovrebbe essere, infatti, il mio ruolo? Se ne è andato incupito. Ed io mi sento distrutta. Se ha un'altra relazione perchè non dirmelo apertamente? Io, essendo una donna educata tradizionalmente, non ho mai preso "iniziative" con gli uomini, neppure quando ero più giovane. Dunque, si è trovato anche facilitato, in questo senso, io avevo già capito, non c'era bisogno che mi facesse del male. Come è potuto cambiare così? E quale dovrebbe essere ora, il mio comportamento se queste telefonate dovessero continuare ( sempre che io lo riveda)? Non so immaginare, infatti, se e quando lo rivedrò avendo lasciato del lavoro in sospeso, non credo vorrà riparlarne e neppure io, avendo già detto ciò che ho ritenuto fosse giusto dire per me, ma non si sa mai. Potreste rispondermi? Vi ringrazio, la mia sofferenza è immensa.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio!
Le sue parole trasmettono molta sofferenza e si sente quanto questa situazione la stia logorando. La storia che racconta è molto complessa e, anche se alcuni passaggi temporali e dinamiche non mi sono chiarissimi, emerge una grande ambivalenza: da un lato il legame con quest'uomo che in passato l'ha aiutata a "risvegliarsi", dall'altro la grande difficoltà nel lasciar andare emotivamente una situazione che ad oggi la ferisce, sembra metterla in secondo piano e farla sentire una ruota di scorta.
E' comprensibile sentirsi feriti e confusi. I comportamenti descritti (come le telefonate della collega in sua presenza, le risposte ambigue) superano i confini del rispetto che giustamente sente di meritare. Quando ci si trova dentro queste dinamiche intense, altalenanti e sofferenti, è difficile guardare le cose con lucidità, dare il giusto peso alle diverse dinamiche e trovare eventualmente la forza di staccarsi, anche quando ci si rende conto che la relazione sta togliendo serenità invece di darne.
Siccome la sua sofferenza è da lei definita immensa, il mio consiglio sincero è di non affrontare tutto questo da sola, ma lasciarsi aiutare da un professionista in uno spazio suo, sicuro e protetto, per fare chiarezza e aiutarla a capire come proteggere se stessa.
Un saluto e le auguro il meglio.
Salve dottori sono appena diventato padre da qualche giorno sono molto sereno anche se ho un dubbio che mi assale , qualche giorno fa mi sono venuti alla mente della parole di un counseling filosofico che avevo guardato qualche video dicendo che senza un percorso di liberazione e di risveglio non saremo capaci di amare i nostri figli e che inconsapevolmente gli facciamo anche del male, io adesso non mi interessa minimamente fare un percorso del genere quindi vuol dire anche io che farò del male a mia figlia ? Quindi dovrei risvegliarmi ? Dovrei seguire il percorso del counseling? E eventualmente anche meditazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, innanzitutto congratulazioni per la nascita di sua figlia.
Diventare genitori è un viaggio incredibile, ed è assolutamente normale che, in un momento di così grande cambiamento insieme alla gioia, compaia anche qualche dubbio o un po' di "ansia da prestazione".
Ci tengo subito a rassicurarla: non esiste alcun automatismo per cui, senza un "percorso di risveglio" o di counseling, lei farà del male a sua figlia. L'amore genitoriale si costruisce giorno per giorno nella concretezza della relazione, non formule filosofiche predefinite.
Il concetto a cui probabilmente facevano riferimento quei video riguarda quella che in psicologia chiamiamo trasmissione intergenerazionale dei traumi. In parole semplici, significa che ognuno di noi porta con sé il bagaglio di come è stato cresciuto, con i relativi punti di forza, le inevitabili ferite o modi rigidi di vedere le cose. Se non siamo consapevoli di questo bagaglio, o se un genitore ha subìto traumi o forti carenze affettive e non le ha mai elaborate, il rischio è di passare ai nostri figli le nostre vecchie paure o reazioni automatiche e, spesso in modo del tutto inconsapevole, di replicare quegli stessi schemi con i propri figli.
Tuttavia, esserne consapevoli non significa dover fare percorsi spirituali o meditativi forzati, specialmente se in questo momento non ne sente il bisogno o il desiderio.
La genitorialità non richiede la perfezione. Tra le chiavi fondamentali per costruire un ottimo rapporto con sua figlia ci sono:
-L'ascolto e l'accoglienza: essere presente per lei, accogliere le sue emozioni e imparare a conoscerla giorno per giorno.
-La capacità di mettersi in discussione: essere disposti a rivedere le proprie idee, i propri automatismi e i propri errori lungo il cammino, nonché la flessibilità di dire "forse su questo sto sbagliando" e la voglia di correggere il tiro. I genitori perfetti non esistono, esistono i genitori reali che imparano strada facendo.
Se in futuro dovesse avvertire momenti di forte incertezza, dubbio o specifiche difficoltà educative, non sarà necessario intraprendere lunghi percorsi: si ricordi che può sempre chiedere un confronto a un professionista (psicologo o psicoterapeuta) anche solo per una o due sedute saltuarie. Non deve essere per forza una terapia lunga; a volte basta una consulenza mirata per ritrovare la bussola.
Si goda questo momento di serenità con la sua bambina. La sua stessa preoccupazione di essere un buon padre è già il primo indicatore della sua cura verso di lei.
Un grande augurio a lei e alla tua famiglia!
Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao! Con la spiegazione iniziale su questo ragazzo ho avuto l'impressione che in cuor tuo stia cercando un modo per "giustificare" i suoi comportamenti apparentemente ambigui.
Ci tengo a precisare che non si può capire solo da una descrizione da terzi (in questo caso tu) quali siano i motivi di lui, ma in ogni caso non ci sarebbe utile comprendere "cosa gli stia passando per la testa". Ciò che conta è come lui ed il suo atteggiamento ti fanno sentire.
Riferisci di aver bisogno di chiarezza, intuisco che tu vorresti che diventi il tuo fidanzato, e che probabilmente sei ferita dalla sua riluttanza e ambivalenza.
Senza sapere altro, mi verrebbe da invitarti semplicemente ad essere onesta con te stessa e fare ciò che ti fa stare bene. Prova a parlargli di ciò che vorresti realmente, in modo tale da poter capire (e non immaginare) se concretamente ci può essere un seguito a questa relazione.
Un caro saluto e in bocca al lupo!
Sono in difficoltà forse . Ho questo desiderio di masturbarmi abbastanza spesso. Pensieri piccanti eppure dopo la fine di una relazione e l’inizio di un altra , mi sembra che l’eros si sia impossessato di me . Non capisco come sia possibile che ha 47 anni e una vita atletica e professionalmente appagante sento il desiderio di esplorare il mio corpo come fatto mai prima. Non ci sono blocchi emotivi oppure altro eppure, in contesti non convenzionali, tipo in un areo piuttosto che in un cinema, mi viene una voglia incredibile di fare l amore con me stesso. Chiaramente non lo faccio ma quando arrivo a casa non resisto. Bo forse sono matto oppure sto esplorando lati di me sconosciuti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve! A primo impatto mi viene da chiederle come mai ha il timore di essere in difficolta. E' solo perché si sente stranito da un desiderio diverso rispetto a prima o perché in qualche modo questo desiderio le crea dei problemi concreti?
Se è la prima opzione per ora le direi di non preoccuparsi, visto che riesce a controllare l'impulso attendendo il ritorno a casa, evitando quindi situazioni pubbliche spiacevoli e pericolose.
Potrebbero esserci molte spiegazioni per questo aumento del desiderio e ho troppi pochi elementi per poter immaginare il perché. Magari un cambiamento ormonale, una passione riaccesa da questa nuova relazione che menziona, o la fine della precedente relazione magari insoddisfacente dal punto di vista sessuale?
Se non si sente tranquillo e/o vuole esplorare di più l'argomento può provare a parlarne con uno psicologo e/o un andrologo :)
Resto a disposizione.
Un caro saluto!
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