Una mia amica ha un figlio di 11 a cui e stato riscontrato un borderline cognitivo la mia amica e mo

4 risposte
Una mia amica ha un figlio di 11 a cui e stato riscontrato un borderline cognitivo la mia amica e molto preoccupata per il suo futuro e quando me l ha detto in un momento di sconforto sono rimasta anche io sconcertata perché conosco duo figlio e mi e sempre sembrata una persona normale vorrei aiutare la mia amica ma anc ho non sono molto informata a riguardo mi potreste dare qualche informazione su questo argomento
Dr. Matteo Innocenti
Psichiatra, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Firenze
Buongiorno, con “borderline cognitivo” di solito si indica un funzionamento intellettivo appena sotto la media, ma non una disabilità grave. Ogni situazione è molto diversa: alcuni ragazzi hanno un buon adattamento scolastico e sociale, altri necessitano di supporti più strutturati. Capisco la preoccupazione, ma è importante evitare conclusioni drastiche: con interventi adeguati molte competenze possono migliorare e il percorso evolutivo va sempre valutato nel tempo. Un saluto.

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Dott. Rocco Ressa
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Palagiano
Gentilissima signora, lei descrive un vissuto emotivo importante ancorché riguardi una sua cara amica. È certo che quando un genitore riceve una diagnosi per il proprio figlio/a sente un forte dolore; insomma, un colpo al proprio immaginario perché, in qualche misura, vacilla l’idea del figlio come lo si era immaginato, … e poi la paura del futuro e i sentimenti di impotenza e di colpa.
Attenzione però!
Il borderline cognitivo non significa che la persona non sia “normale”, significa solo che il suo funzionamento intellettivo si colloca di poco sotto la media. Certo, avrà bisogno di tempi un po’ più lunghi per apprendere soprattutto le cose più complesse; farà fatica nella pianificazione e organizzazione e potrà avere più difficoltà nella memoria. D’altro canto, però, spesso questi bambini possono crescere e migliorare le proprie performance se ben seguiti e sostenuti; possono altresì condurre una vita piena e ricca di relazioni sane e di buona autonomia. Si ricordi che il funzionamento cognitivo non definisce la persona, ma solamente uno degli aspetti del suo modo di stare al mondo.
Lei potrà essere utile alla sua amica perché quest’ultima potrà confidarle le sue paure senza sentirsi giudicata; lei potrà fornirle rassicurazioni e non farla sentire sola, potrà aiutarla a comprendere che la diagnosi non è suo figlio e sostenere, per quello che può, la sua capacità genitoriale.
La diagnosi non definisce il destino di un bambino, è solo una mappa, non è la strada.
Salti - Dott. Rocco Ressa
Dott.ssa Nicole Zavoli
Psicologo, Neuropsicologo
Riccione
Buongiorno,
Comprendo la vostra preoccupazione, è una reazione normale.
Ma fermiamoci un attimo sui fatti.
Il funzionamento cognitivo limite non è una diagnosi di disabilità e non preclude una vita autonoma, relazioni, lavoro o soddisfazione personale. Significa solo che questo ragazzo apprende in modo più concreto e può fare più fatica con compiti complessi o astratti, soprattutto se lasciato solo.
La cosa decisiva non è il punteggio di un test, ma come viene accompagnato adesso.
Lavorando sui suoi punti di forza, sulle strategie giuste e su un ambiente scolastico che non lo umilia ma lo sostiene, il suo percorso può essere assolutamente positivo.
Probabilmente il figlio della sua amica avrà bisogno di tempi più distesi, spiegazioni concrete, rinforzi positivi e di sentirsi competente in qualcosa.
Il vero rischio è che si senta stupido, sbagliato o sempre inadeguato.
Ed è proprio questo che possiamo evitare, attraverso un percorso di supporto finalizzato all'autonomia e alla valorizzazione di suoi punti di forza.
Lavorando quotidianamente con questi ragazzi posso garantirle che sono in grado di raggiungere ciò che desiderano, se accolti, compresi e valorizzati.
Dott.ssa Enrica Garibaldi
Psicologo, Neuropsicologo, Sessuologo
Catania
Gentile utente,
comprendo bene il suo sconcerto e la preoccupazione della sua amica: quando si riceve una diagnosi che riguarda un figlio è naturale sentirsi spaventati e proiettarsi immediatamente sul futuro.
Con il termine borderline cognitivo (o funzionamento intellettivo limite) ci si riferisce a un funzionamento cognitivo che si colloca tra la norma e la disabilità intellettiva, generalmente con un quoziente intellettivo compreso indicativamente tra 70 e 85. È importante chiarire che non si tratta di una patologia, ma di una condizione che descrive alcune difficoltà, soprattutto in ambito scolastico e nell’apprendimento, a fronte però di molte risorse personali.
Il fatto che lei descriva questo bambino come “una persona normale” è assolutamente coerente:
i bambini e i ragazzi con funzionamento cognitivo limite possono avere buone competenze relazionali, emotive e sociali, interessi, curiosità e capacità di adattamento. Le difficoltà emergono più spesso quando aumentano le richieste cognitive (studio, organizzazione, autonomia).
Ciò che può fare davvero la differenza per il futuro è:
una presa in carico precoce e mirata
un contesto familiare supportivo, non giudicante
una scuola attenta, con eventuali strumenti di supporto
interventi di potenziamento cognitivo e sostegno psicologico, se indicati
Il futuro di questi ragazzi non è affatto “segnato”: molti riescono a costruire percorsi di studio, lavorativi e di vita soddisfacenti, soprattutto quando vengono accompagnati nel riconoscere i propri punti di forza e nel trovare strategie efficaci per le aree di difficoltà.
Per quanto riguarda il suo ruolo, il modo migliore per aiutare la sua amica è:
offrirle ascolto e rassicurazione, senza minimizzare
invitarla a confrontarsi con i professionisti che seguono il figlio
ricordarle che suo figlio è molto più di una diagnosi
Se la preoccupazione è molto intensa, può essere utile anche per la madre un sostegno psicologico, per elaborare le paure e ritrovare fiducia nelle risorse del proprio bambino.
La sua attenzione e il desiderio di informarsi sono già una forma preziosa di aiuto.

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