Ma vi sembra normale un tale peggioramento? Buongiorno, ho 63 anni, dopo 10 mesi di amisulpride (ma
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risposte
Ma vi sembra normale un tale peggioramento?
Buongiorno, ho 63 anni, dopo 10 mesi di amisulpride (mai preso nulla prima) datami per esaurimento lavorativo (tac ok, eeg ok, rsm lieve ampliamento spazi subaracnoidei e nulla nel resto), con cui ero tornato forse meglio di prima, mi è stata tolta per sostituirla con paroxetina.
Ho iniziato salendo per 3 giorni. Ora sono 8gg che assumo la dose target.
Mi è stato dato anche xanax.
Se prima stavo bene ora sono tornato come 1 anno fa, assente, deconcentrato, vivo con una paura addosso di non so cosa, starei a letto sempre mi isolo etc.
Lo psichiatra mi ha detto che è normale all'inizio di paroxetina.
Io non stavo male, ora si.
Vi chiedo cosa ne pensate? Grazie
Buongiorno, ho 63 anni, dopo 10 mesi di amisulpride (mai preso nulla prima) datami per esaurimento lavorativo (tac ok, eeg ok, rsm lieve ampliamento spazi subaracnoidei e nulla nel resto), con cui ero tornato forse meglio di prima, mi è stata tolta per sostituirla con paroxetina.
Ho iniziato salendo per 3 giorni. Ora sono 8gg che assumo la dose target.
Mi è stato dato anche xanax.
Se prima stavo bene ora sono tornato come 1 anno fa, assente, deconcentrato, vivo con una paura addosso di non so cosa, starei a letto sempre mi isolo etc.
Lo psichiatra mi ha detto che è normale all'inizio di paroxetina.
Io non stavo male, ora si.
Vi chiedo cosa ne pensate? Grazie
L’amisulpiride puo dare fenomeni da sospensioni come quelli che descrive. Alle volte la riduzione deve essere graduale.
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Buongiorno,
quello che descrive può accadere e non significa necessariamente che “si sia rovinato” o che la terapia sia sbagliata. Quando si modifica un equilibrio farmacologico che durava da mesi, soprattutto sostituendo un farmaco con un altro che agisce in modo diverso, può esserci una fase transitoria di riacutizzazione dei sintomi: ansia, senso di estraneità, paura immotivata, rallentamento, insonnia o bisogno di isolamento.
La paroxetina, in particolare, nelle prime settimane può paradossalmente aumentare l’attivazione ansiosa prima che emerga l’effetto terapeutico stabile. Per questo spesso viene associato temporaneamente uno ansiolitico come alprazolam. Otto giorni alla dose target sono ancora molto pochi per valutarne davvero l’efficacia.
Capisco però la sua sensazione: “prima stavo bene, ora no”. È frustrante. Ma le malattie dell’umore e d’ansia funzionano spesso come ipertensione o diabete: non è una questione di forza di volontà o di “essere guariti una volta per tutte”. C’è una vulnerabilità di base che a volte richiede di riequilibrare la terapia nel tempo, proprio come si aggiusta la pressione o la glicemia quando oscillano.
Questo non significa rassegnarsi, ma evitare il “fai da te”: sospendere o modificare bruscamente i farmaci in questa fase rischia spesso di peggiorare ulteriormente il quadro e rendere difficile capire cosa sta succedendo davvero.
Il consiglio corretto è:
mantenere un contatto stretto con lo psichiatra che la segue;
monitorare andamento di sonno, ansia, energia e pensieri;
rivalutare nelle prossime settimane se la paroxetina sta iniziando a funzionare oppure se la strategia va modificata.
Se compaiono agitazione molto intensa, pensieri autolesivi, insonnia totale o un peggioramento marcato e rapido, va rivalutato prima senza aspettare.
quello che descrive può accadere e non significa necessariamente che “si sia rovinato” o che la terapia sia sbagliata. Quando si modifica un equilibrio farmacologico che durava da mesi, soprattutto sostituendo un farmaco con un altro che agisce in modo diverso, può esserci una fase transitoria di riacutizzazione dei sintomi: ansia, senso di estraneità, paura immotivata, rallentamento, insonnia o bisogno di isolamento.
La paroxetina, in particolare, nelle prime settimane può paradossalmente aumentare l’attivazione ansiosa prima che emerga l’effetto terapeutico stabile. Per questo spesso viene associato temporaneamente uno ansiolitico come alprazolam. Otto giorni alla dose target sono ancora molto pochi per valutarne davvero l’efficacia.
Capisco però la sua sensazione: “prima stavo bene, ora no”. È frustrante. Ma le malattie dell’umore e d’ansia funzionano spesso come ipertensione o diabete: non è una questione di forza di volontà o di “essere guariti una volta per tutte”. C’è una vulnerabilità di base che a volte richiede di riequilibrare la terapia nel tempo, proprio come si aggiusta la pressione o la glicemia quando oscillano.
Questo non significa rassegnarsi, ma evitare il “fai da te”: sospendere o modificare bruscamente i farmaci in questa fase rischia spesso di peggiorare ulteriormente il quadro e rendere difficile capire cosa sta succedendo davvero.
Il consiglio corretto è:
mantenere un contatto stretto con lo psichiatra che la segue;
monitorare andamento di sonno, ansia, energia e pensieri;
rivalutare nelle prossime settimane se la paroxetina sta iniziando a funzionare oppure se la strategia va modificata.
Se compaiono agitazione molto intensa, pensieri autolesivi, insonnia totale o un peggioramento marcato e rapido, va rivalutato prima senza aspettare.
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