Salve, ho 42 anni e fibromi uterini, che però finora non mi hanno mai arrecato alcun fastidio. Lo s
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Salve, ho 42 anni e fibromi uterini, che però finora non mi hanno mai arrecato alcun fastidio.
Lo scorso settembre, nel corso di un’eco tv, mi è stato riscontrato un utero di dimensioni aumentate (120x79x110 mm) e, in particolare, un voluminoso mioma anterolaterale sx a sviluppo transmurale di dimensioni 95x82x87 mm (che in realtà mi era già stato diagnosticato circa 5 anni prima quando ancora era di circa 4 cm, ma che poi non avevo più monitorato).
La rm fatta a novembre ha confermato la presenza del suddetto mioma, evidenziandone uno ulteriore di circa 2 cm nel diametro massimo, sempre nella parete anteriore, praticamente attaccato a quello più voluminoso. Inoltre, un radiologo interventista a cui avevo portato in visione la suddetta rm, aveva rilevato anche la presenza di altri 3 fibromi di dimensioni proprio millimetriche (sempre intramurali, ma non ricordo dove posizionati esattamente).
All’eco tv di febbraio l’utero era arrivato a 135x97x103 mm e il fibroma maggiore a 85x116x108 mm.
In aprile, sono stata sottoposta a termoablazione con radiofrequenza per via percutanea, preceduta da agobiopsia. Alla ceus fatta al momento di procedere il volume della massa risultava di 542 cc (almeno stando a quanto poi riportato nella cartella clinica), mentre a quella dell’indomani mattina di 463 cc (?!?), di cui 387 felicemente andati in necrosi.
In maggio, a un mese esatto dall’intervento, la ceus di controllo segnalava una riduzione complessiva della massa, scesa a 367 cc (di cui 270 in necrosi).
In luglio, invece, l’eco tv di follow-up a 3 mesi ha confermato sì una lieve riduzione delle dimensioni dell’utero rispetto al pre-intervento (119x91x102mm) e del fibroma stesso (96x96x90), ma non in termini di volume, che risulta essere già risalito a 438 cc, decretando quindi il sostanziale insuccesso della termoablazione. Tra l’altro, per la prima volta, nel referto ecografico viene menzionata una “fibromatosi uterina diffusa”, mentre il fibroma minore regolarmente refertato nella rm di novembre a livello ecografico continua a non comparire da nessuna parte (!!!)
L’esame istologico, intanto, ha precisato la natura del “tessuto leiomiomatoso di aspetto regolare (IIC actina muscolo liscio +++, Cd10 ---, Ki67 basso indice di proliferazione)”
A questo punto cosa è meglio fare? Dal momento che sono completamente asintomatica e ovviamente non ho alcuna intenzione procreativa, aspetto ancora un po’ proseguendo con il follow-up previsto a 6 e a 12 mesi, oppure non perdo tempo e mi sottopongo all’embolizzazione (per la quale sono in realtà già in lista presso un altro IRRCS, dove invece avevano proprio “bocciato” l’idea della termoablazione)?
Lo scorso settembre, nel corso di un’eco tv, mi è stato riscontrato un utero di dimensioni aumentate (120x79x110 mm) e, in particolare, un voluminoso mioma anterolaterale sx a sviluppo transmurale di dimensioni 95x82x87 mm (che in realtà mi era già stato diagnosticato circa 5 anni prima quando ancora era di circa 4 cm, ma che poi non avevo più monitorato).
La rm fatta a novembre ha confermato la presenza del suddetto mioma, evidenziandone uno ulteriore di circa 2 cm nel diametro massimo, sempre nella parete anteriore, praticamente attaccato a quello più voluminoso. Inoltre, un radiologo interventista a cui avevo portato in visione la suddetta rm, aveva rilevato anche la presenza di altri 3 fibromi di dimensioni proprio millimetriche (sempre intramurali, ma non ricordo dove posizionati esattamente).
All’eco tv di febbraio l’utero era arrivato a 135x97x103 mm e il fibroma maggiore a 85x116x108 mm.
In aprile, sono stata sottoposta a termoablazione con radiofrequenza per via percutanea, preceduta da agobiopsia. Alla ceus fatta al momento di procedere il volume della massa risultava di 542 cc (almeno stando a quanto poi riportato nella cartella clinica), mentre a quella dell’indomani mattina di 463 cc (?!?), di cui 387 felicemente andati in necrosi.
In maggio, a un mese esatto dall’intervento, la ceus di controllo segnalava una riduzione complessiva della massa, scesa a 367 cc (di cui 270 in necrosi).
In luglio, invece, l’eco tv di follow-up a 3 mesi ha confermato sì una lieve riduzione delle dimensioni dell’utero rispetto al pre-intervento (119x91x102mm) e del fibroma stesso (96x96x90), ma non in termini di volume, che risulta essere già risalito a 438 cc, decretando quindi il sostanziale insuccesso della termoablazione. Tra l’altro, per la prima volta, nel referto ecografico viene menzionata una “fibromatosi uterina diffusa”, mentre il fibroma minore regolarmente refertato nella rm di novembre a livello ecografico continua a non comparire da nessuna parte (!!!)
L’esame istologico, intanto, ha precisato la natura del “tessuto leiomiomatoso di aspetto regolare (IIC actina muscolo liscio +++, Cd10 ---, Ki67 basso indice di proliferazione)”
A questo punto cosa è meglio fare? Dal momento che sono completamente asintomatica e ovviamente non ho alcuna intenzione procreativa, aspetto ancora un po’ proseguendo con il follow-up previsto a 6 e a 12 mesi, oppure non perdo tempo e mi sottopongo all’embolizzazione (per la quale sono in realtà già in lista presso un altro IRRCS, dove invece avevano proprio “bocciato” l’idea della termoablazione)?
Buongiorno. Con questa situazione le consiglio intervento chirurgico demolitore. Qualsiasi altro tipo di terapia non è risolutivo
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