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Pazienti senza assicurazione sanitaria


Colloquio psicologico • 60 €

Consulenza online • 60 €

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Sostegno alla genitorialità • 80 €

Sostegno psicologico • 60 €

Sostegno psicologico adolescenti • 60 €


Presso questo indirizzo visito: adulti
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CB studio politerapico
Viale Cooperazione 15, Cusano Milanino


Pazienti senza assicurazione sanitaria


Presso questo indirizzo visito: adulti, bambini a partire da 6 anni
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Prestazioni e prezzi

I prezzi indicati sono quelli per pazienti senza assicurazione sanitaria

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Esperienze

Su di me

Mi chiamo Martina Panzeri, sono psicologa e psicoterapeuta in formazione, ad orientamento Psicoanalisi della Relazione, presso SIPRe a Milano.
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Formazione

  • Università Cattolica del sacro cuore
  • SIPRe

Specializzazioni

  • Psicologia Clinica
  • Psicologia dell'età evolutiva

Tirocini

  • Consultorio ASST Brianza
  • CPS - giovani ASST Brianza

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  • Italiano

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G
Presso: CB studio politerapico colloquio psicologico

Sto proseguendo un percorso con la dottoressa e mi sono subito sentito accolto e supportato in questo momento di difficoltà. Comincio già a vedere dei miglioramenti sentendomi più sicuro grazie al percorso intrapreso.

Dott.ssa Martina Panzeri

Grazie per la recensione! È proprio vero, avere uno spazio in cui si viene accolti e ascoltati aiuta a sentirsi sostenuti nei momenti di difficoltà. Grazie a lei per essersi concesso l'occasione di lavorare su di sé. A presto!

M
Presso: CB studio politerapico colloquio psicologico

La dott.ssa Martina Panzeri è una persona molto empatica, professionale e disponibile che mi ha aiutato e mi sta aiutando molto nel mio percorso. Gli incontri con lei sono ormai diventati un momento importante per riflettere e soffermarsi sulle cose che mi accadono.

Dott.ssa Martina Panzeri

Grazie mille per le parole usate. In effetti, la relazione terapeutica può essere vista come uno spazio di incontro dove sostare assieme per ricercare un senso più profondo. Al prossimo appuntamento!

C
Presso: CB studio politerapico colloquio psicologico

Professionista empatica e molto attenta. Ti mette fin da subito a tuo agio e sono molto contenta di aver intrapreso il percorso con lei

Dott.ssa Martina Panzeri

Grazie a te, Carlotta, per la recensione e per le dolci parole!


D
Presso: CB studio politerapico colloquio psicologico individuale

Mi sono sentita accolta e ascoltata dalla dott.ssa Panzeri, mi ha aiutato a conoscermi più a fondo e a riflettere su come mi sento in base a ciò che sono.

Dott.ssa Martina Panzeri

Ti ringrazio per le belle parole. E' stato un piacere aver percorso questo pezzo di strada assieme!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 25 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, ho bisogno di un consiglio nella gestione del rapporto col mio compagno. Ho 43 anni, vivo in Calabria e da 5 convivo con un uomo, divorziato e con una figlia adesso di 11 anni. Da circa 1 anno viviamo in casa di proprietà: l’acquisto della casa l’ho fatto principalmente io, il mutuo è a nome mio e lui ha partecipato solo per le spese notarili.
La parte economicamente più forte sono io, infatti le spese gestionali della casa dipendono soprattutto da me, lui partecipa solo nella rata del mutuo, anche perché deve sostenere il mantenimento della figlia.I primi tempi di convivenza, 5 anni fa, erano abbastanza tranquilli, nonostante lui avesse un pregresso importante, un matrimonio e una figlia. Io ho accettato la situazione senza mai crearmi problemi. Fin da subito c’erano dei meccanismi che non ritenevo “sani”, come il fatto che la bambina dormisse con suo padre nel lettone, io andavo sul divano anche se lui mi chiedeva di dormire con loro ma non lo ritenevo corretto. Alla fine ho comprato una stanzetta per la figlia e la cosa è rientrata nella normalità. D’altro canto la bambina, che la maggior parte dell’anno vive a Roma con la madre e il compagno di lei, era abituata ad avere i suoi spazi quindi il “problema “ si creava quando veniva da noi.
Col tempo si sono però creati dei comportamenti di routine che non riesco più ad accettare e vorrei capire se sto sbagliando o devo iniziare a mettere dei paletti nel nostro rapporto a due.
Noi lavoriamo tutto l’anno, non abbiamo molte libertà se non il sabato e la domenica e i 15 giorni di ferie estive che in genere faccio coincidere con i suoi. Non facciamo viaggi, raramente usciamo per andare da qualche parte, soprattutto per questioni economiche perché poi so che la maggior parte delle volte dovrei pagare io, dato che la sua situazione economica è abbastanza precaria, e io o pago le ingenti spese di casa o il resto, pertanto si evita.
La sua famiglia, mamma papà e fratello, pur restando abbastanza in disparte dal nostro rapporto di convivenza, è comunque “ingombrante “, lo trattano come il principino di casa e in mia presenza non lesinano comportamenti di accudimento esagerati che onestamente mi fanno sentire molto a disagio. Capita anche che torno dal lavoro e mi ritrovo il fratello in casa, che non si limita a stare 10 minuti ma ore. Mi rendo conto che ci sono differenze culturali enormi, ma per amore di lui ho sempre fatto buon viso a cattivo gioco, anche perché sono una persona molto rispettosa.
Lui trasferisce questo modus operandi familiare anche nel rapporto con sua figlia, che è accontentata in tutto. Mi rendo conto che le occasioni di vederla sono poche, ossia quando lei scende per le feste o nel periodo estivo. Proprio per questo non ho mai creato alcun tipo di problema sulle visite. Tuttavia vorrei essere presa un po’ più in considerazione rispetto a certe decisioni, alla fine viviamo sotto lo stesso tetto e non mi si chiede mai se per me va bene che la figlia venga un giorno piuttosto che un altro. Si dà per scontato che tutto mi possa andare bene. Adesso la bimba è giù per l’estate, quindi automaticamente tutti i fine settimana nonché i 15gg di ferie del padre li trascorrerà con noi. Capita anche, durante la settimana, che la bambina trovandosi dalla nonna materna con la quale si scoccia, chiami il padre per andarla a prendere subito dopo il lavoro. Pertanto io esco da lavoro, voglio andare a casa a rilassarmi e 10 minuti dopo mi giunge il messaggio di lui che mi comunica che sta andando a prendere la figlia. Recentemente abbiamo avuto una discussione: gli ho chiesto se, almeno per adesso che stiamo ancora lavorando, la figlia può andare a prenderla il sabato mattina anziché il venerdì pomeriggio, così io posso organizzarmi e avere un attimo di pace dopo il lavoro invece di tornare a casa sistemare tutto per il suo arrivo. La risposta è stata che la mia richiesta non è di suo gradimento e che la figlia viene prima di tutto (per inciso, in 4 anni che la bimba vive a Roma lui non ha mai preso un treno nel weekend per andare a trovarla, sempre per questioni economiche).
In conclusione, mi sento ospite in casa mia, il nostro rapporto si riduce a una mera convivenza, lui non condivide con me le decisioni, che rimangono di sua esclusiva competenza e io non ho nemmeno il diritto di esternare un disagio, una richiesta o una necessità. Tutto è subordinato alle sue esigenze, a quelle della bambina, della sua famiglia…sto seriamente mettendo in discussione la natura del nostro rapporto.
Non so davvero cosa fare.
Grazie

Gentile utente, innanzitutto grazie per la sua condivisione. Sento molto forte questo senso di frustrazione dipeso dalla situazione e dalla difficoltà a capire come agire per potersi riappropriare dei suoi spazi. Spesso in un rapporto si creano delle abitudini, che diventano così radicate da divenire normalità e la richiesta di un cambiamento, non sempre viene accolta positivamente.
Se vuole dedicarsi uno spazio a se e a quello che sta provando, resto disponibile (anche online).
Dott.ssa Martina Panzeri

Dott.ssa Martina Panzeri

Buonasera, chiedo aiuto per mio marito..
Un anno fa è venuto a mancare suo padre, e morto nel giro di 27 giorni e in queste giornate abbiamo saputo che aveva un tumore celebrale in stato avanzato (non aveva mai manifestato nessun tipo di malessere).. per mio marito è stato traumatico, il giorno prima della sua morte il padre gli aveva chiesto di rimanere con lui a cena per un pizza e mio marito si era rifiutato..e lui questo ad oggi non se lo perdona e si da colpe... è passato un anno e non ha superato la perdita e si rifiuta anche di andarlo a trovare al cimitero. Nel frattempo lui è sempre arrabbiato, avvolte crolla ma lo fa da solo e me ne parla dopo aver sfogato.. preferisce parlare e avere attenzioni da altre persone..manifesta stati di attacchi di panico, malessere generale e si chiude in se stesso... io gli sono vicina ma sembra che ogni mio tentativo di stargli accanto sia nullo, mentre con altre persone sembra accettare di più la loro avvicinanza.. e questo ha messo in crisi noi come coppia. Non so più cosa fare per aiutarlo e come fare per stargli più accanto... (abbiamo un bambino di 6 anni e sono incinta di 7mesi) . Grazie a chi potrà rispondermi..

Gentile utente, innanzitutto grazie per aver condiviso un pezzo della sua storia familiare così intimo e delicato. La perdita di una persona cara, soprattutto in modo improvviso e traumatico, può lasciare segni profondi e avere un forte impatto anche sulle relazioni familiari. Quello che emerge dal suo racconto è che suo marito è alle prese con l'affrontare un dolore intenso e non elaborato, che si manifesta con sensi di colpa, rabbia, attacchi di panico e un generale stato di malessere.
Capisco che lei soffra nel vederlo così e desideri, in modo genuino, aiutarlo. Se suo marito è d'accordo con lei, potrebbe proporgli uno spazio individuale per supportarlo in questo momento.
Se lui non avesse questo desiderio, in alternativa potrebbe ritagliarsi questo spazio lei per capire e soffermarsi su come gestire questo momento così complicato. Resto a disposizione,
Dott.ssa Martina Panzeri

Dott.ssa Martina Panzeri

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