Gentili Dottori, ringrazio in anticipo chi vorrà dedicarmi del tempo. Da circa due mesi, a seguito
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risposte
Gentili Dottori,
ringrazio in anticipo chi vorrà dedicarmi del tempo.
Da circa due mesi, a seguito di un concerto, ho iniziato ad avere problemi di acufene. Ho effettuato due visite otorinolaringoiatriche, dalle quali non sono emersi danni strutturali né cali dell’udito.
Tuttavia, l’insorgenza di questa problematica mi ha causato una situazione di forte stress emotivo. La condizione è stata talmente impattante da provocarmi una severa insonnia e un livello elevato di ansia e tensione durante la giornata.
Su consiglio del mio medico di famiglia mi sono rivolta a uno psichiatra, che ha diagnosticato un disturbo d’ansia. Come primo approccio per l’insonnia, mi è stata prescritta una terapia con mirtazapina 15 mg e zolpidem, che sto attualmente assumendo per il sonno.
Poiché l’ansia diurna e il rimuginio persistono in modo significativo, lo specialista ha proposto di inserire nella terapia sertralina (Zoloft), con l’obiettivo di ridurre progressivamente e poi sospendere i farmaci attualmente utilizzati per dormire.
Tuttavia, informandomi su Zoloft e su altri antidepressivi della stessa classe, ho letto diverse segnalazioni relative a possibili peggioramenti dell’acufene o, in alcuni casi, alla sua comparsa. Questo aspetto mi sta creando molta preoccupazione e indecisione riguardo alla scelta terapeutica.
Vi scrivo quindi per chiedere un vostro parere:
- esiste un rischio concreto e frequente di peggioramento dell’acufene con la sertralina (o SSRI in generale)?
- ritenete che i benefici nel trattamento dell’ansia possano superare i potenziali rischi per l’acufene?
- esistono eventuali alternative terapeutiche con un profilo di sicurezza migliore rispetto a questo specifico problema?
Preciso che ho già intrapreso, da diverso tempo, un percorso di psicoterapia a indirizzo cognitivo comportamentale.
Vi ringrazio molto per l’attenzione e per qualsiasi indicazione possiate fornirmi.
Cordiali saluti
ringrazio in anticipo chi vorrà dedicarmi del tempo.
Da circa due mesi, a seguito di un concerto, ho iniziato ad avere problemi di acufene. Ho effettuato due visite otorinolaringoiatriche, dalle quali non sono emersi danni strutturali né cali dell’udito.
Tuttavia, l’insorgenza di questa problematica mi ha causato una situazione di forte stress emotivo. La condizione è stata talmente impattante da provocarmi una severa insonnia e un livello elevato di ansia e tensione durante la giornata.
Su consiglio del mio medico di famiglia mi sono rivolta a uno psichiatra, che ha diagnosticato un disturbo d’ansia. Come primo approccio per l’insonnia, mi è stata prescritta una terapia con mirtazapina 15 mg e zolpidem, che sto attualmente assumendo per il sonno.
Poiché l’ansia diurna e il rimuginio persistono in modo significativo, lo specialista ha proposto di inserire nella terapia sertralina (Zoloft), con l’obiettivo di ridurre progressivamente e poi sospendere i farmaci attualmente utilizzati per dormire.
Tuttavia, informandomi su Zoloft e su altri antidepressivi della stessa classe, ho letto diverse segnalazioni relative a possibili peggioramenti dell’acufene o, in alcuni casi, alla sua comparsa. Questo aspetto mi sta creando molta preoccupazione e indecisione riguardo alla scelta terapeutica.
Vi scrivo quindi per chiedere un vostro parere:
- esiste un rischio concreto e frequente di peggioramento dell’acufene con la sertralina (o SSRI in generale)?
- ritenete che i benefici nel trattamento dell’ansia possano superare i potenziali rischi per l’acufene?
- esistono eventuali alternative terapeutiche con un profilo di sicurezza migliore rispetto a questo specifico problema?
Preciso che ho già intrapreso, da diverso tempo, un percorso di psicoterapia a indirizzo cognitivo comportamentale.
Vi ringrazio molto per l’attenzione e per qualsiasi indicazione possiate fornirmi.
Cordiali saluti
Buongiorno,
la situazione che descrive è abbastanza frequente: l’insorgenza di un acufene, soprattutto se improvvisa, può generare un importante stato di allarme e iperattenzione verso il sintomo, con conseguente ansia e insonnia, che a loro volta tendono ad amplificare la percezione del rumore.
Per quanto riguarda gli SSRI (come la sertralina), in letteratura sono riportate segnalazioni di comparsa o peggioramento dell’acufene, ma si tratta di eventi poco frequenti. Nella pratica clinica questi farmaci vengono spesso utilizzati proprio per trattare l’ansia e il rimuginio che mantengono elevata la percezione dell’acufene, con un possibile beneficio indiretto anche sul modo in cui il sintomo viene vissuto.
La valutazione terapeutica deve quindi considerare il rapporto tra benefici e rischi: se l’ansia e l’insonnia sono marcate e persistenti, trattarle adeguatamente può essere un passaggio importante per ridurre il circolo vizioso che mantiene il disturbo.
Naturalmente esistono anche strategie alternative, farmacologiche e non farmacologiche, ma la scelta dipende dalla valutazione complessiva del quadro clinico e dalla tollerabilità individuale. Il fatto che lei stia già seguendo un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale è sicuramente un elemento molto positivo.
Il consiglio è di discutere apertamente queste preoccupazioni con lo psichiatra che la segue, così da valutare insieme la strategia più appropriata e procedere, se indicato, con introduzioni graduali e monitoraggio dei sintomi.
Un cordiale saluto.
la situazione che descrive è abbastanza frequente: l’insorgenza di un acufene, soprattutto se improvvisa, può generare un importante stato di allarme e iperattenzione verso il sintomo, con conseguente ansia e insonnia, che a loro volta tendono ad amplificare la percezione del rumore.
Per quanto riguarda gli SSRI (come la sertralina), in letteratura sono riportate segnalazioni di comparsa o peggioramento dell’acufene, ma si tratta di eventi poco frequenti. Nella pratica clinica questi farmaci vengono spesso utilizzati proprio per trattare l’ansia e il rimuginio che mantengono elevata la percezione dell’acufene, con un possibile beneficio indiretto anche sul modo in cui il sintomo viene vissuto.
La valutazione terapeutica deve quindi considerare il rapporto tra benefici e rischi: se l’ansia e l’insonnia sono marcate e persistenti, trattarle adeguatamente può essere un passaggio importante per ridurre il circolo vizioso che mantiene il disturbo.
Naturalmente esistono anche strategie alternative, farmacologiche e non farmacologiche, ma la scelta dipende dalla valutazione complessiva del quadro clinico e dalla tollerabilità individuale. Il fatto che lei stia già seguendo un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale è sicuramente un elemento molto positivo.
Il consiglio è di discutere apertamente queste preoccupazioni con lo psichiatra che la segue, così da valutare insieme la strategia più appropriata e procedere, se indicato, con introduzioni graduali e monitoraggio dei sintomi.
Un cordiale saluto.
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Gentilissima,
comprendo profondamente la forte preoccupazione e lo stato di allarme costante in cui si trova, poiché convivere con un sintomo intrusivo come l'acufene rappresenta un'esperienza in grado di logorare le energie fisiche e mentali di chiunque.
Il dato di partenza fondamentale e molto rassicurante risiede nella totale negatività delle visite specialistiche otorinolaringoiatriche, le quali hanno escluso qualsiasi danno organico o strutturale al suo apparato uditivo.
Dal punto di vista prettamente clinico, esiste un legame bidirezionale e strettissimo tra i circuiti cerebrali dell'ansia e la percezione del ronzio auricolare.
Uno stato di forte tensione emotiva e di ipervigilanza prolungata agisce infatti come un vero e proprio "amplificatore interno", rendendo il suono percepito molto più acuto, fastidioso e intollerabile rispetto alla sua reale entità.
Per quanto riguarda i suoi legittimi timori, è vero che nella letteratura farmacologica le molecole appartenenti alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, come la Sertralina, potrebbero raramente annoverare un temporaneo peggioramento dell'acufene tra i potenziali effetti indesiderati paradossi.
Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi clinici, i benefici derivanti dallo spegnimento dell'ansia e del rimuginio ossessivo supererebbero nettamente questo rischio teorico.
Riportando il suo sistema nervoso a un livello di maggiore quiete, il cervello riacquista fisiologicamente la capacità di filtrare e ignorare il segnale acustico di fondo, relegandolo in secondo piano e permettendole di recuperare una buona qualità di vita.
La strategia proposta dal suo psichiatra di affiancare un farmaco per gestire l'ansia diurna al fine di poter poi scalare progressivamente lo Zolpidem e la Mirtazapina appare lucida e razionale, poiché mira a stabilizzare il quadro nel lungo termine evitando l'assuefazione a molecole puramente ipnoinducenti.
Esisterebbero altre classi farmacologiche a disposizione, le quali tuttavia devono essere attentamente valutate nel corso di una visita psichiatrica diretta che possa analizzare il suo quadro clinico attuale.
Le suggerisco vivamente di non lasciare che le contrastanti informazioni lette in rete ostacolino il suo percorso di guarigione, ma di portare queste sue comprensibilissime paure direttamente all'attenzione del Collega che l'ha presa in cura, oppure chiedere un legittimo secondo parere per una visita specialista con conseguente rivalutazione farmacologica.
Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto
comprendo profondamente la forte preoccupazione e lo stato di allarme costante in cui si trova, poiché convivere con un sintomo intrusivo come l'acufene rappresenta un'esperienza in grado di logorare le energie fisiche e mentali di chiunque.
Il dato di partenza fondamentale e molto rassicurante risiede nella totale negatività delle visite specialistiche otorinolaringoiatriche, le quali hanno escluso qualsiasi danno organico o strutturale al suo apparato uditivo.
Dal punto di vista prettamente clinico, esiste un legame bidirezionale e strettissimo tra i circuiti cerebrali dell'ansia e la percezione del ronzio auricolare.
Uno stato di forte tensione emotiva e di ipervigilanza prolungata agisce infatti come un vero e proprio "amplificatore interno", rendendo il suono percepito molto più acuto, fastidioso e intollerabile rispetto alla sua reale entità.
Per quanto riguarda i suoi legittimi timori, è vero che nella letteratura farmacologica le molecole appartenenti alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, come la Sertralina, potrebbero raramente annoverare un temporaneo peggioramento dell'acufene tra i potenziali effetti indesiderati paradossi.
Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi clinici, i benefici derivanti dallo spegnimento dell'ansia e del rimuginio ossessivo supererebbero nettamente questo rischio teorico.
Riportando il suo sistema nervoso a un livello di maggiore quiete, il cervello riacquista fisiologicamente la capacità di filtrare e ignorare il segnale acustico di fondo, relegandolo in secondo piano e permettendole di recuperare una buona qualità di vita.
La strategia proposta dal suo psichiatra di affiancare un farmaco per gestire l'ansia diurna al fine di poter poi scalare progressivamente lo Zolpidem e la Mirtazapina appare lucida e razionale, poiché mira a stabilizzare il quadro nel lungo termine evitando l'assuefazione a molecole puramente ipnoinducenti.
Esisterebbero altre classi farmacologiche a disposizione, le quali tuttavia devono essere attentamente valutate nel corso di una visita psichiatrica diretta che possa analizzare il suo quadro clinico attuale.
Le suggerisco vivamente di non lasciare che le contrastanti informazioni lette in rete ostacolino il suo percorso di guarigione, ma di portare queste sue comprensibilissime paure direttamente all'attenzione del Collega che l'ha presa in cura, oppure chiedere un legittimo secondo parere per una visita specialista con conseguente rivalutazione farmacologica.
Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto
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