Esperienze
Lavoro con bambini e ragazzi con disturbi del neurosviluppo (tra cui autismo, disabilità intellettiva e ADHD), DSA, disturbi del linguaggio, disturbi della comunicazione, balbuzie, e con problematiche legate al frenulo linguale corto.
Sono specializzata in Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) e Tecnologie Assistive (TA) e in Pedagogia e Neuroscienze applicate alla didattica e strategie per l’apprendimento.
Aree di competenza principali:
- Logopedia
Presso questo indirizzo visito
Prestazioni e prezzi
-
Visita logopedica
50 € -
-
Consulenza online
50 € -
-
Riabilitazione logopedica
50 € -
-
Terapia logopedica
50 € -
-
Test di valutazione per disturbi specifici dell'apprendimento
Da 50 € -
-
-
-
Indirizzo
Via Belgrado 41, Ladispoli 00055
Disponibilità
Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
Convenzioni assicurative non attive
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che abbia una convenzione con la tua assicurazione
Recensioni in arrivo
Scrivi la prima recensione
Hai avuto una visita con Dott.ssa Marta Calandrelli? Condividi quello che pensi. Grazie alla tua esperienza gli altri pazienti potranno scegliere il miglior dottore per loro.
Aggiungi una recensioneRisposte ai pazienti
ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno, sono la mamma di una bambina di 3 anni, che ha diversi problemi sul piano linguistico :
Buongiorno,
sono la mamma di una bambina di 3 anni, che ha diversi problemi sul piano linguistico :
- Ha iniziato a parlare tardi
- Fa frasi ma non sempre (spesso comunica con parole) e con delle difficolta / errori
- Bilingue, viviamo in francia e capisce perfettamnte il francese e l'italiano
- Ha problemi di adenoidi, che ha portato ad avere spesso la bocca aperta (apotonia linguale)
- Oltre a tutto cio, ha anche iniziato a BALBETTARE!!!
Insomma potete capire che siamo molto preoccupati. Ora é seguita da una logopedista una volta a settimana, più stiamo facendo un intervento indiretto seguiti da una secondo logopedista esperta in balbuzie. Ho paura che non riuscirà mai a parlare, siamo davvero preoccupati.
Grazie per un vostro ritorno,
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco bene la vostra preoccupazione: quando si osservano più difficoltà nello sviluppo comunicativo della propria bambina, è comprensibile sentirsi in ansia e temere per il suo futuro.
Vorrei però rassicurarvi su un aspetto importante: a 3 anni è ancora possibile osservare un’evoluzione significativa delle competenze linguistiche, e la presenza di difficoltà nel linguaggio associata alla comparsa di disfluenze non significa affatto che la bambina non riuscirà a parlare fluentemente.
Per quanto riguarda il bilinguismo, crescere con due lingue non provoca di per sé un disturbo del linguaggio né la balbuzie. È importante, tuttavia, valutare le competenze comunicativo-linguistiche in entrambe le lingue, considerando le occasioni di esposizione e di utilizzo dell’italiano e del francese.
La comparsa della balbuzie in questa fascia d’età può verificarsi durante una fase di rapido sviluppo linguistico. È importante valutarne le caratteristiche, la frequenza e l’eventuale impatto sulla bambina, senza attribuirla automaticamente alle altre difficoltà presenti.
Avete già intrapreso un percorso che integra il trattamento diretto del linguaggio e il supporto indiretto per la balbuzie: è un aspetto positivo. Vi suggerirei di mantenere un confronto tra le professioniste che la seguono, affinché gli interventi siano coordinati e tengano conto del suo profilo comunicativo complessivo. È inoltre opportuno approfondire, con il pediatra e gli specialisti di riferimento, le problematiche respiratorie e adenoidee, valutando anche l’eventuale impatto sulla funzionalità oro-facciale.
A casa, nel frattempo, cercate di offrirle un ambiente comunicativo sereno: ascoltatela senza fretta, lasciatele il tempo di esprimersi, mantenete un ritmo di conversazione tranquillo ed evitate di correggerla, completare le frasi al suo posto o chiederle di ripetere quando si blocca. È importante che possa comunicare senza sentire la pressione di dover parlare in un determinato modo.
Comprendo la paura che avete espresso, ma in questo momento è prematuro trarre conclusioni definitive sull’evoluzione futura. Saranno l’osservazione nel tempo, la valutazione specialistica e la risposta agli interventi a fornire indicazioni più precise.
Vi auguro di affrontare questo percorso con maggiore serenità, un passo alla volta.
Sono una mamma di Roma esasperata. Mia figlia ha 7 anni e da quando ne ha 3 non mangia a scuola. Già
Sono una mamma di Roma esasperata. Mia figlia ha 7 anni e da quando ne ha 3 non mangia a scuola. Già dallo scorso anno iniziando la prima elementare aveva promesso che avrebbe iniziato a mangiare alla scuola perché ormai grande, in realtà non l'ha mai fatto. Abbiamo fatto delle sedute da una psicologa che alla fine ci ha consigliato di non mettere a scuola troppa pressione alla bambina. Fatto sta che è iniziata la seconda elementare e lei dopo una settimana ha assaggiato il gelato ma le maestre non l'hanno vista, dubitando per altro che lo avesse fatto, ma molto compagnia l'hanno vista. Dopo due giorni ci dice che d'ora in poi se non mangia lei a ricreazione non si può alzare, ovvero dopo 8 ore passate a scuola deve stare seduta anche alle due ricreazioni per scelta delle maestre. Io e il papà non sappiamo più cosa fare, anche dopo aver parlato con le maestre non abbiamo trovato un punto d'accordo perché loro restano sulla loro posizione "è una regola che a scuola ai deve assaggiare almeno un alimento e lei non lo fa, va contro le regole e questa è la nostra scelta". Noi non la condividiamo soprattutto ora che iniziava a mangiare e a casa anche ad assaggiare cibo nuovi. Il problema a resta a scuola a me sa perché a casa mangia. Ci hanno anche puntato il dito dicendo "sapendo queste difficoltà potevate segnarla a tempo ridotto" e noi abbiamo risposto che per esigenze lavorative e sperando che la situazione migliorasse abbiamo dovuto scegliere il tempo pieno. Lei va contentissima a scuola e d'accordo con tutti il problema è il momento della mensa. Esasperati stiamo per valutare un suo trasferimento ad altra scuola ma sarebbe assolutamente controproducente per lei. A chi possiamo rivolgerci? Grazie a chi risponderà
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, comprendo la vostra esasperazione e la preoccupazione per una situazione che si protrae da tempo, soprattutto considerando che vostra figlia frequenta volentieri la scuola e che state osservando alcuni progressi anche nell’assaggio di nuovi alimenti a casa.
La difficoltà ad alimentarsi in un contesto specifico, come la mensa scolastica, può avere origini diverse e merita di essere approfondita senza attribuire automaticamente il comportamento alla volontà della bambina o alla mancanza di collaborazione. Il fatto che a casa mangi e stia iniziando ad assaggiare nuovi cibi è un elemento importante, ma è necessario comprendere che cosa renda così difficile il momento del pasto a scuola: possono entrare in gioco aspetti sensoriali, emotivi, ambientali o legati alle dinamiche del pasto.
In questa prospettiva, forzare l'assaggio o subordinare momenti di pausa e ricreazione al fatto di mangiare rischia di aumentare la pressione associata al pasto, rendendo potenzialmente ancora più difficile affrontare la situazione. L'obiettivo dovrebbe essere favorire gradualmente un rapporto sereno con il cibo, rispettando i tempi della bambina e valorizzando anche i piccoli progressi.
Vi suggerirei di chiedere un incontro con il dirigente scolastico, le insegnanti e, se presente, il referente per l'inclusione o lo psicologo scolastico, per individuare una strategia condivisa. Potrebbe essere utile coinvolgere anche la psicologa che l'ha già seguita, così da favorire un confronto tra famiglia, scuola e professionisti e concordare modalità coerenti di gestione del momento della mensa.
Parallelamente, considerata la durata della difficoltà, sarebbe opportuno approfondire il comportamento alimentare con il pediatra e con professionisti esperti nelle difficoltà alimentari in età evolutiva, per comprendere meglio i fattori che mantengono il problema e valutare un eventuale intervento mirato. Se la difficoltà riguarda esclusivamente il contesto scolastico, questo elemento andrà esplorato attentamente.
Capisco il vostro dubbio rispetto al trasferimento: prima di prendere una decisione così importante, proverei a richiedere un confronto formale con la scuola e a definire un piano concreto, con obiettivi graduali e condivisi, evitando che il momento del pasto diventi una fonte ulteriore di tensione.
Non siete tenuti ad affrontare questa situazione da soli. La difficoltà va compresa e affrontata attraverso una collaborazione tra adulti, senza far ricadere sulla bambina la responsabilità di risolverla. Vi auguro di trovare presto un punto d'incontro che tuteli il suo benessere e le permetta di vivere serenamente sia la scuola sia il momento del pasto.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.