Dott.ssa
Ilva Salerno
Psicoterapeuta
·
Psicologa
Psicologa clinica
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sulle specializzazioni
Caserta 2 indirizzi
Esperienze
Aree di competenza principali:
- Psicoterapia
- Psicoterapia sistemico relazionale
Principali patologie trattate
- Depressione
- Stress
- Bassa autostima
- Crisi relazionali
- Ansia
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Indirizzi (3)
Via San Giovanni 53 Piano terra, Caserta 81100
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Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che accetti la tua assicurazione
Recensioni
20 recensioni
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A
Antonio
Una professionista attenta, empatica e profondamente rispettosa dei tempi emotivi. Mi sono sentita accolta senza giudizio fin dal primo incontro. Il percorso con lei è uno spazio sicuro in cui poter esplorare, comprendere e trasformare.
• Studio di Psicoterapia • psicoterapia individuale •
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T
T.A.
La dottoressa Salerno é una professionista competente e accogliente.
Mi ha aiutato a vedere le cose da una nuova prospettiva e ritrovare serenità.• Studio di Psicoterapia • colloquio psicologico •
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A.S.
Mi sono avvicinata alla terapia con un misto di scetticismo e speranza, e posso dire che incontrare la dottoressa è stato uno dei regali più belli che mi sono fatta.
Ha una presenza calma ma mai distante, e riesce a mettere in parole quello che io faccio fatica anche solo a pensare. Con lei non mi sono mai sentita “solo un caso” o un numero: si ricorda ogni dettaglio e ha una sensibilità rara.
Non è una terapeuta che si limita ad annuire: sa quando restare in ascolto e quando aiutarti a spostare lo sguardo.
Da quando ho iniziato questo percorso, qualcosa dentro di me ha iniziato a cambiare in modo profondo, come se stessi finalmente tornando a casa. Consigliatissima, a chiunque senta che qualcosa non torna e voglia darsi il permesso di esplorare.• Consulenza Online • consulenza online •
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A
A.M.
Non è facile spiegare cosa succede in terapia con la dottoressa. Non perché non accada nulla, ma perché accade qualcosa di sottile e potente allo stesso tempo. Mi ha aiutata a mettere ordine dentro, senza mai forzarmi. La sua presenza è stabile, accogliente, mai giudicante. Ogni seduta è uno spazio sicuro dove posso finalmente essere me stessa, anche nelle parti più fragili. Non Mi ha insegnato a dare dignità a quello che provo e a guardare le cose da un’angolazione nuova. Non risolve la vita al posto tuo, ma ti accompagna con rispetto nel farlo tu.
• Studio di Psicoterapia • psicoterapia •
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V
VB
A volte nella vita si ha bisogno di uno spazio per respirare e ritrovarsi. Per me, questo spazio è stato ogni seduta con la Dottoressa Salerno. Sin dal primo incontro ho percepito accoglienza, delicatezza e una capacità rara di ascoltare davvero. La Dottoressa ha saputo accompagnarmi con competenza e rispetto, senza mai forzare i tempi, aiutandomi a riconoscere e dare valore a ciò che sentivo. Ogni incontro è stato uno spazio sicuro, uno specchio gentile dove potermi osservare senza giudizio. Mi ha aiutato a ritrovare fiducia, a rimettere ordine nel caos e, soprattutto, a riconnettermi con me stesso. È una guida preziosa, sempre presente con professionalità e umanità. La consiglio di cuore a chiunque senta il bisogno di essere visto, accolto e sostenuto con sincerità.
• Studio di Psicoterapia • colloquio psicologico •
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A
Andrea
Ho portato mio figlio di 9 anni dalla dottoressa per alcune difficoltà emotive e comportamentali che stavano emergendo a scuola e in casa. Sin da subito si è mostrata dolce, paziente e molto preparata. Ha instaurato con lui una relazione di fiducia, rendendo le sedute un momento che lui aspettava con piacere. Anche io, come genitore, ho ricevuto uno spazio per comprendere meglio cosa stava succedendo e come aiutarlo. Oggi mio figlio è più sereno, e anche in famiglia si respira un’aria diversa
• Studio di Psicoterapia • consulenza psicologica •
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R
R. P.
Siamo arrivati in terapia come famiglia dopo mesi di conflitti continui e incomprensioni, soprattutto con nostra figlia adolescente. La dottoressa ci ha aiutato a trovare un nuovo modo di parlarci, mettendo luce su dinamiche che da soli non riuscivamo a vedere. Non ha mai preso le parti di nessuno, ma ha saputo creare uno spazio in cui ognuno si è sentito ascoltato e rispettato. È stato un percorso intenso ma profondamente trasformativo per tutti noi.
• Studio di Psicoterapia • psicoterapia familiare •
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A
A.T.
Abbiamo intrapreso un percorso di terapia di coppia in un momento di grande difficoltà, in cui comunicare sembrava impossibile. La dottoressa ci ha accolti con grande empatia, senza giudizio, aiutandoci a ritrovare uno spazio di dialogo e comprensione reciproca.
• Studio di Psicoterapia • psicoterapia di coppia •
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G
G. P.
Sono davvero contenta di aver iniziato un percorso con la dottoressa Salerno, anche se siamo solo all'inizio sento di potermi affidare e spingere oltre i miei blocchi e le mie difficoltà. La consiglio vivamente
• Studio di Psicoterapia • psicoterapia •
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B
BdN
La Dott.ssa Salerno è una terapeuta capace di farti sentire al sicuro. Con calma, sensibilità e grande professionalità, crea uno spazio dove ci si sente ascoltati e compresi. Con il suo lavoro mi ha aiutata a vedere le cose in modo più ampio, mettendo in relazione emozioni, legami e storie personali. È presente in modo delicato ma sicuro, e sa accompagnare con rispetto anche i momenti più complessi. Lavorare con lei è un’esperienza che aiuta a ritrovarsi. Non posso che ringraziarla e consigliarla.• Studio di Psicoterapia • psicoterapia individuale •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 20 domande da parte di pazienti di MioDottore
Aiuto non so più cosa pensare. Mio figlio in 3 superiore ha quasi raggiunto il massimo delle assenze per essere bocciato. È un ragazzo uscito dalle medie con l'eccellenza, in primo aveva tutti 8, in secondo ha preso due materie e qst anno ha solo 1 insufficienza ma tante assenze. Non fa i compiti, dice che non gli va. Io nn capisco cosa gli sia successo. Mi dice che li fa, che il gg dopo andrà a scuola e poi mi fa sgolare la mattina e nn si alza quindi mi sento molto presa un giro. Dice che nn vuole essere bocciato, ma si comporta così. Il giorno poi sta sempre con il telefonino in mano, molte volte salta gli allenamenti in palestra, si isola e se provo a parlargli, chiedendogli cosa si sente, e che se si comporta così ce qlc che non va e che nemmeno lui sa, xke nn può abbandonare la scuola così e non affrontare le sue paure e nn basta dire nn mi va xke la vita è fatta di "doveri" da cui nn si può scappare e serve l'istruzione e non può sprecare la sua intelligenza così.
Secondo mio marito è anaffettivo, non gli interessa di nessuno, è un egoista, ci prende in giro e questo xke nn lo abbiamo mai punito, dando la colpa a me che sono troppo permissiva (ma nn posso buttarlo giù dal letto), ho provato anche a togliere PC e telefonino e la reazione è stata che nn andava cmq a scuola. Quindi ora ci parlo e ci ragiono ma mi sembrano parole al vento. Ha fatto 1 seduta con uno psicologo che ha ipotizzato un oppositivo provocatorio, ma nn vuole proseguire xke dice che nn ha nulla e sta bene così. Io vado da uno psicologo anche x aiutarmi ad agire con mio figlio ma ci sono giorni che perdo le staffe e mi arrabbio e sono stanca di dirgli sempre le stesse cose e non ottenere nulla. Con mio marito abbiamo deciso di separarci xke non riusciamo più a comunicare, xke la pensiamo in modo diverso (mio figlio ancora non lo sa). Potrebbe essere che lui vive i silenzi in casa o i litigi e si isola per questo ma la scuola ? Perché non vuole andare a scuola e si vuole rovinare e perdere il suo migliore amico ed i suoi compagni e rimanere indietro. Io gli dico che nn mi interessa se lo bocciano xke mi interessa di più il suo stato mentale, ma non è così xke mi dispiace che butti 1 anno così xke so che ne soffrirebbe anche lui. Non so più come aiutarlo sono disperata. Cosa devo fare ? Grazie
Gentile mamma, quello che descrive non è solo un insieme di comportamenti scolastici o familiari problematici: è il segnale di un disagio più profondo, che suo figlio, forse, non riesce ancora a nominare. Il suo rifiuto di alzarsi, l’apatia, l’isolamento, la discontinuità con le attività che prima gli piacevano e l’apparente disinteresse per le conseguenze delle sue scelte, potrebbero non essere un “non voler fare”, ma un “non riuscire a fare”. Gli adolescenti, in certi momenti, si trovano in un conflitto interno tra ciò che dicono di volere e ciò che realmente riescono a mettere in atto: può dire di non voler essere bocciato, eppure comportarsi in modo da avvicinarsi a quel rischio, come se qualcosa dentro di lui stesse comunicando in una lingua difficile da tradurre. Il suo comportamento può sembrare provocatorio o egoista, ma può anche essere un modo per difendersi da qualcosa che non riesce a reggere. E non è detto che lui stesso sappia cosa. Lei ha già compiuto passi importanti: ha cercato un supporto per sé, ha provato a mettere dei limiti, ha offerto a suo figlio la possibilità di incontrare uno psicologo. Nonostante il suo rifiuto, continuare a proporre uno spazio di ascolto – magari presentandolo non come “cura” per qualcosa che non va, ma come luogo in cui semplicemente essere ascoltato senza giudizio – può, nel tempo, diventare una porta aperta. Talvolta è più efficace che questa proposta arrivi da qualcuno al di fuori della famiglia, una figura esterna di riferimento, come un insegnante o il medico di base. Anche la scuola può essere una risorsa: se non lo ha già fatto, provi a mettersi in contatto con i docenti o con il coordinatore di classe per condividere le sue preoccupazioni. In molte scuole è presente uno sportello d’ascolto psicologico, che può essere offerto in modo informale, senza pressioni, e che a volte rappresenta un primo aggancio meno “esposto” rispetto alla terapia individuale. Capisco anche quanto la situazione familiare possa pesare. I conflitti con suo marito, la scelta difficile della separazione, anche se non ancora esplicitata a suo figlio, possono comunque essere percepiti e generare tensione emotiva. I ragazzi “sentono” ciò che non viene detto, e talvolta reagiscono chiudendosi, come se non sapessero dove collocare tutto ciò che provano. È importante che continui a prendersi cura anche di sé, come sta facendo. Il fatto che abbia chiesto aiuto per se stessa è un gesto di grande forza e lucidità. In un momento in cui tutto sembra sfuggire, poter contare su uno spazio in cui rielaborare pensieri, emozioni, scelte, è prezioso. Nessuno ha una formula magica per gestire tutto questo, ma lei sta facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità. Forse, ora, può essere utile anche concedersi il diritto di non trovare subito una soluzione, ma di stare vicino a suo figlio in un altro modo: rimanendo presente, anche nel silenzio, anche nella frustrazione. Mostrandogli che, anche quando sembra respingere tutto, c’è ancora qualcuno disposto ad esserci, senza condizioni. Non è sola. Il fatto che oggi stia chiedendo “Cosa posso fare?” è già una dimostrazione del suo coraggio e del suo impegno. Se vuole, possiamo pensare insieme a un modo per riaprire il dialogo con lui, o a come coinvolgere al meglio la scuola e le risorse del territorio. Resto a disposizione.
Gentili dottori, vi scrivo perché vivo una situazione molto assurda e complicata.
Dopo anni di psicoterapia per una diagnosi piuttosto complessa, quando sono arrivata al sodo non ho elaborato bene : il mio inconscio ha sabotato e interrotto la terapia. Fatto sta che ho una profonda depressione e grosse difficoltà nelle relazioni : non no amiche/i, se ci sono sono situazioni tossiche e distruttive e quindi preferisco evitare rinchiudendomi in me stessa, sto meglio da una parte ma l’isolamento prolungato mi fa male; non ho risolto questioni edipiche e quindi non ho accesso a una relazione sentimentale; ho 40 anni non finito gli studi universitari e non ho esperienza lavorativa; ultimamente sono peggiorata anche nel lavoro, lavori precari in cui non riesco a collegare e connettere cose semplici: ho avuto anche una dissociazione diversi anni fa e in quel periodo ,poco dopo, il mio inconscio ha interrotto la terapia; vivo in piccolo paesino che non mi soddisfa poiché molto arretrato e scarso di qualunque cosa ,vivo in casa con genitori anziani. Considerata questa mia situazione attuale e intravedendo i possibili, se non certi, risvolti futuri, ho pensato alle categorie protette, per me sarebbe un modo per stare più serena sul lavoro. ‘attuale psichiatra che ho visto solo due volte mi ha fatto diagnosi di distimia astenendosi da dire altro. Una diagnosi così però non mi aiuta ad ottenere le categorie protette in quanto serve una documentazione piu dettagliata, per esempio quali sono i risvolti pratici dovuti alla mia situazione psichica; questo lo so dopo essermi confrontata con una persona che è invalida da anni. Non so come fare però a far capire meglio la mia situazione all’attuale psichiatra dell’asl. Cosa mi consigliate di fare? Sono certa che per come sto non vado da nessuna parte e tantomeno posso risolverla con una psicoterapia visto che si autosabotata e anche se voglio fare qualcosa la situazione che mi porto dentro è troppo dolorosa e depressiva per poter essere affrontabile in terapia. Cioè, davvero rischio di non aver diritto alle categorie protette? Come faccio nella vita?
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Da quanto racconta, emerge un percorso lungo e faticoso, in cui ha cercato aiuto e si è messa in gioco, anche quando il dolore ha preso il sopravvento. Il fatto che oggi senta il bisogno di trovare una tutela, come quella delle categorie protette, non è una rinuncia: è un atto di cura verso se stessa, un modo per cercare condizioni di vita e di lavoro più sostenibili, che possano alleggerire il carico che porta. Capisco quanto possa essere difficile far arrivare la complessità del suo vissuto all’attuale psichiatra dell’ASL. A volte, nelle visite brevi e molto tecniche, è difficile che emergano tutte le sfumature e i risvolti pratici delle difficoltà quotidiane. Potrebbe essere utile mettere per iscritto — così come ha fatto qui — ciò che vive nel concreto: le fatiche nella concentrazione, nelle relazioni, nel portare avanti un lavoro, l’isolamento sociale, la storia clinica, e come tutto questo ha inciso nel tempo. Portare con sé questo documento e condividerlo nel prossimo colloquio potrebbe aiutare il professionista a comprendere meglio la situazione e a valutare una diagnosi più articolata o l’avvio di un percorso per la certificazione dell’invalidità. Per quanto riguarda la psicoterapia, comprendo il timore di non sentirsi in grado di riprendere un percorso dopo esperienze vissute come dolorose o interrotte. Eppure, il fatto che oggi riesca a dare voce a ciò che prova — anche se fa male, anche se è tanto — suggerisce che dentro di lei qualcosa ancora cerca una possibilità, una connessione. Esistono approcci terapeutici rispettosi dei tempi e delle difese, che non forzano ma accompagnano, anche nei momenti in cui ci si sente senza forze. Se dovesse arrivare il momento in cui si sentirà pronta a riprovare, meriterebbe di incontrare uno spazio in cui sentirsi accolta anche nelle parti più sofferenti. Nel frattempo, cercare una protezione lavorativa attraverso le categorie protette non solo è legittimo, ma potrebbe essere un primo passo concreto per costruire un contesto meno oppressivo, in cui potersi dare un po’ di respiro. Nessuna diagnosi può raccontare tutto di una persona, ma una documentazione più precisa può davvero fare la differenza per accedere ai diritti che le spettano. Resto a disposizione se desidera condividere altri pensieri o se ha bisogno di un orientamento più specifico.
Ilva Salerno
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