Che cos’è un chiropratico?

Fisioterapia • 1 febbraio 2017 • Commenti:

Il chiropratico è qualcuno che pratica la disciplina chiropratica: il temine deriva dal greco “cheir”, mano e “praxis”, azione. Il chiropratico agisce analizzando la colonna vertebrale per individuare e correggere, attraverso azioni specifiche, gli eventuali disallineamenti vertebrali (sublussazioni), che influiscono sul normale funzionamento del sistema nervoso. Il sistema nervoso coordina il funzionamento dell’intero organismo, ovvero di cellule, organi, tessuti e sistemi, compreso il sistema immunitario; quando le vertebre sono fuori posizione interferiscono con il sistema nervoso, provocando malfunzionamenti o stress delle strutture nervose.
Praticamente si focalizza sul trattamento delle cause di un problema piuttosto che su quello dei sintomi specifici.

Storia della chiropratica

Il primo a dare una definizione del termine chiropratica fu Daniel David Palmer nel 1895. Egli rilevò dei miglioramenti in un suo paziente che soffriva di sordità, riuscendo ad alleviarne i sintomi tramite una specifica manipolazione della colonna vertebrale. La causa da lui trattata era l’infiammazione di un nervo. Diede quindi una valenza scientifica alla disciplina chiropratica. Suo figlio, Bartlett Joshua Palmer proseguì gli esperimenti del padre e contribuì a sviluppare le conoscenze chiropratiche, aprendo la propria scuola di chiropratica nel 1902. Da allora sono molte le persone che hanno elaborato i dati sulla chiropratica e oggi i chiropratici annoverano tra i problemi di loro competenza più di duecentocinquanta sintomi e patologie, mentre le pratiche da loro effettuate a scopo preventivo o terapeutico sono oltre cento. La principale diagnosi riscontrata dai chiropratici è la sublussazione, ma le teorie proposte possono riguardare anche altre disfunzioni dell’anatomia articolare, legate alla zona dell’osso sacro, alla nuca e alle fascette vertebrali in generale.

Basi di chiropratica

La chiropratica si basa sul concetto dell’autoregolazione e autoguarigione del corpo: l’organismo effettua quotidianamente delle operazioni di autoregolamentazione, compreso il respiro durante la notte o la guarigione spontanea di un taglio o di una ferita attraverso la produzione di cellule nuove. La chiropratica focalizza la propria attenzione sull’interazione tra la struttura della colonna vertebrale e le funzioni coordinate dal sistema nervoso. Il sistema nervoso è costituito dal cervello e dai nervi, il più importante dei quali passa all’interno del canale midollare e quindi anche nelle vertebre. Il midollo spinale trasmette gli impulsi del cervello al resto del corpo, coordinando movimenti, sensazioni e funzioni. Quando la meccanica biologica del complesso vertebrale subisce delle alterazioni, questa interazione tra struttura e funzioni crea problemi a livello neurofisiologico, influendo sulle capacità del corpo di recuperare e mantenere uno stato di salute. Le sublussazioni possono causare molti problemi, tra cui mal di schiena o di collo, dolori alle spalle o agli arti, mal di testa, sciatalgie e molti altri disturbi. Il chiropratico favorisce la capacità del corpo di guarire spontaneamente e funzionare in modo efficiente.

La chiropratica è la terza professione medica praticata negli Stati Uniti ed è uno dei più diffusi al mondo tra i metodi di guarigione naturale. Anche se scientificamente non ci sono prove certe dei benefici della chiropratica, a parte per specifici problemi alla schiena, molte persone rilevano un forte miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche.

Sintomi e pratiche

Dato che la diagnosi più frequente fornita dai chiropratici è quella della sublussazione, la principale terapia attuata è l’aggiustamento o la correzione dei disallineamenti delle vertebre. Tale manipolazione consiste nell’applicare forze e leve di velocità e ampiezza variabili sulle articolazioni e sui tessuti interessati, con lo scopo di influire sulle funzionalità articolari e neurofisiologiche. La terapia correttiva vertebrale si pratica con le mani o con strumenti che possano provocare spostamenti dei nervi e delle articolazioni, naturalmente non oltre i limiti fisiologici dell’organismo.

Ci sono alcune condizioni in cui le manipolazioni chiropratiche sono controindicate. Tra queste troviamo:

  • tumori del midollo spinale, alle meningi o alla colonna;

  • fratture acute;

  • osteomielite;

  • tubercolosi della colonna vertebrale;

  • ematomi midollari;

  • ernia franca del disco;

  • disfunzioni dei tessuti molli;

  • instabilità dell’osso odontoide;

  • malformazioni patologiche del tratto cervicale superiore o dislocazioni vertebrali;

  • osteoblastoma;

  • ipermobilità congenita.

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la manipolazione chiropratica è senza rischi. I soggetti che ricorrono alla chiropratica soffrono generalmente di dolori muscolari o neuroscheletrici oppure in caso di articolazioni bloccate o a mobilità ridotta. La chiropratica tratta anche disturbi non legati a muscoli o scheletro, come ad esempio disfunzioni degli apparati, tra cui quello respiratorio, cardiocircolatorio, gastroenterico, sensoriale o genitale e urinario. Molti chiropratici si occupano anche di fornire indicazioni riguardo allo stile di vita dei propri pazienti, per favorire un equilibrio psicofisico necessario al corretto funzionamento del sistema nervoso e quindi dell’intero organismo.

Esperto

Vuoi un suggerimento medico? Contatta i nostri dottori!

Trova subito un dottore »

Commenti: (0)