Domande del paziente (1588)
Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, immagino la fatica di non vedere progressi uguali in ogni parte di sè. Tuttavia la terapia è un percorso fatto di tanti gradini, avere pazienza e stare nel processo può essere faticoso. Ne parli in con il suo terapeuta. Si ricordi che non è una goccia che buca la roccia ma ogni singola goccia che bucherò la roccia. I cambiamenti richiedono tempo e pazienza anche se è doloroso e frustrante. In bocca al lupo. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, immaggino possa esser faticoso stare accanto a qualcuno che vede il mondo dal rovescio della medaglia diverso dal suo. Lei come mai fatica a tenere il punto? Come mai sua moglire ha l'abilità che demoralizzarla? Noi possiamo scelgire i nostri pensieri e cercare di ascoltare la nostra voce interna. Se sua moglia vede il mondo così questo parla di lei, della sua storia e dei suoi vissuti, imparare e prendere le distanze, e ascolatare la propria voce è importante. Dopo tutto il codiziomaneto potrebbe essere reciproco, lei potrebbe essere talmente fermo sulla sua lettura positiva da condizionare lei. Tuttavia se sente di far fatica a tenere il punto, potrebbe cercare di capire come mai fa così fatica. Un percorso psicologico potrebbe aiutrala. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.
Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.
Grazie per le eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, il sonno disturbato è un sintomo assai fastidioso e complesso da gestire. Immagino il suo malessere a riguardo. Credo che gestire l'ansia prima dell'addormentmaneto con esercizi di rilassamento e respirazione potrebbero aiutarla verso un sonno più continuo e ristoratore. Tuttavia credo anche possa essere utile ed importante per lei comprendere l'origine di sìquesta sua ansia pervasiva e presente in modo così costante e invalidante. Un percoroso psicologico potrebbe aiutarla in tal senso. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Sono al primo anno fuori corso di giurisprudenza. Ho sempre fatto tutti gli esami in regola ma da un anno quasi studio con difficoltà e lentezza. Amo la mia facoltà e non vedo l’ora di iniziare a lavorare, ma mi sento bloccata. Come posso risolvere questa situazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, inanzitutto credo sia assolutamente normale sentirsi così, specialmente in un percorso faticoso come Giurisprudenza. Il fatto che tu sia stata perfettamente in regola fino a oggi dimostra che possiedi metodo, intelligenza e dedizione; quello che stai vivendo non è un improvviso calo di capacità, ma un blocco che si può probare alle batutte finali. Spesso, quando il traguardo si fa vicino, la pressione psicologica aumenta: il mondo del lavoro smette di essere un sogno lontano e diventa una realtà imminente, portando con sé il timore di non essere all'altezza o l'ansia di chiudere un capitolo che ti ha definita per anni.
Il primo passo potrebbe essere quello di "perdonarti" per il fuori corso. Nel settore legale, laurearsi con un anno di ritardo non preclude alcuna carriera.
Dal punto di vista pratico, potresti provare a non guardare l'intero esame, ma concentrati su micro-obiettivi quotidiani. Un gradino alla volta la scale si sale.
Hai fatto il grosso del lavoro con successo, ora si tratta solo di gestire la stanchezza finale. Non permettere a qualche mese di lentezza di oscurare anni di impegno costante: il traguardo è lì, devi solo riprendere a camminare, un passo alla volta.
Rimango a disposizione Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Salve, grazie in anticipo delle risposte.
Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:
- Dipendenza emotiva totale dalla relazione
- picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
- pensieri ricorrenti di suicidio
- annullamento del desiderio sessuale
- confusione continua su direzione di vita e lavoro
- autostima pessima
Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, terminare una relazione sentimentale può essere un momento profondamente doloroso e complesso, un vero e proprio lutto. Tutto viene messo un discussione, ci si sente persi e smarriti. Credo che un supporto psicologico con uno psicoterapeuta possa essere ciò di cui ha bisogno. Sarà poi il professionista a valutare se fosse necessario coinvolgere altre figure (es psichiatra). Per quanto riguarda l'appoccio migliore non credo esista l'approccio perfetto ma solo il terapeuta che sente fare più al caso suo, un professionista con cui sente di potersi fidare e affidare per lavorare insieme su ciò che le sta accadendo e sente. Rimango a disposizione Cordiali saluti Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno,
ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, posso solo immaginare il suo stato d'animo: a 38 anni, ricevere una diagnosi di HPV 18 può far sentire come se la propria vita sentimentale fosse finita. È normale sentirsi vulnerabili e percepire quel risultato clinico come un "marchio". La realtà statistica e medica è molto diversa da come la stai immaginando in questo momento di comprensibile sconforto.
Innanzitutto, l'idea che il 99% delle persone fuggirebbe è un pensiero ansio anticipatorio negativo non un fatto reale sostenuto da prove. L'HPV è molto più diffuso di quanto non si creda. Non sei in un mondo di sani, sei semplicemente una donna che è consapevole del proprio stato e sta facendo prevenzione.
Non è obbligata a smettere di conoscere persone in attesa della negativizzazione. La questione della comunicazione è delicata ma gestibile: è un'informazione da condividere con calma quando si decide di entrare nell'intimità. Se presenti la questione come un dato clinico gestibile, in modo calmo onesto e sincero ("Ho un test positivo per l'HPV, per correttezza te lo dico perché tengo alla salute di entrambi"), permetti all'altro di reagire con altrettanta maturità.
È vero, qualcuno potrebbe allontanarsi, ma l'HPV in questo senso funge da "filtro": chi sparisce di fronte a un virus così comune e gestibile, probabilmente non sarebbe stato un partner capace di affrontare le reali sfide della vita. Oggi molti uomini sono vaccinati o possono farlo su suggerimento, riducendo drasticamente i rischi. Lasciare che un esito di laboratorio definisca il suo valore o il suo diritto ad essere amata non è giusto verso sè stessa. Provi a vedersi come una donna che sta gestendo la propria salute con grande serietà, e questa è una qualità, non un difetto da nascondere.
Se sente che però tale vissuto diventa per lei complesso da vivere o gestire potrebbe sempre valutare un supporto psicologico per questo delicato momento della sua vita. Cordiali saluti Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, probabilmente quello che è accaduto è stata un ipotesi dignostica fatta sulla base delle domande che il professionista ha fatto e dal suo racconto clinico. Inoltre i primi colloqui sono sempre di inquadramento psicodiagnostico. Potrebbe chiedere maggiori delucidazioni alla prossima seduta. Fidarsi della copetenza del professionista è sempre importnate. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Vorrei sapere che tipo di persona è una che scrive: " se vuoi fare... allora salgo"....ovviamente è un ragazzo e si riferisce al sesso...perché uno si dovrebbe porre in questo modo...?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, forse la domanda da porsi potrebbe essere diversa, come mai lei o la persona a cui si riferisce aver avuto questa esperienza sta in interazione con una persona che forse non ha lo spazio emotivo e di pensiero per avere un'interazione più empatica su di un tema come l'intimità sessuale. Forse l'altra persona è semplicemnte un po rude e poco accorta al volore che questa cosa ha per l'altro. Questa non è una giustificazione ma una possibile rilettura. Tuttavia noi possiamo scegliere con in entrare in relazione e sopratutto in intimità. Se i modi, le modalità, le perole non ci piaccino possiamo andare via e chiudere per il rispetto prima di tutto verso noi stessi. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, immagino che questi pensieri possa essere molto faticosi e oppressivi. Il fatto che tu li percepisca come fastidiosi è importante per poterci lavorare e prendere le distanze. Credo che chiedere aiuto per la gestione di tali pensieri in modo tempestivo possa essere importante. Cordialmente Dott.ssa Alessi D'Angelo
salve a tutti gentili psicologi ..
domani ho un esame all università di storia medievale ma non riesco a ripetere oggi e mi sento molto bloccata ... il blocco mi paralizza. Come posso superare queste situazioni? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente l'ansia prima di un esame più farci attivare al punto da farci sentire paralizzati. Quello credo lei possa fare e magari ingaggiarsi in attività detensive, che le piacciano e la rilassano. Lasciando andare tutti i pensieri ansiosi anticipatori. Ripetere oggi forse non le servirà. O almeno in questo momento non sembra essere d'aiuto. Quindi potrebbe semplicemente se pur complesso fare altro. Lasciare che nella sua mente si faccia spazio. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno, sono una studentessa universitaria di 20 anni e vorrei chiedervi se un mio sospetto è fondato. Sto cercando di capire se ciò che sperimento possa rientrare in un profilo di neurodivergenza (come l'ADHD) o se sia riconducibile a una disregolazione emotiva e ansiosa. Ho provato a fare una lista di ciò che provo/che ho passato:
—Talvolta soffro di insonnia causata da pensieri stupidi che non riesco a fermare. Riesco ad addormentarmi solo se sono veramente esausta.
—In merito ai pensieri che non riesco a fermare, mi sento come se avessi una sottospecie di disco rotto nel cervello che non smette mai di suonare.
—Mi capita molte volte di sentirmi 'fuori luogo' e di ripensare a ciò che dico/faccio. Se commetto un errore ci rimurgino sopra per ore.
—Ho sempre avuto difficoltà a seguire le lezioni sia scolastiche che universitarie. Dopo un po' il mio cervello si disconnette, e perdo il filo. A tal proposito, mi capita di dimenticare le cose sul momento e di interrompere una conversazione prima che mi scordo qualcosa.
—Sotto forte stress tendo a dissociarmi.
—A causa di molti di questi punti mi è capitato di avere episodi depressivi.
Vorrei solo sapere se sia opportuno intraprendere un percorso diagnostico specifico o meno. Vi ringrazio per la disponibilità.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, i suoi dubbi sono legittimi e degni di cura clinica. Iniziare una valutazione psicodiagnostica non le toglie nulla. Ciò che riceverà saranno sicuramente risposte e letture di senso su ciò che è e su come funziona. Un'ipotesi non esclude l'altra ma solo un'accurata valutazione psicofignostica tramite test, raccolta clinica e storia di vita potrà darle le risposte che sta cercando. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax mg e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo.
La sera ho solo lo xanax ..
Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc.
Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto?
E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo?
Grazie Cordiali Saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, ogni dubbio o domanda sul farmaco sarebbe opportuno che lei la rivolgesse al suo curante che sono certa sarà disponibile a darle tutte le spiegazioni di cui necessita, e potrà avere lo spazio per parlare di eventuali effetti collaterali. Per quanto riguarda l'assunzione di alcool sarebbe opportuno evitare ogni sostanza durante l'assunzione di una psicofarmacoterapia. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Ho 26 anni, ho già fatto visite cardiologiche (anche in Germania) che sono risultate negative. Però sto malissimo: sento morsa al petto, scosse, peso allo stomaco e ho il terrore costante di morire. Non dormo bene e cerco un aiuto per gestire questi attacchi di panico e tornare a vivere tranquillo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, posso solo immaginare la fatica enorme che sente e prova stando in costante ansia e preoccupazione per la sua vita. L'ansia si innesca su circoli viziosi di ipervigilanza al suo stato fisico. Dato l'esito negativo delle analisi, credo possa essere importante occuparsi della sua ansia in uno spazio protetto e spacilistico. Un percorso terapeutico potrebbe fare al caso suo. Rimango a sua disposizione Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Gentili dottori, mi trovo in una situazione difficile da cui non riesco ad uscirne.
Ho 29 anni, sono laureato in Beni Culturali e attualmente studio archeologia alla magistrale.
Nel mio palazzo c'è uno studio dentistico, il dottore lo conosco da molti anni.
Un giorno mi fermo' e mi chiese se qualche volta, la mattina potevo scendere per aiutarlo al computer con l'hard disk. Da lì è iniziata questa situazione. Piano piano sono passato ad aprire la porta, rispondere al telefono, fare servizi sino a diventare un dentista a tutti gli effetti. Adesso sto alla poltrona, aspiro il sangue, con lo specchietto e cose così.
Ovviamente mi dà una ricompensa ma io ho comunque il mio percorso e le mie attività. Nonostante ciò mi ha preso anche la divisa e vuole farmi scendere anche il pomeriggio.
La cosa che mi dà fastidio è che prima di tutto io non sono un dentista, sono un archeologo. Seconda cosa il dottore non recepisce.
Sia io sia mio padre gli diciamo che ho l'università che devo continuare, fare esami e attività, nonostante questo mi fa andare continuamente.
Una volta dice siamo da soli fai uno sforzo scendi, l'altra volta mi ha detto non puoi fare un'eccezione?
Non è perché io non voglio lavorare ma ho il mio percorso, la mia vita, la devo interrompere per fare il dentista?
Che cosa c'entra un Archeologo in uno studio dentistico?
Come faccio ad uscire da questa situazione?
Anche mio padre ha parlato con lui dicendo che ho l'università, devo seguire i corsi, ma il dottore non recepisce nonostante questo mi fa venire. Se io dico allora domani inizio l'università e lui mi risponde ah domani? Ci metti in difficoltà, non puoi fare un'eccezione?
Vi sembra normale?
Posso mai dire no non mi va più?
Se io sapevo dall'inizio tutto questo non avrei accettato, ma è partita semplicemente come un aiuto al computer.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, immagino la questione sia complessa e che questo Dentista sia molto insistente. Ma credo anche che essere chiari e decisi sulla propria posizione sia importante. Spiegando a lui che fermezza che non è interessato al lavoro, che ha altri progetti per sè, può dargli ul tempo di preavviso come un lavoro con regolare contratto. Dopo di che sarà importnate magtenre il punto, un NO è NO. Anche se difficile, e faticoso, NO vuol dire NO. Se insiste lei dovrà fare un po come il "disco rotto" e ribadire il suo punto. Fermezza, autorevolezza e assertività sono le chiavi per mantenere la propria posizione. L'altro si ostina, lei si ostinerà di ancor di più a difendere i suo scopi, e confini. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
quali sono i disturbi della personalità, me ne diagnostico tanti?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, i disturbi di personalità sono diversi e descritti da specifici criteri. Online le informazioni teoriche sono semplici da reperire. Tuttavia per avere una diagnosi precisa, accurata e clinicamente costruita su un'indagine psicodiagnostica è sempre opportuno appoggiarsi ad un professionista che la conosca e costruista insieme a lei un percorso. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
masturbazione a 50 anni è normale? sento questa necessita almeno 3 volte a settimana e non ho una relazione stabile . sento che il corpo ne ha bisogno e cerco di assecondarlo eppure mi sembra di essere tornato adolescente
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, l'autoerotismo è assolutamente normale ad ogni età. Se sente che questo bisogno è cambiato in qualche forma o misura negli ultimi tempi, potrebbe essere interessante chiedersi se è cambiato qualcosa. Assecondare questo bisogno in sè per sè non credo sia un tema da problematicizzare, ma se sente che questa cosa in qualche modo la disturba forse potrebbe avere senso chiedersi perchè. La sessualità privata o di coppia e normale, legittima e sana ad ogni età e in ogni fase della vita. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Come dire a mia mamma di voler predere la pillola? Ho 23 anni e mi sto frequentando con una ragazzo da un mesetto. Abbiamo già fatto tutti i preliminari e vorrei spingermi oltre, ma ho il costante terrore di gravidanze indesiderate. Vorrei dire a mia mamma (con cui ho molta confidenza, tranne per queste cose) di voler prendere la pillola ma non so come introdurre l’argomento, essendo l'intimità un argomento tabù in famiglia. L'ultima volta in cui gliel'ho detto mi ha fatto un pò di storie (esempio dicendomi che non ero ancora fidanzata con questo ragazzo, chiedendo se avesse intenzioni serie e chiedendomi cosa dobbiamo fare ecc...). Non mi sento a mio agio a parlare di queste cose con lei, specialmente rapporti sessuali. So anche che potrei affidarmi ad un consultorio, ma se per qualche motivo venisse a sapere che prendo la pillola ? penso sia meglio avvisarla subito. Non so se fidarmi solo del preservativo la prima volta. Come posso avvisarla della mia scelta cercando di limitare l’imbarazzo (suo e di conseguenza anche mio)?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, credo che la tua volontà a voler condividere tale scelta con tua madre, sia comprensibile soprattutto perché da ciò che descrivi il vostro rapporto si pasa sul dialogo, tranne per il tema dell'intimità e della sessualità. In molte famiglie questo tema è fonte d'imbarazzo e difficoltà. Sicuramente questa emozione non può essere eliminata, poichè meno si parla di un determinato elemento più sarà complesso farlo. Detto questo, ciò che mi sento di consigliarti e di condividere con la mamma quanto detto a noi qui: la tua volontà a non tenerle questa scelta celata, che vuoi che le sia parte del dialogo, del tuo timore di gravidanza. Il preservativo è sempre e comuqnue un ottimo metodo contraccettivo e protettivo della MST (Malattie Sessualmente Trasmissibili). Rompere i tabù non è semplice, e ahimè non c'è una soluzione "perfetta" per farlo, così come non possiamo prevedere anche con i modi più assertivi possibili, la reazione della mamma. Ma una comunicazione, onesta, sincera, trasparente e sempre un'ottima via da cui partire. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buonasera, avevo già scritto in passato. Spiego brevemente la situazione. Ho 27 anni sono fidanzato da circa 6 anni con una ragazza mia coetanea, ma da circa 3 anni la nostra relazione è in stallo a causa della scoperta da parte sua di alcune chat avvenute tra me ed una collega universitaria per un progetto durato un mese. Nonostante abbia interrotto i rapporti e la relazione è andata avanti con il tentativo da parte mia di essere più aperto nei suoi confronti, sembra che la nostra vita sia ferma a quell'episodio, non facciamo altro che parlarne e rileggere quelle conversazioni. La mia ragazza dice che l'unico modo per andare avanti sarebbe quello di leggere quelle chat con l'aiuto di un professionista e capire realmente il significato dietro quei messaggi. Mi chiedo se questa cosa è plausibile e se c'è qualcuno/na che possa aiutarci, magari leggendo quelle chat anche durante le sedute terapeutiche. Purtroppo abbiamo fatti già diversi tentativi anche di terapia che sono stati vani
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, immagino la fatica di superare un evento doloroso, un evento che segna un prima ed un dopo nella vostra relazione. Non so se leggere i messaggi sia ciò di cui avete bisogno, tutavia credo che in terapia di coppia possa essere importante invece esplorare insieme cosa provate oggi e avete provato all'epoca. Cordialmente dott.ssa Alessia D'Angelo
Riferisco difficoltà nella deglutizione sia per solidi che per liquidi, con variabilità a seconda degli alimenti e del contesto. Ad esempio, con alcuni cibi come il gelato il sintomo non si presenta o è molto ridotto.
Prima di ogni pasto è presente un’ansia anticipatoria significativa. Nel tempo ho notato che il sintomo è peggiorato entrando in un circolo vizioso: la paura di deglutire ha aumentato la percezione del problema e la tensione durante i pasti.
All’inizio temevo una causa organica, ma gli accertamenti effettuati non hanno evidenziato patologie fisiche. Attualmente sono seguito da uno psichiatra e da una psicologa da circa sei mesi.
Ritengo che il sintomo possa essere legato anche a una componente emotiva e a vissuti traumatici pregressi, con possibile somatizzazione e aumento dell’attenzione ansiosa durante l’atto del mangiare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, possi solo immaginare la fatica che le possa provare e vivere con questo sintomo così invalidante. Credo lei stia già attivando tutto ciò che serve per la gestione e cuperamento di questa condizione. In bocca al lupo. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Salve dottori sono appena diventato padre da qualche giorno sono molto sereno anche se ho un dubbio che mi assale , qualche giorno fa mi sono venuti alla mente della parole di un counseling filosofico che avevo guardato qualche video dicendo che senza un percorso di liberazione e di risveglio non saremo capaci di amare i nostri figli e che inconsapevolmente gli facciamo anche del male, io adesso non mi interessa minimamente fare un percorso del genere quindi vuol dire anche io che farò del male a mia figlia ? Quindi dovrei risvegliarmi ? Dovrei seguire il percorso del counseling? E eventualmente anche meditazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, prima di tutto Auguri per la nascita di suo figli*, credo che preoccuparsi di poter in qualche modo trasmettere pezzi di noi disfunzionali hai figli sia un timore normale, comune e naturale. Nessun genitore vorrebbe consapevolmente fare male ad un figlio. Sei le credi di avere degli irrisolti nella sua vita, un percorso potrebbe essere utili prima a lei e in futuro al rapporto che lei costruirà con cui figli*. Detto questo immagino che le parole della persona che ha tenuto il corso, fossero in termini generali ma non specifici, ne vere in assoluto. Porsi delle domande in anticipo su che genitore vorremmo essere o potremmo essere è già di per sè un fattore protettivo. Nulla toglie tuttavia che lei possa esplorare delle parti di sè. Rimango a sua disposizione Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
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