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Esperienze

Sono laureata in Psicologia e offro supporto psicologico attraverso un approccio centrato sulla persona, fondato su ascolto, accoglienza e attenzione ai bisogni individuali. Nel mio lavoro ritengo essenziale costruire una relazione di fiducia, all'interno di uno spazio sereno, protetto e non giudicante, in cui ciascuno possa sentirsi libero di esprimere i propri vissuti, le proprie difficoltà e i propri obiettivi.

Dedico particolare cura ad ogni persona che sceglie di rivolgersi a me, valorizzandone unicità, storia e risorse personali. Credo profondamente nell'importanza di un percorso personalizzato, costruito nel rispetto delle esigenze specifiche di chi ho di fronte, affinché ogni intervento possa essere realmente aderente alla persona e al momento che sta vivendo.

Il mio obiettivo è accompagnare chi si affida a me nell'affrontare difficoltà emotive, momenti di crisi o fasi di cambiamento, attraverso un lavoro condiviso orientato alla consapevolezza, alla crescita personale e al raggiungimento di un benessere più stabile e duraturo.

Il primo incontro rappresenta uno spazio di conoscenza reciproca, utile per comprendere i bisogni della persona, definire insieme i primi obiettivi e porre le basi per un percorso costruito su misura.

Riconosco il valore e il coraggio che richiede la scelta di intraprendere un percorso psicologico: per questo offro un sostegno professionale, empatico e attento, accompagnando la persona passo dopo passo nel proprio cammino di cambiamento.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologo

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  • Consulenza online

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  • Colloquio individuale

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  • F

    Psicologa molto brava, gentile e disponibile. Mi sono sentito subito a mio agio e ascoltato con attenzione. È una persona empatica e professionale, e il suo supporto mi è stato davvero utile. La consiglio assolutamente.

     • Consulenza online colloquio psicologico individuale  • 

    Dott.ssa Carlotta Cacciotti

    Grazie a te Federico per le tue parole e per la fiducia mostrata nel percorso! A presto


  • G

    Esperienza molto positiva. La dottoressa è riuscita a creare un ambiente sereno e privo di giudizio, che mi ha permesso di parlare liberamente e sentirmi compresa! Consigliata!

     • Studio privato colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Carlotta Cacciotti

    Grazie a te Giulia per la fiducia, a presto!


  • D

    Mi sono sentita accolta e ascoltata fin dal primo incontro. La dottoressa è molto empatica, professionale e capace di mettere a proprio agio. Un percorso davvero positivo.

     • Studio privato sostegno psicologico  • 

    Dott.ssa Carlotta Cacciotti

    Grazie mille!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, sono una ragazza di 17 anni e da circa 5 mesi sto cercando di capire il mio orientamento sessuale e solo stamattina mi sono autoconvinta di essere lesbica, ma nonostante ciò ho alcuni dubbi sul fatto che invece possa essere bisessuale.
Mi spiego meglio... In tutta la mia vita non ho mai messo in dubbio il mio orientamento sessuale, ero fermamente convinta di essere etero, seppur fino ad oggi non ho avuto nessun tipo di relazione con un ragazzo (né con una ragazza) eccetto un caso: avevo 14 anni e nel gruppo in cui uscivo quasi tutte le mie amiche erano fidanzate, così ricambiati il primo ragazzo che mi dimostrò un interesse e stemmo insieme all'incirca 1 settimana, quando fui io a lasciarlo poiché mi resi conto che non provavo alcun tipo di sentimento verso di lui, neppure baciarlo mi provocava le cosiddette farfalle nello stomaco, quelle di cui avevo tanto sentire parlare e che tutte le mie amiche avevano provato tranne io.
Da allora non ho più avuto nessun tipo di rapporto con nessun ragazzo, tant'é vero che le mie amiche mi chiedevano "ma davvero non hai una cotta per nessuno? No non può essere così" e al loro "ti devo presentare qualcuno" rispondevo sempre che no non volevo assolutamente, che stavo bene così, ma io non mi sono mai preoccupata del fatto che potessi essere omosessuale perché davo la colpa al mio essere estremamente timida.
Quando poi c'è stato il lock dawn è come se mi fosse scattato qualcosa dentro, che mi ha portato a indagare dentro me stessa.
Mi sono detta che una ragazza di 17 anni dovrebbe essere attratta sia fisicamente che sessualmente da un ragazzo e desiderare di avere un fidanzato e starci insieme, cosa che invece io ho sempre trovato disgustoso e preoccupante (intendo il sesso tra uomo e donna). Ho cercato di capire anche da dove potesse essere nata questa paura e penso che sia a causa del bullismo che ho subito alle medie, da parte appunto di maschi. Quello è stato il periodo più buio della mia vita, (che mi ha portato anche a soffrire di depressione, autolesionismo e anoressia), dal quale sono riuscita ad uscire grazie all'aiuto di una psicologa. Ed è qui che sorgono i miei dubbi: ho adottato questa "corazza" di essere lesbica per "proteggermi" dai ragazzi che il mio cervello cataloga come persone rozze, poco fini, che usano le ragazze come puro oggetto sessuale, o è davvero così?
Passiamo, quindi, alla questione ragazze. Come ho già detto in precedenza, ho riflettuto sulla mia sessualità durante la quarantena, quando ho realizzato che potessero piacermi le ragazze visto che non sono mai stata innamorata, in 17 anni, di nessun ragazzo. Guardando dentro di me con razionalità, ho potuto constatare che il mio Instagram è cosparso di ragazze, poiché è la percentuale più alta che seguo, e quando mi capita di scorrere tra i commenti di un post, le immagini profilo che mi colpiscono sono sempre ed esclusivamente di ragazze e puntualmente mi ritrovo a guardare interamente i loro profili. Questo però, potrebbe anche non significare niente, senonché qualche volta mi è capitato anche di eccitarmi guardando una foto.
Allora ho cercato di andare più a fondo, immaginando un presunto rapporto sessuale con una donna, cosa che non mi ha provocato tutta questa paura (anzi!) come quando mi è capitato di pensarlo con un uomo. Sono andata oltre il sesso e ho cominciato a pensare ad una vera e propria relazione con una donna (donna in generale, non c'è nessuna ragazza che mi piaccia al momento) e anche questa volta non mi è sembrato così brutto, se non quando mi sono immaginata da adulta, ed allora ho abbattuto tutte le mie fantasie, pensando che sarei dovuta stare con un uomo da grande. Pensando al mio passato, ho pensato a qualche altro evento che potesse confermare questa idea e ne ho trovato un altro, che ho sempre sottovalutato. In prima superiore avevo stretto un legame fortissimo con la mia compagna di banco. Abbiamo trascorso un anno bellissimo, ero felicissima quando dovevo uscire con lei, quando mi invitava a casa sua e mi godevo ogni attimo insieme a lei, tant'é vero che un giorno, per scherzo, parlando su whatsapp le dissi "marti ti devo dire una cosa, sono lesbica, mi sono innamorata di te" e la sua reazione fu "ti voglio bene, lo sai che mi piacciono i ragazzi, scusami" e allora le dissi che era soltanto uno scherzo e tutto tornó come prima, fino a quando decise di cambiare scuola ed indirizzo e perdemmo i rapporti. Fu una cosa che mi spezzò il cuore, all'inizio ero sempre io che la messaggiavo, le chiedevo di vederci e per un periodo ci siamo pure viste, ma stando distanti sentivo che non era più lo stesso e man mano ho lasciato stare, non le ho più scritto un messaggio, sperando che lo facesse lei, ma niente, e così che sono passati i mesi e gli anni. Per molti mesi sono stata malissimo, la pensavo ogni giorno, piangevo di notte pensando a lei e alla rottura della nostra amicizia e se ci penso, ancora oggi mi viene un magone alla gola. A distanza di anni, quindi mi sono chiesta e se quella non fosse stata una semplice amicizia, e se lei fosse stata qualcosa di molto di più per me, ma a cui io non ho mai dato peso?
E così che nel mio cervello si è accesa una spia con questa domanda "E se fossi davvero lesbica?". Devo ammettere, che inizialmente questo pensiero mi ha destabilizzata, tant'è vero che cercavo di sopprimerlo e di evitarlo il più non posso, ma più cercavo di non pensarci e più questo compariva sempre più aggressivo, quindi ho lasciato che questa paura entrasse dentro di me per poi trasformarla in qualcosa di positivo. Penso che io abbia avuto questa paura, innanzitutto perché scoprirsi non è mai facile, ma soprattutto perché viviamo in una società strettamente eterosessuale, dove la "normalità" è essere sposati con un uomo e con una donna, pensiero che ha fortemente anche la mia famiglia. Io mi sono da sempre battuta per la comunità LGBTQ+, anche quando ignoravo il fatto di poter essere "diversa", tant'é vero che ad un qualsiasi commento sgradevole che mi è capitato di sentire, sono stata sempre pronta a rispondere a tono e ad affermare il mio pensiero, cercando di far ragionare anche loro, ma con scarsi risultati. Ed è questo che mi ha portata per mesi a sopprimere il mio essere, a pensare addirittura di non poter essere così per non dargli un'ulteriore delusione, e di credere che avrei dovuto non pensarci proprio più e di continuare la mia vita da etero. Ma sono arrivata oggi a credere che ho bisogno di essere felice, perché non lo sono stata per molto tempo e ancora ora non mi sento benissimo, ci sono ancora pensieri che mi porto dal mio dca e con cui lotto e cerco di convivere ogni giorno, ma è dura. Quindi se per me la felicità è stare con una donna, mi va bene, anche se questo comporterebbe la delusione dei miei genitori, ma prima di fare coming out con amici e famiglia, voglio davvero esserne certa, ed avere anche un vostro consiglio che sarebbe prezioso per me. Ho un'immensa stima per voi e il vostro mestiere che trovo sia uno dei più belli al mondo e che sogno anch'io di fare da grande, perché mi piace davvero aiutare le persone. Con questo, vi saluto e vi ringrazio per essere arrivati fin qui e aver letto le mie parole. Vi ringrazio davvero di cuore e aspetto una vostra opinione.

Buongiorno, innanzitutto grazie davvero per aver condiviso una riflessione così profonda e personale. Si sente quanto ci hai pensato, e quanto desideri capirti davvero.
Non c’è nulla di “strano” o sbagliato in quello che stai vivendo. Anzi, è un percorso molto comune, soprattutto alla tua età, ma anche più avanti nella vita.
Da quello che è emerso con i ragazzi c'è assenza di attrazione, fastidio o paura,
con le ragazze, invece, curiosità, attrazione, meno paura e possibilità di immaginare una relazione.
Una cosa per me importante, però, è capire che questo potrebbe indicare un orientamento verso le ragazze, ma non serve trasformarlo subito in una “sentenza definitiva”. Ovvero puoi anche dirti: “In questo momento mi sento più vicina all’essere attratta dalle ragazze” senza chiudere tutte le altre porte per sempre.
Sicuramente il bullismo che hai subito dai ragazzi ha influito sulla percezione che hai di loro e il senso di sicurezza nei loro confronti. Però questo non “crea” automaticamente un orientamento.
Per quanto riguarda la tua amica, da ciò che hai descritto emerge un'intensità emotiva molto forte e una sofferenza profonda per la perdita. Non significa automaticamente che fosse amore, ma è assolutamente possibile che ci fosse qualcosa di più, anche se all’epoca non avevi gli strumenti per riconoscerlo.
Mentre il pensiero “Da grande dovrò stare con un uomo” non viene da te, ma da: aspettative sociali, contesto familiare ecc.. e questo può creare un conflitto interno fortissimo. Ma hai detto una cosa molto vera: “Ho bisogno di essere felice.” e questo è il punto centrale. Non vivere per soddisfare un’idea esterna di “normalità”.
Dunque ti propongo un approccio più leggero e realistico:
Non forzarti a scegliere un’etichetta subito
Osserva cosa provi davvero, nel tempo
Permettiti di:
trovare belle delle ragazze
immaginare relazioni
conoscere persone senza pressione
Infine, ti consiglierei di parlarne con qualcuno non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché stai affrontando tante cose profonde insieme.
Concludo dicendoti che non stai “scegliendo” di essere qualcosa ma stai scoprendo chi sei. Grazie a lei e buona giornata

Dott.ssa Carlotta Cacciotti

Domande su colloquio psichiatrico

Buona sera, più di 10 giorni fa sono finita in pronto soccorso per aver ingerito per sbaglio ace gentile.
Oltre ad un Rx, pantorc e visita otorinolaringoiatra non mi è stato fatto nulla. Mi hanno prescritto una dieta semiliquida che pensavo fosse per pochi giorni, dato l'arrossamento della gola.
invece mi ritrovo, dopo aver fatto un'altra visita otorinolaringoiatra, di cui l'esito è che non ho assolutamente nulla (aspettando la gastroscopia) ad avere crisi di panico per mangiare, anche piccoli bocconi mi bloccano nonostante non abbia niente ( a detta del dottore) che mi impedisca di mangiare normalmente.
La dottoressa di base (dopo essere stata alla guardia medica per una crisi di panico in cui sembrava mi mancasse l'aria)mi ha consigliato laroxyl mattino e la sera.
Il primo giorno sembrava normale, mi ero tranquillizzata ma già oggi sembra che non facciano più effetto anzi mi sento agitata.
Cosa posso fare per ritornare ad una vita normale senza ansia, potendo mangiare normalmente e non avendo questo senso di mancanza d'aria? Grazie

Buonasera. Quello che descrive è una reazione molto comprensibile dopo uno spavento fisico importante. L’ingestione accidentale di un prodotto irritante può attivare nel corpo una forte risposta di allarme; anche quando gli esami medici risultano rassicuranti, il cervello può continuare a “proteggerti” come se il pericolo fosse ancora presente. Questo può tradursi in ansia durante la deglutizione, paura di soffocare e sensazione di mancanza d’aria, che sono sintomi molto frequenti negli episodi di Attacco di panico.
Se la visita otorinolaringoiatrica non ha evidenziato problemi e sei in attesa della Gastroscopia, è possibile che in questo momento la difficoltà sia legata soprattutto alla paura rimasta dopo l’episodio iniziale. Il corpo tende a irrigidirsi quando siamo in ansia e questo può far percepire la deglutizione come più difficile, anche se dal punto di vista medico non c’è un impedimento reale.
In questi casi funziona molto la rieducazione progressiva (come ad esempio iniziare con cibi morbidi e piccoli bocconi, mangiare lentamente e in un ambiente tranquillo, bere un sorso d’acqua tra un boccone e l’altro.....)
Se l’ansia continua, un breve supporto psicologico può aiutarti a lavorare proprio su questa paura di deglutire e sugli episodi di panico, permettendo gradualmente di tornare a mangiare e respirare con più tranquillità. Situazioni come questa sono più comuni di quanto si pensi e nella maggior parte dei casi si risolvono quando il corpo e la mente recuperano il senso di sicurezza.
Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti e un augurio di pronta serenità.

Dott.ssa Carlotta Cacciotti

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