La decisione di rivolgersi ad un terapeuta rappresenta sicuramente un momento significativo e delicato nella vita di una persona ed al tempo stesso un atto di coraggio spesso preceduto da lunghe riflessioni e tentativi di "risolvere" da soli il problema. Con queste poche righe di presentazione vorrei semplicemente dare un contributo affinchè tu possa scegliere in autonomia e consapevolezza il tipo di percorso, avendo avuto modo prima di conoscere le caratteristiche e la storia del professionista cui deciderà eventualmente di affidarsi. Sono psicologa specializzata in psicoterapia cognitivo-comportamentale, una forma di psicoterapia breve e basata sull'evidenza che punta soprattutto a migliorare il proprio modo di interpretare la realtà e gli accadimenti della vita, lavorando sulle proprie reazioni emotive e sul dialogo che intrattieniamo con noi stessi a proposito degli eventi stressanti della vita, i grandi eventi (malattie, separazioni, lutti, licenziamenti, ecc.) cosiccome gli eventi minori come i conflitti interpersonali, le incomprensioni che caratterizzano la quotidianità. Negli anni ho potuto constatare come il metodo cognitivo-comportamentale sia altamente efficace nel promuovere il benessere della persona anche in situazioni di particolare difficoltà emotiva come nel corso di malattie oncologiche. Ho infatti dedicato i primi 10 anni della mia vita professionale a questa area di disagio in contesto ospedaliero, occupandomi principalmente di eventi traumatici. Questa lungo periodo di lavoro a contatto con la malattia e la sofferenza mi ha portato successivamente ad approfondire l'area della traumatologia e a diventare esperta - gli inglesi direbbero "practitioner"- nella psicoterapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), una forma di psicoterapia nata intorno agli anni '90 grazie alle profonde intuizioni di una terapeuta statunitense Francine Shapiro per curare il disturbo post-traumatico da stress ed ora applicata ad un'ampia gamma di disturbi e condizioni. Mano mano che acquisivo esperienza nella cura dei traumi psichici mi sono resa conto sempre più di come il trauma resti iscritto nel corpo anche molti anni dopo l'evento: il corpo non dimentica! Mi sono quindi adoperata per ricercare altri strumenti con cui poter curare gli effetti che il trauma produce proprio sull'organismo e ho iniziato a studiare le tecniche di autoregolazione di quelle funzioni che normalmente non sono sotto il controllo volontario come la pressione arteriosa, la digestione, la respirazione, la frequenza cardiaca, la temperatura, l'attività elettrica dei muscoli e l'attività elettrica cerebrale. Ho iniziato quindi ad utilizzare il biofeedback che consente appunto di lavorare in modo efficace sui segni che i traumi e gli eventi stressanti in genere lasciano nell'organismo. Sempre su questo filone e mantenendo un'apertura rispetto ai notevoli progressi compiuti nelle neuroscienze in Italia ed oltreoceano, ho iniziato ad utilizzare una particolare forma di biofeedback denominato neurofeedback dove, mediante condizionamento, la persona ha la possibilità di apprendere ad autoregolare la propria attività elettrica cerebrale allo scopo di ottenere un migliore equilibrio emotivo e una maggiore chiarezza mentale. Questo il mio percorso professionale fino ad oggi, un percorso che a partire dalla specializzazione post-laurea in psicoterapia cognitivo-comportamentale è andato via via arricchendosi di molti strumenti finalizzati al trattamento dello stress correlato a particolari condizioni lavorative o esistenziali, ai disturbi d'ansia e dell'umore ed in particolare alle fobie semplici e complesse come l'agorafobia, anche attraverso il recente impiego di software IDEGO per la Realtà Virtuale (VR) specificatamente elaborati per sperimentare e superare in modo sicuro e graduale le situazioni ansiogene.
La realtà virtuale (VR) infatti, attraverso protocolli basati sulle più recenti evidenze neuroscientifiche, rappresenta un potente acceleratore terapeutico che permette di lavorare sulle fobie in modo immersivo, sicuro e controllato.
Perché scegliere la VR nel percorso terapeutico?
La terapia dell'esposizione è il "golden standard" per il trattamento dei disturbi d'ansia. Grazie alla VR, superiamo i limiti della terapia tradizionale:
Oltre l'immaginazione: Molti pazienti faticano a visualizzare scenari ansiogeni. La VR crea un senso di "presenza" tale per cui il cervello reagisce allo stimolo virtuale esattamente come a quello reale.
Controllo dei parametri: Insieme possiamo decidere il grado di difficoltà. Possiamo far decollare un aereo virtuale più volte in un'ora, o restare sul podio davanti a un pubblico virtuale finché l'ansia non decresce.
Monitoraggio: L'esposizione è guidata e monitorata costantemente, permettendoti di apprendere tecniche di regolazione emotiva in tempo reale.
Quali paure é possibile trattare con la VR?
Paura di volare: Dalla preparazione in aeroporto al decollo in diverse condizioni meteo.
Paura di parlare in pubblico: in contesti informali, scolastici, aziendali o universitari.
Claustrofobia: è possibile esplorare ambienti chiusi come cantine, scale, cunicoli.
Paura delle altezze: si affrontano vari livelli di altezza in contesti urbani o naturali.
Paura di guidare: sessioni di guida sicura in contesti urbani o autostradali.
Paura delle procedure mediche: imparerai ad affrontare serenamente un prelievo, un intervento chirurgico, oppure una visita dal dentista.
Paura di alcuni animali: è possibile apprendere ad avvicinarsi in tranquillità a cani, gatti ed altri animali.
Sono altresì disponibili ambienti piacevoli in cui è possibile rilassarsi e ridurre il livello di attivazione emotiva.
Come funziona la seduta in VR?
Dopo una fase iniziale di valutazione clinica e psicoeducazione, inizieremo le sessioni di esposizione in VR. Indosserai il visore mentre io monitorerò ciò che vedi dal mio schermo, guidandoti sempre con approccio graduale.