Buongiorno, mi ha colpito molto il suo tema. Porta con sé una domanda antica almeno quanto l’essere umano: come convivono amore e passione, stabilità e desiderio, focolare e fuoco? Provo a risponderle anche se questo tema è davvero immenso. In ogni relazione autentica queste due forze si intrecciano, si cercano e a volte si respingono, come due correnti che danno vita alla stessa acqua, ma ne rendono talvolta turboloso il flusso.
L’amore che costruisce, che si fa casa, sicurezza, continuità, appartiene alla dimensione dell’anima: è ciò che ci unisce al mondo, che ci radica, che accoglie. La passione, invece, appartiene allo spirito vitale, all’eros che ci mette in movimento, che ci ricorda di essere vivi e imperfetti, che ci spinge a incontrare l’altro come mistero, non come certezza. Quando una delle due forze prevale e cancella l’altra, la relazione si impoverisce.
Suo marito sembra aver cercato, forse in modo confuso e doloroso, di riafferrare quel senso di vitalità perduto. Ma la passione di cui parla, quella che pretende di essere tutto, che diventa brama, che riduce l’altro a oggetto non è eros, è fame di sé stessi. Non parla d’amore, ma di un vuoto interiore che cerca di colmarsi attraverso l’altro. In questo senso, lei percepisce bene il disagio: quando l’intimità non nasce da un incontro di anime ma da una tensione di possesso, diventa una forma di alienazione.
Lei, al contrario, ha coltivato la casa, la cura, la maternità, il tempo. Ma anche il suo amore rischia, se non nutrito dal desiderio, di trasformarsi in abitudine. L’anima ha bisogno di calore, ma anche di scintille.
Forse il punto non è scegliere tra passione o tenerezza, ma accogliere entrambe come voci diverse dello stesso bisogno di unione. La passione può essere funzionale a un rapporto duraturo quando nasce dal riconoscimento dell’altro come essere intero, non come fonte di gratificazione o sollievo. E l’amore, per restare vivo, ha bisogno di conservare un margine di mistero, di gioco, di alterità.
Non si colpevolizzi troppo. Lei e suo marito siete stati travolti da anni intensi, figli piccoli, fatiche quotidiane: il corpo e il cuore cambiano, e la coppia si ritrova diversa. Questo non significa che tutto sia perduto, ma che qualcosa in voi chiede trasformazione.
La invito a non domandarsi solo come “soddisfare” entrambe le esigenze, ma come integrare le due parti dentro di sé: la donna che ama e la donna che desidera, la madre e l’amante, la custode e la creatrice. Quando queste parti dialogano in lei, anche il rapporto con l’altro potrà trovare un nuovo equilibrio.
Forse non si tratta di tornare a ciò che era, ma di lasciar nascere un amore più consapevole, in cui l’intimità non sia più dovere né brama, ma incontro tra due persone che hanno imparato a guardarsi davvero.