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Esperienze

Se stai attraversando un momento difficile e senti che qualcosa ha bisogno di cambiare, sono qui per accompagnarti ed aiutarti, in uno spazio di cura e supporto non giudicante e attento.

Sono la Dott.ssa Giulia Mirannalti, ​​psicologa clinica e ​​specializzanda in psicoterapia cognitivo-comportamentale. ​​​​Sto inoltre svolgendo un corso di Alta Formazione in Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione.

Nel mio lavoro non parto dall'idea che ci sia qualcosa da "aggiustare", ma dalla curiosità verso il significato di quello che la persona sta vivendo e dal voler capirlo insieme. Per fare ciò, aiuto a orientarsi nelle proprie esperienze emotive e costruire/riscoprire strategie concrete e sostenibili nel tempo.

Mi occupo di sostegno psicologico, ​ansia, ​attacchi di panico, ​stres​s, burnout​​, ​difficoltà relazionali, ​bassa autostima, ​fobie, orientamento lavorativo e scolastico, difficoltà nel rapporto col cibo e l’immagine corporea. Lavoro anche sul potenziamento delle abilità emotive e sociali e sulla psicoeducazione. 

Offro percorsi personalizzati per adulti, giovani adulti e adolescenti (dai 16 anni).

Ricevo presso:

Firenze | Borgo San Lorenzo (FI) | Online

Il primo colloquio è uno spazio conoscitivo reciproco, utile per comprendere insieme la richiesta e valutare se iniziare un percorso insieme.

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  • Psicologia clinica

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  • F

    Psicologa molto professionale , preparata . Mette a suo agio il paziente fin dalla primo colloquio ,
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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buonasera. Da mesi sospetto che mio fratello 28enne sia caduto nel vizio del gioco. Ho provato a parlare con lui anche quando le prove erano schiaccianti, ma lui finisce sempre per raggirare ogni situazione ; diventa scontroso, accusa me e gli altri miei fratelli di inventare tutto questo. Abitiamo in un piccolo paese e le voci girano ed ogni giorno ho sempre più conferme di questo vizio. In famiglia sono scomparsi dei soldi e sospettiamo( per vari motivi) che sia stato proprio lui. Ma come posso fare per convincerlo a parlare con uno specialista? Come aiutarlo se non può vedere che la sua è una dipendenza? Grazie in anticipo per le risposte.

Buon pomeriggio,

grazie per la condivisione.
E' sicuramente una situazione complessa, soprattutto perché (come dice lei) quando una persona si trova dentro ad una dipendenza fa fatica a vedere il problema.
In casi come quello che sta raccontando, è importante sapere che la negazione e il rifiuto non sono necessariamente segni di “ostinazione” o mancanza di comprensione, ma spesso fanno parte del funzionamento stesso del gioco d’azzardo problematico. La mente, quando è coinvolta in un comportamento di dipendenza, tende a proteggersi da ciò che potrebbe generare vergogna o perdita di controllo, anche attraverso il minimizzare o il ribaltare le accuse. Per questo il confronto diretto basato sulle prove spesso finisce per aumentare la chiusura invece di favorire il dialogo.
In queste situazioni, può essere più utile spostare il focus dal “convincerlo a vedere un professionista” al modo in cui voi familiari vi muovete dentro questa dinamica. Questo non significa arrendersi, ma evitare che ogni conversazione diventi un processo in cui qualcuno deve ammettere qualcosa. Un approccio più efficace, infatti, tende a essere quello in cui si esprime con chiarezza la preoccupazione senza entrare nello scontro sulle prove, mantenendo però confini concreti e coerenti rispetto a ciò che per la famiglia non è più sostenibile (ad esempio la gestione del denaro o la fiducia economica). Per questo può essere utile, parallelamente, che anche la famiglia abbia uno spazio di supporto, per non restare sola in una dinamica che tende a essere molto logorante.

Un caro saluto,
Dott.ssa Giulia Mirannalti

Dott.ssa Giulia Mirannalti

Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.

Buon pomeriggio,
innanzitutto ti ringrazio per aver condiviso questo momento così importante e difficile della tua vita. Quello che descrivi non arriva come “solo una fase”, ma piuttosto come una risposta profonda e coerente a qualcosa di molto grande che hai vissuto: la perdita di tua nonna. Quando un evento così importante arriva presto, il sistema emotivo può rimanere “in allerta” per tanto tempo, come se una parte di te stesse ancora cercando di capire e controllare qualcosa che, per definizione, non è controllabile. Gli attacchi d’ansia notturni, la paura della morte, la difficoltà a parlarne… possono essere tentativi della tua mente di proteggerti da un dolore che non ha trovato spazio per essere elaborato davvero.
Da quello che racconti, sembra che tu abbia imparato molto bene a nascondere, a tenere tutto dentro, a funzionare “verso l’esterno” come la ragazza ironica e forte, mentre dentro si muovono emozioni molto intense. Questo tipo di distanza tra ciò che si mostra e ciò che si sente spesso ha un costo alto: stanchezza, demotivazione, quella sensazione di non riuscire a iniziare a studiare anche quando una parte di te lo vorrebbe davvero.
Anche il tema della fiducia e del rapporto con i tuoi genitori si intreccia con questo. Se senti che non vieni capita, o che devi “far finta di niente” dopo un conflitto, è naturale che una parte di te impari a non esporsi troppo, a non rischiare. Ma questa stessa protezione può diventare una gabbia: ti protegge dal dolore immediato, ma ti allontana anche dalla possibilità di sentirti davvero vista e sostenuta. Il fatto che tu riesca comunque a essere empatica e presente per le tue amiche dice molto: quella capacità di connessione c’è, non è persa.

Riguardo alla psicologa: il fatto che tu te lo stia chiedendo è già un segnale importante e no, non sei “troppo piccola” per chiedere aiuto. Non perché “c’è qualcosa che non va in te”, ma perché stai affrontando cose complesse e meriti uno spazio in cui poterle dire senza doverle filtrare, minimizzare, nascondere.
Ti dico una cosa che mi sembra importante dirti: non sei diventata “più fragile” rispetto a prima, sei diventata più consapevole e più esposta emotivamente, ma senza ancora avere gli strumenti per reggere tutto questo da sola. E questo si può imparare.

Un caro saluto,
Dott.ssa Giulia Mirannalti

Dott.ssa Giulia Mirannalti
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