Operata 2 volte per ernie espulse e alla 2ª anche lo scivolamento delle vertebre. Faccio 2 volte l'a
Operata 2 volte per ernie espulse e alla 2ª anche lo scivolamento delle vertebre. Faccio 2 volte l'anno cicli fisioterapico, nel 2024 dopo 2 o 3 mesi di di fortissimi mal di schiena feci R,/M con m/c che evidenziarono molte altre protusioni a livello da L1 L2-3'-4'-5,, ed il neurochirurgo mi disse che non c'era niente da fare se non la terapia del dolore. Non lo ascoltai e faccio ancora fisioterapia , dove mi dissero che avevo problemi posturali, dal dolore avevo assunto posizioni errate gobba del bisonte, bacino spostato su lato destro e anche la spalla destra pendeva da quel lato. Dopo 4 mesi di fisioterapia andai da un osteopata, pochi giorni di sollievo e poi tt come prima, la zoppica fino a quel momento poco accentuata peggiore, feci sedute di posturale non molte, per l'eccessivo costo. L'osteopata vedendo che i miglioramenti erano minimi, mi disse ritorna all'anno nuovo. Continuai a stare sempre male, e cominciavo a camminare curvato parecchio in avanti. Chiesi a chi avesse avuto i miei stessi problemi, e mi dissero fai l'ozonoterapia mi informai, non aveva effetti collaterali e la feci , anche qui pochi miglioramenti , son dovuta ricorrere al brufen ma non ne posso fare uso perché trombofiliaca ho il Parkinson, e soffro di reflusso , lei cosa mi consiglia? Grazie auguri, rimango in attesa
1 risposta
Buongiorno. Dalla descrizione emerge un quadro complesso di rachide operato plurimo con degenerazione discale multisegmentaria e una sintomatologia cronica che ha determinato nel tempo importanti compensi posturali e una progressiva limitazione funzionale. In questi casi è comprensibile la frustrazione derivante dai benefici solo parziali e temporanei ottenuti con le diverse terapie eseguite. Quando ci si trova di fronte a un dolore persistente dopo interventi chirurgici vertebrali, è fondamentale evitare di concentrare l'attenzione esclusivamente sulle protrusioni discali evidenziate alla risonanza, poiché non sempre esiste una corrispondenza diretta tra i reperti radiologici e l'intensità dei sintomi. È invece necessario un inquadramento globale, che tenga conto della postura, della deambulazione, dell'eventuale componente muscolare e delle altre patologie concomitanti, tra cui il Parkinson. Se, come riferisce, un collega neurochirurgo ha escluso indicazioni a ulteriori procedure chirurgiche, ritengo che possa essere utile una rivalutazione specialistica del rachide con approccio multidisciplinare, eventualmente in collaborazione con un fisiatra e con uno specialista della terapia del dolore. Oggi, infatti, oltre ai farmaci, esistono diverse opzioni terapeutiche mini-invasive che possono essere prese in considerazione nei casi selezionati. Il fatto che continui a trarre beneficio, seppur parziale, dalla fisioterapia suggerisce inoltre che mantenere una regolare attività riabilitativa mirata rappresenti un elemento importante del trattamento. In situazioni come la sua, l'obiettivo non è necessariamente l'assenza completa del dolore, ma il recupero della migliore qualità di vita possibile e il contenimento della progressione delle limitazioni funzionali. Una rivalutazione clinica accurata, con visione diretta della documentazione e delle immagini più recenti, consentirebbe di orientare in maniera più precisa le successive scelte terapeutiche.
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