Esperienze
Nel mio lavoro accompagno le persone nei momenti di difficoltà, aiutandole a comprendere meglio ciò che stanno vivendo, a dare un significato alle proprie emozioni e a individuare nuove modalità per affrontare le sfide della vita quotidiana.
La mia esperienza clinica mi ha portata ad occuparmi della gestione di difficoltà emotive e relazionali, dinamiche di coppia, sostegno alla genitorialità e supporto alle famiglie nei momenti di cambiamento o di crisi.
Principali patologie trattate
- Problemi di coppia
- Confusione mentale
- Disturbi emotivi
- Stress
- Break-down adolescenziale
- +9 a11y_sr_more_diseases
Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico clinico
45 € -
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Orientamento scolastico
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Sostegno psicologico
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Sostegno alla genitorialità
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Psicoterapia individuale
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Indirizzi (2)
via Caffaro 4 int 7, Genova 16124
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Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
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ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore
Salve, sono una ragazza di 23 anni ed oltre a soffrire di problemi di ansia da anni, credo di avere un problema con le relazioni sentimentali che stringo; tutti i miei partner sono stati tossici/abusivi e con tratti narcisisti, ed io vivo male ogni relazione perchè ovviamente le persone con cui sto mi trattano male, ma al tempo stesso non riesco a lasciare andare. Quando riesco a rompere, o rompono loro con me, è una sofferenza incredibile che dura per mesi o anni, e cerco sempre di tornarci insieme anche se dentro di me so che non mi piacciono e che non sono felice. Anche se razionalmente so che mi trattano molto male è come se non riuscissi a vederlo, ho bisogno di amici e persone esterne che mi dicano quando una cosa che mi fanno è tossica o abusiva e quando non lo è. Ho paura che continuerò a cercare persone del genere e continuerò a soffrire.
Buon pomeriggio! Quello che descrivi è molto doloroso, ma anche molto più comune di quanto pensi. E soprattutto: il fatto che tu faccia fatica a lasciare andare persone che ti fanno stare male non significa che tu “voglia soffrire” o che ci sia qualcosa di sbagliato in te.
Spesso, quando una persona vive relazioni molto intense, instabili o svalutanti, si crea una specie di legame emotivo fortissimo in cui dolore e amore finiscono per mescolarsi. È come se il cervello iniziasse ad associare l’ansia, l’attesa, la paura di perdere l’altro e i momenti di riconciliazione all’idea stessa di amore. E questo rende difficilissimo staccarsi, anche quando razionalmente sai che quella relazione non ti rende felice.
Mi colpisce una frase che hai scritto: “ho bisogno che siano gli altri a dirmi se qualcosa è tossico o abusivo”. Questo fa pensare che, dentro le relazioni, tu faccia fatica a fidarti delle tue percezioni emotive. Come se il tuo confine interno diventasse confuso quando sei coinvolta affettivamente. Spesso succede a persone che hanno sviluppato un forte bisogno di conferma, paura dell’abbandono o che hanno imparato a tollerare troppo pur di non perdere il legame. Dipende quindi anche dalla tua storia personale.
E attenzione anche a una cosa: oggi online si usa tantissimo il termine “narcisista”, ma al di là delle etichette cliniche, il punto importante è un altro: tu stai entrando ripetutamente in relazioni dove vieni svalutata, destabilizzata o ferita. Questo merita attenzione a prescindere dalla diagnosi dell’altro.
La buona notizia è che questi schemi si possono capire e modificare. Non dall’oggi al domani, ma si può imparare a riconoscere prima i segnali di relazioni sbilanciate, a tollerare il vuoto e il dolore della separazione senza tornare indietro, a distinguere l’intensità dall’amore, e soprattutto a costruire relazioni dove non devi continuamente chiederti se quello che provi è “giusto” o “esagerato”.
Il fatto che tu te ne stia accorgendo a 23 anni è già un passo enorme!
Sono ormai passati 3 mesi da quando è finita l'amicizia con quella che era una delle mie amiche più strette, una di quelle amiche che consideravo alla stregua di una sorella, ma ancora non sono riuscita a farmene una ragione. Negli ultimi due anni era diventata una amicizia davvero molto travagliata, solo ora che è terminata riesco davvero a rendermi di conto di quanto fosse diventata tossica e forse anche per questo fa ancora tanto male se ci ripenso. Per fare un passo indietro, io e lei ci siamo conosciute grazie all'università 5 anni fa, ma da subito si è creato un rapporto molto più stretto di quello tra semplici colleghe. Casa insieme, ognuna sempre dalla famiglia dell'altra, io le ho presentato le mie amiche e il rapporto si è consolidato di giorno in giorno fino a diventare forse un po' "troppo stretto". Ora, a ripercorrere tutto dall'inizio, lo definirei quasi morboso. Non c'era cosa che lei non sapesse di me o che io non sapessi di lei, fino ai particolari più insignificanti delle giornate più noiose. Tutto questo è andato avanti finché io non ho iniziato a frequentare un ragazzo con cui mi sono successivamente fidanzata. Da lì la fine: si era rotto l'equilibrio su cui si basava la nostra simbiosi. Credo che il problema stesse nel fatto che lei non poteva accettare che avessi un rapporto così stretto con un'altra persona, che gli potessi dedicare così tanto tempo da levarne al nostro rapporto di amicizia. Lei mi ha fatto capire fin da subito che non avrebbe mai accettato il mio ragazzo, e per mesi mi sono sentita letteralmente tra due fuochi, divisa tra due delle persone più care che avevo. Ho iniziato ad omettere intere parti della mia vita e a non parlare di lui quando ero con lei, fino a mentire spudoratamente; tutto questo l'ho fatto perché volevo evitare di ferirla. Mi sono sentita in colpa per essermi innamorata, in colpa per essere felice con una persona che non fosse lei e questo lei l'ha capito benissimo e ha saputo manipolarmi con silenzi punitivi ed atteggiamenti da vittima. Mi ha incolpata del fatto di essere rimasta sola nella sua città, perché lei aveva solo e me e contava solo su di me e io l'avevo abbandonata. Gli ultimi mesi prima che finisse definitivamente la nostra amicizia, mi sono resa conto dell'asservimento psicologico di cui ero succube quando si trattava di lei; di come provassi a trattarla sempre con i guanti e non fare un passo falso per non ferirla ed evitare che si allontanasse di nuovo da me, il tutto si basava su un equilibrio fragilissimo che mi aveva portato a iniziare a sentire ansia e paranoie varie quando parlavo con lei e stavamo insieme. Non rimaneva più niente del nostro bel rapporto e delle risate che ci facevamo insieme. Sono sicura che anche io per lei ero diventata una persona pesante e non tanto piacevole e ormai sembrava di essere su una montagna russa in cui lei mi svalutava e poi provava a perdonarmi. Dal nulla, questa estate, è stata lei che ha iniziato - per l'ennesima volta - a non rispondermi più, a non cercarmi più etc. Stavolta però senza un motivo evidente. Addirittura, il giorno del suo compleanno non mi ha nemmeno invitato a festeggiare con lei. Io non l'ho più cercata perché ero esausta, non ne potevo più. E lei non mi ha cercata a sua volta, mi ha totalmente depennato dalla lista delle sue amicizie con una naturalezza che fa paura. Nonostante tutte le dinamiche tossiche che si erano venute a creare mi manca tantissimo. Dopo aver provato tanta rabbia e tanta sofferenza posso solo dire che le vorrò sempre tantissimo bene e sarà sempre una parte di me. Mi dispiace solo non sapere più come sta, cosa sta facendo e mi chiedo se troverà mai la forza e il coraggio per farsi dare un aiuto psicologico, cosa di cui avrebbe davvero bisogno. Vorrei solo sapere se è possibile che lei prima o poi capisca tutti gli errori fatti e ritorni sui suoi passi, rendendosi conto di aver rovinato quella che era davvero una bella amicizia. Nonostante sia molto orgogliosa e io non ci speri tanto, è possibile che prima o poi riuscirà a stare meglio con sé stessa tanto da poter provare un riavvicinamento? E' possibile che lei soffra di un qualche disturbo di personalità che l'ha portata a trattarmi così, nonostante io sappia che mi voleva davvero tanto bene?
Buonasera! Quello che descrivi assomiglia molto a un vero e proprio lutto affettivo. Spesso si tende a minimizzare la fine di un’amicizia, ma alcune amicizie possono diventare profonde, totalizzanti e intense quanto una relazione sentimentale. E quando finiscono lasciano un vuoto.
Dal tuo racconto emerge un rapporto che, almeno nell’ultima fase, aveva assunto caratteristiche molto simbiotiche: confini molto sfumati, bisogno reciproco costante, difficoltà a tollerare l’autonomia dell’altro e un forte investimento emotivo esclusivo. In questi equilibri, l’ingresso di una relazione sentimentale spesso non viene vissuto come un normale cambiamento della vita adulta, ma come una minaccia o un abbandono.
Mi colpisce molto quando dici che hai iniziato a sentirti in colpa per essere felice con qualcun altro. Questo è un segnale importante: nelle relazioni sane, anche quando c’è gelosia, tristezza o paura di perdere spazio, non dovrebbe esserci la sensazione di dover “ridimensionare” la propria vita per proteggere emotivamente l’altro.
Allo stesso tempo, però, fare attenzione a non trasformare automaticamente il dolore o i comportamenti problematici dell’altra persona in una diagnosi. È possibile che la tua amica stesse vivendo fragilità profonde, difficoltà legate all’abbandono, dipendenza affettiva o una forte paura di essere sostituita. Ma attribuire un disturbo di personalità senza conoscere davvero la sua storia e il suo funzionamento rischia di semplificare troppo qualcosa di molto complesso.
Dal tuo racconto sembra che il rapporto fosse diventato emotivamente faticoso per entrambe. Tu stessa descrivi ansia, ipervigilanza, paura di ferirla, bisogno di controllare ogni parola per evitare silenzi o allontanamenti. Quando un legame porta a vivere costantemente “sulle uova”, spesso significa che l’equilibrio relazionale si è incrinato.
Sul fatto che possa tornare: sì, è possibile. Le persone cambiano, maturano, a volte riescono a rileggere le relazioni in modo diverso col tempo. Ma credo che la domanda più importante, forse, non sia tanto “lei tornerà?”, quanto: che tipo di rapporto sarebbe possibile costruire oggi, senza ricadere nelle stesse dinamiche?
Voler bene a qualcuno e stare bene con qualcuno non sempre coincidono.
E si può soffrire profondamente anche per una relazione che, razionalmente, sappiamo non farci più stare bene. Questo non rende meno autentico l’affetto che c’è stato. Significa solo che alcune relazioni lasciano dentro di noi un segno importante, anche quando non riescono più a essere sostenibili.
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