Dr.
Antonino Maria Raneri
Psicologo
·
Psicoterapeuta
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Arezzo 2 indirizzi
Esperienze
Lavoro con adulti, coppie, adolescenti e giovani.
Il mio metodo è l'Analisi Transazionale Psicodinamica. sono in contatto con colleghi medici e psicologi provenienti da diverse regioni d'Italia per diffondere una terapia psicologia mirata a riequilibrare la personalità.
www.antonioraneri.it
Approccio terapeutico
Principali patologie trattate
- Depressione
- Attacco di panico
- Stress
- Bassa autostima
- Crisi relazionali
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Recensioni
5 recensioni
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P
PF
Grande bravura e professionalità ma anche tanta umanità. Credo sia il massimo per questo tipo di percorso.
• Studio di Psicoterapia, Arezzo • psicoterapia •
Dr. Antonino Maria Raneri
La ringrazio per il suo feedback per me molto prezioso
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V
V A
Il dottore Raneri è molto professionale e preparato, dopo qualche incontro mi ha fatto un quadro chiaro e dettagliato delle mie problematiche. Abbiamo concordato un percorso terapeutico che ho iniziato. Mi sta aiutando molto.
• Studio di Psicoterapia, Arezzo • primo colloquio psicoterapeutico •
Dr. Antonino Maria Raneri
E' per me gratificante poter essere d'aiuto chiarendo situazioni inizialmente nebulose , grazie.
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C
C.A.
Con il Dottor Antonino ho svolto un percorso per me molto importante, in cui mi sono sentita accolta e vista. Il Dottore si è sempre dimostrato disponibile, cortese e molto professionale.
• Studio di Psicoterapia, Arezzo • psicoterapia •
Dr. Antonino Maria Raneri
La ringrazio per questo feedback che mi motiva a proseguire nella mia vita professionale.
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F
F.
Professionista con molta esperienza, attento alla persona e capace di ascolto empatico. Lo consiglio senza dubbio.
• Consulenza Online • consulenza online •
Dr. Antonino Maria Raneri
Grazie per le parole che ha usato nei miei confronti.
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C
C.C.
Il Dott. Raneri è un grande professionista e persona squisita
• Consulenza Online • consulenza online •
Dr. Antonino Maria Raneri
Grazie mille
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, purtroppo da diverso tempo sto attraversando un periodo caratterizzato da una fortissima ansia generalizzata. Durante questo periodo ho avuto dei veri e propri attacchi di panico che mi hanno lasciato successivamente una sensazione di confusione e perdimento. A seguito di questo ho deciso di andare in terapia, proprio ieri parlando con il mio psicoterapeuta abbiamo affrontato il discorso di questa sensazione di smarrimento e distacco dalla realtà e dalla mia vita. Una sensazione particolare e molto spaventosa che non riesco bene a descrivere a parole.
Ieri parlandone ho avanzato l’ipotesi che potesse trattarsi di episodi di “depersonalizzazione”. Il mio terapista mi ha rassicurato dicendomi che a suo avviso non soffro di nessun tipo di disturbo dissociativo. Mi ha spiegato che un paziente che soffre di depersonalizzazione durante quei momenti non è proprio in grado di capire quale sia la realtà, e che la differenza fra episodi psicotici e nevrotici (a suo avviso il mio caso) risiede proprio nella lucidità di base che non mi ha mai abbandonato. A suo avviso nel mio caso si tratta piuttosto di pensieri intrusivi di tipo ossessivo dettati dall’ansia.
Avrei piacere ad avere pareri da più medici a riguardo. Cosa ne pensate? Siete d’accordo con questo punto di vista?
Buongiorno, ho letto alcune delle risposte dei miei colleghi, è concordo in linea di massima con loro, soprattutto nel fidarsi del suo psicoterapeuta, che possiede senz'altro maggiori informazioni di quelle che possediamo noi. vorrei condividere con lei ciò che mi ha colpito in ciò che ha scritto. L'utilizzo di un linguaggio tecnico ha provocato in me una sorta di sgradevolezza, è come se lei si relazionasse a se stessa come un oggetto clinico più che come una persona che soffre. L'attacco di panico è anche il segnale dell'organismo che non ci stiamo ascoltando, che stiamo tacendo una parte di noi, di solito la parte BAMBINA. Le auguro di poter recuperare la sua parte bambina per reintegrarla nella sua personalità. e nella sua vita, al fine di ritrovare l'equilibrio che cerca.
Buongiorno,
sono un uomo maturo piuttosto immaturo.
Sono più vicino ai 60 che ai 50, ho figli grandi e figli piccoli diverse relazioni alle spalle e non sono ancora capace di dire no in maniera categorica.
Questa mia condiscendenza, associata ad una disponibilità eccessiva mi ha creato non pochi problemi nella vita portandomi a recidere drasticamente relazioni nelle quali erano presenti figli quando avevo raggiunto il limite massimo di sopportazione. Eppure in tutti i casi ho palesato nel tempo le mie rimostranze, le mie resistenze verso situazioni che ritenevo per me scomode e fastidiose, ma sono state regolarmente ignorate finché non sono arrivato ad un drammatico punto di non ritorno con separazioni dolorose sia per i genitori che per i figli.
Non so se sono io che mi scelgo partner di vita con una spiccata tendenza alla sopraffazione e poco empatiche o se sono io che non so esplicitare in maniera decisa il mio disappunto e tendo ad essere troppo accondiscendente. Ormai è un approccio di vita, alla mia età è difficile cambiare e sopravviene una sorta di rassegnazione, la laconica consapevolezza di non avere più la vita davanti ed appunto, una deprimente forma di rassegnazione, che ogni tanto lascia spazio ad una rabbia inconcludente associata a forme aggressive di breve durata, mai violente.
Questa accondiscendenza si palesa in tutte le forme di relazione sociale, io sono sempre quello che si lamenta poco e che pretende poco (ed in effetti questo tende a corrispondere alla realtà), ma a livello professionale e lavorativo diventa pericoloso e mi impedisce di emergere o di avere un congruo riscontro economico dai miei sforzi.
A questo punto dovrei porre la domanda agli specialisti, che mi pare ovvia: è preferibile che mi adatti a questo status prendendo quel che di buono mi riserva la vita da qui alla fine dei miei giorni o è possibile e sensato intraprendere un percorso che mi consenta di cambiare ed essere più incisivo nei miei rapporti? Considerando la seconda opzione quale costo potrebbe avere per i rapporti consolidati che ho?
Buongiorno, le sue riflessioni sono sensate, ritengo che finché siamo vivi possiamo cambiare, apprendere, è questa la caratteristica di noi esseri umani. può intraprendere un percorso di psicoterapia al fine di modificare le dinamiche relazionali a cui faceva cenno. più complesso è il cambiamento degli aspetti strutturali ma ciò dipende anche dalla sua motivazione a cambiare davvero direzione. Potrà senz'altro trovare un equilibrio più soddisfacente.
le invio i miei migliori auguri.
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