Piazza Trento 1, Chieri 10023
Centro Integrato Multidisciplinare
Leggi di più03/04/2026
Sono una psicologa clinica, specializzanda in psicoterapia a orientamento psicoanalitico. Lavoro con adolescenti, giovani adulti e adulti offrendo percorsi di sostegno psicologico individuale.
La mia pratica clinica è guidata dal profondo convincimento che non esistano menti isolate, ma soggettività in continua interazione e relazione, e che in questo continuo scambio sia possibile riparare e recuperare una narrazione coerente di sè.
La relazione come spazio di cura rende possibile, grazie all'ascolto e all'incontro autentico, il dispiegarsi di movimenti trasformativi tesi al cambiamento.
La stanza di analisi diventa contenitore di complessità e luogo di esplorazione e scoperta, dove dare voce alle parti più fragili di sè.
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2 recensioni
Nuovo profilo su MioDottore
I pazienti hanno appena iniziato a rilasciare recensioni.
Molto competente, professionale e gentile, mi sono subito sentita a mio agio. Farò altre sedute. Grazie.
Dott.ssa Beatrice Pesce
La ringrazio per il suo riscontro.
È molto importante per me sapere di essere riuscita a esserle di aiuto.
Professionista empatica e capace di farti sentire a proprio agio e accolta.
Assolutamente consigliata.
Dott.ssa Beatrice Pesce
La ringrazio per le sue parole che sono per me un riscontro prezioso.
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
salve a tutti gentili psicologi ..
domani ho un esame all università di storia medievale ma non riesco a ripetere oggi e mi sento molto bloccata ... il blocco mi paralizza. Come posso superare queste situazioni? Grazie.
Quello che descrive è un’esperienza molto comune, ma non per questo banale.
Si tratta presumibilmente di una condizione ansiosa.
Possiamo pensare a questo blocco come a una forma di inibizione: una funzione dell’Io che si arresta quando il carico emotivo diventa eccessivo.
Questo tipo di esperienza meriterebbe uno spazio di esplorazione: il blocco non è casuale, ma spesso racconta qualcosa del modo in cui lei vive le prove, il giudizio e il valore personale.
Ció che le accade non indica un’incapacità, ma una temporanea interferenza emotiva sulle funzioni cognitive.
L’obiettivo, in questo momento, non è eliminare completamente l’ansia (cosa irrealistica), ma renderla più tollerabile così da riattivare le sue risorse.
Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024.Ho iniziato con a dimenticare ogni tanto i nomi o comunque non mi arrivano nell immediato, inoltre ho sempre un po' di confusione,gli eventi mi sembrano sempre più lontani rispetto alla realtà,la memoria è peggiorata.Ho vissuto il 2024 con forte stress,e arrivo da 5 anni con problemi di insonnia ,ora migliorata con l assunzione di sertralina e olanzapina,A febbraio 2025 mi hanno fatto fare una risonanza e test neuropsicologici entrambi con esito negativo,a settembre ho rifatto i test neuropsicologici sempre con esito negativo e a febbraio 2026 ho effettuato una PET anche questa negativa.Mi sento la mente confusa.volevo chiedere un vostro parere,io ci penso tutti i giorni da mattina a sera,non so più cosa pensare.grazie a chiunque può aiutarmi
Buongiorno,
Comprendo la sua preoccupazione.
Ci sono alcuni elementi nel suo racconto che permettono di formulare delle ipotesi rassicuranti, pur senza banalizzare il disagio che sta vivendo.
Partirei da un dato importante: gli accertamenti neurologici e neuropsicologici ripetuti nel tempo (risonanza, test cognitivi, PET) con esito negativo indicano con buona affidabilità l’assenza di un processo neurodegenerativo in atto. Questo non significa che ciò che prova “non esista”, ma piuttosto che va compreso su un piano diverso da quello organico.
Nel suo caso emergono alcuni fattori centrali:
* una storia recente di stress intenso e prolungato
* un periodo significativo di insonnia cronica
* una condizione attuale in cui il pensiero è costantemente focalizzato sul sintomo (“ci penso tutti i giorni da mattina a sera”)
questi aspetti come elementi che incidono direttamente sulle funzioni cognitive superiori.
La memoria e l’attenzione, infatti, non sono sistemi isolati, ma profondamente influenzati dallo stato emotivo interno.
Quando una persona attraversa un periodo di sovraccarico psichico, si può osservare una sorta di “restrizione funzionale” delle capacità cognitive.
Un aspetto molto rilevante è il circolo che sembra essersi creato:
più lei osserva e monitora questi segnali, più aumenta lo stato di allerta interna, e questo a sua volta peggiora le prestazioni cognitive. È un meccanismo noto, in cui il sintomo viene amplificato dall’iperinvestimento attentivo e dalla preoccupazione costante.
Si può ipotizzare che questa focalizzazione sul funzionamento mentale rappresenti anche un tentativo di dare forma e controllo a un vissuto interno più diffuso di insicurezza o perdita di stabilità, probabilmente legato agli eventi stressanti vissuti nel 2024.
Il quadro che emerge è più compatibile con una condizione funzionale; quello che le suggerirei, da un punto di vista psicoterapeutico, è di considerare un percorso che non si concentri solo sul sintomo cognitivo, ma che esplori:
* il significato dello stress vissuto nell’ultimo periodo
* le modalità con cui gestisce il controllo e la preoccupazione
* il rapporto che sta sviluppando con questi sintomi (che sembra diventato molto invasivo)
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