"Gentili Dottori, scrivo per chiedere un parere riguardo mia madre, 76 anni. A seguito di una TC Cr
"Gentili Dottori, scrivo per chiedere un parere riguardo mia madre, 76 anni. A seguito di una TC Cranio che ha evidenziato encefalopatia sottocorticale e una successiva visita neurologica, è stata diagnosticata una 'Vasculopatia cerebrale cronica con decadimento cognitivo'. Al momento la paziente è fisicamente quasi autosufficiente (mia sorella le sta dietro tutti i giorni, cammina ma non riesce a cucinare, fare la spesa etc.), ma presenta frequenti dimenticanze e una gestione difficoltosa degli apparecchi acustici (è affetta da ipoacusia bilaterale). Il neurologo ha prescritto una terapia con Haldol gocce 4 al mattino e 4 la sera. Vorrei gentilmente chiedervi: Qual è l'evoluzione tipica di questo quadro clinico e come possiamo supportarla al meglio per rallentare il decadimento? La sordità non corretta (perché dimentica spesso gli apparecchi) può aggravare o accelerare il declino cognitivo? Data la diagnosi, è opportuno integrare la terapia con altre valutazioni (es. geriatrica o test neuropsicologici più approfonditi)? Vi ringrazio anticipatamente per la disponibilità."
1 risposta
Gentile Utente, il quadro descritto è compatibile con una forma di decadimento cognitivo su base vascolare/subcorticale, condizione abbastanza frequente nell’età avanzata e spesso correlata alla malattia cronica dei piccoli vasi cerebrali. L’evoluzione può essere molto variabile da persona a persona: in alcuni casi il decadimento resta lentamente progressivo per anni, in altri può avere un andamento “a gradini”, con periodi relativamente stabili alternati a peggioramenti. Molto dipende dal controllo dei fattori vascolari associati (ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, colesterolo, fumo ecc.) e dalla presenza di eventuali ulteriori eventi ischemici cerebrali. Per rallentare il più possibile la progressione, nella pratica clinica considero fondamentali un rigoroso controllo cardiovascolare; attività fisica compatibile con l’età; mantenimento della socialità e della stimolazione cognitiva; regolarità del sonno; correzione dei deficit sensoriali, soprattutto udito e vista. Da questo punto di vista, sì: una ipoacusia non adeguatamente compensata può effettivamente peggiorare l’isolamento cognitivo e favorire un più rapido declino funzionale. Nei pazienti anziani l’uso costante degli apparecchi acustici è molto importante, anche se purtroppo spesso difficile da mantenere proprio a causa dei deficit di memoria e gestione pratica. Per quanto riguarda la terapia, segnalo che l’Haldol (aloperidolo) viene generalmente utilizzato per controllare agitazione, disturbi comportamentali o confusione, ma negli anziani va monitorato attentamente per possibili effetti collaterali extrapiramidali, sedazione o rallentamento motorio/cognitivo. Personalmente riterrei utile una valutazione geriatrica multidimensionale; test neuropsicologici più approfonditi; monitoraggio neurologico periodico; rivalutazione periodica della terapia farmacologica. Questo permette non solo di definire meglio il profilo cognitivo, ma anche di intervenire precocemente sugli aspetti funzionali, comportamentali e assistenziali che spesso incidono molto sulla qualità di vita della paziente e dei familiari.
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