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Esperienze

Non sempre ciò che si prova è chiaro. A volte è una fatica sottile, altre volte qualcosa che pesa di più, ma in entrambi i casi può essere difficile capire da dove iniziare.

Sono la Dott.ssa Luisa Corlianò, psicologa. Lavoro con bambini, adolescenti, giovani adulti e adulti. Accompagno le persone nei momenti di difficoltà, cambiamento o crescita, offrendo uno spazio in cui potersi fermare, mettere ordine e comprendere meglio ciò che si sta vivendo.

Il mio approccio è concreto e personalizzato: non esistono percorsi standard, ma strade che costruiamo insieme, nel rispetto dei tempi, delle esigenze e della storia di ciascuno.

Nel lavoro terapeutico do valore all’ascolto autentico e alla relazione, perché è da lì che può nascere un cambiamento reale e sostenibile.

Mi occupo di consulenza e sostegno psicologico individuale e familiare, prevenzione del disagio e promozione del benessere psicologico. Mi occupo anche di difficoltà emotive, ansia, stress e momenti di transizione, aiutando la persona a ritrovare maggiore chiarezza, equilibrio e consapevolezza. 

Nel mio lavoro pongo particolare attenzione alla relazione, all’ascolto empatico e alla costruzione di uno spazio sicuro, in cui la persona possa sentirsi accolta e compresa. Credo fortemente nel valore del lavoro di rete e nell’importanza di accompagnare individui e famiglie nei momenti di difficoltà, valorizzando le risorse personali e relazionali.

Il primo colloquio è uno spazio di conoscenza reciproca, utile per iniziare a orientarsi e capire insieme come procedere.

Chiedere aiuto non è semplice, ma è spesso il primo passo verso una maggiore consapevolezza di sé. Insieme è possibile dare significato alle esperienze vissute, comprendere i propri bisogni e costruire nuove modalità di affrontare le difficoltà, nel rispetto dei tempi e della storia di ciascuno.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia del benessere
  • Psicologia delle relazioni

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3 recensioni

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  • G

    Grandissima persona, professionista facendoti sentire veramente a tuo aggio.

    • Attenzione durante la visita
    • Efficacia del trattamento
     • Consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    La ringrazio di cuore per le sue parole. Sapere di riuscire a creare un ambiente in cui le persone si sentano a proprio agio, è per me fondamentale.


  • Professionale, disponibile e attenta, capace di creare un ambiente in cui è facile sentirsi a proprio agio

    • Attenzione durante la visita
    • Efficacia del trattamento
    • Puntualità
     • Consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Grazie per il suo gentile riscontro. L'attenzione e la disponibilità sono aspetti a cui tengo molto e sono felice che abbia percepito un clima accogliente durante il percorso.


  • D

    Mi sono sentita accolta e compresa sin dalle prime sedute. La consiglio vivamente!

    • Attenzione durante la visita
     • Consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    La ringrazio per il suo feedback e per aver condiviso la sua esperienza! Ritengo fondamentale offrire uno spazio di ascolto in cui ogni persona possa sentirsi accolta e compresa fin dai primi incontri.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 30 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.

Salve, da quello che racconti, sembra che tra voi si sia costruito nel tempo un legame emotivamente significativo, ma che lui faccia molta fatica a tollerare ciò che questo legame comporta sul piano della definizione, dell’impegno e dell’identità di coppia.
Il fatto che il rapporto funzioni nella quotidianità, che ci siano vicinanza, affetto e progettualità implicita, ma che si blocchi nel momento in cui compare l’etichetta di “fidanzati”, fa pensare più a una difficoltà legata all’intimità e al coinvolgimento emotivo che a una reale incompatibilità concreta.
Anche la storia personale che descrivi, potrebbe influenzare il modo in cui vive la possibilità di legarsi davvero a qualcuno. In alcune persone, il momento in cui la relazione diventa “reale” e riconosciuta può attivare paura, bisogno di controllo o timore di soffrire.
Questo però non significa necessariamente che lui non provi qualcosa per te. Allo stesso tempo, è importante non restare solo nel tentativo di interpretare i suoi comportamenti o trovare spiegazioni psicologiche che rischiano di lasciarti in una posizione molto incerta.

Da quello che scrivi, sembra che ora stia emergendo in te un bisogno legittimo di chiarezza e stabilità. Più che convincerti che “in fondo vi comportate già da fidanzati”, può essere utile capire se lui è realmente disposto a riconoscere e sostenere questo legame anche sul piano emotivo e relazionale. Forse l’aspetto centrale non è tanto capire “cosa gli passa per la testa”, ma comprendere se questa situazione, così ambivalente, sia sostenibile per te nel tempo.

Se senti che questa dinamica ti crea molta confusione o insicurezza, un confronto psicologico potrebbe aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni affettivi e a capire come muoverti in questa relazione in modo più tutelante per te stessa.

Dott.ssa Luisa Corlianò

Salve dottori ho una bellissima famiglia con mia moglie e una piccolina di 2 anni , ho sempre pensato o meglio o sempre cercato di essere un buon padre ad oggi mi sento sereno della mia vita e della mia famiglia , da un po di tempo mi sono imbattuto con dei video di un counseling filosofico dove sostiene che inconsapevolmente tutti facciamo del male ai nostri figli se non si fa un percorso di risveglio di distruzione del ego altrimenti non ameremo mai veramente i nostri figli sinceramente queste parole mi hanno destabilizzato un po , perché sembra una persona così profonda e forse lo è , anche parlando con un mio amico psicologo le sue parole non mi hanno aiutato molto perché penso che un counseling di filosofa mistica buddista la sua parole sia superiore a quella di tutti essendo che parla di aspetti così profondi come faceva il sommo maestro il Buddha il problema che io non mi sento di fare questo tipo di percorso e adesso mi sento sbagliato forse dovrei forzarmi per raggiungere la vera libertà che pensavo di avere invece a quanto pare è falsa ed inconsapevole grazie per un vostro supporto

Buongiorno, quello che descrive sembra più legato all’impatto che alcune idee hanno avuto su di lei che a un reale problema nel rapporto con sua figlia.
Quando si incontrano contenuti molto profondi, assoluti o presentati come “verità definitive” sulla crescita personale o sulla genitorialità, può succedere di sentirsi improvvisamente inadeguati o “sbagliati”, soprattutto se si è persone attente e sensibili al proprio ruolo di genitore. È importante però distinguere tra riflessione personale e messaggi che rischiano di creare un ideale irraggiungibile. L’idea che si possa amare davvero un figlio solo dopo un completo “annullamento dell’ego” o un percorso spirituale specifico non appartiene alla psicologia scientifica e può facilmente generare senso di colpa o confusione.
Essere un buon padre non significa essere perfetti o totalmente “illuminati”, ma essere presenti, sufficientemente consapevoli, capaci di cura, ascolto e riparazione quando si sbaglia. E da quello che scrive, sembra che lei sia molto coinvolto e attento al benessere della sua famiglia.
Il fatto che non senta suo questo tipo di percorso non significa che sia meno libero o meno capace di amare. Ognuno può cercare senso, crescita e consapevolezza in modi diversi, senza doversi forzare ad aderire a visioni che non sente autentiche per sé.

Se queste riflessioni stanno però diventando fonte di ansia, dubbio o svalutazione personale, può essere utile parlarne in uno spazio psicologico che la aiuti a distinguere tra crescita personale e richieste interiori troppo rigide o idealizzate.

Dott.ssa Luisa Corlianò
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