Esperienze

Sono il dottor Barzan, psicologo clinico (e psicoterapeuta in formazione), specializzato nel fornire supporto emotivo a pazienti di tutte le età, con competenze specifiche di una vasta gamma di problemi emotivi e relazionali.
Il mio obiettivo è aiutare i miei pazienti a superare le difficoltà che impediscono loro di godere della vita al massimo.

Nella mia "stanza delle parole" mi impegno ad aiutare i miei pazienti a superare fobie, ansia, depressione, difficoltà relazionali e gestione delle emozioni.
Partendo da un'approfondita comprensione della tua situazione individuale, insieme possiamo scegliere il trattamento migliore per te, implementare la tua autostima, ed utilizzare al meglio le tue capacità e risorse personali.
Il mio approccio terapeutico è basato sulla creazione di un ambiente confortevole e non giudicante, in cui ti sentirai accolto e libero di esprimere te stesso/a senza limitazioni.

Mi sto specializzando all'utilizzo di diverse tecniche terapeutiche che si sono dimostrate efficaci, tra cui la terapia umanistico-personalistica integrata, con particolare attenzione all’Analisi Transazionale nella sua versione socio-cognitiva e l'approccio centrato sulla persona.

Non importa quale sia la tua situazione attuale, sono qui per aiutarti a trovare la soluzione giusta per te.
Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicologia breve e strategica

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia scolastica
  • Psicologia della salute

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Adulti
Bambini (Solo in alcuni indirizzi)

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    62 €

  • Consulenza online

    62 €

  • Consulenza psicologica

    62 €

  • Colloquio psicologico individuale

    62 €

  • Colloquio psicologico di coppia

    90 €

Indirizzi (3)

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POLIMEDICA

Corso Stati Uniti 18, Padova 35127

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ART&CARE

Via della Pace 13, Dosson 31030

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22 recensioni

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  • V

    Federico é stato in grado di mettermi a mio agio fin da subito. Sto seguendo il percorso con lui da più di un mese e poi ritenermi assolutamente soddisfatta. Consigliatissimo

     • ART&CARE colloquio psicologico individuale  • 

  • M

    È uno psicologo estremamente gentile e attento, capace di farti sentire a tuo agio fin dal primo incontro. La sua professionalità emerge subito, riuscendo a guidarti verso un percorso di miglioramento già dalla prima seduta. Lo consiglio vivamente.

     • ART&CARE colloquio psicologico individuale  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie mille per il feedback prezioso!


  • R

    Il Dottor Barzan è molto preparato, empatico e professionale. Sono solo all’inizio del nostro percorso ma mi ispira tanta serenità e fiducia. Consiglio ad altre persone di affidarsi a lui.

     • ONLINE colloquio psicologico online  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie davvero per le belle parole e per essersi affidata a me! Le sono vicino


  • I

    È la seconda volta che iniziò un percorso da uno psicologo, e devo dire che questa volta mi sono trovata molto bene sin da subito. Il dottore è molto empatico e mi ha fatto sentire a mio agio dal primo momento. Lo consiglio davvero!

     • POLIMEDICA colloquio psicologico  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie mille per questo feedback!


  • M

    Persona molto disponibile all'ascolto attivo, che sa quale migliore strada percorrere insieme per poter fare un lavoro efficace e ottenere un risultato ottimale.

     • POLIMEDICA primo colloquio psicologico  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie mille!


  • A

    Federico è stato estremamente gentile venendo incontro ad alcune mie esigenze. Mi sono trovato molto bene, dopo un solo incontro ha già toccato diversi punti importanti con gentilezza e capacità di ascolto.

     • POLIMEDICA colloquio psicologico individuale  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie mille!


  • M

    Federico è un professionista nel suo campo moltp competente, dai modi gentili , ascolta e intuisce in poco tempo dinamiche e comportamenti. Sono alla seconda seduta e ha già capito tante cose su di me , super contenta di questo percorso in cui mi sento anche molto tranquilla nell’ espormi , grazie Federico !!!

     • ART&CARE colloquio psicologico individuale  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie mille per il feedback!


  • I

    Sto iniziando un percorso con il dottor Barzan e già dal primo incontro mi sono sentita subito a mio agio, lo trovo gentile, preparato, disponibile e sono contenta di averlo scelto per aiutarmi in questo periodo della mia vita.

     • ONLINE colloquio psicologico online  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie, sono molto contendo di leggere queste parole!


  • L

    Fin dal primo appuntamento mi sono sentita a mio agio. Un Dottore cordiale e disponibile che mi ha aiutata in un momento difficile. Lo consiglio vivamente.

     • POLIMEDICA superamento di eventi traumatici  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie mille!


  • M

    Molto empatico, gentile, sa metterti a proprio agio e comprenderti a fondo, l’unico dal quale mi sono trovata bene.

     • ART&CARE colloquio psicologico individuale  • 

    Dr. Federico Barzan

    Grazie, mi fa molto piacere leggere queste parole!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 70 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno?scrivo qui per sapere ormai sono disperata. Sono sposata da 16 anni e 8 mesi fa ho scoperto che mio marito è uscito di nascosto con una collega. Noi eravamo in crisi per motivi nostri e lui ha cercato una distrazione. Sembrerebbe non esserci stato nulla di fisico ( li ho fatti seguire perché avevo mangiato la foglia ) ma per mesi hanno chattato ossessivamente, sul telefono, intagram, teams. Era evidente che provavano molto più di un sentimento di amicizia. Questa cosa ha creato una voragine tra di noi, lui si è totalmente scollegato da me. Continuavo a chiedergli di lavorare su di noi , di smettere ma nulla. Mi ha torturata per mesi fino a che me ne sono a data. Solo allora ha capito che mi stava perdendo, siamo andati in terapia di coppia, e con non poca fatica ha accettato l'idea che doveva chiudere ogni rapporto con questa collega. Piano piano siamo rinati, e oggi abbiamo un legame più forte e profondo di prima. Il problema nasce dal fatto che lei non se ne è fatta una ragione. Ogni tanto gli ha mandato dei messaggi dicendo che non capiva perché non potessero restare almeno amici, che era assurdo, che erano sicuramente capaci di gestire la loro amicizia in maniera diversa ecc.. mio marito ha anche cambiato lavoro, ieri era il suo ultimo giorno, è passato a salutare negli uffici e lei gli ha poi scritto che c'era rimasta male perché si aspettava almeno un caffè, un abbraccio, non capiva..e solita solfa. Io però a questo punto mi sono stufata di sta qua. Io ho dato il tempo a lui di rimettere a posto la sua testa e fare le sue scelte. Ma lei continua a tornare puntualmente alla carica mostrando un totale menefreghismo sul fatto che sa che la loro amicizia mi farebbe soffrire e causerebbe problemi a lui. Basta che lei abbia quello che vuole. A questo punto vorrei entrare in gioco io, e mandarle solo un messaggio in cui le dico papale palale, ha scelto me fatti da parte ( vorrei in realtà scriverle o la pianti o mando gli screenshot a tuo marito). Mio marito su questa cosa però non è d'accordo e si arrabbia moltissimo. Dice ho difeso io la nostra relazione, ho chiuso io per entrambi, tu non devi entrarci, non riguarda te. Invece io sento che riguarda me. Sono stata in disparte per mesi e sento il bisogno di chiudere emotivamente con questa persone che mi ossessione dicendole stai lontana da mio marito. Per me sarebbe liberatorio. Sbaglio ?

La sua frustrazione è più che comprensibile: dopo mesi di sofferenza, ora che ha ricostruito il rapporto con suo marito, si trova ancora a dover fronteggiare l’invadenza di questa collega, che sembra non voler accettare la fine della loro “amicizia”.
Il desiderio di prendere in mano la situazione e chiudere direttamente con lei è umano, perché per molto tempo si è sentita impotente, spettatrice di qualcosa che la riguardava profondamente ma su cui non aveva il controllo. Ora sente il bisogno di affermare il suo spazio e proteggere il legame ricostruito con suo marito.
Tuttavia, la reazione di suo marito fa riflettere. Se da un lato può sembrare che minimizzi il suo disagio, dall’altro sta anche ribadendo che ha fatto una scelta chiara e autonoma: ha chiuso lui, ha difeso il matrimonio, ha persino cambiato lavoro per mettere fine a ogni ambiguità. Insistere per intervenire potrebbe essere letto, da lui, come una mancanza di fiducia nella sua capacità di gestire la situazione.
Forse, più che scrivere direttamente a questa donna, potrebbe concentrarsi su un confronto con suo marito: non tanto per convincerlo a lasciarla intervenire, ma per fargli capire che la sua richiesta non nasce da insicurezza o controllo, ma da un bisogno profondo di chiudere emotivamente con il passato. Potrebbe aiutarlo a vedere che non è solo una questione tra lui e lei, ma che coinvolge anche lei, come moglie e come persona che ha sofferto.
La domanda da porsi è: il suo benessere e la solidità della relazione dipendono davvero dall’invio di quel messaggio, o può trovare un altro modo per sentirsi riconosciuta e al sicuro nel suo matrimonio?

Dr. Federico Barzan

Salve a tutti.
Non so sinceramente se questa è più una richiesta d'aiuto o un mero sfogo, anche perchè di aiuto ormai, me ne aspetto ben poco.
Alla veneranda età di quasi 37 anni, mi sono resa conto di quanto non sia riuscita ad ottenere praticamente nulla dalla vita, nulla di ciò che mi ero prefissata. Un buon lavoro, che mi permettesse di vivere con dignità, una casa, una famiglia, dei figli, la presenza certa di alcune persone che ahimè sono sparite. Mi sono sposata 3 anni fa, e nonostante le grosse differenze con mio marito, abbiamo raggiunto un equilibrio, anche se spesso non sono sicura se ci rendiamo davvero felici a vicenda. Non so bene da dove iniziare sinceramente e so che sto scrivendo roba sconfusionata.
In sintesi. Abbiamo fatto i salti mortali, non ci siamo concessi vizi, se non il gelato artigianale in estate, una volta a settimana. Non ci siamo concessi il lusso di un figlio. Cosa che è pesata tantissimo a me, piuttosto che a lui(non ha mai manifestato una forte voglia di paternità, per il mondo attuale e per le responsabilità che comporta). Tutt'ora quando ci penso sento un nodo che si stringe in gola. Piano piano, stavamo mettendo via piccoli risparmi per poterci concedere almeno la sicurezza di una casa, quando arriva la sprangata. A settembre dobbiamo abbandonare la nostra attuale casa, essendo in locazione. Vivendo nell'Alto Garda la situazione case è diventata insostenibile per i residenti. Avere una casa decente in cui vivere senza spostarsi troppo e rimanere isolati, comporta spendere oltre i 250 k. Somma che ovviamente, anche accendendo un mutuo non riusciremo mai ad avere. Quindi cosa ci toccherà fare? Cosa dovrò fare? Di nuovo, mollare tutto e rinunciare. Accontentarmi della prima casa che capita, iniziare a fare sacrifici per una soluzione che non mi soddisfa e sentirmi giudicata perchè nel mio piccolo non voglio trasferirmi in un piccolo paese che non è dotato di supermercato, dove per forza di cosa ci si sposta in auto(non guido) o se non mi va bene una casa dove non abbia un minimo di balconi. Ho pensato di tutto. Anche di informarmi come funzionano alcune piattaforme "osé" per così dire.
Avrei voluto sfogarmi con mia sorella. Ma lei è sparita dalla mia vita, quando ha scelto di vivere col suo attuale compagno. Il mio solo mettere in dubbio la loro relazione a causa della forte differenza d'età (lui ora 56 lei 30), ha portato, da parte sua, a mancare al giorno più importante della mia vita il mio matrimonio e poi a sparire definitivamente. Eravamo forse come due migliori amiche. E' stato così, improvviso come un fulmine a ciel sereno. Anche nel suo caso, non ci è voluto molto a capire quali fossero le priorità. Scontato dire che non me lo sarei mai aspettata, soprattutto dopo che il suo lui, da buon narcisista quale è, ha fatto in modo che approvasse solo persone che accettassero lui in primis, altrimenti da li, il mettere in dubbio la relazione e quindi l'amore di lei. Ho passato un brutto anno, piangevo quasi ogni giorno. Fatalità dopo qualche mese un'altra bella doccia fresca; la scomparsa della mia migliore amica. Forse fa un po' ridere, stile romanzo rosa.
Complici dall'epoca delle superiori, conosciute per caso, passato insieme una vita. Siamo andate avanti a distanza per anni dopo esserci trasferite. Difficilmente qualcuno mi capiva così.
Col tempo però capivo quanto le nostre priorità fossero diverse. Io che facevo i salti mortali per vederla almeno una volta l'anno (ci separano 350 km soltanto) e lei, che per passare a trovarmi mi diceva quanto sarebbe stato impossibile con i bambini piccoli. I bimbi sono cresciuti, ma poi è subentrato i mal d'auto. Il mal d'auto però stranamente finiva in zona Gardaland. Stranamente non c'era nemmeno per ritornare a in Emilia dopo essersi trasferita in Svizzera. Aveva bisogno di ritornare lì, questa la sua "giustifica". E la mia stupida vocina interiore a sottolineare quanto invece non avesse il minimo interesse o sentisse il minimo bisogno nel vedere me. Il mio matrimonio non è stato opzionale, troppi soldi per aereo e hotel, perchè muoversi da soli per la propria migliore amica? Per una sorella che ha sempre criticato, con cui non ha rapporto, non ha fatto una piega a dover fare un viaggio anche di 5 ore, in vista della laurea, però ecco, la sua migliore amica in tutto ciò non era da mettere in conto. Ma nonostante tutto sono stata sempre comprensiva, ho cercato di dare delle spiegazioni senza per forza dover pensare male, finchè poi non si è iscritta all'università e da lì i rapporti si sono definitivamente chiusi in un modo che forse è veramente impossibile recuperare, ma che al momento attualmente probabilmente non ha nemmeno senso provarci. Dal sentirci ogni giorno, siamo passate a una volta a settimana, da una volta a settimana, a una al mese, per poi non sentirci più. Le motivazioni erano sempre quelle. Troppo studio, gli impegni familiari. E nel mentre dentro di me una vocina diceva, che ormai siamo talmente social e dipendenti dalla tecnologia, che anche durante un viaggio i treno o mentre si è in bagno, ci si può mandare un vocale o un messaggio. Probabilmente non era il poco tempo, ma ormai il poco interesse. Non ero più interessante. Sono diventata noiosa?
Ed è così che un altro pilastro della mia vita, un muro che pensavo fosse portante è crollato. Non so se ho sofferto più questa mancanza o quella di mia sorella.
Adesso sono qui che penso. Mi restano i miei genitori, mio marito. Non sono soddisfatta di nulla della mia vita, non riesco a fare nulla, se non subire gli eventi. Le poche amicizie sono sparite. Allora penso e dico. Perchè lottare ancora? Perchè affannarsi tanto se alla fine si sarà sempre infelici? La salute non va bene, sono epilettica, ansiosa e soffro di lipedema che mi porta nel cronico a diventare un mostro. Se non sto a dieta ferrea e faccio tanto sport, il mio grasso esplode. Fatalità, non mi posso allenare per un forte dolore alla spalla, che va avanti da due anni e che nessuno specialista riesce a risolvere.
A livello economico non viviamo bene; socialmente idem.
Non potremo farci una famiglia nostra visto che la rata del mutuo sarà talmente alta da dover fare la spesa con la calcolatrice.
Da settembre non avrò una casa e nonostante abbia chiesto a chiunque, istituzioni in primis, per noi, non c'è niente se non metterci un cappio al collo grazie alla collaborazione degli strozzini legalizzati. Passare così il resto della mia vita?
Sinceramente l'unico pensiero valido che mi faccia vedere la luce infondo al tunnel? Mettere fine a tutto. Ci sono giorni , che diventano sempre più frequenti, dove mi pento di aver rotto per sbaglio la boccetta di benzodiazepine.

Quello che scrive trasmette un dolore profondo, un accumulo di delusioni e rinunce che sembrano aver eroso, nel tempo, ogni speranza di costruire qualcosa di stabile e gratificante. Leggendo le sue parole, emerge una sensazione di solitudine e di perdita, non solo materiale ma anche affettiva, come se ogni legame significativo fosse sfumato, lasciandola con la percezione di essere rimasta senza punti di riferimento.
Ciò che colpisce è il modo in cui ha sempre cercato di dare un senso alle azioni degli altri, di comprendere e giustificare le loro scelte, anche quando queste l'hanno ferita. Come se, in fondo, il problema fosse lei, come se non fosse mai abbastanza interessante, abbastanza importante da meritare attenzioni spontanee. Eppure, la sua sofferenza non è il segno di un fallimento, ma della profondità con cui vive i legami e della capacità di sentire, di voler costruire qualcosa che abbia valore.
Forse, più che trovare risposte immediate, potrebbe essere utile esplorare insieme il significato di questo dolore: cosa rappresentano per lei queste perdite? Cosa le hanno insegnato sul suo valore? E soprattutto, come può ritrovare uno spazio in cui sentirsi vista e riconosciuta, senza che questo dipenda esclusivamente dagli altri?
Il suo malessere merita di essere accolto, compreso e trasformato. Non è sola, e non è condannata a vivere questa sofferenza come un destino ineluttabile. C'è ancora spazio per ricostruire, un passo alla volta.

Dr. Federico Barzan
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