Salve, Sono una donna di 27 anni, e dallo scorso dicembre ho cominciato a soffrire di cistiti ricor

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Salve,
Sono una donna di 27 anni, e dallo scorso dicembre ho cominciato a soffrire di cistiti ricorrenti.
Su consiglio del mio urologo sto cercando di evitare gli antibiotici quando possibile. Tuttavia, ho dovuto trattare l'ultima infezione da E. Coli prendendo Cefixima. Sto anche seguendo una dieta in parallelo per riequilibrare il microbiota intestinale, combinata con probiotici e integratori di D-Mannosio. Le urine sono tornate limpide e inodori, ma a distanza di una settimana dalla fine della terapia antibiotica continuo ad avere un lieve fastidio e necessità di urinare più frequentemente. Sono davvero angosciata all'idea di avere una recidiva dopo così poco, al punto che non sono più in grado di dire se il fastidio sia dato dall'ansia (che mi fa notare delle minuzie, avendo il pensiero fisso lì) o se sia effettivamente il principio di una nuova infezione. Ne sto soffrendo molto psicologicamente, anche perché tutta questa situazione sta cominciando ad influenzare seriamente la mia quotidianità e l'intimità con il mio partner.
Quindi arriva la mia domanda: è possibile che sia solo un residuo infiammatorio dovuto alle infezioni ripetute negli ultimi mesi? O devo già preoccuparmi di essere vittima dell'ennesima recidiva, dopo a malapena una settimana dal termine di una terapia antibiotica mirata (che sembrava aver fatto effetto)? Sto seguendo tutto alla lettera: la dieta, gli integratori, l'idratazione, l'igiene, il riposo, l'attività fisica, ho evitato rapporti per circa un mese, l'antibiotico preso quando strettamente necessario, eppure sembra tutto inutile e sono molto sconfortata. Devo partire per un viaggio tra una settimana con il mio compagno, e sono davvero preoccupata di rovinarmi anche la vacanza.
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Urologo, Chirurgo generale
Milano
I batteri crescono se e solo se ci sono le condizioni... quindi o si identificano le ragioni e si rimuovo o prendere antibiotici non serve a nulla e produce ulteriori non piccoli problemi. Vanno attentamente valutate le condizioni vulvo-vaginali con il ginecologo senza minimizzazioni, poi eventuali aspetti della via urinaria con almeno una preliminare ecografia ben fatta. Infine vanno valutate le ragioni più generali e lo stato genitale del suo partner con un andrologo.

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