Salve Dottori. Uso questa piattaforma per avere qualche consiglio e per capire come orientarmi al m
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Salve Dottori.
Uso questa piattaforma per avere qualche consiglio e per capire come orientarmi al meglio.
Sono un ragazzo di 20anni che da ormai 3 anni si trova ad affrontare un brutto disturbo d'ansia. Tutto è iniziato con un attacco di panico dopo un lungo periodo di stress durato tutta l'adolescenza. Dal primo attacco di panico ne sono susseguiti molti altri, l'ansia era diventata costante e con essa è sopraggiunta l'agorafobia.
L'ansia quando particolarmente intensa tendeva a logorarmi fisicamente, soprattutto alla zona gastrointestinale con forti momenti di nausea e per via di ciò col tempo si è aggiunta anche l'emetofobia.
Sono stati 3 anni altalenanti come spesso accade ed ho sempre provato a superare tutto ciò col solo supporto psicologico, ma ciò non è mai bastato.
Circa 6 mesi fa credo di essere arrivato ad un punto di rottura, fisicamente e mentalmente ero esausto e avvilito. Volevo che tutto ciò finisse in un modo o nell'altro ma in me negli anni si era piantata la convinzione che ciò non fosse possibile.
Quando ho iniziato a pensare spesso al suicidio e a valutarla come possibile opzione pur di non soffrire ho capito che probabilmente dovevo tentare altri approcci.
Mi sono rivolto ad uno psichiatra il quale mi diagnostico un forte disturbo d'ansia che andava necessariamente curato farmacologicamente (dato che del punto di vista psicologico avevo già lavorato per 3 anni).
Da inizio ottobre ho iniziato una cura con escitalopram e a metà novembre ho raggiunto il dosaggio attuale di 15 gocce.
La qualità della mia vita è notevolmente migliorata, il panico è sparito, mangio con serenità, dormo molto meglio, mi sento molto più tranquillo.
Nonostante i risultati ci siano stati e anche notevoli mi sento come se il problema fosse risolto al 75%.
Sporadicamente mi capita ancora qualche momento d'ansia ma sicuramente in misura minore, ogni tanto ricompare il rimurgino ansioso e sottostress (es:quando sfido la mia agorafobia) noto accendersi quella scintilla ansiosa che attiva qualche reazione fisica.
Tutto ciò accade in misura minore per frequenza, durata ed intensità ma di tanto in tanto vengono fuori facendomi sentire ancora malato.
Vorrei chiedervi, è normale che ciò avvenga?
Nel caso non fosse normale, dovrei parlarne con il mio psichiatra e solitamente come ci si comporta in questi casi?
Vorrei solo conquistarmi la normalità e godermi la mia gioventù.
Ringrazio chiunque mi dedicherà qualche minuti per aiutarmi.
Uso questa piattaforma per avere qualche consiglio e per capire come orientarmi al meglio.
Sono un ragazzo di 20anni che da ormai 3 anni si trova ad affrontare un brutto disturbo d'ansia. Tutto è iniziato con un attacco di panico dopo un lungo periodo di stress durato tutta l'adolescenza. Dal primo attacco di panico ne sono susseguiti molti altri, l'ansia era diventata costante e con essa è sopraggiunta l'agorafobia.
L'ansia quando particolarmente intensa tendeva a logorarmi fisicamente, soprattutto alla zona gastrointestinale con forti momenti di nausea e per via di ciò col tempo si è aggiunta anche l'emetofobia.
Sono stati 3 anni altalenanti come spesso accade ed ho sempre provato a superare tutto ciò col solo supporto psicologico, ma ciò non è mai bastato.
Circa 6 mesi fa credo di essere arrivato ad un punto di rottura, fisicamente e mentalmente ero esausto e avvilito. Volevo che tutto ciò finisse in un modo o nell'altro ma in me negli anni si era piantata la convinzione che ciò non fosse possibile.
Quando ho iniziato a pensare spesso al suicidio e a valutarla come possibile opzione pur di non soffrire ho capito che probabilmente dovevo tentare altri approcci.
Mi sono rivolto ad uno psichiatra il quale mi diagnostico un forte disturbo d'ansia che andava necessariamente curato farmacologicamente (dato che del punto di vista psicologico avevo già lavorato per 3 anni).
Da inizio ottobre ho iniziato una cura con escitalopram e a metà novembre ho raggiunto il dosaggio attuale di 15 gocce.
La qualità della mia vita è notevolmente migliorata, il panico è sparito, mangio con serenità, dormo molto meglio, mi sento molto più tranquillo.
Nonostante i risultati ci siano stati e anche notevoli mi sento come se il problema fosse risolto al 75%.
Sporadicamente mi capita ancora qualche momento d'ansia ma sicuramente in misura minore, ogni tanto ricompare il rimurgino ansioso e sottostress (es:quando sfido la mia agorafobia) noto accendersi quella scintilla ansiosa che attiva qualche reazione fisica.
Tutto ciò accade in misura minore per frequenza, durata ed intensità ma di tanto in tanto vengono fuori facendomi sentire ancora malato.
Vorrei chiedervi, è normale che ciò avvenga?
Nel caso non fosse normale, dovrei parlarne con il mio psichiatra e solitamente come ci si comporta in questi casi?
Vorrei solo conquistarmi la normalità e godermi la mia gioventù.
Ringrazio chiunque mi dedicherà qualche minuti per aiutarmi.
E' una domanda complessa...ci sono tutta una serie di fattori da valutare..innanzitutto quanto lei ha aspettato prima di fare una cura farmacologica (unica soluzione possibile nel suo caso). Credo francamente che abbia aspettato troppo tempo, perchè soprattutto in Italia c'è ancora questa paura (infondata) su psicofarmaci, che invece sono l'unica cura possibile a volte. Escitalopram è un ottimo farmaco, però talvolta sia esso, ma sia anche altri tipi di farmaci non portano ad una remissione globale del 100%. Ci potrebbero essere diverse possibilità che è il caso prenda in considerazione. Le conviene tentare tutto quello che può fare ma anche esser pronto ad accettare che forse il suo disturbo non rientrerà mai al 100%. Le patologie psichiatriche possono come tutte le altre patologie fisiche rimanere in parte, anche se curate. Bisogna che entri anche in quest'ottica considerando questa possibilità nel caso il disturbo si fosse cronicizzato. In ogni caso le strade possono esser diverse per tentare il tutto per tutto: considerare l'aumento del farmaco che già sta assumendo al massimo dosaggio, 20 mg (20 gocce); associare una psicoterapia, ma non una qualunque, cerchi un bravo terapeuta di tipo cognitivo-comportamentale (eviti altri approcci). La terapia deve esser integrata ovvero psicologica e farmacologica. Infine considerare altri farmaci sempre mentre continua la psicoterapia (ce ne sono diversi altri che possono darle forse una remissione globale) da sostituire all'Escitalopram...ma questa come ultima ipotesi. Provi come prima cosa in accordo con il suo psichiatra però, ad incrementare Escitalopram ed associare una psicoterapia cognitivo-comportamentale e valuti dopo 6 mesi-1anno i miglioramenti, poi si vedrà come procedere. Cordiali saluti
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