Salve a tutti. Ho 36 anni e sono madre di una bambina di quasi 4 anni. A gennaio mi è stato diagnost

Salve a tutti. Ho 36 anni e sono madre di una bambina di quasi 4 anni. A gennaio mi è stato diagnosticato un tu ore al seno e a marzo ho iniziato chemioterapia. 15 giorni dopo la mia prima chemio, mia madre -in seguito ad un intervento di endoarteriectomia- ha avuto un ictus ed è in condizioni critiche. Ad oggi si trova ancora in una clinica riabilitativa ed è allettata, con peg e tracheostomia perché L ictus le ha causato insufficienza respiratoria. Aveva iniziato a deambulare con aiuto di fisioterapisti ma a causa di trasferimenti vari, ha perso quel poco che aveva imparato anche a livello logopedico e adesso sembra si stia lasciando andare. Sto che ha iniziato a prendere antidepressivi da circa 20 giorni e spero che la aiutino. Stiamo vivendo un periodo terribile. In aggiunta a questo, da agosto 2025 sono in crisi con mio marito. Sto usando tutte le mie forze per non mollare ma temo che a lungo andare, potrei crollare. Sto cercando di tutelare mia figlia da questo periodo infernale, e credo di star facendo un ottimo lavoro. Ma forse per esserne certi conviene valutare un percorso con uno psicologo dell'età evolutiva? Vorrei anche tanto aiutare mia madre e me stessa. E vorrei anche che il mio matrimonio non si sfasciasse. Sto andando da uno psicologo in momenti alterni perché ho davvero poco tempo, ma temo non sia "quello" giusto per me. Ma al momento ho bisogno di capire se sia giusto tutelare al meglio mia figlia.

29 risposte


Buonasera, sta attraversando una situazione estremamente impegnativa ed è comprensibile temere di non riuscire a sostenere tutto. Mi sembra importante che, oltre a preoccuparsi per sua figlia e per sua madre, possa trovare uno spazio di cura anche per sé. Rispetto a sua figlia, non è necessario proteggerla da ogni emozione o difficoltà: può essere importante soprattutto mantenere per lei presenza, ascolto e punti di riferimento. Se sente il bisogno di essere accompagnata anche rispetto a come sostenerla in questo periodo, può valutare un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva, anche solo come spazio di orientamento genitoriale. Infine, se sente che il percorso psicologico che sta facendo non risponde pienamente alle sue esigenze, potrebbe essere utile parlarne apertamente con il professionista, valutando insieme come procedere. In una situazione così complessa, avere uno spazio in cui poter essere sostenuta può essere particolarmente importante.

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Quello che stai provando è normale, c'è tanto da elaborare, non si può risolvere tutto insieme ma si può fare un passo dopo l'altro. I bambini percepiscono le emozioni dei genitori e sarebbe molto utile un supporto psicologico mirato in particolare a comprendere come sta realmente vivendo la situazione, nessuno di voi deve essere lasciato solo e per questo credo che potrebbe essere utile anche un buon supporto alla coppia, anche se sono convinta che la tua psicologa stia facendo un buon lavoro, le tue risorse emergono anche dal tuo racconto.


Salve, sono la Dott.ssa Rita White. Sta affrontando contemporaneamente eventi molto impegnativi e comprendo il timore di non riuscire a sostenere tutto senza che sua figlia ne risenta. A quasi 4 anni non è necessariamente indicato iniziare automaticamente un percorso psicologico per la bambina. Può però essere molto utile un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva rivolto inizialmente a voi genitori, per capire come parlarle di ciò che sta accadendo, quali informazioni darle in base alla sua età e quali eventuali segnali osservare. Con i bambini piccoli è generalmente preferibile offrire spiegazioni semplici e sincere, mantenendo per quanto possibile routine, sicurezza e figure di riferimento stabili. Allo stesso tempo, mi sembra importante che anche lei abbia uno spazio di sostegno continuativo. Cercare un professionista con cui senta maggiore sintonia, eventualmente con esperienza in psico-oncologia e sostegno familiare, non significa ricominciare da capo, ma trovare l’aiuto più adatto a una fase particolarmente complessa della sua vita.


Buongiorno, sta attraversando contemporaneamente eventi molto gravosi: la sua malattia e le cure, le condizioni di sua madre, la crisi con suo marito e, insieme, la responsabilità di proteggere sua figlia. È comprensibile che tema che le sue risorse possano, a un certo punto, esaurirsi. Per sua figlia, non è necessariamente indispensabile iniziare subito un percorso psicologico se la bambina non manifesta particolari segnali di sofferenza. Potrebbe però essere molto utile un colloquio di consulenza con uno psicologo dell’età evolutiva, anche soltanto per voi genitori, per capire come parlarle di ciò che sta accadendo e quali eventuali cambiamenti osservare. A quattro anni i bambini percepiscono molto più di quanto riescano a esprimere e ciò che maggiormente li protegge è poter contare su adulti affettivamente presenti e su spiegazioni semplici, vere e adeguate alla loro età. Credo però sia altrettanto importante proteggere lei. In una situazione così complessa, avere uno spazio psicologico stabile può diventare un sostegno prezioso. Se non sente una buona sintonia con il professionista che la segue, è assolutamente legittimo cercarne un altro, possibilmente qualcuno con esperienza in psico-oncologia e sostegno alla famiglia. Prendersi cura di sé, in questo momento, è anche uno dei modi più importanti per prendersi cura di sua figlia.


Buon pomeriggio. Lei ha bisogno di riprendere la sua vita in mano, e focalizzarsi su quanto le serve per la sua salute, sua figlia e il suo matrimonio. Non sospenda gli incontri con lo psicologo, se non lo ritiene giusto per lei, ne scelga un altro. Anzi, proprio dagli incontri possono venir fuori le giuste soluzioni. Un saluto, dottoressa Teresita Forlano


Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Quello che sta attraversando è davvero moltissimo: una malattia importante, la preoccupazione per sua madre, il dolore nel vederla peggiorare, una relazione di coppia in crisi e, contemporaneamente, il desiderio di continuare a essere una madre presente per sua figlia. È comprensibile che possa chiedersi quanto ancora riuscirà a reggere. La prima cosa che mi sentirei di dirle è che sua figlia non ha necessariamente bisogno di essere tenuta completamente al riparo da ciò che sta accadendo. A quasi 4 anni non può comprendere tutti gli aspetti della situazione, ma può percepire che gli adulti intorno a lei stanno vivendo qualcosa di diverso. Quello che maggiormente può proteggerla non è l’assenza di difficoltà, che purtroppo non è sempre possibile garantire, ma la presenza di adulti sufficientemente disponibili, capaci di dare un significato a ciò che accade e di trasmetterle sicurezza. Il fatto che lei si stia ponendo così tante domande su come tutelarla, nonostante tutto quello che sta vivendo, racconta già quanto stia cercando di esserci per sua figlia. Non deve però trasformare anche la maternità nell’ennesimo ambito in cui sentirsi obbligata a “fare tutto bene”. Anche la sua richiesta di aiuto merita particolare attenzione. In questo momento non sembra avere bisogno di essere ulteriormente forte, ma di poter avere uno spazio in cui non doverlo essere. La frequenza delle sedute può certamente essere condizionata dalle sue possibilità concrete, ma sarebbe importante che il percorso psicologico diventasse sufficientemente continuativo e, soprattutto, che lei sentisse di avere trovato una persona con cui poter costruire un’alleanza terapeutica. Se sente che lo psicologo che sta frequentando non è “quello giusto”, può essere legittimo parlarne apertamente con lui. Non provi a risolvere contemporaneamente sua madre, sua figlia, suo marito e se stessa. In questo momento avete bisogno di attraversare una crisi enorme, non di dimostrare di riuscire a gestirla perfettamente. Chiedere aiuto non significa stare per crollare: può essere proprio il modo per non arrivare a farlo.


Quello che sta attraversando è davvero tantissimo: la malattia, la preoccupazione per sua madre, la crisi coniugale e, allo stesso tempo, il desiderio di proteggere sua figlia. È comprensibile temere di non riuscire a reggere tutto. In una prospettiva cognitivo-costruttivista, più che cercare di essere “forte” a tutti i costi, potrebbe essere importante trovare uno spazio in cui dare significato a ciò che sta vivendo e riconoscere anche i propri limiti e bisogni. Quanto a sua figlia, il fatto stesso che si ponga così attentamente questa domanda è già un importante elemento di protezione. Un percorso con uno psicologo dell’età evolutiva può eventualmente essere utile, non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va in lei, ma per accompagnarla in questo periodo. E anche per lei sarebbe importante trovare un professionista con cui senta di potersi affidare davvero: in questo momento non ha bisogno di fare tutto da sola.


Cara Mamma, ti accolgo con un abbraccio profondo, pieno di rispetto, calore e umanità. Leggendo le tue parole si sente l'immenso carico che stai portando sulle spalle: la tua diagnosi di tumore al seno e le terapie, l'ictus di tua madre e la sofferenza di vederla in condizioni così complesse, la crisi con tuo marito e, in mezzo a questa tempesta, il tuo ruolo di madre di una bambina di 4 anni che cerchi di proteggere con ogni singola goccia di energia che ti è rimasta. Stai dimostrando una forza incredibile, ma come giustamente intuisci, la forza usata solo come "resistenza" ha un prezzo altissimo: il rischio del crollo per sfinimento rischiando di creare problemi alla bambina. Ti trovi in una condizione di sovraccarico nel Qui e Ora. Stai cercando di gestire il futuro (il matrimonio, la riabilitazione di tua madre, la salute di tua figlia) mentre il presente ti chiede una quantità enorme di presenza corporea ed emotiva. La sensazione che lo psicologo attuale non sia "quello giusto" nasce spesso dal fatto che un approccio unicamente verbale/razionale non basta quando il corpo è così provato dalle terapie e dai traumi: hai bisogno di una terapia che coinvolga la globalità del tuo essere. Il tumore al seno risponde biologicamente a conflitti di Nido, Protezione e Dramma Familiare. Il seno è l'organo del nutrimento e della protezione dei propri "pulcini" (siano essi i figli, la propria madre o la coppia). L'ictus di tua madre e la crisi coniugale colpiscono esattamente la stessa sfera: la stabilità e la sicurezza del tuo nido. Il tuo corpo sta gridando il bisogno di ritrovare un confine e di essere protetto.
 Non devi e non puoi continuare a farcela da sola. È il momento di permettere a qualcuno di prendersi cura di te. Ti invito calorosamente a fissare un appuntamento presso il mio studio oppure online per iniziare un percorso integrato. Meriti di non essere solo "forte", meriti di essere accolta, protetta e guidata fuori da questo momento buio. Aspetto una tua risposta per fare questo cammino insieme.


Buongiorno, Quello che sta attraversando è davvero tantissimo da sostenere contemporaneamente: la sua malattia, la preoccupazione per sua madre, la fatica di essere madre di una bambina piccola e, nello stesso tempo, una crisi matrimoniale. Il fatto che lei abbia paura di “crollare” non significa che stia fallendo: in una situazione del genere è del tutto comprensibile sentirsi al limite delle proprie risorse. Per quanto riguarda sua figlia, non credo sia necessario pensare che debba essere necessariamente tutelata da ogni emozione o difficoltà che questo periodo comporta. A quasi quattro anni i bambini percepiscono molto di ciò che accade, anche quando gli adulti cercano di proteggerli. Ciò che generalmente li aiuta maggiormente è avere accanto un adulto sufficientemente presente, prevedibile e affettuoso, che possa dare parole semplici a ciò che sta accadendo e mantenere, per quanto possibile, alcune routine e punti di riferimento. Non è quindi detto che sua figlia abbia bisogno *a priori* di un percorso psicologico. Può però essere assolutamente sensato chiedere un consulto a uno psicologo dell'età evolutiva, non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va in lei, ma anche semplicemente per avere uno spazio di orientamento per voi genitori e capire come accompagnarla in questo momento. Sarebbe particolarmente utile se avesse notato cambiamenti persistenti nel sonno, nell'alimentazione, nel comportamento, nella regressione, nella separazione da lei o nel modo di giocare. Mi preme però sottolineare un'altra cosa: **tutelare sua figlia significa anche tutelare lei.** Non può essere l'unica persona che deve tenere insieme tutto. Il fatto che stia già andando da uno psicologo, anche se in modo discontinuo, mi sembra importante. Se sente che non è la persona giusta, potrebbe valere la pena parlarne apertamente con lui oppure cercarne un altro con cui senta maggiore sintonia. In questo momento avrebbe bisogno di uno spazio che sia realmente suo, in cui non debba occuparsi di sua madre, di suo marito o di sua figlia, ma possa essere semplicemente una persona che sta affrontando qualcosa di estremamente doloroso. E forse non è necessario risolvere contemporaneamente tutto: aiutare sua madre, salvare il matrimonio, proteggere sua figlia e riuscire a stare bene. In questo momento potrebbe essere più realistico chiedersi: **“Di che cosa ho bisogno per attraversare questa fase senza consumare completamente le mie energie?”** Anche per il matrimonio, prima di decidere se possa o meno salvarsi, potrebbe essere utile creare uno spazio di confronto adeguato, eventualmente anche con una terapia di coppia se entrambi siete disponibili. Ma non le chiederei di prendere adesso decisioni definitive su tutta la sua vita mentre sta affrontando una quantità così grande di stress. Infine, quella frase — “temo che a lungo andare potrei crollare” — la prenderei molto sul serio, non per allarmarla, ma perché mi sembra il segnale che **lei ha bisogno di essere sostenuta, non soltanto di continuare a resistere**. Se sente che le sue risorse stanno davvero venendo meno, ne parli quanto prima con il suo psicologo e, se necessario, anche con il medico che la segue. Non deve dimostrare di essere forte per sua figlia. Anche chiedere aiuto e lasciarsi sostenere è, in questo momento, un modo concreto di prendersi cura di lei. Sperando di esserle stata d'aiuto, Dott.ssa Elisa Folliero


Quello che racconta è un carico enorme per una sola persona: una diagnosi oncologica a 36 anni, la chemioterapia, una madre colpita da un ictus grave, una bambina piccola da proteggere e, contemporaneamente, una crisi matrimoniale. Il fatto che lei abbia paura di crollare non significa affatto che sia debole: in una situazione del genere sarebbe comprensibile sentirsi esausti, spaventati, arrabbiati o semplicemente arrivati al limite. Sulla domanda principale, però, le direi sì: valutare un colloquio con uno psicologo dell'età evolutiva per sua figlia può essere una buona idea, ma non necessariamente perché ci sia già qualcosa che non va in lei. Può essere anche un intervento preventivo e di accompagnamento. I bambini piccoli percepiscono molto bene i cambiamenti familiari, anche quando gli adulti cercano di proteggerli; allo stesso tempo, non è necessario nascondere completamente le proprie emozioni. È più utile offrire loro informazioni semplici e adeguate all'età, rassicurazione e continuità nelle routine. A quasi 4 anni, per esempio, sua figlia potrebbe non avere bisogno di conoscere i dettagli della malattia della mamma. Ha invece bisogno di poter capire cose come: “La mamma è malata, i medici la stanno curando, non è colpa tua, e ci sarà sempre qualcuno che si prenderà cura di te.” Anche eventuali regressioni, maggiore attaccamento, capricci, cambiamenti nel sonno o nel comportamento possono essere reazioni allo stress e non necessariamente indicare un disturbo. Ma c'è un'altra persona che, secondo me, avrebbe bisogno di essere tutelata: lei Non aspetterei di arrivare al crollo per chiedere un aiuto più strutturato. Il fatto che lei stia già andando da uno psicologo ma abbia la sensazione che “non sia quello giusto” merita attenzione. In una fase così delicata, avere uno spazio terapeutico che senta realmente suo può fare una differenza importante. Le risorse oncologiche raccomandano proprio ai caregiver di cercare sostegno psicologico quando il carico diventa troppo elevato; chiedere aiuto non è sottrarre energie alla famiglia, ma può consentire di averne di più. E non è necessario che lei riesca contemporaneamente a: essere una paziente oncologica “forte”; essere una figlia impeccabile per sua madre; essere una madre sempre serena; salvare il matrimonio; proteggere tutti gli altri; e non avere mai un momento di cedimento. È un obiettivo disumano. Quanto a sua figlia, tutelarla non significa farle vivere una realtà completamente priva di sofferenza. Significa soprattutto farle sentire che, nonostante quello che sta succedendo, lei è amata, accudita e non è responsabile di ciò che accade agli adulti. Anche mantenere, per quanto possibile, piccoli rituali quotidiani, la favola, il bagno insieme, un gioco, una passeggiata, la routine della nanna, può darle un senso di continuità. Sul matrimonio, invece, cercherei di non prendere necessariamente decisioni definitive nel pieno di questa tempesta, se non ci sono motivi di sicurezza o altre ragioni urgenti. Una crisi che esisteva già da agosto 2025 va affrontata, ma lei in questo momento sta anche vivendo un trauma familiare e fisico gigantesco. Potrebbe essere utile, quando possibile, uno spazio di coppia con un professionista, separato dal suo percorso individuale. E per sua madre: il fatto che dopo l'ictus abbia perso alcune abilità dopo trasferimenti e cambiamenti di ambiente non significa automaticamente che si stia “lasciando andare”. In una situazione neurologica così complessa, andamento, depressione, complicanze mediche, riabilitazione e condizioni respiratorie possono interagire in molti modi. Questo è un punto da discutere con i medici e con il team riabilitativo, piuttosto che interpretarlo da sola come una resa. L'antidepressivo, inoltre, dopo circa 20 giorni può essere ancora in una fase iniziale: sarà il medico che lo ha prescritto a doverne valutare efficacia e tollerabilità. Se dovessi condensare tutto in una frase, quindi, direi: Sì, faccia valutare sua figlia, ma soprattutto faccia valutare e sostenere lei. Non perché stia fallendo come madre: perché sta sostenendo un peso eccezionale e non dovrebbe essere costretta a farlo da sola. E una cosa che emerge chiaramente dal suo racconto è che, nonostante tutto, lei sta già cercando di proteggere sua figlia, sua madre, il suo matrimonio e se stessa. Non mi sembra una donna che sta mollando. Mi sembra una donna esausta che sta cercando disperatamente di tenere insieme una famiglia mentre le stanno succedendo troppe cose contemporaneamente. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Per prima cosa vorrei esprimerle tutta la mia solidarietà,pensando agli eventi negativi che ha dovuto affrontare nel giro di poco più di un anno.Certo, possiamo incontrare nella nostra vita momenti difficili, in cui dobbiamo fare appello a tutte le nostre risorse, per "non mollare", come lei dice, e anche per trovare delle prospettive di soluzione. Le nstre risorse, ma, sicuramente, anche l'aiuto un 'altra persona competente, come lei sta facendo. Naturalmente non posso sapere se lo psicologo/a a cui si è rivolta è "la persona giusta". Sono convinto di due cose: la prima, che per per avere buoni risultati un itinerario di psicoterapia richiede continuità, cosa che probabilmente richiede un certo impegno da parte sua; la seconda, che lei metta bene a fuoco qual'è soprattutto il suo bisogno, e quindi che cosa soprattutto chiede al suo psicologo.Quanto alla sua bambina, non è detto che sia necessario ricorrere a uno psicologo.La cosa più importante è che lei riesca a trovare uno spazio di relativa serenità e fiducia nella vita. Quando questo ci sarà, l'impatto positivo su sua figlia sarà evidente!


Vedo tante situazioni difficili, sia da un punto di vista fisico, che emotivo che relazionale. Quindi "tanti fronti " che devono essere affrontati da una sola persona! Direi che il tema non è soltanto " tutelare tua figlia ", ma poter affrontare tutti questi fronti con una maggiore energia e consapevolezza. Ti consiglierei quindi di avere un sostegno da un collega con un percorso regolare e che spazia in tutti i campi problematici. Dici che lo psicologo che ti segue " temo non sia quello giusto "! Cerca una persona con cui entri in sintonia ! Il nostro è un lavoro in cui la relazione psicologo-cliente è centrale ed importante. Spero di esserti stato di aiuto !


Buongiorno, quello che sta attraversando è un carico davvero molto grande, perché in un periodo relativamente breve si sono sovrapposti diversi eventi emotivamente impegnativi: la sua situazione personale di salute, le condizioni molto serie di sua madre, la preoccupazione per sua figlia e una crisi coniugale che era già presente prima che tutto questo accadesse. È comprensibile che in questo momento senta di utilizzare quasi tutte le proprie energie semplicemente per mantenere insieme i diversi aspetti della vita quotidiana. Una prima cosa importante riguarda proprio sua figlia. Il fatto che lei si stia ponendo il problema di come proteggerla suggerisce che sta già prestando molta attenzione ai suoi bisogni. Tuttavia, proteggere un bambino non significa necessariamente fare in modo che non si accorga che la mamma sta attraversando un periodo difficile. A quasi quattro anni una bambina percepisce facilmente cambiamenti nelle routine, nella disponibilità emotiva degli adulti, nelle assenze, nelle conversazioni e nella tensione familiare, anche quando non comprende pienamente ciò che sta accadendo. Spesso è più rassicurante ricevere spiegazioni semplici, vere e proporzionate all'età piuttosto che trovarsi davanti a cambiamenti che nessuno nomina. Non è necessario raccontarle dettagli che non potrebbe comprendere. Può essere sufficiente farle sapere che la mamma in questo periodo deve affrontare alcune cure, che la nonna è molto malata e viene aiutata dai medici e che gli adulti possono essere più stanchi o preoccupati del solito. È importante soprattutto comunicarle che nulla di ciò che sta accadendo dipende da lei e che continuerà a essere accudita. Anche rispetto alla crisi con suo marito, sarebbe utile evitare che la bambina venga coinvolta nei conflitti o che senta di dover prendere posizione. Se ci sono discussioni importanti, per quanto possibile sarebbe meglio mantenerle fuori dalla sua presenza. Ciò che maggiormente aiuta un bambino in periodi di forte cambiamento è poter conservare alcuni punti prevedibili: le persone che si occupano di lei, gli orari, i piccoli rituali quotidiani, il momento della nanna, il gioco, la scuola e la sensazione che, anche se gli adulti stanno attraversando delle difficoltà, lei continuerà a essere protetta. Non è detto che sia necessario iniziare immediatamente un percorso psicologico individuale per sua figlia soltanto perché la famiglia sta attraversando un momento così difficile. Potrebbe però essere molto utile anche soltanto una consulenza con un professionista che si occupi dell'età evolutiva, soprattutto per avere indicazioni su come comunicare con lei e su quali eventuali cambiamenti osservare nel tempo. Non significherebbe partire dal presupposto che sua figlia stia male, ma utilizzare una figura competente anche in modo preventivo. In bambini così piccoli il disagio non viene necessariamente espresso dicendo "sono triste" o "sono preoccupata". Può comparire attraverso maggiore irritabilità, bisogno di stare molto vicini al genitore, difficoltà nel separarsi, cambiamenti nel sonno, paure che prima non erano presenti, regressioni in comportamenti già acquisiti oppure cambiamenti improvvisi nel gioco. Un singolo episodio non significa necessariamente qualcosa di particolare. Sarebbe più utile osservare se compaiono cambiamenti significativi e persistenti rispetto al suo modo abituale di essere. Credo però che ci sia un altro aspetto molto importante nella sua domanda: sembra che tutta la sua attenzione sia rivolta a capire come aiutare sua figlia, sua madre e il suo matrimonio, mentre lei compare quasi alla fine. È comprensibile, soprattutto quando si è genitori e contemporaneamente figli di una persona gravemente malata. Tuttavia, continuare per molto tempo utilizzando tutte le energie esclusivamente per sostenere gli altri rischia di lasciarle pochissimo spazio per elaborare quello che sta accadendo a lei. Lei stessa scrive di temere che, continuando così, potrebbe "crollare". Non sarebbe utile aspettare di arrivare a quel punto per autorizzarsi ad avere uno spazio più stabile. Il fatto che oggi riesca ancora a funzionare e a occuparsi di sua figlia non significa necessariamente che il peso emotivo sia sostenibile indefinitamente. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe particolarmente importante comprendere quali pensieri e quali regole interiori la stanno sostenendo in questo momento, ma forse anche consumando. Potrebbero esserci pensieri come "devo essere forte", "non posso permettermi di stare male", "mia figlia non deve accorgersi di nulla", "devo aiutare mia madre", "devo salvare il matrimonio". Sono pensieri comprensibili, ma quando diventano obblighi assoluti possono trasformare una situazione già difficile in una continua richiesta di prestazione emotiva. Potrebbe essere più realistico passare dall'idea di dover "tenere tutto insieme" a quella di capire, volta per volta, che cosa dipende davvero da lei e che cosa no. Può accompagnare sua madre, ma non può controllare da sola la sua evoluzione. Può proteggere sua figlia, ma non può impedirle di percepire qualunque emozione negativa. Può impegnarsi nella relazione con suo marito, ma un matrimonio non può essere sostenuto da una sola persona. Può attraversare il proprio percorso personale con tutta la forza disponibile, ma non deve farlo fingendo di non essere spaventata o stanca. Anche il dubbio sul professionista che sta vedendo merita attenzione. In un momento così delicato sarebbe importante avere uno spazio nel quale senta di potersi realmente appoggiare, non necessariamente perché il terapeuta debba darle soluzioni, ma perché dovrebbe sentirsi sufficientemente libera di raccontare anche le emozioni meno presentabili: rabbia, paura, stanchezza, senso di ingiustizia, desiderio di essere aiutata, eventuale risentimento verso chi in questo momento le chiede ancora qualcosa. Il fatto che riesca ad andarci soltanto in momenti alterni per mancanza di tempo è comprensibile, ma potrebbe essere utile chiedersi se proprio questo periodo non richieda invece un minimo di continuità. In una fase di emergenza emotiva si tende facilmente a sacrificare per primo lo spazio personale, perché sembra meno urgente delle visite, della bambina, del lavoro o della famiglia. Paradossalmente, è però proprio uno spazio regolare che può aiutarla a conservare più risorse per tutto il resto. Se sente che con lo psicologo attuale manca qualcosa, potrebbe essere utile parlargliene apertamente prima di decidere se interrompere. Potrebbe spiegare che in questo momento avrebbe bisogno di un lavoro più concreto, di comprendere meglio come gestire il sovraccarico, come distinguere ciò che può controllare da ciò che non può controllare e come proteggere la relazione con sua figlia senza annullare se stessa. Anche la risposta che riceverà a questa comunicazione potrà aiutarla a capire se sente di poter costruire con quella persona un lavoro adatto a questo momento. Un percorso ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe essere particolarmente indicato proprio perché consentirebbe di lavorare non soltanto sul dolore inevitabile legato agli eventi, ma anche sui meccanismi che rischiano di aggiungere sofferenza: il bisogno di controllare tutto, il sentirsi responsabile del benessere di tutti, l'idea che fermarsi equivalga a cedere e la paura che, se lei abbassa la guardia, tutto possa crollare. Per quanto riguarda sua madre, anche qui è comprensibile desiderare di "fare qualcosa" per aiutarla. Tuttavia, quando una persona cara è in condizioni così delicate, spesso la parte più difficile è accettare il limite del proprio potere. Può esserle vicina, parlarle, coinvolgerla per quanto possibile, farle percepire la presenza affettiva della famiglia, ma non dovrebbe attribuirsi la responsabilità di farla reagire o di impedirle di lasciarsi andare. Un peso del genere sarebbe enorme per chiunque, a maggior ragione mentre lei sta affrontando contemporaneamente tante altre cose. Anche rispetto al matrimonio, sarebbe forse prudente non chiedersi immediatamente "come faccio a salvarlo?", ma capire innanzitutto in che stato si trova oggi la relazione. Una crisi iniziata mesi prima degli eventi successivi merita di essere compresa per quello che era già, senza attribuire automaticamente tutto allo stress attuale. Se entrambi desiderate ancora lavorare sul rapporto, potrebbe esserci spazio per farlo, ma non dovrebbe diventare un ulteriore compito che lei deve risolvere da sola mentre sostiene tutto il resto. Per sua figlia, quindi, una consulenza con uno psicologo dell'età evolutiva può essere una scelta sensata anche soltanto per orientarsi, senza partire dall'idea che debba necessariamente iniziare una terapia. Ma parallelamente credo sarebbe altrettanto importante che lei avesse uno spazio personale più stabile. Il modo migliore per tutelare una bambina non è avere una madre che non mostra mai fragilità. È avere una madre che, pur attraversando un periodo durissimo, cerca aiuto, riconosce i propri limiti e non pretende da se stessa di essere invulnerabile. Non può eliminare dalla vita di sua figlia tutto ciò che sta accadendo. Può però aiutarla a viverlo all'interno di una relazione nella quale continuano a esserci presenza, affetto, spiegazioni semplici e una quotidianità sufficientemente prevedibile. E, allo stesso tempo, può cercare di costruire anche per sé uno spazio in cui non debba essere continuamente quella che sostiene tutti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, quello che sta vivendo è davvero un periodo estremamente faticoso e carico di preoccupazioni, ed è comprensibile che senta di avere bisogno di un sostegno per riuscire a reggere tutto questo. Ha fatto bene a rivolgersi a uno psicologo. Se però sente che il professionista che la sta seguendo non è “quello giusto” per lei, può essere utile parlarne con lui e, qualora questa sensazione rimanesse, valutare di rivolgersi a un altro professionista. In questo momento credo sia particolarmente importante che possa avere uno spazio stabile in cui prendersi cura di sé ed essere sostenuta. Per quanto riguarda sua figlia, se sente il bisogno di avere un confronto per capire come accompagnarla in questo periodo, può certamente essere utile una consulenza con uno psicologo dell’età evolutiva. Non significa però che sua figlia stia necessariamente vivendo una situazione problematica, se dovessero comparire cambiamenti persistenti nel comportamento o nel suo modo di stare con voi, allora sarebbe opportuno approfondire. In generale, prendendosi cura del proprio benessere, delle proprie emozioni e delle proprie risorse, sta già facendo molto anche per sua figlia. Non è necessario proteggere i propri figli da ogni emozione o difficoltà, può essere importante soprattutto poterle accompagnare insieme, con la presenza e il sostegno di un adulto che a sua volta non sia lasciato solo. In questo momento non deve necessariamente risolvere tutto contemporaneamente: può concedersi di procedere un passo alla volta e di chiedere aiuto per sostenere anche se stessa. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Elena Dati


Carissima, inizio con il darti un abbraccio virtuale. Il periodo che stai attraversando è denso di complessità ed evidentemente ti richiede moltissimo in termini fisici, emotivi, psichici e anche di tempo. Tutto questo può verosimilmente portare fatica e disorientamento. Il tuo sguardo rivolto alla tua bambina, mentre intorno e dentro di te accade tutto questo, mi sembra già un grande indice di cura verso di lei. A quasi quattro anni avvertirà che molte cose stanno accadendo, pur non avendo ancora tutti gli strumenti per comprenderle e dare loro un nome. Ovviamente non ho informazioni sufficienti per potermi esprimere in termini di parere professionale, ma posso comunque offrirti una prospettiva. In una situazione così complessa pensare in termini di "bene o male", "bianco o nero" credo sia poco realistico. Mi piace molto, invece, la parola "sufficientemente": riuscire a essere sufficientemente presenti a se stessi per poter continuare a esserlo anche per i propri figli. Per quanto riguarda la tua bambina, prima di pensare necessariamente a un percorso per lei, forse si può navigare un po' a vista, anche con l'aiuto del/della tuo/a psicologo/a: osservarla, raccogliere informazioni, vedere come attraversa questo periodo e quali segnali eventualmente emergeranno. Ci sarà spazio, se sarà opportuno, per rivolgerti a un professionista dell'età evolutiva per un sostegno ulteriore. Nel frattempo, potresti provare a rivolgere il focus soprattutto su di te. Non perché debba essere tu a sostenere tutto, anzi. Proprio perché stai sostenendo già moltissimo, credo possa essere importante e di immenso supporto cercare di costruire con un professionista un percorso e uno spazio tuo, costante e continuativo, nel quale non debba essere tu a occuparti di qualcun altro. Prendersi cura di te, in questo momento, può essere anche uno dei modi attraverso cui continuare a prenderti cura di tua figlia. Ti auguro davvero di trovare uno spazio sicuro nel quale poter riconoscere, sostenere e rafforzare le tante risorse che stai già mettendo in campo.


Gentile Utente, sta attraversando una quantità di eventi e di dolore davvero enorme: la sua malattia, la grave condizione di sua madre, la crisi coniugale e, contemporaneamente, il desiderio di proteggere sua figlia. È comprensibile avere paura di crollare. Non è necessario essere forti per tutti, sempre. Per sua figlia, più che cercare di proteggerla da ogni emozione o difficoltà, è importante che possa avere accanto adulti che la aiutino a dare un significato a ciò che sta accadendo, mantenendo per quanto possibile routine, presenza e rassicurazione. Un consulto con uno psicologo dell'età evolutiva potrebbe certamente essere utile, anche semplicemente per capire come accompagnarla in questo periodo e quali segnali osservare, senza necessariamente trasformare ogni difficoltà in un problema. E vorrei dirle una cosa anche su di lei: lei non deve essere soltanto la madre che protegge, la figlia che resiste e la moglie che cerca di salvare il matrimonio. È anche una persona che sta affrontando una prova immensa e che ha bisogno di essere sostenuta. Per questo continuerei a cercare uno spazio psicoterapeutico che senta realmente suo. Le sedute "a momenti alterni" possono essere comprensibili per le sue esigenze, ma se sente che quel professionista non riesce ad accompagnarla in questo momento così complesso, è legittimo rivalutare il percorso. Potrebbe essere particolarmente utile un lavoro centrato sul sostegno psicologico, sull'elaborazione del trauma e del carico emotivo, sulla gestione dell'ansia e sul rapporto con i diversi ruoli familiari che oggi sente di dover sostenere contemporaneamente. Anche per sua madre può esserci spazio per un supporto psicologico, se le sue condizioni lo permettono, ma in questo momento non può essere tutto sulle sue spalle. Può starle accanto, ma non può guarirla da sola. E riguardo al matrimonio, forse non è necessario decidere oggi se riuscirà o meno a salvarsi. In una fase in cui lei sta già combattendo così tante battaglie, può essere sufficiente cercare di attraversare questo momento un passo alla volta, eventualmente valutando più avanti anche una terapia di coppia. Proteggere sua figlia significa anche permetterle di vedere che chiedere aiuto non è una debolezza. E forse la tutela più grande che può offrirle è proprio questa: una mamma che, mentre si prende cura degli altri, impara finalmente a prendersi cura anche di sé. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Veronica Savio


Gentile signora, mi dispiace molto per ciò che sta attraversando. Da quanto racconta, si trova contemporaneamente a fronteggiare la sua malattia, le condizioni di sua madre, le difficoltà con suo marito e, nello stesso tempo, il desiderio di proteggere sua figlia. È comprensibile che trovare tempo, energie e spazio mentale per tutto questo possa essere estremamente difficile. Rispetto a sua figlia, dal suo racconto non emergono al momento particolari segnali di disagio nella bambina, ma soprattutto una sua comprensibile preoccupazione in un’ottica di tutela e prevenzione. In questo caso, più che avviare necessariamente un percorso individuale per una bambina così piccola in assenza di specifiche difficoltà, credo possa essere molto importante che sia lei a poter contare su uno spazio psicologico stabile e continuativo. Prendersi cura del proprio equilibrio emotivo e avere un luogo in cui elaborare ciò che sta vivendo rappresenta, indirettamente, anche una forma importante di protezione per sua figlia. Naturalmente, qualora dovessero comparire cambiamenti significativi nel comportamento, nel sonno, nella gestione delle separazioni, regressioni o altre manifestazioni di disagio, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo dell’età evolutiva anche solo per una consulenza genitoriale. Per quanto riguarda il percorso che sta già svolgendo, le suggerirei inoltre di provare a parlare apertamente con il suo psicologo della sensazione che forse non sia il professionista giusto per lei o che il percorso non le stia dando ciò di cui avrebbe bisogno. Anche questo tipo di feedback può essere molto prezioso per comprendere cosa non sta funzionando, ridefinire insieme obiettivi e modalità di lavoro oppure valutare, se necessario, un cambiamento. Le auguro davvero di riuscire a trovare uno spazio in cui possa sentirsi sostenuta, in un momento in cui sta chiedendo moltissimo a se stessa. Un grande in bocca al lupo per tutto.

Dr. Luisa Almerico

Dr. Luisa Almerico

psicologo

Santa Maria Capua Vetere

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Buon pomeriggio. Un sostegno per sua figlia può essere utile a monitorare le tappe del suo sviluppo emotivo e cognitivo e ad avere un supporto per farle comprendere nel miglior modo possibile e adatto ad una bambina della sua età ciò che sta accadendo nella sua famiglia. Tutelarla e iniziare un percorso con uno psicologo dello sviluppo è una scelta saggia e preventiva, per lei come genitore e per sua figlia.


Salve, sta attraversando un periodo davvero enorme, e mi colpisce quanta attenzione stia continuando a dedicare a sua figlia, a sua madre, a suo marito e anche a se stessa nonostante tutto quello che sta vivendo. Per sua figlia non è necessario cercare di proteggerla da ogni emozione o difficoltà, ma offrirle presenza, stabilità e uno spazio in cui poter esprimere ciò che sente. Un consulto con uno psicologo dell’età evolutiva potrebbe essere utile anche semplicemente per capire come accompagnarla in questo momento, senza necessariamente iniziare un percorso. Allo stesso tempo, però, credo sia importante che lei non rimanga all’ultimo posto. Il fatto che tema di poter crollare è un segnale da ascoltare. Anche il percorso psicologico che sta facendo merita di essere uno spazio realmente suo: se sente che il professionista attuale non è quello giusto, può essere legittimo cercarne un altro, senza viverlo come un fallimento. Non deve riuscire a tenere insieme tutto da sola. In questo momento prendersi cura di sé non significa sottrarre qualcosa a sua figlia o alla sua famiglia: significa anche permetterle di continuare ad esserci per loro. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Salve e grazie per aver voluto condividere in questo spazio la sua storia. Quello che ha appena descritto è indubbiamente un periodo di grande difficoltà per tutta la sua famiglia. Sembra di percepire dalle sue parole, mi corregga se sbaglio, una sorta di disorientamento per cui non riesce ad individuare la priorità su cui intervenire. Non è detto che ci sia una priorità d’intervento stabilita a priori: si può partire da ciò che in questo momento Lei sente più urgente, più doloroso o più possibile da affrontare. Il fatto stesso che abbia chiesto aiuto è già un passo importante e rappresenta, in qualche modo, un primo intervento: significa che sta cercando di prendersi cura di sé dentro una situazione complessa. Potrebbe essere utile portare anche questo senso di impasse relazionale nello spazio con il Suo psicologo, così da poterlo esplorare con calma, senza dover arrivare subito a una decisione. Insieme potrete comprendere meglio che cosa Le sta accadendo, quali sono i Suoi bisogni e quali possibilità intravede. Successivamente, con maggiore chiarezza e nei Suoi tempi, potrà decidere se e come intervenire anche su questo aspetto. Inoltre, qualora lo ritenesse utile, potrebbe richiedere il supporto di uno psicologo dell’età evolutiva anche soltanto per un sostegno alla genitorialità. Non dovrebbe in quel caso avviare un percorso psicologico per Sua figlia nell'immediato ma potrebbe trattarsi di uno spazio rivolto a Lei e suo marito, per aiutarvi ad esempio ad individuare le parole più adatte per spiegarle il delicato periodo di guarigione che Sua madre sta affrontando, accompagnarla nella comprensione di ciò che sta accadendo e sostenerla emotivamente nel modo più adeguato possibile e solo se necessario dopo una valutazione dello specialista magari lavorare individualmente con la bambina. Le mando un grande in bocca al lupo!


Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia! Stai attraversando contemporaneamente delle situazioni molto difficili, è comprensibile sentirsi sopraffatta e domandarsi se si stia facendo abbastanza. Se il tuo dubbio principale è che la bimba possa risentire della situazione, potresti parlarne con il tuo psicologo, ma non è detto che debba essere necessariamente presa in carico da uno psi infantile perchè state attraversando un momento familiare difficile. Dipende da come sta lei, da ciò che osservi nel quotidiano e da eventuali cambiamenti nell'alimentazione, sonno, comportamento, gioco, regolazione delle emozioni. Inoltre vorrei dirti che in questo momento della tua vita, avere uno spazio psicologico può aiutare te a reggere quello che stai attraversando. Essere una buona madre non vuol dire essere una madre che non crolla mai, ma anche permetterti di essere sostenuta mentre affronti tutto questo. Resto a disposizione, Dott.ssa Maryviol De Bernardi


Buongiorno, piacere Matilde Quello che sta affrontando è davvero tanto e credo sia importante partire proprio da qui: non c’è nulla di strano nel sentirsi stanca, sopraffatta o nel chiedersi quanto ancora si riuscirà a reggere quando ci si trova a dover affrontare contemporaneamente la malattia di una persona così importante, le difficoltà nella coppia e la responsabilità di proteggere una bambina piccola. Dal suo messaggio, però, mi arriva anche una cosa importante: nonostante tutto questo, sta cercando di esserci per sua figlia, di aiutare sua madre e di non perdere se stessa. Il fatto che si stia chiedendo se ha bisogno di un aiuto non significa che stia fallendo; al contrario, può essere proprio un modo per prendersi cura di sé e, di conseguenza, anche di sua figlia. Per quanto riguarda sua figlia, non credo che tutelarla significhi necessariamente nasconderle ciò che sta accadendo o mostrarsi sempre forte. I bambini possono percepire che qualcosa non va; ciò che li aiuta maggiormente è avere accanto un adulto che, anche attraversando un momento difficile, riesca a mantenere una presenza emotiva e delle piccole sicurezze nella quotidianità. Su questo si può lavorare e capire insieme quale sia il modo più adatto alla sua situazione e all’età della bambina. Credo inoltre che lei abbia colto un punto importante quando dice di aver bisogno di lavorare anche su di sé. In un momento come questo non serve necessariamente trovare subito “la soluzione” a tutto: può essere utile avere uno spazio in cui fermarsi, mettere ordine in quello che sta vivendo, dare un senso alle proprie emozioni e capire come affrontare il presente senza arrivare a esaurire tutte le proprie energie. Visto che mi dice di avere poco tempo e di non sapere quale sia la modalità più adatta, un percorso online potrebbe essere una possibilità concreta e più facilmente conciliabile con i suoi impegni. Se sente che potrebbe esserle utile, anche un percorso online con me potrebbe permetterle di avere quello spazio di cui in questo momento sembra avere bisogno, senza aggiungere ulteriori difficoltà organizzative. Spero di averla in parte aiutata Non deve aspettare di “crollare” per chiedere aiuto. Anche prendersi cura di sé adesso può essere un modo per continuare a prendersi cura delle persone che ama.


Gentile signora, ha fatto un elenco di disgrazie che lasciano senza parole. Capisco la sua preoccupazione per sua madre e sua figlia. Mi sembra addirittura che metta il suo problema di salute all'ultimo posto. Io non so se lo psicologo che la segue è "quello giusto". Ma per dare una risposta alla sua domanda, penso che per meglio aiutare la bambina debba mettere al primo posto la sua salute, fisica e mentale. I bambini, per vivere sani hanno bisogno di genitori (soprattutto madri) sani. Per cui, curando e stessa, farà il bene di entrambi. Cordiali saluti. Dott. Francesco Romano


Gentile utente, sta attraversando contemporaneamente diverse situazioni estremamente gravose e il fatto che continui a occuparsi di Sua figlia, di Sua madre e del Suo matrimonio mentre affronta anche la Sua malattia mostra quanto impegno stia mettendo nel proteggere la Sua famiglia. Tuttavia, non è necessario aspettare di “crollare” prima di chiedere aiuto: anche chi riesce a mantenere tutto insieme può avere bisogno di essere sostenuto. Per Sua figlia, più che proteggerla da ogni emozione o difficoltà, è importante offrirle una presenza stabile e adeguata alla sua età, spiegandole ciò che accade con parole semplici e lasciandole spazio per esprimere eventuali paure o domande. È un po’ come tenere un ombrello durante un temporale: non può impedire che piova, ma può aiutare una bambina a sentirsi al riparo. Un consulto con uno psicologo dell’età evolutiva può essere utile non perché sia necessariamente presente un problema, ma per ricevere indicazioni su come accompagnarla in questo periodo. Allo stesso tempo, continuerei a considerare prioritario anche un supporto psicologico per Lei, possibilmente con una frequenza compatibile con le Sue possibilità e con un professionista con cui senta di poter costruire una buona alleanza. Non deve riuscire a salvare contemporaneamente Sua madre, il matrimonio, Sua figlia e sé stessa senza sostegno: prendersi cura di Lei è già una forma importante di tutela per Sua figlia.


Salve, quello che sta affrontando in questo momento è davvero un carico enorme: la malattia, la situazione critica di sua madre, le difficoltà nel matrimonio e, contemporaneamente, il desiderio di proteggere sua figlia. È comprensibile avere paura, in una situazione simile, di arrivare prima o poi a non avere più energie. Per quanto riguarda sua figlia, il fatto che si stia interrogando così attentamente su come tutelarla è già un importante elemento di attenzione nei suoi confronti. Un consulto con uno psicologo dell’età evolutiva potrebbe comunque essere utile per capire come sta vivendo questo periodo e avere indicazioni su come accompagnarla, senza necessariamente significare che ci sia qualcosa che non va in lei. Anche rispetto alla sua terapia, se sente che lo psicologo che sta incontrando non è la persona giusta per lei, è assolutamente possibile cambiare professionista e cercarne uno con cui senta maggiore sintonia e che possa offrirle un percorso adeguato alle sue esigenze. In una situazione così complessa, tuttavia, credo sia importante provare a dare alla terapia una certa continuità: comprendo che abbia pochissimo tempo, ma incontri molto sporadici rischiano di non permettere al percorso di diventare realmente uno spazio di sostegno e di lavoro su ciò che sta vivendo. Una psicoterapia cognitivo-comportamentale potrebbe essere particolarmente utile per aiutarla a gestire il carico emotivo, l'ansia e il senso di sopraffazione, lavorando anche sulle risorse che può utilizzare concretamente nella quotidianità. Non deve necessariamente riuscire a tenere tutto insieme da sola: in questo momento anche prendersi cura di sé è un modo per prendersi cura di sua figlia e delle persone che ama. Rimango a disposizione.

Dott.ssa Taslima Grossi

Dott.ssa Taslima Grossi

psicologo

San Martino Siccomario

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Gentile utente, sta affrontando contemporaneamente esperienze molto pesanti: la malattia, la situazione di sua madre, le difficoltà con suo marito e la responsabilità di proteggere sua figlia. È comprensibile temere di non riuscire a reggere tutto. Per sua figlia non è necessario costruire una realtà completamente priva di difficoltà: a quasi quattro anni può essere importante soprattutto avere adulti affidabili, routine sufficientemente stabili e uno spazio in cui poter esprimere emozioni e domande. Un consulto con uno psicologo dell'età evolutiva potrebbe essere utile non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va in lei, ma per accompagnare lei come genitore e capire come comunicarle ciò che sta accadendo in modo adeguato alla sua età. Anche lei merita uno spazio continuativo. Non deve necessariamente affrontare contemporaneamente la soluzione del matrimonio, la situazione di sua madre e tutto il resto: può essere utile individuare delle priorità e trovare sostegni concreti intorno a lei. Se sente che il professionista che sta incontrando non è quello giusto, può parlarne apertamente o valutare un'altra figura con cui senta maggiore fiducia e continuità. Infine, chiedere aiuto non significa stare togliendo qualcosa a sua figlia: può essere uno dei modi attraverso cui si prende cura anche di lei. Non deve dimostrare di poter essere forte per tutti; in un periodo così complesso, avere qualcuno che aiuti lei a non rimanere sola con questo peso può essere altrettanto importante. Un caro saluto.


Sta affrontando nello stesso momento una situazione personale, familiare e di coppia molto pesante. Per sua figlia di quasi 4 anni non è detto che serva automaticamente iniziare un percorso psicologico: è più utile osservare eventuali cambiamenti persistenti nel sonno, nel comportamento, nelle paure o nelle separazioni. In assenza di segnali particolari, può essere sufficiente proteggerla con spiegazioni semplici, adatte alla sua età, e mantenere per quanto possibile routine e punti di riferimento stabili. Per lei, invece, credo sia importante avere uno spazio psicologico continuativo. Se sente che il professionista che sta vedendo non è quello giusto, può valutare serenamente un altro incontro. In una fase così complessa non è necessario affrontare tutto insieme: si può procedere per priorità, cercando prima di tutto di sostenere lei e sua figlia.


Gentile Utente, leggendo la sua storia, viene da chiedersi dove riesca a trovare tutte le energie per affrontare ciò che sta vivendo. La malattia, le condizioni di sua madre, le difficoltà con suo marito e, contemporaneamente, il desiderio di proteggere sua figlia. È davvero tanto per una persona sola. Nelle sue parole sento una grande preoccupazione per tutti, ma vorrei soffermarmi soprattutto su di lei. **Chi si sta prendendo cura di lei, mentre lei cerca di prendersi cura di tutti?** Comprendo il desiderio di proteggere sua figlia e ritengo importante che continui a prestare attenzione al suo benessere emotivo. Un confronto con uno psicologo dell'età evolutiva può certamente essere utile, anche solo per ricevere indicazioni su come accompagnarla in questo periodo. Ma credo sia altrettanto importante che lei possa trovare uno spazio in cui sentirsi sostenuta, senza dover essere sempre forte. Sua figlia non ha bisogno di una mamma che riesca a nascondere ogni difficoltà, ma di una mamma che possa attraversare questo momento senza sentirsi completamente sola. Se sente che il percorso psicologico attuale non risponde ai suoi bisogni, può parlarne con il professionista o valutare un sostegno psicologico in ambito psico-oncologico, anche attraverso la struttura in cui è in cura. **Prendersi cura di sé, in questo momento, non significa togliere qualcosa a sua figlia o a sua madre. Significa anche proteggere la possibilità di esserci per loro, senza arrivare a esaurire tutte le proprie risorse.** Non deve riuscire a tenere tutto insieme da sola. Anche lei merita di essere sostenuta. Un caro saluto, Marica Romano Psicologa


Gentile, La ringrazio con tutto il cuore per la straordinaria fiducia, la forza e la vulnerabilità con cui ha aperto il suo cuore. Leggere le sue parole lascia senza fiato: si trova a reggere contemporaneamente un carico emotivo e fisico che avrebbe il potere di spezzare chiunque. A soli 36 anni, con una bambina di quasi 4 anni, sta affrontando una diagnosi e le cure per un tumore al seno, la devastazione per l'ictus gravissimo e il progressivo deterioramento di sua madre, una crisi coniugale aperta da oltre un anno e il tentativo titanico di fare da "scudo protettivo" per sua figlia. La prima cosa che desidero dirle con estrema fermezza, profonda commozione e rispetto clinico è questa: il timore che lei ha di "crollare" non è un segnale di debolezza, ma la constatazione logica e umana che sta chiedendo a se stessa di sostenere il peso di dieci vite contemporaneamente. È assolutamente normale sentirsi così. Siete di fronte a un vero e proprio lutto cumulativo e a un trauma da sovraccarico. Rispondiamo con ordine ai suoi interrogativi, partendo proprio dalle priorità che ha lucidamente delineato: Come tutelare al meglio sua figlia di 4 anni (e serve lo psicologo dell'età evolutiva?) Lei sta facendo un lavoro straordinario per proteggere la sua bambina, ma si pone una domanda giustissima: conviene valutare un percorso con uno psicologo dell'età evolutiva per essere certi che stia bene? Come i bambini di 4 anni percepiscono il dolore: A questa età i bambini non possuono ancora gli strumenti cognitivi per comprendere concetti complessi come la malattia oncologica o la gravità di un ictus, ma sono delle "spugne emotive" straordinarie. Anche se cercate di mantenere un clima sereno, i bambini avvertono i cambiamenti nel tono di voce, le tensioni in casa, le assenze della mamma per le terapie e la stanchezza profonda. Quando serve lo specialista: Nella maggior parte dei casi, se la bambina continua a giocare, a esprimere le sue emozioni, a mangiare e a dormire senza regressioni marcate (es. perdita improvvisa del controllo sfinterico, terrore costante della separazione, mutismo selettivo), la sua più grande protezione siete voi e la stabilità del vostro affetto. Il consiglio clinico: Non è necessario iniziare subito una terapia per la bambina se non mostra sintomi di disagio conclamato, ma può essere estremamente utile per voi genitori fare 1 o 2 colloqui di consulenza con un terapeuta dell'età evolutiva o infantile. Questo spazio servirebbe a voi per avere indicazioni precise su come parlare alla bambina della sua malattia, su cosa dirle quando deve andare in ospedale o quando è troppo stanca, evitando di sovraccaricarla ma senza lasciarla isolata nel silenzio. La situazione di sua madre e il senso di impotenza Vedere la propria madre — che ha lottato, che aveva iniziato a riprendere a camminare — subire battute d'arresto nei trasferimenti clinici e sembrare "lasciarsi andare" è un dolore straziante. L'introduzione degli antidepressivi da 20 giorni è un supporto farmacologico importante per aiutarla a sollevare il tono dell'umore, ma il recupero da un ictus con tracheostomia e PEG in un contesto di RSA/clinica riabilitativa è un percorso estenuante. Lei sta facendo tutto il possibile. Deve darsi il permesso di non poter salvare tutto e tutti in questo momento. L'amore che nutre per sua madre non si misura su quanta energia riesce a prodigare per raddrizzare una situazione clinica così complessa, ma sulla vicinanza umana che le sta comunque garantendo. Il matrimonio in crisi e la terapia personale La crisi coniugale: Affrontare una crisi di coppia (iniziata nell'estate 2025) mentre si combatte contro un tumore e si accudisce un genitore in fin di vita è quasi impossibile da sanare nell'immediato. Le energie psichiche sono ridotte al lumicino. Più che pretendere di risolvere la crisi adesso, l'obiettivo con suo marito dovrebbe essere un "patto di alleanza e tregua": “Siamo sotto shock, stiamo attraversando l'inferno. Accantoniamo i conflitti e cerchiamo di essere quantomeno una squadra per nostra figlia”. Lo psicologo "giusto": Ha accennato al fatto che sta andando da uno psicologo in momenti alterni e teme non sia quello giusto. Ascolti questo campanello d'allarme. Ha bisogno di un professionista che non sia semplicemente un ascoltatore, ma una "boa di salvataggio" solida, competente in psico-oncologia e trauma, che sappia reggere l'enormità del suo dolore senza farla sentire giudicata o sola. Se sente che il terapeuta attuale non le dà questo sostegno concreto, cambi senza esitazione: in questo momento ha diritto a trovare la persona giusta per lei. Un abbraccio e un promemoria per lei Non deve "non crollare mai". La forza non consiste nel fare finta di essere di marcia, ma nel permettersi di cedere quando il peso è troppo, appoggiandosi a chi può reggerla. Si conceda di delegare, di chiedere aiuto agli amici, ai familiari, ai servizi di supporto oncologico locali (spesso gli ospedali offrono supporto psicologico mirato per i malati oncologici e le loro famiglie). Si prenda cura della sua chemio, della sua guarigione fisica e del suo respiro quotidiano. Sua figlia ha bisogno di una mamma viva e autentica, non di una supereroina perfetta. Un abbraccio pieno di calore, rispetto e profonda vicinanza, Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

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psicoterapeuta

San Mauro Pascoli

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