Prostatite cronica batterica da Streptococcus agalactiae Grazie mille Prof. Rando Poi ho verificat

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Prostatite cronica batterica da Streptococcus agalactiae
Grazie mille Prof. Rando
Poi ho verificato meglio che la amoxicillina fa parte delle penicilline, quindi tra gli antibiotici indicati per questo batterio, che ne risulta sensibile (speriamo) come da antibiogramma, come dice lei.
Antibiotico per 4-5 giorni anzichè 10: la mia è una prostatite trascurata da alcuni anni per mancanza di sintomi se non quello di urinare più spesso, a cui non ho colpevolmente dato peso, avendo il valore PSA nella norma: 1,7 nel 2019 e 2,08 il mese scorso. Varie calcificazioni rilevate sulla prostata dall'ecografia transrettale hanno confermato questa cronicità. Credo che sia per questo e per l'abbondanza dell'infezione che l'urologo ha indicato un periodo di 10 giorni. Leggendo su questo sito ma anche su altri, ho invece letto che per alcune prostatiti batteriche croniche il trattamento antibiotico viene prescritto addirittura per 4-6 settimane e anche oltre. Di questo resrto quindi perplesso. Ho una ulteriore visita a fine mese. Faremo un altro tampone per vedere se il batterio è ancora presente. Il tampone fatto e quello che farò è stato fatto contestualmente alla stimolazione prostatica per via rettale per far uscire parte del liquido da analizzare. E' questo ciò intende lei con la coltura del secreto prostatico ?
Per quanto riguarda mia moglie, il mio timore è che lei possa essere infetta da tempo dello stesso batterio ma asintomatica (niente disturbi o dolori ma urina molto spesso), per cui se io guarisco poi potrei essere nuovamente infettato da lei quando riprenderemo i rapporti non protetti alla fine della cura.
Cosa ne pensa ? Grazie
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Urologo, Chirurgo generale
Milano
L'antibiotico agisce indipendentemente dal tempo della sua congestione infiammatoria pelvico-prostatica: il reale tempo di azione è di pochi giorni alla dose adeguata... il resto produce solo tossicità e squilibrio del microbiota. Come già detto, il tampone uretrale non serve a valutare la presenza batterica intraprostatica, ma serve la coltura del secreto prostatico estratto al meato (non raccolto dal tampone infilato nell'uretra che non si sa bene cosa raccolga)... in ogni caso per verificare l'efficacia della terapia svolta deve passare almeno un mese dal termine della stessa. La sua prostata merita una migliore attenzione rispetto alle ragioni della congestione infiammatoria e non solo l'inseguimento di possibili batteri che il più delle volte sono solo ospiti estemporanei della condizione disfunzionante e non generatori della stessa. Non so se sua moglie abbia problemi ma l'assenza di sintomi e segnali tende a lasciare tranquilli: alla peggio sarà il ginecologo che darà la valutazione vaginale (in condizioni di salute ed equilibrio la popolazione dei lattobacilli presenti in vagina provvede alla protezione da altri microrganismi) e una uricoltura per la via urinaria.

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