Salve, la ringrazio per aver scritto con così tanta sincerità. Ciò che descrive è molto più comune di quanto si possa pensare e, soprattutto, non indica che lei sia egoista, fredda o “sbagliata”. Indica piuttosto che è una persona sensibile, attenta alle relazioni e molto esigente con se stessa.
Provo a rispondere con ordine.
1. Cosa sta accadendo dentro di lei --> In situazioni di dolore intenso, come un lutto o una perdita improvvisa, in lei sembra attivarsi un meccanismo che può essere riassunto così: se non faccio o non dico la cosa giusta, significa che non valgo abbastanza come persona o come affetto.
Questo porta a tre reazioni automatiche. La prima è l’iper-responsabilità emotiva. Non sente solo il bisogno di esserci, ma di esserci nel modo perfetto. La seconda è la lettura della mente. Segnali neutri, come un “grazie”, una risposta breve o un abbraccio più corto, vengono interpretati come prove di un suo errore. La terza è la personalizzazione. Emozioni che non hanno a che fare con lei, come il dolore profondo dell’altro, vengono vissute come una reazione diretta alla sua persona.
Questi non sono difetti caratteriali, ma meccanismi ansiosi molto comuni nelle persone empatiche.
2. Perché questo accade soprattutto nei lutti --> Il lutto è una situazione in cui non esiste una risposta giusta, il dolore dell’altro è enorme e incontrollabile e non c’è nulla che lei possa davvero aggiustare.
Per una persona che tende a misurare il proprio valore attraverso le relazioni, questa impotenza è destabilizzante. Così la mente cerca una forma di controllo e la trova nel giudizio su di sé, per esempio pensando che se l’altra persona risponde in modo freddo allora lei ha sbagliato.
Paradossalmente, questo è un tentativo di ridurre il senso di impotenza.
3. La sensazione di essere egoista e perché non lo è --> È comprensibile il suo disagio quando pensa che dovrebbe concentrarsi sul dolore dell’altro e non sulle proprie insicurezze. È però importante distinguere tra egocentrismo, che è il pensiero che il dolore dell’altro debba ruotare attorno a sé, e iper-attenzione ansiosa, che è la paura di non essere abbastanza per l’altro. Da ciò che racconta, lei rientra chiaramente nel secondo caso. Il suo focus su di sé non nasce da egoismo, ma dal timore di ferire, deludere o non essere amata.
4. Una verità importante da interiorizzare --> Nel lutto le persone non valutano, non confrontano e non misurano l’affetto ricevuto. Un semplice “grazie” è spesso tutto ciò che una persona devastata dal dolore riesce a esprimere. Non è un giudizio, non è una valutazione e non è un indice della qualità del suo affetto. Lo stesso vale per sua nonna. Il dolore modifica la percezione, le energie e la capacità emotiva. Gli abbracci non sono classifiche d’amore.
5. Cosa può fare concretamente per contrastare questo meccanismo. Può provare a cambiare la domanda di fondo. Invece di chiedersi se sta facendo abbastanza, può chiedersi se il suo gesto è autentico. Se la risposta è sì, ha già fatto ciò che era possibile. Quando emerge il pensiero di essere stata fredda, inutile o sbagliata, può provare a dirsi che questo è il suo schema che si attiva quando c’è dolore e che non si tratta di un fatto oggettivo. Non è necessario convincersi del contrario, ma evitare di identificarsi completamente con quel pensiero.
Può anche accettare la semplicità. Nel lutto, i gesti più utili sono spesso molto semplici: un “ti penso”, un “sono qui”, un messaggio breve o una presenza silenziosa. La mente cerca qualcosa di speciale, ma il dolore ha bisogno soprattutto di semplicità e verità.
6. La convinzione di fondo --> Nel suo racconto ritorna spesso la sensazione di sentirsi sbagliata. Questa sembra essere una convinzione profonda, probabilmente precedente a questi eventi, che le situazioni emotivamente intense tendono a riattivare.
Se ne avesse la possibilità, un percorso con uno/a psicologo/a potrebbe aiutarla molto. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché è estremamente severa con se stessa.
7. Un pensiero conclusivo --> Il fatto che lei si ponga queste domande, che voglia esserci senza ferire e che riconosca i propri meccanismi interiori è già una forma di amore molto grande. L’affetto sincero non si misura dalla perfezione del gesto, ma dalla verità con cui nasce. E la sua è evidente.
Se desidera approfondire l'argomento, mi rendo disponibile. Non è sola.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.