Dott.ssa
Sara Rampon
Psicoterapeuta
·
Psicologa
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Varese 1 indirizzo
Esperienze
Sono la dottoressa Sara Rampon, psicologa clinica e psicoterapeuta con approccio cognitivo-costruttivista relazionale.
Mi sono specializzata presso il Centro di Terapia Cognitiva a Como in quanto amo l'approccio centrato sulla persona.
Nel mio lavoro da libera professionista mi occupo di giovani adulti, adulti e coppie accompagnandoli in percorsi di psicoterapia e sostegno psicologico. Opero sia in presenza sia online, andando cosi incontro alle esigenze di chi mi contatta.
Lo scopo del percorso è quello di incrementando la consapevolezza di sé, delle proprie modalità di leggere la realtà circostante, per poi ampliare e generare nuove chiavi di lettura e aumentare il grado di flessibilità attraverso cui fronteggiare le sfide che la vita ci chiama ad affrontare.
Ogni percorso è personalizzato e creato sui bisogni e sulle risorse della persona, avente lo scopo di ottenere un cambiamento "su misura".
Mi occupo anche di sostegno alla genitorialità, grazie all'esperienza sviluppata nei servizi per la famiglia.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia dell'emergenza
- Psicologia dell'età evolutiva
- Psicoterapia costruttivista
Principali patologie trattate
- Depressione
- Trauma
- Ansia
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Prestazioni e prezzi
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Consulenza online
80 € -
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Psicoterapia
80 € -
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Colloquio psicologico clinico
80 € -
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Consulenza psicologica
80 € -
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Psicoterapia di coppia
120 € -
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Indirizzi (2)
Via Giovanni Bagaini 28, Varese 21100
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Accettato
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Recensioni
1 recensione
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C
CC
La Dott.ssa Rampon è stata professionale ed empatica, mi sono sentita ascoltata e capita e sono riuscita a parlare di questioni che con altri terapeuti non erano riuscita a trattare.
Ha compreso perfettamente la situazione che stavo vivendo concedendomi i miei tempi e non facendo mai sentire sbagliata o giudicata.
Ottima esperienza, tornerei sicuramente da lei se dovesse essere di nuovo necessario.• Consulenza online dott.ssa Sara Rampon • sostegno psicologico •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno dottori
Sto seguendo da un paio di mesi una psicoterapia, alla psicologa ho lasciato alcuni miei scritti, perchè attraverso la scrittura io riesco ad esprimermi meglio, ma ho notato che non ha più letto nulla, si è limitata a leggere le prime 2,3 pagine che poi abbiamo commentato in seduta. Mi sono resa conto di questa cosa perchè nelle scorse sedute ho portato vari temi che nei quaderni (sono due quaderni piccoli, racchiudono in tutto 50 pagine) sono approfonditi e cerco di spiegare nel miglior modo possibile anche se mi fanno stare male, ma le sue reazioni e le sue espressioni sorprese mi hanno fatto capire che era la prima volta che sapeva questo di me. Allora mi chiedo perchè non legge i quaderni che le ho lasciato?
La base della psicoterapia è il rapporto di fiducia che si crea tra il professionista e il paziente. Se sente che tale rapporto è venuto meno o sia più debole, è importante che diventi argomento di conversazione tra lei e il professionista. Poter parlare di come va la relazione è un punto focale della terapia e dell'esperienza relazionale che questa include. Ridefinite insieme le aspettative reciproche e lasciatevi spazio per le spiegazioni. Sarà un confronto importante, che darà una svolta alla terapia e non lascerà spazio a non detti o interpretazioni personali. Sarà un'importante esperienza terapeutica.
Buonasera, sono una ragazza di 20 anni. Soffro di ansia generalizzata da 6 anni e di forti attacchi di panico da almeno 4. Ho seguito più percorsi con diversi psicologi (non psicoterapeuti) che però non mi sono stati d’aiuto. L’ansia e la paura non mi fanno vivere come vorrei, trovo che i sintomi peggiorino di giorno in giorno fino a limitarmi nelle azioni quotidiane, anche perché dalla paura di svolgere l’azione vera e propria in sè si è trasformata in terrore di sentirmi male. In sostanza ho l’ansia di avere l’ansia. Sono diventata fortemente ipocondriaca e non riesco più neanche ad andare a fare la spesa. Le ripercussioni della paura sul mio fisico aumentano sempre più fino a trasformare il sintomo in patologia (non patologie gravi, ad es. battito irregolare ormai persistente etc). Sia medici che familiari mi consigliano una terapia farmacologica perché si rendono conto che con il passare di tutti questi anni l’ansia si è talmente tanto insediata in me da non permettermi più di vivere. Non ho il coraggio di affrontare situazioni sociali di alcun tipo e fatico a manifestare le mie emozioni. Io non voglio una terapia farmacologica, dopo 4 psicologi io voglio riprovarci perché voglio riprendere la mia vita in mano con le mie sole forze e con l’aiuto di uno psicoterapeuta valido senza ricorrere all’uso farmacologico. Ma sono talmente tanto stanca ormai che mi approccio ad una nuova terapia con sempre meno positività e possibilità di farcela veramente. Che l’ansia e la fobia sociale derivino da traumi o paure provate in passato lo abbiamo capito tutti, ma ripercorrendo la mia vita non riesco a trovare una ragione valida se non i problemi che bene o male hanno tutti. Quindi mi chiedo perché io devo risentire di queste cose che mi sono successe che secondo me non sono neanche gravi e gli altri riescono a vivere tranquillamente? Sono forse ipersensibile? Cosa mi ha turbato talmente tanto da non riuscire a rapportarmi con altri esseri umani? Io davvero non riesco a ricordare nulla di rilevante. Sono iscritta all’università da un anno ma non sono mai riuscita neanche a varcare la porta, sono riuscita a prendere la patente in un momento un po’ più tranquillo della mia vita ma adesso non riesco a guidare, devo andare dal parrucchiere da almeno un anno ma ho paura di sentirmi male una volta entrata in negozio, non riesco a prendere i mezzi, non riesco ad andare in un bar a prendere un semplice caffè che la nausea, la tachicardia, il tremore mi fanno quasi svenire. Sono molto insicura su certi aspetti ma penso di essere molto intelligente.. analizzo alla perfezione quello che mi succede e da cosa possa derivare. Ogni volta che mi sento male mi ripeto.. perché mi sto sentendo male? C’è un reale motivo di avere paura? Le mie paure sono fondate? Mi guardò intorno e vedo che non c’è niente di cui avere paura eppure l’ansia e il terrore non vanno via, probabilmente per la consapevolezza che ho di combattere solo ed esclusivamente contro me stessa. E questa è la cosa che mi fa più male in assoluto perché ci sono persone che soffrono come me e non si rendono neanche conto del perché gli sta succedendo quella determinata cosa. Non che io lo sappia ma penso di essere molto consapevole a differenza degli altri. È come se analizzassi alla perfezione un paziente spiegandogli cosa gli accade. Ma allo stesso tempo le emozioni si sovrappongono talmente tanto da vivere in uno stato confusionale costante. A volte mi sembra di avere persino dei momenti dissociativi dalla realtà. Perché vivo questa vita, perché sono in questo corpo, quello che è successo stamattina è successo realmente o l’ho sognato? I miei genitori sono realmente i miei genitori? Sto forse impazzendo?
Vi chiedo gentilmente un parere su quanto riportato.
Buongiorno, sono una psicoterapeuta ad orientamento cognitivo costruttivista relazionale. Dalla lettura di quanto ha scritto, emerge chiaramente come il disturbo d'ansia le stia portando importanti fatiche su più ambiti della vita e come questo le possa parere insormontabile. Attraverso una terapia di ristrutturazione dei significati degli eventi possiamo andare a scoprire quelli che sono i bisogni alla base del sintomo ansia. E' infatti su questi che si poggia l'emotività e sintomatologia che sente. Questo chiaramente richiede cura e un percorso centrato, che spesso spaventa per i tempi necessari. Contestualmente però alla ristrutturazione, è possibile mettere in campo delle strategie condivise che possano rendere maggiormente sopportabile questa presenza di sintomi, rendendoli meno invalidanti ed acuti.
Spero di esserle stata utile e di averle ridato un po' di quella speranza che ho sentito mancare nelle sue parole.
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