Salve, ho 53 anni e dalla metà di Marzo ho iniziato ad avere sintomi urinari, nello specifico pollac

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Salve, ho 53 anni e dalla metà di Marzo ho iniziato ad avere sintomi urinari, nello specifico pollachiuria con episodi anche notturni, talvolta dolori al pene. Purtroppo causa lockdown ho fatto la prima visita urologica agli inizi di Maggio. L’urologo ha evidenziato una prostata di dimensioni normali e di consistenza fibrosa, ampolla piena di feci, soffro anche di stipsi da molti anni. Fatto spermiocultura da cui è stato isolato il batterio citrobacter koseri con carica 10.000ufc/ml, fatti esami del sangue che sono complessivamente nella norma, esami delle urine nella norma eccetto urobilinogeno e bilirubina con valore 1mg/dl. L’aspetto limpido , colore ambra e nulla di patologico negli esami del sedimento. Il valore del PSA è risultato 0,59. Fatta ecografia dell’addome completo che appare nella norma per tutti gli organi interni esaminati eccetto che per la prostata in cui si riscontra un’estesa zolla di micro calcificazioni in entrambi i lobi. Fatta citologia urinaria risultata negativa per carcinoma uroteliale di alto grado, nelle osservazioni citopatologiche vi è scritto: cellule uroteliali con ipercromasia nucleare disposte in aggregati, cellule infiammatorie + cristalli + , nelle note è consigliato di ripetere l’esame tra sei mesi. L’urologo ha detto che si tratta di prostatite batterica e mi ha prescritto l’antibiotico sulla base dell’antibiogramma, in realtà sembrava che il citrobacter fosse sensibile a molti antibiotici. Ho fatto un ciclo di levofloxacina di 10 giorni a metà Luglio con qualche risultato sulla frequenza minzionale ma poi la situazione è ritornata come prima allora l’urologo mi ha detto che non era sufficiente quanto fatto quindi ho intrapreso un altro ciclo, iniziato il 2 Ottobre, che è durato poco più di un mese di cui 5giorni di bactrim poi cambiato e virato su ciproxin per 15giorni e altri 15giorni di levofloxacina ma senza risultati. L’urologo mi ha prescritto una nuova spermiocultura da fare però sotto effetto dell’antibiotico perché a suo dire serviva per verificare l’efficacia dei farmaci. La spermiocultura ha dato esito negativo ma mi chiedo se il risultato può essere un falso negativo visto che l’ho fatto mentre prendevo ancora gli antibiotici ormai da un mese. I sintomi non sono andati via per cui ho chiesto al medico se l’ipotesi diagnostica può essere ancora prostatite se dessimo per vero il risultato della spermio cultura dato che non ci sarebbe più il batterio ma i sintomi persistono. Lui continua a ipotizzare prostatite e che ci sono situazioni in cui i sintomi continuano ad esserci e non c’è una cura vera e propria ma nello stesso tempo mi dice che siccome i sintomi persistono facciamo delle indagini ulteriori, di cui uno invasivo, anche se i dati emersi dai vari esami non fanno sospettare un tumore alla prostata o alla vescica. Sinceramente sono molto confuso e preoccupato oltre che sconfortato perché non si riesce a capire qual’è la mia problematica. Volevo chiedere un parere sul risultato negativo dell’ultima spermio cultura e sul fatto che i sintomi persistono ancora. Ringrazio in anticipo i medici che vorranno darmi una risposta.
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Urologo, Chirurgo generale
Milano
E' certamente una congestione infiammatoria pelvico-prostatica in cui i batteri (insignificanti per quantità e qualità) sono solo un accidente da non inseguire a botte di antibiotici. La spermiocoltura non fa mai testo in queste situazioni e spesso è inquinata: l'esame corretto è la coltura del secreto prostatico estratto al meato. La sua disfunzione intestinale va corretta con l'adeguata alimentazione perché influisce negativamente sullo stato pelvico-prostatico... ma può anche essere il viceversa. Il suo valore di PSA fa escludere ogni problema di cancro. Occorre che un buon andrologo riprenda in mano la situazione, esegua le adeguate valutazioni genitali (ecodoppler pelvico-prostatico e scroto-testicolare, analisi spermatica completa) e generali (stato metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale) per poi decidere nel merito dell'utile percorso terapeutico ricostitutivo.

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