"Dall'ansia non si esce, al massimo la si gestisce". La cosa peggiore da sentirsi dire quando se ne soffre.
Soffrire d'ansia, attacchi di panico, disturbi fobici... non si sta parlando, chiaramente, dall'ansia "funzionale". Non si parla di quel picco adrenalinico che si ha prima di un esame o di qualsiasi prestazione.. si parla di quel perenne stato d'allerta che ti accompagna 24h su 24, di quella morsa allo stomaco che ti leva l'appetito per giorni e giorni interi.. si parla di avere il terrore di uscire di casa, di allontanarsi troppo, di andare a cena fuori, di farsi anche solo una giornata fuori porta. Tachicardia a mille, gambe che tremano e che cedono, annebbiamento della vista, nausea, respiro corto, pensieri ossessivi, sensazione di impazzire.. Lo specifico perché di 7 terapeuti avuti (in 8 anni di terapia), tutti specificavano questa cosa. Sentivano l'esigenza di specificare la differenza tra l'ansia "normale" da quella "disfunzionale", come se noi che ci rivolgiamo a un professionista lo facessimo in maniera incosciente e superficiale.
Dopo 8 anni di terapia, estremamente faticosi, credevo di aver raggiunto una parvenza di equilibrio. Dopo neanche un anno, sono da capo a dodici. Ho provato gli approcci più disparati: cognitivo-comportamentale, strategico-integrato, sistemico-relazionale, breve-strategico, psicodinamico... Nessuno che mi abbia veramente fatto "vedere la luce". Ho seguito un percorso farmacologico di 3 anni che, in parte, mi ha aiutato, ma sempre con dei compromessi da dover sopportare (effetti collaterali).
Il fatto è che non mi sono mai sentito capito fino in fondo, come se fossi uno dei tanti pazienti standard, su cui applicare procedure altrettanto standardizzate. Spesso mi sono sentito giudicato, o dato per "scontato". Dopo tanti terapeuti cambiati, alla fine, pensi che il problema sia tu.. che il tuo disagio funzioni in maniera "diversa", stramba, tale per cui da non poter essere veramente curato. E inizi a perdere le speranze, e a iniziare a credere a quella cosa che molti dicono "la terapia è un palliativo, e solo momentaneo. Non serve a niente, non ti risolve i problemi". Frase che ho sempre rifiutato di credere, ma, visti i fatti, mi sto chiedendo, davvero, se forse non debba iniziare a valutarla seriamente. C'è una parte di me, profonda, che non vuole arrendersi, che vuole disperatamente stare bene: condurre, cioè, una vita normale.
Infine, vi chiedo: si può, realmente, sperare di uscire da questa condanna? O devo mettermi l'anima in pace una volta e per sempre?