Salve. Sono una donna di 64 anni. Soffro di insonnia cronica da più di 20 anni. Al inizio ho provato

Salve. Sono una donna di 64 anni. Soffro di insonnia cronica da più di 20 anni. Al inizio ho provato con rimedi naturale, leggere ma senza alcun beneficio. Poi sul consiglio del medico son passata ai medicinali veri propri per insonnia. Ne ho provato tante ,ma dopo poco tempo le ho scattate perché effeti colaterale erano più grande del beneficio. A sto punto sono 15 anni che ho cominciato con lorazepam da 1 mg che in poco tempo è aumentato a quello di 2,5 mg. Dopo anni non fa più effetto per dormire, dormo male e con interruzioni... Sono dipendente e ho cominciato a sentire tutti effeti collaterali del medicinale. Non sono depressa, né ansiosa...l'unica problema e insonnia. Il mio medico continua darmi sempre lorazepam. Io vorrei un sostituto che mi fa dormire ma che non ha effetti collaterali a lungo termine. Ho paura del Alzheimer, ho cominciato con nebbia mentale e dimentico le cose. Per me è grave perché ho in cura mio figlio disabile psichiatrico,in cura con farmaci per epilessia. Ho bisogno di stare bene per lui. Datemi un consiglio: come posso dormire senza danneggiare la mia testa? Devo essere lucida e attiva. Faccio di tutto per mantenermi ma lorazepam mi tira giù...grazie per chi si prende il tempo per rispondermi.

5 risposte


Buongiorno. Tutti i farmaci per dormire, tra cui il tavor che fa parte della classe delle "benzodiazepine", possono dare tolleranza (cioè l'effetto si riduce col tempo, per cui per mantenere l'efficacia bisogna aumentare la dose) e dipendenza. La nebbia mentale e i disturbi della memoria cui si riferisce sono da ascrivere all'uso continuativo che ha fatto del tavor. Sospendendolo dovrebbe migliorare tale quadro. Riguardo al sonno, potrebbe provare, ovviamente sotto controllo del suo medico psichiatra (o medico di base se non ha un referente psichia) mirtazapina o trittico, che non danno nè dipendenza nè tolleranza e hanno anche un effetto positivo sull'umore. Ovviamente essendo farmaci, il medico deve valutare, in base alle eventuali patologie che presenta e agli eventuali farmaci che assume, l'adeguatezza per lei dei farmaci suddetti (utile effettuare anche un elettrocardiogramma di controllo).I dosaggi possono essere personalizzati in base alla sua risposta clinica. Con tanti in bocca al lupo dr.sa Patrizia Curzi

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Buongiorno Signora, esistono sicuramente alternative al farmaco indicato, utilizzabili anche più a lungo termine. Recentemente sono anche usciti farmaci nuovi (per es antagonisti recettore orexina) che sono sicuri a lungo termine ed efficace, ridiscuta la sua situazione con uno psichiatra

Dott. Stefano Bonora

Dott. Stefano Bonora

psichiatra

Peschiera Borromeo

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Buongiorno, Le Benzodiazepine comportano, nel lungo termine, quello che ha descritto. Esistono altri farmaci che possono facilitare il sonno (ES: composti Z, neurolettici a basso dosaggio, antidepressivi a basso dosaggio), tuttavia sarebbe opportuno una visita specialistica per capire meglio di che tipo di insonnia si stia parlando. Cordialmente, Dott.ssa Irene Giovannuzzi


Dopo quindici anni di lorazepam è comprensibile che l'effetto sul sonno si sia progressivamente ridotto: con le benzodiazepine possono svilupparsi tolleranza e dipendenza fisica, mentre sonnolenza diurna e difficoltà cognitive possono diventare particolarmente problematiche. Questo non significa però che debba continuare così né che sia sufficiente sostituire il lorazepam con un altro sedativo. Dopo un utilizzo tanto prolungato è indicata una valutazione specialistica del disturbo del sonno e una riduzione molto graduale e personalizzata della benzodiazepina, mai una sospensione brusca. Anche la nebbia mentale merita una valutazione, senza concludere automaticamente che significhi Alzheimer. L'obiettivo realistico è recuperare un sonno migliore mantenendo, soprattutto nel suo caso, la maggiore lucidità possibile durante il giorno.


Gentile signora, cercherò di risponderle esaustivamente su tutto nonostante la brevità, e di considerare anche la sua richiesta finale: “essere lucida per mio figlio disabile”. L’utilizzo per lungo tempo di farmaci come il Lorazepam può procurare quello che lei descrive come “nebbia mentale” e dimenticanze; l’insonnia cronica, inoltre, contribuisce a questi stessi sintomi. Capisco la paura dell’Alzheimer, ma per la storia che lei riferisce tenderei a non considerarla come ipotesi probabile; inoltre, l’Alzheimer è un quadro clinico che richiede accertamenti specialistici e strumentali molto approfonditi per poter esser diagnosticato. Generalmente, è raro che l’insonnia sia “pura”, ovvero che si soffra soltanto di quella. Come lei giustamente dice, è vero che non bisogna essere necessariamente ansiosi o depressi per non dormire bene, ma è anche vero che le preoccupazioni quotidiane possono essere di per sé sufficienti per alterarci il riposo notturno. Ad ogni modo, esistono diverse soluzioni, farmacologiche o meno, per far fronte alla sua situazione ventennale, senza dover ricorrere al Lorazepam e a farmaci della stessa categoria. Le auguro una buona serata.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.