Esperienze
Psicologa e Criminologa, con formazione specifica in Psicologia Clinica e della Riabilitazione, Esperta in Mindfulness, Psicologia Positiva e Gestione emotiva.
Certificazione DBT.
Specializzata in Criminologia e Psicologia giuridica e forense.
Iscritta all’ordine degli Psicologi della Toscana.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologo clinico
- Psicologia giuridica
- Psicologia clinica
- Psicologia del benessere
Principali patologie trattate
- Dipendenza affettiva
- Autostima
- Gioco d'azzardo patologico
- Dipendenza
- Difficoltà relazionali
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Colloquio psicologico
50 € -
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Consulenza genitoriale
50 € -
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Superamento di eventi traumatici
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Sostegno alla genitorialità
50 € -
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Primo colloquio individuale
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Recensioni
16 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Attenzione durante la visita
- Efficacia del trattamento
- Spiegazioni dettagliate
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E
E.D.
Si è rivelata fin da subito una professionista molto in gamba, che mi ha permesso di crescere umanamente e non solo.
• Consulenza online • colloquio psicologico online •
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G
Empatica e gentile. Ho apprezzato molto il calore umano che mi ha trasmesso.
• Consulenza online • consulenza online •
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I
I.M.
Mi sono sentita fin da subito accolta e ascoltata. Professionista molto preparata e attenta.
• Consulenza online • sostegno psicologico •
Dott.ssa Sara Bardi
Grazie di cuore per questa recensione. Parole come le sue danno un valore profondo all'impegno che metto ogni giorno nel sostenere le persone nel loro percorso.
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C
C. C.
Ottima collaboratrice, molto solare e accogliente. Dedica a ognuno il giusto tempo per raccontarsi, per poter accogliere il loro vissuto e porsi obiettivi per raggiungere un benessere maggiore
• Altro • Altro •
Dott.ssa Sara Bardi
Grazie di cuore per queste splendide parole. Sapere che lo spazio condiviso è stato percepito come accogliente e che il tempo dedicato all'ascolto sia stato prezioso mi fa un enorme piacere. Ogni percorso è un lavoro di squadra e ti ringrazio per la fiducia che hai riposto in me. Ti auguro il meglio!
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S
Stefano
Consiglio per la professionalità e la competenza dimostrate
• Consulenza online • consulenza online •
Dott.ssa Sara Bardi
La ringrazio molto per la fiducia e per aver voluto sottolineare questi aspetti. Aggiornamento, competenza e cura del dettaglio sono al centro del mio lavoro quotidiano per garantire il miglior supporto possibile. Un caro saluto.
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V
V. L.
Ottima professionalità mi sono trovata molto bene
• Studio di Psicologia - SB • sostegno psicologico •
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A
Adriano
Ho iniziato da poco il percorso con lei. Ma da subito mi ha trasmesso sicurezza e tranquillità. Mi piace il modo in cui affronta alcune tematiche facendomi sentire a mio agio. Consigliatissima!
• Consulenza online • consulenza online •
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A
Alessandro
Connubio perfetto tra professionalità e personalità.
Stupendamente Dottoressa Bardi• Altro • Altro •
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A
A.P.
La psicologa è stata eccezionale sotto ogni aspetto. La sua professionalità è evidente fin dal primo incontro, dimostrando una profonda competenza nel suo campo.
Consiglierei vivamente questa psicologa a chiunque cerchi un aiuto professionale e umano.• Studio di Psicologia - SB • colloquio psicologico •
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G
G.D
Gentilissima,accogliente, empatica, comprensibile , disponibile al ascolto cortese e puntuale.
• Studio di Psicologia - SB • Studio clinico •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 9 domande da parte di pazienti di MioDottore
Gentili Dottori, vorrei chiedere un parere psicologico su una situazione familiare che mi sta causando molta ansia e confusione.
Mio padre vuole donarmi una casa di famiglia, con l’idea che debba “restare in famiglia” e che io debba vivere vicino a mia sorella. Mia sorella stessa mi dice che non vorrebbe “estranei accanto” e che per lei è importante che io rimanga lì.
Il problema è che mi sento profondamente combattuta. Razionalmente so che ricevere una casa è un enorme privilegio, soprattutto perché al momento non sono economicamente stabile, sto attraversando un periodo difficile e realisticamente oggi non posso permettermi di vivere altrove in modo indipendente. Quindi questa donazione mi darebbe concretamente un posto dove vivere e una sicurezza materiale importante che in questo momento non riuscirei ad avere da sola.
Allo stesso tempo, però, emotivamente vivo questa situazione come una possibile perdita di libertà. Dopo una recente discussione con mia sorella, ho iniziato a stare molto male: nausea, mal di stomaco, pianto, una sensazione di soffocamento e pensieri come “la mia vita è rovinata” oppure “rimarrò intrappolata per sempre”.
Mi sono resa conto di una cosa importante: se non ci fossero aspettative familiari legate a questa situazione e se avessi abbastanza indipendenza economica, probabilmente sceglierei di vivere altrove. La mia paura principale non è la casa in sé, ma l’idea di dover sopportare per anni dinamiche familiari emotivamente pesanti, sentendomi senza spazio personale e senza una reale possibilità di scegliere la mia vita.
La pressione che sento è sia burocratica che emotiva.
Burocratica perché mio padre mi dice che sarebbe molto difficile vendere la casa in futuro a causa di complicazioni burocratiche/legali.
Emotiva perché vuole donarmi questa casa con l’aspettativa implicita che io non la venda mai a estranei e che la casa resti “all’interno della famiglia”. Anche mia sorella insiste molto sul fatto che non vuole estranei accanto.
Nella mia famiglia, ogni volta che provo a esprimere bisogni o dubbi che escono dal “percorso” già deciso da loro, vengo spesso accusata di creare problemi, complicare la vita agli altri, essere egoista o destabilizzare la famiglia. Questo mi fa sentire estremamente in colpa anche solo per il fatto di desiderare autonomia.
Sono anche terrorizzata dall’idea che accettare la casa significhi moralmente perdere il diritto di cambiare vita in futuro, anche se razionalmente so che le situazioni possono evolvere nel tempo.
L’unica possibile via d’uscita che riesco a immaginare in questo momento sarebbe accettare la donazione, ma chiedere a mio padre di fare un accordo privato in cui si stabilisce che, se un giorno volessi trasferirmi altrove e lui volesse davvero che la casa restasse solo nella famiglia, allora la proprietà della casa potrebbe tornare a lui invece di essere venduta a estranei.
Tuttavia, so già che anche solo proporre questa idea probabilmente porterebbe a discussioni e a una forte pressione emotiva da parte sua, ed è questo che mi paralizza.
Vorrei capire:
- Come posso costruire la sensazione che i miei bisogni siano legittimi quando la famiglia reagisce con senso di colpa o pressione;
- Come prendere decisioni importanti nella mia vita senza sentirsi responsabili della felicità emotiva degli altri.
Grazie a chi risponderà.
Mi dispiace davvero tanto per quello che stai attraversando. Si sente tutta la fatica e il senso di soffocamento di questo momento. È una situazione incredibilmente difficile perché ti trovi incastrata tra due bisogni enormi: da una parte la necessità concreta di una sicurezza economica in un momento di fragilità, e dall'altra il bisogno vitale di proteggere la tua libertà. Quando un regalo così grande porta con sé tutte queste aspettative e condizioni implicite, è normale non riuscire a gioirne e sentirsi, anzi, in trappola. La nausea, il mal di stomaco e il pianto sono proprio il modo in cui il tuo corpo sta protestando contro questa pressione.
La prima cosa che vorrei dirti è che il senso di colpa che provi non significa che tu stia sbagliando qualcosa o che tu sia egoista. Nelle famiglie dove si tende a fare tutto insieme e a non volere "estranei", muoversi in una direzione diversa viene spesso visto come un tradimento o un attacco alla stabilità di tutti. Ma desiderare i propri spazi, voler decidere del proprio futuro e avere dei dubbi non è egoismo: è un tuo sacrosanto diritto. I tuoi bisogni sono legittimi semplicemente perché sono tuoi, e non devi chiedere il permesso a nessuno per sentirli reali.
L'altro grande peso che ti porti addosso è la sensazione di dover proteggere la serenità di tuo padre e di tua sorella. Ma la verità, anche se è difficile da accettare, è che tu non sei responsabile della loro felicità o delle loro reazioni emotive. Se decidessi di proporre quell'accordo privato per tutelarti — che tra l'altro è un'idea molto matura e saggia — e loro reagissero con rabbia o chiusura, quella reazione racconterebbe la loro fatica ad accettare che tu sia una persona adulta e separata, non una tua colpa. Non puoi calibrare i tuoi passi con l'unico obiettivo di non scontentare mai nessuno, perché il prezzo da pagare sarebbe la tua salute.
Anche se la situazione economica attuale dovesse spingerti ad accettare la casa per avere un tetto sicuro, prova a ripeterti che nessun compromesso di oggi ti toglie il diritto morale di cambiare idea domani. La vita cambia, evolve, e tu rimarrai sempre libera, un giorno, di fare una scelta diversa, a prescindere dalle promesse che oggi cercano di estorcerti.
Visto che questa situazione ti sta provocando un'ansia così forte e dolorosa, ti consiglierei davvero di regalarti uno spazio tutto tuo con uno psicologo. Avere un luogo protetto, fuori dalle dinamiche di casa, ti aiuterebbe tantissimo a rimettere in fila i pensieri, a gestire questa forte somatizzazione e a trovare la forza di mettere dei confini con la tua famiglia, senza sentirti una persona terribile solo perché stai cercando di respirare.
Io e il mio ragazzo (entrambi 33anni) abbiamo una relazione a distanza da tre mesi.
Io vivo all’estero e lui viene da un altro paese in Europa.
È venuto a trovarmi e l'altro giorno stavamo camminando mano nella mano. Era un po' alticcio, mentre camminavamo ho visto un tipo che vedo spesso in centro a chiedere insistentemente soldi. Mi sono allontanata con il mio ragazzo, ma lui era incuriosito e continuava a fissarlo. Gli ho chiesto perché lo avesse fatto e ha iniziato a dire un sacco di cose senza senso, tipo "volevo dargli false speranze", "ero curioso di vedere cosa avesse in mano perché le muoveva", "volevo dargli dei soldi ma tu mi hai portato via", "non so se avresti pensato male di me se non gli avessi dato i soldi", per poi cambiare idea e dire "non gli avrei dato i soldi perché sembrava ben curato e aveva dei bei vestiti".
La frase "volevo dargli false speranze" mi ha fatto infuriare più di ogni altra cosa e ne abbiamo parlato a lungo.
Gli ho riparlato di questo episodio quando ci siamo calmati entrambi e mi ha detto che aveva detto tutte quelle cose perché era in preda al panico e non sapeva cosa dire.
Gli ho fatto notare che quella frase in particolare era estremamente disgustosa e crudele, non mi sarei mai aspettata che una cosa del genere gli uscisse di bocca (perché, anche se lo conosco da poco tempo, mi ha dato l'impressione di essere una persona gentile, aveva dato il giorno stesso dei soldi ad un ragazzo che aveva chiesto dei soldi per il biglietto del treno e la volta prima che ci siamo incontrati aveva dato dei soldi ad un signore per strada che aveva un cagnolino) e lui se n'è reso conto e ha detto che normalmente non direbbe mai una cosa del genere. Ha detto che stava scherzando, ma che era uno scherzo di pessimo gusto.
Ha inoltre aggiunto che dove vive lui ci sono queste persone che lui ha chiamato “gang”, si dividono le zone della città, che chiedono soldi per strada ma in realtà vivono grazie agli aiuti dello Stato e che lui non vuole dare soldi a questo tipo di persone.
Non so cosa pensare o cosa fare.
Mi tratta benissimo, ma non voglio stare con qualcuno che tratta male gli altri o dice cose così cattive.
È giusto condannarlo per questo episodio o dovrei aspettare e vedere come si comporterà in futuro?
Comprendo profondamente il tuo stato d'animo: quando si costruisce una relazione, soprattutto a distanza, un'uscita così cinica ferisce e destabilizza, portandoti a chiederti chi sia davvero la persona che hai accanto.
Quello che è successo sembra un vero e proprio cortocircuito. Da un lato ci sono i fatti – i gesti spontanei di generosità che hai visto nei giorni passati – e dall'altro ci sono le parole di quella sera, figlie dell'alcol e di una forte reazione di panico e difesa nel sentirsi giudicato. Spesso, quando ci si sente in colpa o sotto esame, si finisce per dire la cosa peggiore possibile pur di difendersi, anche ricorrendo a provocazioni o battute di pessimo gusto che non rispecchiano la propria natura. C'è anche da considerare un fattore culturale, dato che in molti paesi europei il fenomeno dell'accattonaggio stradale viene percepito con forte diffidenza e legato a dinamiche organizzate.
Il fatto che lui, una volta lucido, non abbia minimizzato l'accaduto ma abbia riconosciuto la gravità di quella frase chiedendoti scusa, è un ottimo segno di maturità e apertura.
Non c'è bisogno che tu prenda una decisione drastica adesso. Il consiglio è di concederti del tempo e osservare: usa i prossimi mesi e i vostri incontri dal vivo per vedere come si comporta quotidianamente con gli altri, con chi lavora nei servizi o con chi è più vulnerabile. Se questo resterà un episodio isolato e confinato a quella sera, potrai archiviarlo come un brutto scivolone; se invece dovessero emergere altri segnali di cinismo, avrai tutti gli elementi per capire se i vostri valori sono davvero compatibili.
Come ti fa sentire l'idea di non dover decidere subito e darti del tempo per osservarlo?
Se vorrai supporto in questa fase puoi contare su di me.
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