Salve, sono un ragazzo di 30 anni, gioco a calcio da anni ma da tempo ho un problema al ginocchio sx
Salve, sono un ragazzo di 30 anni, gioco a calcio da anni ma da tempo ho un problema al ginocchio sx. Nonostante la mia grande passione per lo sport (sono un docente di scienze motorie), che mi porta a essere molto preparato e meticoloso, purtroppo ho una spiccata tendenza a subire infortuni, forse anche a causa del mio stile di gioco molto ruvido, atletico ed aggressivo: negli anni ho sofferto di diverse patologie tendinee, come la sindrome della bandelletta ileotibiale e la tenovaginalite essudativa del FLH, risolte dopo mesi di terapie vari solo con le infiltrazioni ; tuttavia, nell'ultimo anno, ho subito un infortunio ancora più grave. Circa un anno fa (30 gennaio 2025), durante un contrasto di gioco a calcio, ho subito una lesione al menisco laterale e al legamento crociato anteriore. Su consiglio dell'ortopedico, inizialmente ho optato per una terapia conservativa accompagnata da un programma di rinforzo muscolare e fisioterapia, oltre all’iniziale rimozione dell’emartro. Tuttavia, dopo diversi mesi e tanta applicazione, nel tentativo di riprendere i movimenti funzionali tipici dell'attività calcistica, continuavo ad avvertire dolore. Passata l’estate, una volta stabilizzato il ginocchio e ridotto l’edema e la limitazione funzionale, è emerso che la lesione al crociato non richiedeva necessariamente l'intervento chirurgico (clinicamente il ginocchio è stabile, testato con il test del cassetto, grazie anche ad un ottima muscolatura di base), ma il dolore causato dal menisco si. Sottolineo che nel mentre, causa lavoro, mi sono dovuto spostare, trasferendomi altrove e perciò mi ha seguito un altro ortopedico. Pertanto, d'accordo con il nuovo ortopedico, ho deciso di procedere esclusivamente con un'operazione di meniscectomia selettiva esterna dovuta alla rottura radiale del corpo del menisco esterno, eseguita il 19 novembre scorso. Allego la RMN di prima dell’intervento: "Lesione radiale del corno posteriore del menisco esterno con corpo modicamente estruso e ridotto di spessore. Menisco mediale regolare per morfologia e segnale. Non alterazioni dei legamenti crociati e dei collaterali. Regolare morfologia e segnale dei capi articolari femoro-tibiali. Rotula in asse; regolare la cartilagine rotulea. Regolari i tendini rotuleo e quadricipitale. Esile distensione fluida del recesso articolare sovra-rotuleo. Non borsiti. Non lesioni ossee focali. Non aree di edema osseo." A distanza di quasi tre mesi dall'operazione, nonostante la mia meticolosità ed il programma di rinforzo muscolare (ho ripreso appieno il tono muscolare del quadricipite) continuo purtroppo ad avvertire la stessa sintomatologia preoperatoria. Nello specifico, il dolore si ripresenta puntualmente quando mi accovaccio, nei movimenti di torsione, nel salire le scale e, più in generale, durante i minimi cambi di direzione richiesti dalle attività quotidiane. Nutrendo dubbi sull'esito dell'intervento, ho deciso di sottopormi a una nuova risonanza magnetica. Il referto ha effettivamente confermato i miei sospetti, fornendo una diagnosi che giustifica i dolori persistenti: "Edema della spongiosa ossea subcondrale in corrispondenza del solco mediano femorale e del polo inferiore della rotula. Minuto elemento rotondeggiante di 4 mm in prossimità dell'emipiatto tibiale laterale in sede anteriore; reperto da riferire a possibile esito chirurgico. In esiti di meniscectomia posteriore del menisco laterale, ridotta la rima articolare con iniziali segni di condropatia delle cartilagini contrapposte e sfumati segni di edema subcondrale sul versante femoro-tibiale. Si documenta focale lesione a decorso verticale del corpo-corno anteriore del menisco laterale. Si associa sospetta lesione a decorso orizzontale del corno anteriore del menisco mediale in prossimità dell'inserzione del legamento trasverso.Aspetto tumefatto ed edematoso del LCA, il quale mantiene comunque la propria continuità anatomica. Tumefatte le strutture capsulo-ligamentose in sede femoro-tibiale laterale. Nei limiti il LCP ed il compartimento femoro-tibiale mediale. Nei limiti per morfologia e segnale il tendine quadricipitale ed il legamento rotuleo. Versamento intra-articolare in corrispondenza della gola intercondiloidea e del recesso retro e sovrapatellare. Disomogeneo ed edematoso il corpo adiposo di Hoffa." L'iniziale titubanza dell’ortopedico, giustificata dalla necessità di attendere il ripristino del tono muscolare, è ormai venuta meno; lo specialista stesso non riesce a motivare la persistenza del dolore, nonostante i tentativi fallimentari con le infiltrazioni di cortisone e la mancanza di dolore al tatto del ginocchio. A questo punto, mi è stato consigliato il seguente iter terapeutico: 1) Infiltrazioni di acido ialuronico ad alto peso molecolare; 2) Eventuale terapia con PRP (plasma ricco di piastrine); 3) Valutazione di un nuovo intervento chirurgico per tentare di risolvere definitivamente il problema. Alla luce di questo quadro, la mia domanda è la seguente: è possibile ipotizzare un errore tecnico avvenuto durante l’intervento o, piuttosto, la sintomatologia è da ricondurre alla fisiologia di un ginocchio usurato da anni di attività calcistica e traumi pregressi?
1 risposta
Buongiorno. Il caso che descrive è complesso e merita alcune considerazioni. Anzitutto, a distanza di circa tre mesi da una meniscectomia selettiva laterale, la persistenza di dolore durante accosciata, torsioni e cambi di direzione non è di per sé indicativa di un errore tecnico chirurgico. Soprattutto nel compartimento laterale, la perdita di tessuto meniscale può determinare un aumento delle sollecitazioni sulle superfici articolari e favorire la comparsa di edema osseo subcondrale e iniziali fenomeni condropatici, reperti che effettivamente emergono dalla RMN di controllo. Inoltre, la presenza di una nuova fissurazione del menisco laterale, di un versamento articolare residuo, dell'edema del corpo di Hoffa e delle alterazioni infiammatorie capsulo-legamentose laterali suggeriscono che il ginocchio si trovi ancora in una fase di sofferenza biologica, verosimilmente multifattoriale. È altresì possibile che la lesione del LCA, pur con una buona stabilità clinica, contribuisca a determinare microinstabilità rotazionali non facilmente evidenziabili ai test tradizionali, ma rilevanti durante i gesti sport-specifici. Pertanto, attribuire la sintomatologia a un presunto errore tecnico sarebbe, sulla base dei dati forniti, una conclusione affrettata. Più verosimilmente, ci troviamo di fronte a un ginocchio che ha accumulato nel tempo diversi eventi traumatici e che attualmente presenta una combinazione di danno meniscale residuo, iniziale sofferenza condrale e fenomeni infiammatori persistenti. Prima di prendere in considerazione un nuovo intervento, ritengo opportuno completare il percorso conservativo e soprattutto effettuare una rivalutazione globale del ginocchio, correlando attentamente il quadro clinico con le immagini RM. Non sempre, infatti, le alterazioni riscontrate all'esame strumentale sono responsabili dei sintomi e, viceversa, una corretta identificazione del "pain generator" è fondamentale per evitare procedure chirurgiche che potrebbero non tradursi in un reale beneficio clinico. In casi come il suo, la decisione di un eventuale reintervento deve essere estremamente ponderata e basata non tanto sul referto della risonanza, quanto sulla concordanza tra sintomatologia, esame obiettivo e reperti radiologici, possibilmente nell'ambito di una valutazione specialistica dedicata alla chirurgia del ginocchio e alla traumatologia sportiva.
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