Domande del paziente (99)
Ciao, sono un ragazzo di 21 anni. Ultimamente stavo cercando amicizie e nuove conoscenze in generale e ho scoperto che una ragazza di 17 anni che ha tante passioni in comune con me. Sembra che però entrambi cerchiamo una relazione seria, però lei ha 17 anni (non 17 e mezzo ma proprio 17) e io 21 e mezzo. Potrebbe essere problematica questa differenza di età, quindi per le relazioni serie o rapporti sessuali sono più sul no che sul sì. Per quanto riguarda l'amicizia penso (poi se posso sapere anche da voi sarebbe top) che non ci sia nulla di sbagliato nel fare amicizia con lei. Anzi, ultimamente ho rifiutato di fare amicizia con un altra ragazza proprio per l'età e mi sento in colpa, perché per il resto aveva tante cose positive. Però con quest'altra ragazza nuova che sto conoscendo abbiamo talmente tante cose in comune e esteticamente la trovo talmente carina che sto mettendo in dubbio se il poterci avere una relazione seria sia giusto o sbagliato e soprattutto non so se è giusto avere rapporti sessuali con lei. Inoltre lei è molto affettuosa, cosa che io adoro. Però nell'andare oltre l'amicizia avrei paura, non tanto da un punto di vista legale perché è legale. Avrei un po' più paura per tutto il resto. Cosa dovrei fare per voi? Sarebbe giusto avere una relazione seria (e di conseguenza anche rapporti sessuali) con questa ragazza? O dovrei evitare o aspettare la sua maggiore età? E soprattutto, cosa dovrei fare per assicurarmi che magari lei sa quello che fa? Insomma, fatemi sapere. Vi ringrazio in anticipo per il vostro meraviglioso lavoro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, sembra che l'età rappresenti per lei un importante criterio. Certi di essere nella legalità, consideri più come si trova con questa ragazza, il tipo di rapporto che avete e se vi sentite su un livello abbastanza simile da avere una relazione.
State affrontando fasi di vita diverse in questo momento, ma questo non significa che non possiate trovare l'equilibrio per una relazione sana.
Preoccuparsi che l'altra persona sia consapevole e consenziente all'interno della relazione è importante, a volte si può semplicemente chiedere.
Spero di esserle stata d'aiuto, grazie per la sua condivisione.
Mi rendo conto di dover interrompere una relazione con un uomo che amo ancora tanto ma con il quale sapevo già che non ci sarebbe stato futuro perché molto più giovane di me. La ragione mi dice di prendere la decisione, il cuore no. Inoltre questo amore mi impedisce di accettare la compagnia di persone più adatte a me per età e cultura. Come gestire tutto questo? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, cuore e ragione non sempre vanno di pari passo e in certi momenti e situazioni è normale. Si interroghi su quello che vuole veramente, su ciò di cui più ha bisogno in questo momento di vita. Se il contrasto tra sentimenti e ragione dovesse essere troppo forte, o il processo troppo doloroso, può valutare di fare un percorso di supporto psicologico per affrontare al meglio il presente.
Spero di esserle stata utile, grazie per la sua condivisione.
Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.
Grazie e saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, da come lo racconta non penso si tratti di anedonia, più un vissuto di ansia che si manifesta anche a livello fisico (come dice lei, la chiusura dello stomaco). Le dico questo, anche perché ha tratto gioia dal viaggio con la sua compagna e questa ansia sembra molto specifica per gli spostamenti.
In questi casi un supporto psicologico può essere molto utile, soprattutto perché le dà la possibilità di affrontare la problematica nel presente.
Spero di esserle stata utile, grazie a lei per la sua condivisione.
Ho un vissuto problematico con il cibo da quando ho memoria. Da quando ho 6 anni vivo un rapporto conflittuale tra desiderio e repulsione. Ho fatto diete, di tutti i tipi possibili, che ho sempre portato a termine con successo, ma vivendole come una privazione dalla mia “dipendenza” ne annullavo l’effetto non appena le terminavo, riprendendo tutti i chili che avevo perso. Sono pienamente consapevole delle mie difficoltà e dell’approccio adeguato per poter raggiungere il peso e la forma fisica che vorrei ma mi rendo conto che le mie emozioni, sempre di più, bloccano la mia parte razionale e prendono il sopravvento. Sono entrata in un circolo vizioso da cui non riesco ad uscire. Ho consultato specialisti che mi hanno sempre indirizzato su metodi pratici invece di lavorare sulle emozioni e sulla dipendenza per il cibo. Vorrei arrivare ad eliminare questa dipendenza e considerare il cibo come un mezzo di sussistenza e basta. Come posso fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, ha fatto una giusta osservazione: le emozioni influenzano il rapporto con il cibo. Se è su questo che vuole lavorare, può fare un percorso di supporto psicologico e psicoeducazione che si concentri su questa tematica, piuttosto che soffermarsi sulle strategie legate solo all'alimentazione.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da circa qualche mese, abbiamo 22 anni di differenza, stavamo insieme da 3 anni circa, diciamo che da circa inizio anno ho iniziato a risentire un mio amico con cui mi frequentavo a distanza diciamo circa prima del mio ex, con lui mi sono sempre sfogata, sentita capita e forse questo, che non trovavo nel mio ex, mi ha fatto avvicinare a lui, e tutt'ora ho un non so quale sentimento nei suoi confronti, con lui oltretutto ci dobbiamo rivedere in questi giorni, dopo esserci visto un mese fa già, in amicizia anche se c'è stato qualche bacio. Inoltre però col mio ex ci continuavamo a vedere perché io non riuscivo a distaccarmi, a lasciarlo andare, nonostante continuassi a non vedere cambiamenti da parte sua, nonostante continuassimo a discutere, a vedere cose che non mi stavano bene..con questo amico ora mi devo rivedere ma ho paura, perché in questo periodo ho di nuovo riprovato qualcosa per lui, ma è come se andassi a periodi, non so come sentirmi, come riconoscere ciò che provo..mi piace ma allo stesso tempo voglio essere libera o comunque ho paura che poi ci sono atteggiamenti o comportamenti anche banali che non mi piacciono..quindi ritorno sui miei passi e non mi piace più, ma è ovvio che se lo vedo magari vorrei baciarlo, parlare, stare insieme ecc..mi spaventa questo perché non so come riconoscere il tutto, cosa fare, lasciare che le cose vadano da se e vedere come va oppure cosa? non riesco a dare un nome a tutto ciò, a come mi sento...a cosa provo, ho paura di non so neanche cosa, di vederlo e non sapere cosa fare per paura..non lo so
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, prima ancora di scegliere cosa fare con il suo amico, forse avrebbe bisogno di capire cosa sta provando lei in questo momento. In una situazione come quella che descrive è difficile capire come muoversi e avere paura è più che normale.
Se vuole dare un nome a queste sensazioni, capire le emozioni che sta provando in questo momento, il supporto psicologico potrebbe essere la giusta strada.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Buongiorno. La mia ragazza ha sognato di fare del sesso o di strusciarsi (lei dice che era strusciarsi) con un altro ragazzo (è capitato mentre dormiva accanto a me nella realtà, viviamo insieme) il ragazzo del sogno era un ragazzo che ha sempre reputato bello è una cosa normale secondo te? , poi al risveglio lo ha confessato. E si è svegliata perché aveva un capello davanti agli occhi. Me ne sono accorto perché muoveva il bacino velocemente e aveva un respiro accelerato.
Cosa vuol dire tutto ciò? Che desidera lui? Che lo farebbe o vorrebbe farlo con lui?
Vi ringrazio in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, no ciò che viene rappresentato nei sogni non sempre ha un significato diretto ed esplicito, anche se possono essere molto intensi. Un sogno a sfondo sessuale spesso si traduce in un significato personale molto diverso, anche distante dal desiderio verso la persona sognata.
Il sogno della sua ragazza sembra averle dato molte preoccupazioni.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Sono una giovane professionista di 30 anni e lo scorso agosto, inaspettatamente, ho conosciuto un uomo di 20 anni più grande di me. Tra noi è nata subito una sintonia rara, un’amicizia profonda che ci ha resi in poco tempo, l'uno il punto di riferimento dell'altra. Lui è un uomo molto realizzato sul lavoro ma è legato a una compagna che vede principalmente nei weekend e per le vacanze.
Da agosto siamo usciti spesso e abbiamo passato quasi ogni sera al telefono a parlare per ore (e già riuscire a parlare con qualcuno ogni giorno senza annoiarsi mai è tutto dire) condividevamo tutto, dai consigli sulla giornata ai pensieri più intimi, alle cavolate da bar, oltre ai molteplici messaggi durante la giornata, in attesa della nostra consueta telefonata. Lui stesso mi diceva spesso di non aver mai provato un attaccamento così profondo per qualcuno. Poi, verso novembre, a questo legame già solido si è aggiunto l’aspetto affettivo e sessuale: è stata la ciliegina sulla torta. Ci siamo voluti tantissimo, anche se entrambi avevamo timore di andare oltre per via dell'età e della sua situazione, ma anche quel nuovo terreno è diventato uno spazio di comunicazione bellissimo e appagante.
Con il tempo, però, l’ambivalenza ha iniziato a farci soffrire. Io ero l'ultima persona che sentiva e vedeva il venerdì sera e la prima che cercava la domenica appena essersi liberato dalla compagna; ci cercavamo ormai in tempo reale appena succedeva qualcosa di rilevante per l'altro; spesso mi chiedeva anche consigli lavorativi o di avere un supporto morale per cose di lavoro che faceva fatica a gestire, faceva 100 km di strada solo per vedermi a cena, spesso mi faceva regali, ma tutto questo non bastava a sciogliere il nodo.
Dieci giorni fa, inaspettatamente, ha deciso di chiudere con me. Mi ha detto che questa situazione lo logora e lo fa sentire deluso da se stesso. Pur ammettendo che il rapporto con la sua compagna è incrinato e che io l'ho destabilizzato, dice di non sentirsi abbastanza innamorato da giustificare una separazione, perché a lei, comunque, vuole bene, e che vista la nostra importante differenza non ritiene sia giusto per me intraprendere una relazione con un uomo tanto più grande e che questa relazione non crede possa evolvere ulteriormente.
La verità è che io non gli ho mai chiesto di lasciarla; so come vanno queste cose e una scelta del genere deve partire da lui. Mi sarebbe solo piaciuto trovarci in una situazione di parità, entrambi single, per scoprire dove ci avrebbe portato la vita. Per la prima volta mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero: il nostro rapporto, pur nei suoi limiti, era vero.
E ritengo anche di essere una persona equilibrata da non fare tanto le pazzie a cuor leggero.
Ora a dire il vero mi sento un po' spaesata e piena di domande. Sento di aver perso prima di tutto un amico, una persona per cui avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali, solo per vedere fin dove saremmo arrivati insieme.
(scusate, ma il dono della sintesi, non è il mio forte)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, non si preoccupi per la lunghezza del messaggio.
Ha vissuto a tutti gli effetti una relazione, anche se non etichettata, e adesso è normale che si senta spaesata, soprattutto se l'interruzione è stata brusca e inaspettata.
Dia spazio alle sue emozioni. Magari la razionalità dice che è stata la cosa giusta, ma questo non annulla il dispiacere e la confusione.
Questi dubbi e domande che la affollano, può portarli in uno spazio di supporto psicologico per capire meglio cosa sta provando e sbrogliare il nodo.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Salve vorrei avere un vostro consiglio.
Ho in mente di iniziare un percorso terapeutico , fare seduti in un pisocolog*. Ho scoperto avere tanti disturbi come la DOC.
Soltanto che ho tanta paura e timore nel parlare dei miei problemi e paure.
Non vorrei andare fisicamente ma tipo online però ho il timore della videochiamata, io avevo pensato tipo all'inizio o se sia possibile un colloquio Soltanto scrivendo e poi se riesco anche con videochiamata.
Diciamo che una volta siamo andati da una psicologa per trattare una questione ed eravamo in famiglia, questa vostra collega tratto male mia madre , alzo la voce e disse che lei era esagerata e ci consigliò di dare delle medicine tranquillanti.
Appena mamma fu sgridata uscì dallo stupido e la trovammo che piangeva.
Per questo ho timore.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, si può fare un percorso psicologico online. Purtroppo è difficile fare un colloquio solo scrivendo, ma all'inizio può tenere spenta la videocamera come se fosse una chiamata semplice. Poi quando se la sentirà diventerà una videochiamata.
Mi spiace per quello che è successo con la collega, capisco il suo timore.
Grazie per averne parlato, buona giornata
Salve dottori a volte porgo domande su curiosità e dubbi in forum del genere cerco appunto dei forum di professionisti mi chiedevo quando basti scrivere su forum del genere oppure quando c’è bisogno di un incontro reale ? Spesso dove aver ricevuto risposte alle mie domande comunque mi risolvono il dubbio , ma quando è attendibile ? Grazie per una vostra risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, su un forum noi possiamo dare delle risposte generiche, basate sulla teoria, ma non sempre accurate per una situazione personale. Un consiglio, per quanto teoricamente corretto, potrebbe non essere quello giusto per lei.
In un incontro conoscitivo con un professionista, invece, ha la possibilità di approfondire meglio le sue incertezze, affrontando anche la parte più individuale e ricevere risposte più adatte alle sue esigenze. Dopo può sempre scegliere se intraprendere o meno un percorso.
Spero questo risponda alla sua domanda, le auguro una buona giornata
Buongiorno sono passati quasi 7 mesi da mio intervento di isterectomia e tolto anche le tube… volevo sapere se è normale non sentire il desiderio e avere paura di avere rapporti? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Bongiorno, si è normale che lei ora non senta il desiderio o abbia paura di avere rapporti, anche se è passato tempo, un intervento come l'isterectomia può avere degli strascichi emotivi anche molto lunghi.
Può valutare un percorso di supporto psicologico se volesse affrontare il blocco e le paure che sta vivendo.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Ciao, vi scrivo la mia storia per darvi il contesto.
Sono stato fidanzato per 8 anni con una ragazza. In quel periodo ero fuori forma e non mi piacevo, al punto da vivere quasi solo per lavorare e togliermi qualche sfizio, senza mai sentirmi davvero bene con me stesso. Ho comprato casa e siamo andati a convivere, ma negli ultimi due anni il nostro rapporto era diventato più una convivenza tra amici: sì, c’era ancora qualche rapporto, ma mancava tutto il resto.
Lei non lavorava, non aveva molte amicizie ed era bloccata in un percorso universitario che non riusciva a concludere, nonostante ci fossero diversi anni di differenza tra noi. Negli ultimi due anni prima della separazione, io avevo iniziato un grande cambiamento personale, tra dieta e palestra, trasformando il mio corpo. Questo aveva portato anche a una sua crescente gelosia.
Il fatto di vivere lontano dall’università, insieme alla gestione della casa, del cane e ad altre responsabilità, aveva contribuito ad allontanarla dal suo obiettivo. Inoltre, col tempo ho capito che viveva una forma di depressione di cui però non era mai riuscita a parlarmi apertamente: questa cosa mi rendeva nervoso perché, tra le tante cose, le pagavo anche lo psicologo senza però sapere davvero cosa stesse vivendo.
Io ero l’unico a lavorare e a occuparmi delle spese, delle uscite e di tutto il resto. In casa non mi faceva mancare nulla: pulizie ecc., faceva tutto lei, e già questo probabilmente è stato un errore mio.
A un certo punto, di fronte alle attenzioni di una ragazza — in mezzo a tutte quelle che avevo trascurato — non sono riuscito a trattenermi e, anche se non è successo nulla di fisico, ho deciso di lasciare la mia ex. È seguito un mese difficile, con continui messaggi e anche una gravidanza inventata da parte sua. Alla fine lei ha lasciato casa definitivamente.
Dopo poco è iniziata una frequentazione con un’altra ragazza, durata circa tre mesi: molto intensa fisicamente, ma anche tossica, tra love bombing e insicurezze che mi ha trasmesso. Dopo una vacanza finita male, ho chiuso anche questa storia.
Pochi giorni dopo ho conosciuto la mia attuale ragazza: un colpo di fulmine. È molto bella e forse proprio qui ho fatto il mio errore più grande. Dopo pochi giorni abbiamo deciso di convivere.
In questo quasi anno mi sono ritrovato a gestire praticamente tutto: casa, spese e organizzazione. Abbiamo un conto cointestato su cui mettiamo entrambi la stessa cifra, ma basta solo per il cibo: non copre bollette, uscite o altre spese, che ricadono su di me. Inoltre non mi aiuta né in casa né in altro.
È molto affettuosa e da quel punto di vista sto bene, non mi manca l’affetto. Però sessualmente e fisicamente non mi prende come la precedente, tanto che ho dovuto adattare alcune mie abitudini. Nonostante questo, emotivamente sto bene… o almeno credo.
Sto lavorando molto su me stesso, ma spesso penso di non meritarla, sia a livello fisico che di immagine. Cerco di darle tutto: attenzioni, affetto, regali, cene. Tuttavia il suo passato e i suoi tanti ex mi pesano molto. Spesso fa riferimenti a esperienze vissute (ristoranti, viaggi, cose fatte), anche senza citarli direttamente, e questo mi fa stare male. Gliel’ho detto, ma lei lo fa con leggerezza.
Tutto questo mi porta a vivere una forte disparità emotiva: mi capita di piangere spesso, di pensare di non meritare la felicità. Mi dispiace persino per il mio cane: prima era sempre con la mia ex in casa e non restava mai solo, mentre ora, lavorando entrambi, si ritrova spesso da solo.
Non riesco a lasciarla, anche se ci ho provato più volte. Vederla piangere e promettere che cambierà, senza poi farlo davvero come vorrei, mi blocca e non riesco ad andare fino in fondo.
Devo anche dire che in tante cose è davvero cambiata: probabilmente aveva bisogno di tempo, prima era triste e ora non lo è più, si chiudeva molto mentre oggi lo fa molto meno. Però, nonostante questi miglioramenti, io non mi sento valorizzato né alla pari. Spesso ho la sensazione che non mi ascolti davvero, non mi aiuta, non dà peso alle mie necessità, al mio bisogno di conferme e certezze. L’aiuto pratico è praticamente nullo e quello morale molto poco.
Io mi sono messo subito a sua disposizione in tutto, non le ho fatto mancare niente e l’ho messa al centro della mia vita, cambiando me stesso — di nuovo — per cercare di sentirmi all’altezza e meritarmela. E ora mi trovo così: incapace di lasciarla, ma senza stare mai, mai davvero bene o sentirmi apprezzato.
Lei mi parla di figli e di un “per sempre” insieme, e da una parte questo mi fa piacere, ma dall’altra sono terrorizzato all’idea che la mia vita possa essere sempre così: per sempre, con un peso che sento di portare da solo, sempre di fretta a cercare di fare tutto da solo. In cosa sbaglio? Su cosa posso lavorare o dove ho bisogno di aiuto? Sono andato anche da una psicologa, ma non mi ha mai aiutato davvero, nonostante tante sedute.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, ho letto la sua storia e probabilmente il problema principale è proprio l'equilibrio di questa relazione. Descrive una situazione in cui dà tanto a livello di impegno, e anche materiale, e dall'altra parte vede sì affetto, ma non una risposta concreta ai suoi bisogni. Anche di fronte al cambiamento dell'altra persona non sembra che questi bisogni riescano ad essere soddisfatti.
Si può lavorare su questo aspetto, sia individualmente che in coppia a seconda di cosa vuole fare lei. Non è tanto da ricercare un errore che sta commettendo, ma capire quali strategie sono utili a superare quello che sta succedendo.
Mi spiace che il primo tentativo con la collega non sia andato come avrebbe desiderato. Un percorso di supporto psicologico (di coppia o individuale) con un approccio diverso potrebbe essere comunque d'aiuto per affrontare quello che sta vivendo adesso.
Grazie per la sua condivisione, le auguro una buona giornata.
Buonasera
Sto vivendo un momento un po' doloroso
Mi piace molto una ragazza, una mia collega di lavoro.
Siamo caratterialmente diversi lo ammetto, però abbiamo ammesso ieri di provare un interesse reciproco ma c'è un enorme problema che blocca tutto.
Ci sono stati diversi litigi, soprattutto per mancanza di onestà da parte di lei, che mi hanno fatto alterare e reagire un po' troppo.
Questi litigi a lei le hanno fatto capire che non possiamo stare insieme, non potremo mai, che ha già vissuto una situazione del genere e che non vuole caderci di nuovo.
Ha già pensato diverse volte se tra noi poteva andare oltre ma non ce la fa, non è ancora pronta per una relazione e perché siamo colleghi e se già litighiamo così spesso prima di iniziare dopo diventerebbe peggio, anche se secondo me meglio litigare all'inizio che nel mezzo.
Ho provato a farle capire che io sono disposto a provare e a migliorare in primis per me stesso e sarei disposto a farle vedere più avanti che sono migliorato (davvero) ma lei non vuole neanche provarci.
Le ho confessato che è la cosa più bella che mi sia capitata da quando lavoro in questa azienda(ed è vero) e sono felice tutte le volte che la vedo... Questo discorso l'ha fatta emozionare e mi ha preso anche le mani.
Resta il fatto che ha dato un no definitivo e non vuole fare neanche un tentativo perché siamo troppo diversi e ci sono troppi litigi.
Secondo voi, ci potrà mai essere un ripensamento da parte sua e quindi un cambiamento di scelta?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, potrebbe esserci un ripensamento come non, potrebbe avvenire tra poco, volerci molto tempo o non succedere mai. Purtroppo non è prevedibile.
Quello che si può fare è lavorare sul proprio dolore con un sostegno psicologico.
Grazie per la sua condivisione, una buona giornata
Buongiorno, sono una ragazza di quasi 18 anni e scrivo perché vivo una situazione che non riesco a controllare. Premessa: il tutto è iniziato a 12 anni, poi a dai 14/15 ai 16 sembrava essere migliorata la situazione, ma adesso è peggio di prima.
A 12 anni ho iniziato ad avere l'impulso di strapparmi ciglia e sopracciglia, mentre adesso si sono aggiunti anche i capelli e il gesto è diventato molto più frequente e sistematico.
Inoltre, è dai 12 anni che penso di non avere un rapporto sano con il cibo: i primi anni era stata una cosa anche più o meno sopportabile, che si è risolta da sola (periodi di restrizione col cibo), invece nell'ultimo anno non fa che peggiorare (per farla breve abbuffate/restrizioni).
Non voglio dire che i due problemi siano collegati l'uno con l'altro perchè sono la prima che non riesce a darsi una risposta o controllarsi da sola, il che mi fa sentire come se non fossi cresciuta affatto, anzi avevo più autocontrollo a 12 anni.
Non so bene quale sia il mio obiettivo scrivendo tutto questo e non vorrei nemmeno essermi esposta troppo, ma lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, i due problemi potrebbero essere correlati, ma quello che non è chiaro è perché siano venuti fuori. Entrambi sembrerebbero una forma di controllo, la domanda è: su cosa?
Ci sono delle emozioni che stanno uscendo attraverso comportamento fisico e chiedono di essere riconosciute. Il supporto psicologico può essere un buon inizio per mettere ordine.
Grazie per la condivisione e di essere venuta qui, piuttosto che continuare ricorrere all'AI
Salve, mia moglie dopo 17 anni di matrimonio ha deciso di lasciarmi. Mi ha detto che ho commesso troppi sbagli, si sente triste con me, nn si sentiva amata abbastanza e le interazioni negative dei miei genitori la hanno soffocata. Andrà a stare in una nuova casa in affitto, e in attesa della sistemazione della nuova casa, resterà ancora con me per almeno un'altro mese. Io l'amo ancora perdutamente ma nn ha voluto sentire ragioni, e mi tratta giustamente con freddezza e distacco. Rispetto cmq la sua decisione e sto limitando il piu possibile i rapporti con lei ( come anche da suggerimenti altrui). Giorno dopo giorno sto cercando ad imparare, gestire e nascondere le mie emozioni tenendomi impegnato con la gestione della casa e tutto il resto, ora ricaduto quasi interamente su di me. Mi è vi chiedo, in speranza di una riappacificazione futura, ma lo stare forzatamente assieme tutto questo mese, in uno stato ibrido di distacco, fatto per lo più di abitudinaria tristezza ed indifferenza( tranne i momenti dedicati alla bimba) non rischia di danneggiare ulteriormente il nostro rapporto? Potrebbe confermarle e darle la convinzione ulteriore di essere triste quando ė con me? Sarebbe il caso che andassi via io in questo mese? Come posso sfruttare questi pochi giorni che staremo ancora assieme in modo produttivo alla relazione ( esempio dimostrando impegno e propensione al cambiamento di alcuni miei comportamenti sbagliati? ) o devo attendere passivamente tutto questo sino a che nn andrà via? Grazie di cuore
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, a volte serve tempo e distacco e questo non per forza è un male: dà all'altra persona la possibilità di capire meglio i propri bisogni e a chi soffre per questo distacco di elaborare il proprio dispiacere e lavorare su di sé. Glielo dico francamente, non sarà questo mese a cambiare la situazione.
Può sfruttare al meglio il tempo lavorando su di sé e su quello che sente. Il supporto psicologico può aiutarla a non affrontare tutto questo da solo.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Buonasera ho 29 anni non ho mai avuto una ragazza 0 relazioni per non essere più vergine sono andato a escort ma da 1 anno a questa parte, fra rabbia e frustrazione sono diventato un diavolo soprattutto verso me stesso mi trovo così per via delle circostanze principalmente, avendo un attività ho 0 tempo libero quindi ho vado a fare il dipendente per avere più tempo libero oppure ci metto una pietra sopra , il tempo che passa è un veleno perché io faccio distinzione tra non avere relazioni momentanee e non averne mai avute e quindi 0 esperienze è ritardo per questo vado in tilt, penso rimarrò inferiore a vita. Grazie a chiunque mi darà un parere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno gentile utente, in questa domanda parla di frustrazione legata al lavoro e incompatibilità degli impegni lavorativi con una possibile vita relazionale.
Cosa intende con l'essere diventato un diavolo verso se stesso? E anche questo senso di inferiorità lascia molti quesiti aperti, come se ci fosse una connessione tra quello che lei pensa di sé e il non darsi tempo per avere esperienze romantiche.
Da quello che scrive sembra che la ricerca di una relazione e il modo in cui si vede anche vadano di pari passo.
Forse è il caso di mettere ordine nei suoi pensieri iniziando dal modo in cui lei vede se stesso. In questo il supporto psicologico può essere un valido alleato, le darebbe la possibilità di parlare della sua condizione e andare a leggere meglio quello che sta provando.
Grazie per la sua condivisione, resto a disposizione.
Buona giornata
Buonasera dottori, volevo chiedervi un parere/consiglio. Secondo voi è utile fare sedute di psicoterapia con uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione oppure è meglio rivolgersi a professionisti la cui formazione è già completa?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, nella psicoterapia ci sono diversi fattori che entrano in gioco oltre l'esperienza, come l'aggiornamento e il rapporto che si crea con lo specialista. La relazione terapeutica è anche più importante della formazione teorica in certi casi.
Consideri anche che alle spalle un professionista ha già anni di università e formazione che, anche se meno specifica, gli danno gli strumenti necessari al lavoro che farete insieme.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Ho problemi in famiglia, sono un ragazzo di 22 anni negli ultimi mesi non riesco più a stare tranquillo dato che mio padre e mia madre hanno un rapporto strano si scrivono messaggi che turbano mia madre, mio padre di nascosto scrive con un altro account whatsapp privato in anonimato e mia madre continua a dirmi di bloccarlo ma quando mia madre è lontana dal proprio telefono, lui si sblocca da solo e non so che fare sinceramente e da giorni che ormai non dormo tranquillo
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che fanno i genitori spesso ricade sui figli, ma questo non significa che lei sia responsabile del loro rapporto, né che debba attivamente fare qualcosa.
Non è facile, per questo uno psicologo potrebbe aiutarla, anche un percorso di sostegno può fare la differenza per aiutarla a gestire meglio le emozioni che sta provando per via dei problemi in famiglia.
Grazie per aver condiviso con noi come si sente. Resto a disposizione.
Buona giornata
Salve dottori mi chiedo se il Buddha o altri maestri avessero ragione che l unica strada per la serenità sia la via spirituale , anche se personalmente io mi sento sereno anche se da qualche giorno vedendo alcuni video sto mettendo un po in dubbio la mia situazione, mi chiedo allora chi come me non fa questi tipi di percorsi non può essere felice ? Non può essere una brava persona ? E se anche voi psicologi in futuro vi rendete conto che l unica strada è la spiritualità e tutto il resto è fuffa
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno gentile, dovremmo partire da cosa consideriamo spiritualità, siccome il concetto può essere interpretato in maniera diversa a seconda della cultura e dell'educazione che abbiamo ricevuto. In ogni caso è possibile vivere una vita serena ed essere una brava persona anche se non si segue un percorso spirituale/religioso.
Da psicologa, trovo che il percorso interiore di ognuno possa avere lo stesso valore di una via spirituale, se si ha come obiettivo la conoscenza di sé e la comprensione delle proprie emozioni. Nel supporto psicologico non si cerca una massima che possa essere valida per la serenità di tutti, ma delle strategie personalizzate per il benessere individuale. Non che tutto ciò non si possa accostare anche a un credo.
Grazie per aver condiviso il suo dubbio, buona giornata
Ho sempre pensato di essere una persona equilibrata, pur con i normali alti e bassi.
Di recente, però, dopo una brutta litigata, il mio compagno mi ha confessato tutto il malessere che ha accumulato in questi anni a causa dei miei comportamenti.
Tutto è partito da una mia forte scenata di gelosia; una volta sfogata, mi sono resa conto che era del tutto infondata, ho capito l'errore e ho chiesto subito scusa. Ma ormai il danno era fatto.
Il problema è che mi vengono dei momenti, dal nulla, in cui il mio umore crolla drasticamente. In quei frangenti emerge il mio lato peggiore: rabbia, gelosia, rancore, antipatia.
Non sono una persona cattiva, anzi mi ritengo molto sensibile ed empatica, ma in quei minuti tutto il mio lato positivo svanisce.
La cosa assurda è che così come questo malessere arriva, altrettanto velocemente se ne va, e io torno la persona tranquilla di sempre, come se non fosse successo nulla.
Il mio compagno mi ha fatto giustamente notare che per lui è devastante: si sente come su un campo minato, dove deve stare attento a dove cammina per non fare esplodere la miccia. Io non voglio assolutamente una relazione così, e non avevo idea di fargli così male.
Ho deciso che voglio affrontare questa cosa e cercare aiuto per capire perché mi succede e imparare a gestire queste tempeste emotive.
A questo proposito, vorrei un consiglio: c'è una figura professionale specifica per questa cosa? Ed è meglio un percorso da sola, individuale, o devo coinvolgere anche il mio compagno, quindi fare terapia di coppia?
Grazie di cuore a chiunque vorrà rispondermi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, per lavorare su quello che ha descritto la figura a cui fare riferimento è decisamente uno psicologo. Sembra più una questione di elaborazione e gestione delle emozioni e dei comportamenti, quindi un percorso di supporto psicologico e psicoeducazione fanno al caso suo. Le consiglierei di iniziare con un percorso individuale, proprio per lavorare sull'autonomia emotiva e poi decidere se coinvolgere anche il suo compagno e intraprendere un supporto alla coppia.
Grazie a lei per la domanda. Resto a disposizione se volesse contattarmi.
Buona giornata
Buongiorno.
Volevo chiedere consiglio per questa situazione. Premetto che lavoro in nave.
Praticamente io ed una mia collega ci stavamo frequentando cosi, apparentemente in amicizia.
Una amica in comune, il giorno prima del mio sbarco mi rivela che sembra che questa persona con cui mi frequentavo le avesse dettonche in realtà fosse interessata a me.
Da allora ho cominciatona riesaminare ogni interazione passata e non riesco a non pensarla. Ho anche provato a chiedere se fosse vero, purtroppo solo via chat essendo ormai già a terra, ma la sua risposta è stata un misto tra si e no, a detta sua per non influenzare la mia scelta sulla possibilità di un futuro imbarco, che sebbene non confermato, è già stato stabilito per la stessa nave e periodo dove la rivedrei.
Nonostante sia passata già una settimana, sto vivendo questa cosa con un ansia da occasione persa, anche perchè non sono mai stato in una relazione e la vedo quasi come se non avessi più possibilità alcuna.
Anche l'idea di mandare curriculum per un lavoro a terra ora mi spavemta che possa chiudere definitivamente questa possibilità, che comunque non sarebbe garantita anche se dovessi reimbarcare.
Come potrei uscirne? Perchè questa cosa è ormai da giorni che sento mi sta distruggendo dentro.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno gentile, per affrontare questo tipo di situazione dovremmo spostare il focus dalla persona di cui parla a sé stess*, le sue relazioni e quello he significa per lei questa possibilità. Per affrontare l'ansia che sta vivendo a seguito di questo accaduto potrebbe fare un percorso di sostegno psicologico, dove rimettere ordine alle emozioni.
Grazie per la sua condivisione, resto a disposizione se volesse approfondire quello che le sta accadendo.
Buona giornata
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