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Leggi di più03/02/2026
Salerno 1 indirizzo
Sono la Dott.ssa Anna De Martino, Psicologa Psicoterapeuta e Analista del Comportamento (ABA) certificata IBAO, esperta in autismo, ADHD, disturbi del comportamento, difficoltà emotive e relazionali, e psicoterapia per bambini, adolescenti e adulti.
Mi occupo da anni di interventi basati sull’evidenza scientifica, integrando:
ABA per disturbi del neurosviluppo
ACT e DBT per regolazione emotiva e comportamenti disfunzionali
Parent Training
Psicoterapia dell’adolescente
Programmi per la gestione della rabbia
Psicoterapia individuale per adulti
Sono inoltre esperta in dipendenze comportamentali e tecnologiche, occupandomi di:
dipendenza da smartphone
videogioco e social-media addiction
cyberbullismo e sicurezza digitale
gaming disorder
dipendenza da gioco d’azzardo (gambling)
Svolgo percorsi psicoterapeutici individuali e familiari, interventi ABA strutturati, valutazioni psicodiagnostiche e programmi personalizzati per bambini, ragazzi e genitori.
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14 recensioni
La dottoressa è molto attenta a mettere a proprio agio,per me è stato importante. Mi ha aiutato a vedere delle cose sotto una luce diversa. Sono super contenta.
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie Adriana.
Creare uno spazio in cui sentirsi a proprio agio è fondamentale perché il lavoro possa davvero aiutare a guardare le cose da prospettive nuove.
Sono felice che questo percorso le sia stato utile.
Professoressionale, empatia, disponibile,attenta.
Un supporto prezioso.
Non solo una psicologa ma molto di più
Dott.ssa Anna De Martino
Accompagnare le persone nei momenti delicati con presenza e cura è una responsabilità che prendo molto sul serio.
Grazie per la fiducia.
Posso solo dire che la dottoressa e il top
Ci dà indicazioni ottime per seguire bene i nostri figli
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie di cuore.
Il lavoro con le famiglie nasce proprio dalla condivisione e da indicazioni concrete, pensate per la quotidianità.
È bello sapere che questo viene riconosciuto.
Professionalità eccellente ,grande empatia e disponibilità.
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie Nico per le sue parole e per la fiducia.
Sapere che professionalità, empatia e disponibilità siano state percepite è per me molto importante.
Il mio obiettivo è accompagnare ogni persona con attenzione e rispetto nel proprio percorso.
Quando la vita si dimentica un pó di te affidarsi ad una eccellente professionista, quale Anna De Martino, aiuta a rialzarsi e continuare.
La sua massima disponibilità é qualcosa di encomiabile
Grazie di tutto
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie per le sue parole così profonde.
Nei momenti in cui ci si sente smarriti, trovare uno spazio di sostegno può fare la differenza.
La ringrazio sinceramente per la fiducia e per aver condiviso la sua esperienza.
Per cosa la consiglierei? Se cercate un po' di umanità in mezzo ad un mondo di follia.
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie per questa recensione così intensa.
L’umanità è ciò che cerco di portare ogni giorno nel mio lavoro.
Le sue parole sono un grande incoraggiamento.
La dottoressa De Martino è stata l'angelo che ho trovato sul mio cammino!è una persona altamente qualificata,empatica,risolutiva,ascolta problemi e trova soluzioni,fornisce tutti gli strumenti di cui si ha bisogno, non potevo capitare in mani migliori!siamo stati da lei perchè mio figlio aveva bisogno di sedute di psicomotricità,ci ha spiegato e seguito con amore,pazienza e serietà, ci ha insegnato come gestire alcuni comportamenti, ha aiutato mio figlio per mesi e la differenza si notava!siamo stati sempre accolti col sorriso,nel suo studio si respira aria di pace e armonia,mio figlio ha solo 4 anni,ma la adora perchè è una dottoressa che sa relazionarsi con gli adulti e con i piccoli. Non posso fare altro che consigliarla, con lei ho trovato la pace nella gestione delle cose,non finirò mai di ringraziarla
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie di cuore per la fiducia e per aver condiviso la sua esperienza.
Accompagnare bambini e famiglie nel loro percorso di crescita è per me un grande privilegio.
Un caro saluto.
La dott.ssa De MARTINO è una professionista di alto livello perchè riesce a sintetizzare empatia , ascolto attivo, con strategie reali e concrete da applicare nella vita quotidiana. E che dire dello studio, pulito, accogliente e alla reception collaboratrici sempre sorridenti e disponibili così come la dott.ssa. Grazie al suo aiuto mia figlia di 9 anni , ha imparato a non lasciarsi travolgere dall'ansia e dalla paura in certe situazioni, bensì a saperle affrontare per vivere con serenità le esperienze quotidiane anche quelle più spiacevoli.
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie di cuore per queste parole così profonde e sentite.
Sapere di avervi accompagnato con cura, rispetto e serenità in un momento delicato è per me il senso più autentico del lavoro che svolgo.
Il percorso fatto insieme è stato possibile anche grazie alla vostra fiducia e alla vostra disponibilità come genitori.
Vi auguro di continuare questo cammino con la stessa forza e consapevolezza. Un caro abbraccio.
Gentile professionale attenta disponibile consigliatissima
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie per la sua recensione e per la fiducia.
Gentilezza, attenzione e disponibilità sono valori per me fondamentali nel lavoro quotidiano.
Un caro saluto.
La dottoressa De Martino ci segue da tre anni con il nostro piccolo Angelo, in questi tre anni di trattamento abbiamo avuto un miglioramento costante nel tempo da parte del bimbo, ma la dottoressa ci ha sostenuto anche a noi genitori che terapia aiutando me e mia moglie ad interagire con il bambino dandoci ogni giorno consigli utili su ogni tipo di problematica che si presentava a casa e fuori. È inutile sottolineare la gentilezza la cordialità e l'amore con cui lei svolge il suo lavoro.
Un angelo per il nostro Angelo
Dott.ssa Anna De Martino
Grazie di cuore per questa testimonianza così ricca e autentica.
Il lavoro con i bambini è sempre un lavoro di squadra, e il coinvolgimento dei genitori è una risorsa preziosa.
Sapere di essere stata un sostegno anche per voi, oltre che per vostro figlio, dà grande valore al percorso svolto insieme.
Vi ringrazio sinceramente per la fiducia e per le parole così sentite.
ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno , ho 33 anni e quando ne avevo 29 è finita la mia relazione dopo 4 anni perchè ho iniziato a chiedermi se l amassi , se stessi bene , se mi mancasse ecc ecc... sono andato subito in terapia e mi è stato detto di avere il doc da relazione.
In questi 4 anni sono sempre andato in terapia e negli ultimi due con frequenza settimanale.
Ho imparato come funziona e da cosa deriva questa mia continua ricerca di conferme ma in questi anni quando ho conosciuto 3 ragazze il doc si è rifatto vivo e lottando alla fine mi arrendevo.
Ora non sono certo che la mia psicoterapeuta cognitivo comportamentale mi stia davvero aiutando.
Naturalmente cerco su internet e mi esce che per il doc la terapia piu efficace è la ERP , cosa che la mia psicoterapeuta non fa.
Non so piu cosa fare, ricominciare un percorso sarebbe difficile mentalmente perche è come se avessi buttato via questi anni ma non voglio neanche rimanere bloccato senza poter decidere in maniera autonoma e secondo quello che sento se una persona è compatibile o meno con me. Grazie.
Buongiorno,
la ringrazio per aver scritto in modo così chiaro e onesto. Si percepisce molto bene la fatica profonda che sta vivendo, ma anche il lavoro serio che ha fatto in questi anni su di sé.
Vorrei dirle innanzitutto una cosa importante: non ha buttato via nulla. Questi anni di terapia le hanno permesso di comprendere il funzionamento del suo DOC, di riconoscerne i meccanismi, le origini e le dinamiche. Questa consapevolezza è un passaggio fondamentale e non va minimizzata, anche se oggi sente di essere ancora bloccato.
Quello che descrive è molto tipico del DOC da relazione: il dubbio non riguarda solo “questa persona sì o no”, ma soprattutto la possibilità stessa di fidarsi delle proprie sensazioni, di distinguere ciò che è emozione autentica da ciò che è ansia, controllo, bisogno di certezza. È per questo che, nonostante la comprensione razionale, il problema tende a riattivarsi ogni volta che entra in gioco un legame significativo.
Rispetto alla sua domanda sulla terapia: è vero che, per il DOC, gli interventi basati sull’esposizione con prevenzione della risposta (ERP) hanno una solida evidenza scientifica. Tuttavia, non tutte le terapie cognitive-comportamentali lavorano allo stesso modo e non tutti i professionisti utilizzano l’ERP in maniera strutturata, soprattutto quando il DOC è più “mentale” e meno comportamentale, come nel DOC relazionale. Questo non significa automaticamente che il lavoro fatto finora sia sbagliato, ma può spiegare perché lei percepisca di essere arrivato a una sorta di stallo.
Il punto centrale, però, non è solo “quale tecnica”, ma come viene lavorato il suo rapporto con il dubbio, con l’incertezza e con il bisogno di controllo emotivo. Molte persone con DOC relazionale non soffrono tanto perché “non amano abbastanza”, ma perché non tollerano l’idea di non poter avere una risposta definitiva e garantita sui propri sentimenti. E questo, nel tempo, può portare a rinunciare alle relazioni non per mancanza di compatibilità, ma per sfinimento.
Il suo timore di ricominciare un nuovo percorso è comprensibile: cambiare terapeuta può essere vissuto come una sconfitta o come un azzeramento. In realtà, può essere anche una fase evolutiva del percorso, soprattutto se oggi il suo bisogno è diverso rispetto a quattro anni fa. Non si tratta di cancellare ciò che è stato fatto, ma eventualmente di integrare o riorientare il lavoro, magari chiarendo apertamente con la sua attuale terapeuta i dubbi che sta avendo sul metodo e sugli obiettivi.
Infine, mi colpisce molto ciò che scrive quando dice: “non voglio rimanere bloccato senza poter decidere in maniera autonoma”. Questo è un obiettivo terapeutico molto sano. La libertà decisionale non nasce dall’assenza di dubbi, ma dalla capacità di scegliere anche in presenza del dubbio, senza che questo diventi il criterio principale con cui giudicare una relazione.
Se lo desidera, un primo colloquio con un professionista esperto può servirle non per “ricominciare da zero”, ma per fare chiarezza su come proseguire, con quali strumenti e con quali obiettivi realistici.
Le auguro di poter ritrovare, passo dopo passo, fiducia nel suo sentire e nelle sue scelte.
Buongiorno.
Sto vivendo un periodo molto difficile con il mio fidanzato, tanto che sto seriamente pensando di lasciarlo. Stiamo insieme da più di tre anni, abbiamo due anni di differenza (siamo dei trentenni) e conviviamo da circa un anno.
Da un po' di tempo a questa parte (da sei mesi circa) sto notando un calo d'interesse nei miei confronti sempre più evidente. Non parlo solo di intimità e rapporti sessuali (praticamente nulli), ma anche di una serie di attenzioni e supporto che prima mi dava: se litigavo con mia madre mi ascoltava e mi consolava, mi accompagnava sempre al lavoro, mi scriveva durante la giornata, a cena ascoltava attentamente quando gli raccontavo la mia giornata...Ora più nulla. Dice che mi ama, che ci tiene a me, mi prepara la cena, mi aiuta nelle faccende domestiche, ma poi finisce tutto lì. Se provo a "stuzzicarlo" non reagisce, così anche se provo ad intavolare una discussione di confronto. Per quanto lui sia sempre stato un tipo tranquillo, ora non lo riconosco più, sembro quasi dargli fastidio. In ultimo il mese scorso gli dissi che ci tenevo tanto ad andare in una città per visitarla, ma lui non mi ha accompagnata tirando una scusa banale.
Come devo affrontare la cosa? Io mi ritrovo a piangere quasi tutti i giorni perché questa situazione mi sta distruggendo emotivamente e non so più bene cosa provo per lui. Ho intenzione di affrontarlo a muso duro e chiedergli dei chiarimenti, ma temo che vada a vuoto questo mio tentativo.
Grazie
Buongiorno,
la ringrazio per aver scritto con tanta sincerità. Quello che descrive fa male, e il suo dolore è comprensibile: non sta vivendo solo una crisi di coppia, ma una sensazione profonda di perdita emotiva, come se la persona che aveva accanto non fosse più la stessa.
Vorrei partire da un punto chiave: lei non sta chiedendo troppo. Sta chiedendo presenza, scambio, connessione. E quando queste cose vengono meno, soprattutto dopo anni in cui c’erano, il vuoto che si crea è destabilizzante e può diventare devastante sul piano emotivo.
Da quello che racconta, il suo fidanzato fa ancora delle cose “funzionali”: prepara la cena, aiuta in casa, dice di amarla. Ma ciò che manca è il cuore della relazione:
l’ascolto
la condivisione emotiva
il sentirsi scelta, vista, desiderata
E questo è ciò che la sta facendo piangere ogni giorno. Non è l’assenza di sesso in sé, ma l’assenza di risonanza emotiva.
È molto importante una cosa: l’amore non si misura solo da quello che una persona fa, ma da come ci fa sentire.
E oggi lei si sente sola, messa da parte, quasi di troppo. Questo non va ignorato.
Lei dice una frase molto forte: “Non lo riconosco più”. Spesso, quando accade questo, ci sono due possibilità (non mutuamente esclusive):
lui sta attraversando qualcosa di suo (stanchezza, blocco emotivo, difficoltà a sentire o a esprimere);
oppure la relazione è entrata in una fase in cui uno dei due si è ritirato emotivamente, anche senza rendersene conto.
Il fatto che eviti il confronto, che non reagisca né allo stuzzicamento né al dialogo, è un segnale importante. Non necessariamente di mancanza d’amore, ma di chiusura. E la chiusura dell’altro, quando si convive, diventa una ferita quotidiana.
Capisco il suo impulso di affrontarlo “a muso duro”, ma vorrei suggerirle una cosa diversa, più tutelante per lei. Non perché debba essere accomodante, ma perché il rischio è che lei esca da quel confronto ancora più svuotata.
Più che chiedergli “mi ami o no?”, che spesso porta a risposte vaghe o difensive, può essere più utile partire da come sta lei, in modo molto chiaro e concreto. Per esempio:
“Io sto molto male. Mi sento sola nella nostra relazione. Piango spesso e mi sento non vista. Ho bisogno di capire se tu sei ancora disposto a esserci emotivamente con me, non solo a livello pratico.”
Questo sposta il focus da lui che “sbaglia” a lei che soffre. E davanti a questo, l’altro non può più nascondersi dietro frasi generiche.
È importante anche che lei si faccia una domanda, con molta onestà (non deve rispondermi, ma a se stessa):
se questa situazione restasse così com’è, io potrei reggerla nel tempo?
Perché amare qualcuno non significa accettare di spegnersi.
Il viaggio mancato, la città che desiderava visitare e che lui ha evitato, non è un dettaglio. È un simbolo: lei sente di non essere più una priorità, né emotiva né progettuale. E questo pesa moltissimo.
Lei non è fragile perché sta pensando di lasciarlo.
Sta cercando di proteggere se stessa da una sofferenza che sta diventando cronica.
Il confronto è giusto farlo, ma non per convincerlo a tornare quello di prima. Piuttosto per capire se:
lui è consapevole di ciò che sta accadendo,
è disposto a mettersi in gioco,
oppure se, pur volendole bene, non riesce (o non vuole) più esserci come lei avrebbe bisogno.
Qualunque risposta emerga, non sarà una sconfitta. Sarà chiarezza. E la chiarezza, anche quando fa male, è sempre meno distruttiva dell’attesa silenziosa.
Se sente che questa situazione la sta consumando così tanto, prendersi uno spazio per lei (anche con un supporto psicologico) può aiutarla a non affrontare tutto da sola e a capire cosa sente davvero, al di là della paura di perdere la relazione.
Lei merita una relazione in cui non debba chiedere di essere vista.
Questo è il punto centrale.
Le mando un caro saluto e le auguro di trovare, presto, uno spazio di verità e rispetto per se stessa.
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