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Sono Roberto Caporale fisioterapista diplomato e successivamente laureato con il massimo dei voti (110/110 e lode). Osteopata dal 1999 e posturologo dal 2001, vanto una lunga esperienza clinica e sportiva. Ho collaborato negli anni '90 con la squadra di Serie A dell'Udinese Calcio e, nei primi anni 2000, con squadre femminili di calcio di Serie A. Dal 1999 dirigo lo studio professionale Osma Sanity, dove integro le più avanzate terapie fisiche a livello mondiale — tra cui l'elettroneuromodulazione con controllo feedback, laser Nd:YAG, tecarterapia e risonanza molecolare quantica — con sofisticate tecniche di terapia manuale osteopatica. Sono specializzato nella terapia del dolore e mi occupo del recupero di vari infortuni anche sportivi , oltre che a traumi della strada e patologie cronico degenerative.
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  • Osteopatia
  • Medicina manuale
  • Tecniche ortopediche
  • Osteopatia
  • Osteopatia in gravidanza
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Dott. Roberto Caporale

Casali Stella 2, Remanzacco 33047

Curare la Sarcopenia con Vibra 3.0: Nuove Metodiche e Nuove Frontiere nella Terapia Fisica e Azioni Metaboliche
Abstract: La sarcopenia, caratterizzata dalla progressiva perdita di massa e forza muscolare scheletrica, rappresenta una sfida clinica significativa, specialmente nella popolazione anziana. Questo articolo descrive in dettaglio i principi della terapia fisica basata sull'utilizzo di Vibra 3.0, una tecnologia innovativa che impiega onde meccano-sonore selettive, e le azioni metaboliche indotte da tale stimolazione. Vengono esplorate le nuove metodiche e le frontiere terapeutiche offerte da questo approccio nel contrastare la sarcopenia, analizzando i meccanismi fisiologici sottostanti e le potenziali implicazioni cliniche.

Introduzione: La sarcopenia è una sindrome geriatrica caratterizzata da una riduzione della massa muscolare, della forza e della funzionalità fisica, associata a un aumentato rischio di cadute, fragilità, disabilità e mortalità. Le strategie terapeutiche attuali includono principalmente l'esercizio fisico di resistenza e l'intervento nutrizionale. Tuttavia, in alcuni individui, specialmente quelli con limitazioni di mobilità o condizioni mediche concomitanti, l'adesione e l'efficacia di tali interventi possono essere limitate. In questo contesto, emergono nuove metodiche di terapia fisica come l'utilizzo di Vibra 3.0, un dispositivo che genera vibrazioni meccano-sonore selettive, come promettente strumento per contrastare la sarcopenia.

Principi della Terapia Fisica con Vibra 3.0: Vibra 3.0 sfrutta la tecnologia ad onde meccano-sonore con frequenze e intensità modulate per interagire con il sistema neuromuscolare. I principi fondamentali di questa terapia fisica si basano sulla stimolazione di specifici recettori sensoriali, principalmente i fusi neuromuscolari e i corpuscoli di Pacini, attraverso vibrazioni meccaniche applicate localmente o a livello sistemico.

Stimolazione Propriocettiva: Le vibrazioni rapide e ripetitive inducono microspostamenti nel tessuto muscolo-tendineo, attivando i fusi neuromuscolari. Questa attivazione genera un riflesso tonico vibratorio (RTV), una contrazione muscolare involontaria che contribuisce al mantenimento e all'incremento del tono muscolare. Inoltre, la stimolazione propriocettiva migliora la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio (propriocezione) e l'equilibrio posturale, elementi cruciali nella prevenzione delle cadute negli anziani sarcopenici.
Reclutamento delle Unità Motorie: La stimolazione vibratoria può facilitare il reclutamento di un numero maggiore di unità motorie rispetto alla contrazione volontaria a bassa intensità. Questo meccanismo è particolarmente rilevante nei muscoli denervati o indeboliti a causa della sarcopenia, contribuendo a migliorare la forza muscolare.
Modulazione del Dolore: L'applicazione di vibrazioni a specifiche frequenze può attivare meccanismi di modulazione del dolore a livello spinale e sopraspinale, attraverso la teoria del "gate control" e il rilascio di endorfine. Questa azione analgesica può facilitare la partecipazione a programmi di esercizio fisico in pazienti con sarcopenia e dolore cronico concomitante.
Miglioramento della Microcircolazione: Le vibrazioni meccaniche possono indurre vasodilatazione e aumentare il flusso sanguigno a livello locale. Questo miglioramento della microcircolazione favorisce l'apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti muscolari, promuovendo la loro rigenerazione e contrastando l'atrofia.
Azioni Metaboliche Indotte dalla Stimolazione con Vibra 3.0: Oltre agli effetti diretti sul sistema neuromuscolare, la stimolazione con Vibra 3.0 può innescare una serie di azioni metaboliche che contribuiscono a contrastare la sarcopenia:

Stimolazione del Metabolismo Proteico: Studi preliminari suggeriscono che la vibrazione meccanica possa influenzare il metabolismo proteico a livello muscolare, potenzialmente stimolando la sintesi proteica e/o riducendo la degradazione proteica. Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire i meccanismi molecolari coinvolti e l'entità di questo effetto nella sarcopenia.
Modulazione delle Citochine Infiammatorie: L'infiammazione cronica di basso grado è un fattore che contribuisce alla sarcopenia. La terapia vibratoria potrebbe avere un effetto modulatorio sul profilo delle citochine infiammatorie, potenzialmente riducendo i livelli di marker pro-infiammatori e creando un ambiente più favorevole alla crescita e al mantenimento muscolare.
Effetti sul Tessuto Adiposo: Alcune evidenze suggeriscono che le vibrazioni meccaniche possano influenzare il metabolismo lipidico e favorire la lipolisi. Sebbene la sarcopenia sia primariamente una condizione muscolare, la riduzione del tessuto adiposo in eccesso e il miglioramento della composizione corporea possono indirettamente beneficiare la funzione muscolare.
Potenziamento della Sensibilità Insulinica: La resistenza insulinica è spesso associata alla sarcopenia. La stimolazione vibratoria potrebbe migliorare la sensibilità all'insulina a livello muscolare, favorendo l'uptake di glucosio e aminoacidi e supportando la sintesi proteica.
Nuove Metodiche e Nuove Frontiere Terapeutiche: L'applicazione di Vibra 3.0 nella cura della sarcopenia apre nuove frontiere terapeutiche:

Terapie Personalizzate: La possibilità di modulare la frequenza, l'intensità e la durata della stimolazione vibratoria consente di sviluppare protocolli di trattamento personalizzati in base alle specifiche esigenze e condizioni del paziente sarcopenico.
Interventi Multimodali: Vibra 3.0 può essere integrato in programmi di riabilitazione multimodali che comprendono anche esercizio fisico tradizionale, terapia occupazionale e supporto nutrizionale, potenziandone l'efficacia complessiva.
Applicazioni Domiciliari: La relativa facilità d'uso e la portabilità di alcuni dispositivi Vibra 3.0 potrebbero consentire l'applicazione di terapie domiciliari, migliorando l'aderenza al trattamento e l'accessibilità per i pazienti con mobilità ridotta.
Prevenzione della Sarcopenia: Studi futuri potrebbero esplorare il potenziale ruolo della stimolazione vibratoria a bassa intensità come intervento preventivo per contrastare la perdita di massa muscolare legata all'invecchiamento in soggetti sani.
Combinazione con Altre Tecnologie: La combinazione di Vibra 3.0 con altre tecnologie di terapia fisica, come l'elettrostimolazione o la tecarterapia, potrebbe offrire sinergie terapeutiche nel trattamento della sarcopenia e delle sue comorbidità.
Conclusioni: La terapia fisica basata sull'utilizzo di Vibra 3.0 rappresenta un approccio innovativo e promettente nella gestione della sarcopenia. I suoi principi fisiologici, che coinvolgono la stimolazione propriocettiva, il reclutamento delle unità motorie, la modulazione del dolore e il miglioramento della microcircolazione, unitamente alle potenziali azioni metaboliche, suggeriscono un ruolo significativo nel contrastare la perdita di massa e forza muscolare. Le nuove metodiche e le frontiere terapeutiche offerte da questa tecnologia aprono prospettive interessanti per lo sviluppo di interventi personalizzati ed efficaci per migliorare la qualità di vita e la funzionalità fisica degli individui affetti da sarcopenia. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi clinici rigorosi per confermare l'efficacia a lungo termine di Vibra 3.0 nella sarcopenia e per definire i protocolli di trattamento ottimali.

27/05/2025

Prestazioni e prezzi

  • Fisioterapia

    Da 55 €

  • Trattamento della cervicalgia


  • Taping neuromuscolare

    30 €

  • Tecar terapia

    50 €

  • Tecniche di rilassamento

    Da 80 €

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Studio Dott. Caporale

Casali Stella 2, Remanzacco 33047

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     • Studio Dott. Caporale fisioterapia  • 

    Dott. Roberto Caporale

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    Consigli appropriati sulla impostazione trattamenti

     • Studio Dott. Caporale visita osteopatica  • 

    Dott. Roberto Caporale

    Grazie


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    Il dott. Roberto Caporale si distingue per la grande professionalità, attenzione e capacità in uno studio dotato di strumentazione all'avanguardia.

     • Studio Dott. Caporale fisioterapia  • 

    Dott. Roberto Caporale

    Carissima Tosca ti ringrazio molto.


  • F

    Il dottor Roberto è una persona attenta, professionale e sa mettersi in ascolto delle esigenze del paziente sia per quanto riguarda l'aspetto fisico che per quello psichico.

     • Studio Dott. Caporale fisioterapia  • 

    Dott. Roberto Caporale

    Carissima Francesca grazie


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 20 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, a maggio mi sono fratturata il malleolo ( frattura composta, gesso un mese e poi stampelle). Ho fatto le sedute di fisioterapia in convenzione con Asl della mia zona, 30 sedute, ma a distanza di un mese dall ultima ho ancora dolore quando cammino nella parte esterna del piede e sotto il tallone. Cosa potrei fare, tipo ginnastica in acqua, o sedute di Tecar o altro per migliorare la situazione?
Grazie

La prima cosa da fare è una rivalutazione clinica da parte di un fisiatra o di un fisioterapista specializzato. Il dolore nella parte esterna del piede e sotto il tallone, nonostante la frattura composta al malleolo, potrebbe indicare diverse problematiche. Potrebbe trattarsi di una sindrome da sovraccarico funzionale, dove il piede, non avendo ancora recuperato la sua completa mobilità e forza, assume una postura anomala durante la camminata, sollecitando in modo eccessivo tendini e muscoli. Un'altra possibilità è la presenza di aderenze cicatriziali o un'infiammazione residua dei tessuti molli.

Il fisioterapista può eseguire test specifici per valutare:

Mobilità articolare: Per verificare se ci sono limitazioni nel movimento della caviglia e delle articolazioni del piede.

Forza muscolare: Per capire se i muscoli della caviglia e del piede (soprattutto i peronieri e il tibiale posteriore) hanno recuperato la loro piena forza.

Equilibrio e propriocezione: Fondamentali per un recupero completo e per prevenire futuri infortuni.

Analisi del passo: Per identificare eventuali alterazioni nella deambulazione che possono causare il dolore.

Trattamenti e Terapie
Una volta definita la causa del dolore, si può strutturare un piano di trattamento specifico.

1. Ginnastica in Acqua (Idrokinesiterapia):
Questa terapia è un'ottima opzione. L'acqua, grazie al principio di Archimede, riduce il carico sul piede e sulla caviglia, permettendo di eseguire esercizi di mobilizzazione e rinforzo muscolare con meno dolore. L'acqua offre anche una resistenza naturale che rende gli esercizi più efficaci per il rinforzo muscolare. Gli esercizi possono includere:

Camminata in acqua: Iniziare con acqua alta fino al petto per ridurre il carico, per poi passare a un livello inferiore.

Esercizi di equilibrio: Stare su una gamba sola o su una pedana instabile per migliorare la propriocezione.

Esercizi di rinforzo: Utilizzare la resistenza dell'acqua per flessioni plantari e dorsali della caviglia.

2. Terapia Fisica Strumentale (Tecar Terapia e Altro):
La Tecar (Trasferimento Energetico Capacitivo e Resistivo) è una terapia molto usata in riabilitazione. Genera calore endogeno nei tessuti, accelerando i processi di riparazione e riducendo il dolore e l'infiammazione. È particolarmente utile per trattare aderenze, fibrosi cicatriziali e infiammazioni dei tessuti molli (tendini, muscoli).

Altre terapie fisiche che potrebbero essere considerate sono:

Ultrasuoni: Utili per ridurre l'infiammazione e stimolare la guarigione dei tessuti.

Laser Terapia: Ha un effetto antinfiammatorio e analgesico, e stimola la biostimolazione cellulare.

3. Esercizi Terapeutici e Riabilitazione a Secco:
Dopo una prima fase di riduzione del dolore, è cruciale continuare con un programma di esercizi a secco, fondamentali per recuperare la piena funzionalità. Gli esercizi devono essere eseguiti in progressione, con un aumento graduale del carico.

Esercizi di mobilità: Stretching delicato della caviglia e dei muscoli del polpaccio.

Esercizi di rinforzo: Sollevamenti sulle punte (inizialmente su due piedi, poi su uno), esercizi con elastici o piccole pesi.

Esercizi di propriocezione: Utilizzo di tavolette propriocettive (pedane instabili) per recuperare la stabilità articolare.

Analisi e rieducazione del passo: Il fisioterapista può rieducare la corretta meccanica del passo per evitare sovraccarichi.

Dott. Roberto Caporale

Salve, sono una ragazza di 27 anni.
Da ormai 4 o 5 giorni ho un fastidio costante alla pianta del piede, nella parte anteriore appena sotto l'attaccatura delle dita (precisamente tra alluce e secondo dito). Non è doloroso, riesco a camminare normalmente e anche esercitando pressione non fa male, è più una specie di prurito, che però non cessa in nessun modo.
La pelle ad occhio non presenta anomalie di alcun tipo.
Ho provato a massaggiare, applicare ghiaccio, ho fatto pediluvi con acqua sia fredda che calda, ma niente mi ha dato sollievo, né tanto meno ha risolto.
Per la maggior parte del tempo questa estate ho utilizzato scarpe infradito, il modello di scarpa potrebbe aver influito? Premetto che ho sempre utilizzato questa tipologia di calzatura senza mai riscontrare alcun problema.
Cosa potrei fare per risolvere?
Grazie mille.

Buongiorno. Il fastidio che descrive, localizzato nella parte anteriore della pianta del piede (avampiede), in particolare nell'area metatarsale tra il primo e il secondo dito, è una problematica comune che può derivare da diverse cause. La natura del fastidio, un persistente prurito senza dolore acuto o alterazioni visibili della pelle, suggerisce un'irritazione nervosa o un'infiammazione dei tessuti molli sottostanti.

Analisi del disturbo in ottica riabilitativa
Il disturbo potrebbe essere correlato a una metatarsalgia, anche se atipica per la mancanza di dolore franco. La metatarsalgia è una condizione infiammatoria che interessa i capi metatarsali e le strutture circostanti, come le borse sierose o i nervi interdigitali (come nel caso del neuroma di Morton). Il prurito, in assenza di lesioni cutanee, può essere un sintomo atipico di un'irritazione del nervo plantare mediale o di uno dei nervi digitali comuni.
Un altro fattore da considerare è lo stress biomeccanico. La zona che lei descrive è soggetta a un carico elevato durante la deambulazione. L'uso prolungato di infradito, come lei ha giustamente ipotizzato, può essere un fattore predisponente. Le infradito, infatti, destabilizzano il piede perché non offrono un supporto adeguato all'arco plantare e non stabilizzano il retropiede. Questo costringe i muscoli intrinseci ed estrinseci del piede a lavorare in modo anomalo per mantenere la stabilità.
In particolare, il meccanismo di presa delle dita (grip) per mantenere la scarpa in posizione aumenta la tensione sui muscoli flessori e sui nervi dell'avampiede, potendo causare l'irritazione che lei descrive. L'assenza di un supporto plantare e la ridotta capacità di assorbimento degli urti di questo tipo di calzature incrementano lo stress sulle strutture ossee e nervose dell'avampiede, favorendo l'insorgenza di sintomi atipici come il prurito.

Consigli riabilitativi e misure conservative
Data la descrizione del fastidio, l'approccio riabilitativo si concentra sulla riduzione dello stress biomeccanico e sul riequilibrio muscolare.
Cambiamento delle calzature: Per prima cosa, è fondamentale sospendere l'uso delle infradito e preferire calzature con le seguenti caratteristiche:

Suola rigida e stabile: Per ridurre la flessione eccessiva dell'avampiede durante la deambulazione.
Ampia punta: Per evitare la compressione delle dita e dei nervi interdigitali.

Leggero rialzo del tacco: Per scaricare l'avampiede (un tacco di 2-3 cm può essere sufficiente).
Supporto plantare: Una soletta anatomica può aiutare a ridistribuire il carico e a sostenere l'arco plantare.

Esercizi di stretching e mobilità:
Stretching dei muscoli plantari: Seduta, afferri le dita del piede e le tiri delicatamente verso di sé per allungare la fascia plantare. Mantenere la posizione per 30 secondi e ripetere 3-4 volte per piede.

Stretching dei muscoli del polpaccio: In piedi di fronte a un muro, appoggi i palmi delle mani. Mettendo un piede avanti e uno dietro, con la gamba posteriore tesa e il tallone a terra, fletta la gamba anteriore fino a sentire una tensione nel polpaccio. Mantenere per 30 secondi e ripetere 3-4 volte per gamba.

Esercizi di rinforzo e rieducazione propriocettiva:
Rinforzo dei muscoli intrinseci del piede: Esercizi di "raccolta" con le dita del piede (es. raccogliere una salvietta o una pallina da terra). Questo aiuta a riattivare la muscolatura stabilizzatrice dell'arco plantare.

Esercizi propriocettivi: Stare in piedi su una superficie instabile (es. cuscino o tappetino da yoga arrotolato) su un solo piede per 30-60 secondi. Questo migliora l'equilibrio e la coordinazione neuromuscolare del piede.

Terapie fisiche:
Massaggio e automassaggio: Utilizzare una pallina da tennis o da golf e farla rotolare sotto la pianta del piede, esercitando una pressione moderata. Questo può aiutare a sciogliere le tensioni muscolari e a stimolare la circolazione.

Impacchi freddi: Continuare ad applicare il ghiaccio, ma con una modalità più mirata, massaggiando la zona per 10-15 minuti. L'applicazione di ghiaccio può ridurre l'infiammazione e modulare l'irritazione nervosa.
Quando consultare un professionista
Se il fastidio persiste nonostante l'adozione di queste misure conservative per 1-2 settimane, è consigliabile rivolgersi a un fisioterapista o a un medico specializzato in ortopedia o fisiatria. Una valutazione clinica approfondita è necessaria per escludere altre patologie e impostare un piano riabilitativo personalizzato, che potrebbe includere terapie manuali specifiche, terapie strumentali (come la tecarterapia o ultrasuoni) o, se necessario, una valutazione per un plantare su misura.

Dott. Roberto Caporale
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