Salve, soffro di "agorafobia" da anni a fasi alterne e ho seguito nel tempo tre percorsi di psicoter

2 risposte
Salve, soffro di "agorafobia" da anni a fasi alterne e ho seguito nel tempo tre percorsi di psicoterapia (la prima cognitivo comportamentale, poi anni dopo due percorsi di breve strategica, l'ultimo è ormai alle battute finali, almeno credo). Ho messo agorafobia tra virgolette perché onestamente mancano diversi pattern tipici, anche se è vero che in alcune situazioni (gallerie, ponti, guidare su autostrade), A VOLTE, parte la risposta fisica dell'ansia. In questi anni, e soprattutto in quest'ultimo percorso, mi è ormai chiaro che quello che mi spaventa non è lo spazio esterno in sé quanto piuttosto i sintomi e l'impossibilità di avere una via di fuga (ma, ripeto, mi capita di essere in contesti potenzialmente fobici come cinema, teatri, stare in coda e sono la persona più tranqulla del mondo). Quello che mi fa "arrabbiare"; oltre al costante confronto con gli altri ("gli altri non hanno i miei problemi, quindi valgo di meno"), è che ci sono appunto alcuni scenari che, per quanto mi impegni, non riesco ad affrontare: sono molto limitati in numero, ma significherebbe per me tantissimo poterli affrontare liberamente (autostrada per lunghi tratti, prendere l'aereo, passeggiare all'aperto per strade lunghe e con poche vie di fuga etc): quello che li accomuna, appunto, è la risposta fisica che, per quanto abbia imparato a conoscere, ancora in questi casi mi spaventa. E qui la mia domanda: sono venuto da poco a conoscenza dei farmaci betabloccanti e del loro meccanismo di funzionamento: se bloccassi i sintomi e usassi la consapevolezza datami dalla psicoterapia nel gestire i pensieri catastrofici, non potrei trarne giovamento più rapidamente? O magari servirebbero dei veri e propri antidepressivi? E' prassi comunque per uno psichiatra prescrivere betabloccanti per questo tipo di problemi? Non vorrei prendere benzodiazepine, anche perché: 1) la mia è ansia situazionale, se non mi espongo sono tranqullissimo 2) se li prendessi, poi non potrei essere lucido alla guida (e paradossalmente potrebbe aumentare la sensazione di ansia per aumentata mancanza di controllo). Grazie a coloro che risponderanno
Dr. Francesco Botti
Psichiatra, Psicoterapeuta
La Spezia
Beh la questione andrebbe inquadrata in un contesto clinico tuttavia e faccio presente che disturbi d'ansia beneficiano nella grande maggioranza dei casi di alcune terapie psicofarmacologiche e quindi fredda considerazione una valutazione psichiatrica se non l'ha già effettuata che possa aiutarla a stare meglio anche con l'aiuto di medicamenti

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Dott.ssa Rocchina Monda
Psichiatra, Psicoterapeuta
Marigliano
Salve, il suo caso sarebbe da valutare in maniera approfondita con uno psichiatra. In ogni caso, la situazione che descrive è molto complessa, oltre all'attivazione fisica c'è anche una componente di ruminazione importante. La consapevolezza che ha raggiunto con la psicoterapia è uno strumento fondamentale, ad essa va associata la corretta strategia farmacologica, in questi casi i farmaci di prima linea non sono i betabloccanti, bensì gli SSRI.

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