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Esperienze

Sono Giuseppe Rossi, psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale ed intervento psicosociale e sono iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio.
Mi occupo di disturbi d'ansia, attacchi di panico, disturbi dell'umore, depressione, gestione dello stress, difficoltà nella sfera lavorativa, e dipendenze comportamentali.
Offro supporto ad adulti che soffrono di queste problematiche attraverso:
- l'ascolto empatico;
- la strutturazione di una forte relazione terapeutica;
- l'utilizzo di tecniche cognitivo comportamentali e di rilassamento;
con il fine di superare i momenti di diffcoltà, favorire la compresione del proprio funzionamento e la valorizzazione delle risorse personali.
Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicoterapia cognitivo comportamentale

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Dott. Giuseppe Rossi

Via Papa Giovanni XXI, n. 23, Viterbo 01100

Sono lieto di accogliervi nello studio di Via Papa Giovanni XXI n. 23, a Viterbo dove troverete un ambiente lumioso e confortevole. La stanza dove verrà effettuato il nostro incontro, assicura tutte le tutele di pricacy. Lo studio si trova in una zona con ampio parcheggio gratuito.

09/09/2025

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    65 €

  • Somministrazione e interpretazione di test della memoria

    Da 65 €

  • Psicoterapia della dipendenza affettiva

    65 €

  • Psicoterapia online

    65 €

  • Psicoterapia per dipendenze

    65 €

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Studio privato di psicoterapia

Via Papa Giovanni XXI, n. 23, Viterbo 01100

Disponibilità

Telefono

0761 169...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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16 recensioni

Tutte le recensioni contano e non possono essere rimosse o modificate dai dottori a proprio piacimento. Scopri come funziona il processo di moderazione delle recensioni. Per saperne di più sulle opinioni
  • G

    Sto seguendo un percorso terapeutico con il dottore e l’esperienza finora è molto positiva. Grande professionalità, mi sento ascoltata e compresa. Per me non è la prima esperienza di terapia individuale e anche per questo lo consiglio!

     • Consulenza online psicoterapia cognitivo-comportamentale  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Buonasera, la ringrazio molto per il suo feedback, e sono felice che si sente accolta e supportata.


  • F

    Ottimo medico. Ha capito il mio bisogno ed è riuscito a trovare strategie utili per la terapia

     • Consulenza online colloquio psicologico  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    La ringrazio per la lusinghiera valutazione e per l'apprezzamento dell'approccio terapeutico!


  • L

    Professionale ed efficace, ho da poco iniziato un percorso psicologico e mi sto trovando bene in queste prime fasi iniziali

     • Studio privato di psicoterapia colloquio psicologico  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Grazie per il feedback positivo circa il nostro inizio di percorso, che è anche frutto della sua motivazione, e che pone le basi per una buona relazione terapeutica.


  • D

    Professionista qualificato e attento alle esigenze del paziente.

     • Consulenza online consulenza online  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Vorrei ringraziarla sinceramente per il suo giudizio positivo!


  • F

    Bravissimo, consigliatissimo ,e molto professionale ti fa sentire a tuo agio già dal primo incontro.

     • Studio privato di psicoterapia colloquio psicologico  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Grazie mille per la sua valutazione!


  • A

    Con il Dott. Rossi mi sono sentito da subito a mio agio, ascoltato e mai giudicato, in totale discrezione, professionalità ed empatia. Grazie

     • Studio privato di psicoterapia psicoterapia cognitivo-comportamentale  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Grazie per la sua sincera e lusinghiera recensione!


  • G

    Già dalla prima visita il dottor Rossi si è dimostrato un professionista capace ed attento. Apprezzo molto il suo approccio pratico, unito ad empatia e capacità di ascolto, oltre alla sua grande disponibilità.

     • Studio privato di psicoterapia psicoterapia cognitivo-comportamentale  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Sono particolarmente lieto che abbia riscontrato professionalità, accoglienza e attenzione. La ringrazio molto per la sua recensione!


  • S

    Al primo colloquio con il dottor Rossi,
    nonostante un po' di agitazione iniziale (per il
    mio carattere), mi sono sentito poco dopo a mio agio a parlare con il dottore. È una persona
    accogliente, che sa ascoltare e al tempo stesso
    sa mantenere il discorso senza mai farlo esaurire, guidando nel giusto modo il colloquio
    con il paziente, spingendolo a parlare in modo
    sereno e senza pressioni.

     • Studio privato di psicoterapia colloquio psicologico  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Vorrei ringraziarla per la sua valutazione così positiva e lusinghiera.


  • I

    Il Dott. Rossi ha dimostrato da subito molta disponibilità nonché flessibilità sugli orari degli appuntamenti, venendo incontro alle mie esigenze. Mi ha messo subito a mio agio. Lo consiglio anche a chi come me è alla prima esperienza

     • Altro Altro  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    La ringrazio per la bella recensione e per aver cominiciato con me questo percorso


  • F

    Sono in terapia col dottor Rossi oramai da più di un anno, e devo dire che grazie al suo aiuto, ho finalmente superato le mie crisi di ansia che duravano da anni.
    Molto empatico e con approccio attivo!
    Consigliato vivamente!!

     •  • 

    Dott. Giuseppe Rossi

    Buongiorno Francesco, la ringrazio molto per la sua valutazione!!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buonasera, scrivo per parlarvi della mia situazione familiare. Ho un figlio di ventidue anni che, al di là di tutti i difetti, è un ragazzo d’oro che è sempre andato d’accordo con tutti e che ama la sua famiglia più di ogni altra cosa. Tuttavia ha una vita sregolata, sempre avuta, e questo da mamma mi fa stare sempre in pensiero.
Lui ha perso il padre a 12 anni e da allora gli è caduto il mondo addosso. Nel complesso è sempre stato un ragazzo raggiante e vivace, ma dopo la tragedia ho visto la sua personalità cambiare sempre di più, complice la pubertà/aolescenza. Ogni mese, per una settimana o più, diventa un’altra persona e si chiude completamente in sé stesso. O si chiude oppure è sempre fuori casa ad intrattenersi con sconosciute, e questo mi è stato detto dai suoi amici.
Diciamo che è tutto cominciato dai 16 anni in su … A quell’età ha anche lasciato la scuola … per quanto mi è stato possibile ho sempre cercato di parlargli e di essere presente, ma con il lavoro non ho molto tempo da dedicargli. Lui però mi risponde sempre “tutto a posto” con un sorriso, ma chi lo sa cosa gli frulla nella testa? mi sento in colpa perché ho paura di non aver fatto abbastanza e di non averlo cresciuto nella maniera adeguata. La perdita di mio marito ha annichilito anche me, ma adesso vedere mio figlio condurre una vita così non fa che farmi stare peggio …
Nei giorni in cui “sta bene” lavora (lavora in una società di calcio), fa molto sport ed esce con gli amici. Fa una vita normale, quindi. Poi si ripresenta “quel periodo” e diventa un’altra persona … Diventa mogio, asettico, cupo, impulsivo … L’ho sempre saputo che si intrattiene con donne più grandi di lui, evita le coetanee, e quando ho provato a parlargli con calma lui ha tergiversato come se l’argomento lo imbarazzasse … io so bene di essere all’oscuro di tante cose, e non voglio nemmeno intromettermi nella sua vita, ma ci tengo a preservare il benessere di mio figlio.
Purtroppo non ho la disponibilità economica necessaria per un consulto psicologico. Mi rivolgo a voi per delle delucidazioni, e vi ringrazio in anticipo per le eventuali risposte.
Barbara

Buonasera Barbara. Da quello che riporta, suo figlio, esattamente come lei, ha sofferto e sta ancora soffrendo per la scomparsa del padre, e l'abbandono scolastico è stata sicuramente la manifestazione più evidente. Nonostante ciò però riferisce che ha degli amici, un lavoro, fa sport, e i vostri rapporti sono buoni. E questi aspetti ci dicono che suo figlio ha le risorse per affrontare le diffcioltà e reagire, e anche rispetto alla scuola, non è detto che non l'abbia fatto prorpio per dare un aiuto all'economia di famiglia, e magari in futuro non possa riprenderla. Rispetto invece all'unica settimana al mese in cui si isola e cambia umore, potrebbe essere legato ad aspetti adolescenziali di bisogno di mantenere una sua intimità, ma certamente va indagato, se per lei è fonte di preoccupazione. Probabilmente nelle altre settimane, in cui invece è più partecipe, potreste parlarne e cercare di capire che gli succede e capire se ha bisogno e accetta il suo aiuto. Come ricorda lei, l'adolescenza è una fase si impegnativa, ma a volte è anche e solo bisogno di vivere la propria individualità e per lui forse questo è più difficile, visto il lutto che ha dovuto affrontare, enon vuole gravare ulteriromente su di lei. E le frequentazioni/amicizie con ragazze più grandi potrebbero essere proprio la dimostrazione della crescita improvvisa che l'assenza del padre ha determinato, come anche il suo imbarazzo a giustificare ciò verso di lei, potrebbe essere la riprova che oltre all'amicizia, al momento non ci sia altro. Ovviamente queste sono ipotesi e aspetti che con delicatezza e calma potrebbe verificare parlando con lui, cercando di tramsettere vicinanza, comprensione ed empatia. Le auguro una buona serata! Dott. Rossi Giuseppe

Dott. Giuseppe Rossi

"Dall'ansia non si esce, al massimo la si gestisce". La cosa peggiore da sentirsi dire quando se ne soffre.
Soffrire d'ansia, attacchi di panico, disturbi fobici... non si sta parlando, chiaramente, dall'ansia "funzionale". Non si parla di quel picco adrenalinico che si ha prima di un esame o di qualsiasi prestazione.. si parla di quel perenne stato d'allerta che ti accompagna 24h su 24, di quella morsa allo stomaco che ti leva l'appetito per giorni e giorni interi.. si parla di avere il terrore di uscire di casa, di allontanarsi troppo, di andare a cena fuori, di farsi anche solo una giornata fuori porta. Tachicardia a mille, gambe che tremano e che cedono, annebbiamento della vista, nausea, respiro corto, pensieri ossessivi, sensazione di impazzire.. Lo specifico perché di 7 terapeuti avuti (in 8 anni di terapia), tutti specificavano questa cosa. Sentivano l'esigenza di specificare la differenza tra l'ansia "normale" da quella "disfunzionale", come se noi che ci rivolgiamo a un professionista lo facessimo in maniera incosciente e superficiale.
Dopo 8 anni di terapia, estremamente faticosi, credevo di aver raggiunto una parvenza di equilibrio. Dopo neanche un anno, sono da capo a dodici. Ho provato gli approcci più disparati: cognitivo-comportamentale, strategico-integrato, sistemico-relazionale, breve-strategico, psicodinamico... Nessuno che mi abbia veramente fatto "vedere la luce". Ho seguito un percorso farmacologico di 3 anni che, in parte, mi ha aiutato, ma sempre con dei compromessi da dover sopportare (effetti collaterali).
Il fatto è che non mi sono mai sentito capito fino in fondo, come se fossi uno dei tanti pazienti standard, su cui applicare procedure altrettanto standardizzate. Spesso mi sono sentito giudicato, o dato per "scontato". Dopo tanti terapeuti cambiati, alla fine, pensi che il problema sia tu.. che il tuo disagio funzioni in maniera "diversa", stramba, tale per cui da non poter essere veramente curato. E inizi a perdere le speranze, e a iniziare a credere a quella cosa che molti dicono "la terapia è un palliativo, e solo momentaneo. Non serve a niente, non ti risolve i problemi". Frase che ho sempre rifiutato di credere, ma, visti i fatti, mi sto chiedendo, davvero, se forse non debba iniziare a valutarla seriamente. C'è una parte di me, profonda, che non vuole arrendersi, che vuole disperatamente stare bene: condurre, cioè, una vita normale.
Infine, vi chiedo: si può, realmente, sperare di uscire da questa condanna? O devo mettermi l'anima in pace una volta e per sempre?

“Dall’ansia non si esce, la si gestisce”, la frase che riporta e che commenta come qualcosa di terribile da sentirsi dire quando si soffre di ansia, è il concetto che sta alla base di tutti gli approcci terapeutici, e quindi anche quelli che lei ha abbracciato per un lasso di tempo, che in realtà vuol semplicemente dire che, esattamente come tutte le altre emozioni, anche l’ansia ha un suo ruolo nel prepararci ad affrontare i problemi e pertanto non si può eliminare, ma innanzitutto deve essere accettata, che in qualche modo significa anche accettare il proprio funzionamento psicologico. Gli altri colleghi quando parlano di ansia disfunzionale, si riferiscono invece proprio a quell’ipertrofismo di ansia, come dice lei quello “stato d'allerta che ti accompagna 24h su 24”. Il fatto di fare la distinzione con l’ansia funzionale, non è effettuare una sottostima delle consapevolezze del paziente, ma cercare di stimolare in esso una presa di coscienza circa non un distanziamento verso quello che si è in questo momento, ma al contrario ripeto accettarlo, comprendere bene da dove trae origine, perché inizialmente è stato utile, come si è mantenuto nel tempo, quanto sta compromettendo la nostra vita, etc.. per poi con molta calma iniziare a vedere dove si può lavorare a livello cognitivo, emozionale, e comportamentale per creare una breccia che possa farci rivedere la luce della quale abbiamo bisogno, e rinforzarla poi ogni giorno attraverso impegno, pazienza, umiltà, e anche affidandosi. Nel momento in cui si arriverà ad avere quella percezione di equilibrio, è lì il momento in cui bisogna consolidarla, continuando ancora ad impegnarsi, senza darsi un limite di tempo, non escludendo anche un sostegno farmacologico se dovesse occorrere, come lei ha giustamente tentato.
Dal suo messaggio capisco la frustrazione del fatto di aver cambiato 7 terapeuti in 8 anni, ed è giustificabile, oltre ad essere dispendioso. Sarebbe interessante sapere come sono stati i suoi percorsi, con quale frequenza si vedeva con i suoi terapeuti, quale è stata l’alleanza e la relazione con loro, come è avvenuta l’interruzione, etc…
Credo che nella sue domande finali: “si può uscire da questa condanna o debbo mettermi l’anima in pace” oppure “la psicoterapia è un palliativo oppure è il metodo che ho al momento per ritrovare un po' di equilibrio” lei esprima proprio il conflitto tra fidarsi e essere capito dagli altri , oppure fare da solo, e qui potrebbe esserci la chiave circa i suoi dubbi.
Certo è che se ha voluto comunque scrivere questo messaggio, probabilmente come dice anche lei “C'è una parte di me, profonda, che non vuole arrendersi, che vuole disperatamente stare bene: condurre, cioè, una vita normale..”

Dott. Giuseppe Rossi
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