Salve dottori, sono qui per chiedere un vostro gentile parare per quanto riguarda la mia situazione.
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Salve dottori, sono qui per chiedere un vostro gentile parare per quanto riguarda la mia situazione. Sono un ragazzo di 32 anni
Per farla breve negli ultimi anni ho trattato ( e sto trattando) dei problemi proctologici/pelvici che sono partiti inizialmente con una ragade acuta che è durata circa 5 mesi, poi risolta con dilatatori, antrolin e levorag. Da quel momento ho continuato ad avere problemi in bagno e si sono susseguite diverse visite , a causa di difficoltà al passaggio delle feci (come se l'ano fosse troppo stretto) e fitte intermittenti durante la giornata in area anale soprattutto da seduto ma anche in piedi ( entrambe le cose le ho ahimè tutt'ora). A seguito di diverse visite mi è stata diagnosticata una disfunzione del pavimento pelvico, in particolare con una manometria è emerso un diminuito rilascio del muscolo pubo rettale con iniziale contrazione paradossa. A seguito di questa diagnosi ( e della conferma da diversi medici di assenza di patologie evidenti nel tratto ano-rettale) ho intrapreso un percorso di fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico, che mi sta aiutando con la problematica espulsiva in bagno e in maniera purtroppo ridotta a livello delle fitte intermittenti di cui parlavo prima, per le quali non so ancora bene se sto facendo le azioni terapeutiche "giuste".
Oltre a questo, è da circa due anni e quindi dall'insorgenza della ragade iniziale, che è aumentato man mano un problema di urgenza urinaria. In pratica quando arriva lo stimolo è subito urgente, anche se la quantità di urina non è tanta, la sensazione è che la pressione internamente sia molto forte costringendomi a correre verso un bagno. Non ho dolore alla minzione e anzi ho una sorta di fastidio vescicale se provo a trattenerla, perchè devo "stringere" abbastanza forte nel tentativo di stoppare l'impulso. Capita inoltre dopo aver finito di urinare, di sedermi o di fare qualche movimento particolare e di sentire due tre gocce uscire spontaneamente . La cosa strana è che se sono impegnato mentalmente in altro, questa urgenza può non comparire anche per un paio d'ore o più, ma appena mi distraggo da quell'impegno capita spesso che lo stimolo venga di colpo. Un altra cosa strana è che se qualche volta riesco a trattenerlo, sembra che scompaia del tutto anche per un ora o più, ma quando ricompare devo comunque correre verso il bagno.
l'anno scorso ho eseguito visita urologica con spermiocultura,urinocoltura,esami urine ed ecografia + esame prostata ed era tutto assolutamente nella norma. Inoltre, negli ultimi mesi a causa di un calcolo renale ho eseguito altre visite urologiche, analisi del sangue ed urine, ecografie , tac addome completo, ed è tutto nella norma (a parte i segni del calcolo finchè c'è stato) . Inoltre nel mese di febbraio che ho avuto questo calcolo, per qualche motivo , questa urgenza urinaria era ridotta o quasi scomparsa del tutto, nonostante bevessi anche 2 litri d'acqua al giorno come mi era stato indicato di fare per il calcolo. Mi sono chiesto se fosse stata la terapia per il calcolo ( deflan, ciproxin per 2 settimane, tamsulosina per 20 giorni) o se c'è qualche fattore psicologico dietro.
Questa situazione influisce molto sulla mia vita lavorativa e sociale, costringendomi a delle corse quando sono fuori casa, a cambi di intimo obbligati durante il giorno e quant'altro. Sinceramente vorrei venirne a capo
Vi ringrazio in anticipo
Per farla breve negli ultimi anni ho trattato ( e sto trattando) dei problemi proctologici/pelvici che sono partiti inizialmente con una ragade acuta che è durata circa 5 mesi, poi risolta con dilatatori, antrolin e levorag. Da quel momento ho continuato ad avere problemi in bagno e si sono susseguite diverse visite , a causa di difficoltà al passaggio delle feci (come se l'ano fosse troppo stretto) e fitte intermittenti durante la giornata in area anale soprattutto da seduto ma anche in piedi ( entrambe le cose le ho ahimè tutt'ora). A seguito di diverse visite mi è stata diagnosticata una disfunzione del pavimento pelvico, in particolare con una manometria è emerso un diminuito rilascio del muscolo pubo rettale con iniziale contrazione paradossa. A seguito di questa diagnosi ( e della conferma da diversi medici di assenza di patologie evidenti nel tratto ano-rettale) ho intrapreso un percorso di fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico, che mi sta aiutando con la problematica espulsiva in bagno e in maniera purtroppo ridotta a livello delle fitte intermittenti di cui parlavo prima, per le quali non so ancora bene se sto facendo le azioni terapeutiche "giuste".
Oltre a questo, è da circa due anni e quindi dall'insorgenza della ragade iniziale, che è aumentato man mano un problema di urgenza urinaria. In pratica quando arriva lo stimolo è subito urgente, anche se la quantità di urina non è tanta, la sensazione è che la pressione internamente sia molto forte costringendomi a correre verso un bagno. Non ho dolore alla minzione e anzi ho una sorta di fastidio vescicale se provo a trattenerla, perchè devo "stringere" abbastanza forte nel tentativo di stoppare l'impulso. Capita inoltre dopo aver finito di urinare, di sedermi o di fare qualche movimento particolare e di sentire due tre gocce uscire spontaneamente . La cosa strana è che se sono impegnato mentalmente in altro, questa urgenza può non comparire anche per un paio d'ore o più, ma appena mi distraggo da quell'impegno capita spesso che lo stimolo venga di colpo. Un altra cosa strana è che se qualche volta riesco a trattenerlo, sembra che scompaia del tutto anche per un ora o più, ma quando ricompare devo comunque correre verso il bagno.
l'anno scorso ho eseguito visita urologica con spermiocultura,urinocoltura,esami urine ed ecografia + esame prostata ed era tutto assolutamente nella norma. Inoltre, negli ultimi mesi a causa di un calcolo renale ho eseguito altre visite urologiche, analisi del sangue ed urine, ecografie , tac addome completo, ed è tutto nella norma (a parte i segni del calcolo finchè c'è stato) . Inoltre nel mese di febbraio che ho avuto questo calcolo, per qualche motivo , questa urgenza urinaria era ridotta o quasi scomparsa del tutto, nonostante bevessi anche 2 litri d'acqua al giorno come mi era stato indicato di fare per il calcolo. Mi sono chiesto se fosse stata la terapia per il calcolo ( deflan, ciproxin per 2 settimane, tamsulosina per 20 giorni) o se c'è qualche fattore psicologico dietro.
Questa situazione influisce molto sulla mia vita lavorativa e sociale, costringendomi a delle corse quando sono fuori casa, a cambi di intimo obbligati durante il giorno e quant'altro. Sinceramente vorrei venirne a capo
Vi ringrazio in anticipo
Le ho già risposto: Ha un quadro genitale da congestione infiammatoria pelvico-prostatica, credo decisamente sottovalutato o minimizzato o non valutato affatto in modo adeguato. Un quadro che in parte è connesso al suo colon irritabile che non viene risolto o almeno riequilibrato. Entrambi tali quadri sono stati responsabili della ragade anale e sono responsabili degli attuali sintomi anali. Non fa attività sportiva e questo non va assolutamente bene. Fa una fisioterapia perineo/pelvica della cui utilità c'è da discutere e che peraltro non le ha risolto nulla: in fatto il pavimento pelvico può avere risentimenti dettati da tutto quanto detto sopra che, se non risolto e riequilibrato, mantiene il risentimento del pavimento. Tutto quanto sopra e una alimentazione evidentemente non adeguata le hanno scombinato la sua struttura fisica e presumibilmente diversi equilibri. Allo stato occorre riprendere in mano tutto, svolgere i dovuti esami genitali (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina) e generali (stato epato-metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario, cardio-coronarico-vascolare, fisico e stressogeno) con molta attenzione sia esecutiva che e soprattutto valutativa (vanno derivati i diversi indici... non basta che i valori siano riferiti agli intervalli del laboratorio) per poi attivare una adeguata strategia terapeutica che potrebbe richiede almeno un anno.
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