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Agenda Rachele Mommi Psicologa
Via Mentana 2, Sanremo

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Esperienze

Su di me

Sono Rachele Mommi, psicologa iscritta all'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Liguria n°3481 e specializzanda in Psicoterapia Cognitivo-C...

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Specializzazioni

  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia Perinatale
  • Psicologia cognitiva
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Punteggio generale

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G
Presso: Agenda Rachele Mommi Psicologa consulenza psicologica

Mi trovo bene con la dottoressa Rachele, perché ci tiene a spiegare tutto bene e in questo modo il paziente capisce di più la sua situazione e si sente più attivo e partecipe nel suo cambiamento.

Dott.ssa Rachele Mommi

Grazie!

F
Profilo verificato
Presso: Consulenze online consulenza psicologica

La dottoressa Mommi è una persona molto sensibile, che mi ha accolta e ascoltata con tanta attenzione. Mi sono sentita capita e non giudicata. Sono davvero contenta di questo percorso.

Dott.ssa Rachele Mommi

La ringrazio

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

Panico ed Emetofobia acuta
Sono un ragazzo di 20 anni. Ho cominciato a soffrire di attacchi di panico due anni fa in concomitanza con lo sviluppo di una malattia da reflusso gastroesofageo. Inizialmente il panico era legato semplicente al mangiare con gli altri ma a casa non avevo problemi, poi è diventato più persistente e ha cominciato ad esserci anche a casa. Ormai dopo il percorso con vari psicologi ed essendo io stesso uno studente al secondo anno di psicologia ho capito molte cose del panico e di come agisce su di me. Ho avuto periodi più intensi e periodi più tranquilli, occasioni in cui sono riuscito a gestire gli attacchi e ho capito qual'è la strada verso la cura, l'affrontare le situazioni che provocano panico con tranquillità. Nonostante conosca la strada e non abbia mai preso farmaci qualcosa mi blocca. Visto che gli attacchi si manifestano sempre mentre mangio e non ho altre preoccupazioni che non siano l'attacco in sé, la mia paura è non riuscire a mangiare e quindi di conseguenza stare fisicamente male. La mia paura è dovuta al fatto che mentre l'attacco si presenta mi si blocca la gola, ho crampi lanciati e anche dopo pochi morsi di qualunque cibo mi salgono forti conati e spesso vomito. Questo ovviamente non fa che peggiorare il reflusso e creare un circolo vizioso in cui non capisco se è l'ansia che provoca il reflusso o il reflusso che provoca l'ansia. C'è stato un momento l'anno scorso in cui mi sono sentito come se non avessi mai avuto nulla ma dopo qualche mese ho avuto un altro attacco e non sono riuscito a gestirlo. Questo mi ha portato a stare a casa per giorni sforzandomi di mangiare ogni pasto e i sintomi del reflusso sono diminuiti in concomitanza all'ansia, ho solo mantenuto una tosse secca che nonostante non fossi in ansia avevo ad ogni pasto, ho anche smesso di bere caffè o mangiare pasti pesanti. Una reazione fisica così forte ai sintomi è normale o devo scavare più a fondo, ho fatto una gastroscopia due anni fa e i risultati dicevano che non avevo problemi organici quindi mi sono convinto che fosse tutto mentale, il problema potrebbe essere peggiorato? Come posso uscirne? Ho frequentato diversi terapeuti (Cognitivo comportamentali e breve strategici) e letto molto sul problema ma dopo anni non mi sento ancora sicuro nonostante penso di aver capito molto di più di prima sul problema, dovrei scavare più a fondo nel passato magari il vomito lo utilizzo come meccanismo di difesa. Non ho idea di come fare non ce la faccio più.

Buongiorno, l'indicazione è quella di continuare con una psicoterapia cognitivo-comportamentale in quanto trattamento d'elezione in tali casi. Con il/la terapeuta potrà lavorare sui suoi pensieri, emozioni e comportamenti in modo attivo e acquisire nuove strategie per la gestione dei sintomi. A disposizione. Dott.ssa Rachele Mommi

Dott.ssa Rachele Mommi

Buongiorno, sono una neo-mamma che da 5 mesi a questa parte, non sa come poter riprendere in mano la sua vita o perlomeno, una piccola parte della sua vita. La gravidanza non è stata facile. È iniziata con il dolore atroce ai denti durato fino al sesto mese (ad oggi ne ho persi 2 e molti ancora da curare) fino al giorno della data presunta del parto finito con cesareo. Ero andata in ospedale la mattina per controllo e la sera del giorno stesso è nata mia figlia. Da lì tutto mi ha sconvolta. Non ho vissuto bene la gravidanza perché oltre ai denti, ho affrontato due traslochi, un viaggio dall'Italia in Germania e ho lavorato fino al giorno prima della data presunta del parto, ma solo perché mi sentivo in gran forma e non accusava alcun sintomo o anomalia. Hanno tentato di indurmi al parto ma senza successo, tanto che sono ricorsi subito al cesareo. Da dopo il parto mi sento una persona irriconoscibile. Piango per qualsiasi cosa, mi sento molto stanca, senza voglia di fare, ho sempre sonno e lo preferisco al cibo. Ciononostante ho lo stress continuo di non piacermi più. Mi vedo ancora grassa, senza riuscire ad indossare i miei jeans preferiti e tutto questo mi deprime ancora di più perché ho l'iniziativa di volermi mettere in forma ma si ferma lì, al pensiero di volerlo fare, perché dopo penso e dico "non posso, ho una bambina che ha bisogno di me e non posso dedicare del tempo per me". La mia bambina è davvero molto impegnativa, molto iperattiva, e mi sento molto sola nel curarla e crescerla, perché mio marito nonostante le sue 8 ore di lavoro, si butta nel divano stanco, il che posso anche comprendere, tra l'altro mi da ancora più da fare in casa lasciando le cose in giro non "rispettando" le piccole "regole" di un quieto vivere. Non mi da molto spazio per me, che attendo con ansia il sabato e la domenica che non lavora, per cercare di fare qualcosa, che non tratta nemmeno me stessa, ma il pulire casa, i vestiti, preparare da mangiare, mi fa sentire un po' viva, con iniziativa, ma niente. Col passare del tempo mi sto sentendo quasi inutile alla società perché per via della lingua che ancora non conosco, non riesco a farmi, di conseguenza, nuove amicizie che forse potrebbero aiutarmi a cercare di integrarmi in questo paese. Non ho parenti qui, il mio compagno ha una sorella a 190km, siamo in ottimi rapporti ma non posso andare ogni giorno da lei perché in primis lavora, ma nemmeno chiederle di venire da me quando può perché è sempre molto impegnata anche se non ha figli, e in ogni caso non sarei capace di chiederle di stare attenta alla bambina perché i figli sono una grande responsabilità e se le dovesse succedere qualcosa in mia assenza non me lo perdonerai. Credo di avere una forma di depressione che non riesco a capirne il principio e mi sforzo ogni giorno di capire cosa mi sia successo da dopo la gravidanza (a prescindere dai traumi che purtroppo sono consapevole di aver avuto per via della gravidanza, a partire dal l'allattamento in cui, i primi 3 giorni ho dato il latte poi il blocco improvviso. Sentivo mia figlia piangere per fame e non poterla aiutare mi creava un forte stress e crisi di pianto, tanto che a meno di 12h dal cesareo mi sono alzata da sola dal letto per farmi portare il latte, poi il trattamento a volte ottimo e a volte osceno e come mi hanno portata subito in sala parto mi ha totalmente sconvolta e in più, lo stress e la "forzatura" di allattare in cui non avevo comprensione per il dolore, che suoceri e in primis compagno hanno cercato di impormi per poi sentirmi dire "vabbè tranquilla, anche con il latte artificiale cresce" ). Mi chiedo se ci sia una sorta di "terapia" perché più vado avanti e più non ho voglia di fare nulla se non prendermi solo cura della mia bambina, trascurando il tutto, persino il mio compagno. Oppure, se è un fattore ormonale che ancora è da sistemarsi, perché quando ho iniziato a vedermi "grassa" il mio cervello non lo ammetteva. Credo che un po' mi abbia condizionata vedere neo mamme che magari avevano solo la pancia e rimanevano "snelle" mentre a me cresceva tutto, sono arrivata a pesare quasi 96kg con un peso iniziale di 63kg. Il mio peso ideale è sempre stato 55kg e per chi lo sentiva ero in sottopeso ma io ero piena di energie e adesso basta fare una stanza pulita di casa e mi sento morta. Dormo poco e anche male perché il mio compagno fa un turno la sera e un turno la mattina e la sveglia di mattina (alle 4) devo fargliela io, mentre la sera torna tardissimo e si finisce per mangiare a mezzanotte. Credo che questo mi stressi tanto e che mi stressi anche lo stare da sola in casa, vivere in solitudine mi sta rendendo una persona fragile e apatica. Come posso definire tutto ciò? Sono film mentali che creo io stessa oppure è una forma/inizio di depressione post-parto? Grazie mille per l'aiuto. Buona giornata.

Buongiorno, lei descrive una situazione di solutidine e difficoltà comune a molte neomamme. La cura di un neonato, nella maggior parte dei casi è delegata interamente alla madre diventando totalizzante, ma la mamma ancora necessita di elaborare il parto (che molte volte non rispecchia le aspettative), l'allattamento (anche questo difficoltoso), una nuova immagine di sé e un nuovo ruolo, cambiamenti fisici, del sonno, delle abitudini e non solo e ha bisogno di sostegno sotto ogni punto di vista. La fatica e le emozioni provate sono valide e non sono da attribuire solamente a una "questione ormonale". Lei chiede se esiste una terapia e la risposta è sì, può richiedere un supporto psicologico. A disposizione. Dott.ssa Rachele Mommi

Dott.ssa Rachele Mommi

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