Egregi medici, vi scrivo per un parere riguardo a un mio fastidioso problema. 3 mesi fa ho avuto un

1 risposte
Egregi medici, vi scrivo per un parere riguardo a un mio fastidioso problema.
3 mesi fa ho avuto un infezione all'epididimo parzialmente curata con vari cicli di farmaci.
Tuttavia, il dolore da qualche tempo é ritornato.
Mi reco dal medico che mi fa fare un ecografia.
Risultato; c'è una calcificazione dovuta alla guarigione dell'epididimo.
Una specie di pallina nella sacca scrotale che si muove e provoca fastidio.
Il medico a questo punto mi ha indicato 2 strade;
1-) operarsi per toglierla (che mi ha sconsigliato per il fatto che l'operazione potrebbe portare altre complicazioni)
2-) onde d'urto, che voi conoscerete sicuramente meglio di me, per fare " sciogliere " il prima possibile questa calcificazione.


Mi sto informando per quanto riguarda la 2 opzione perché forse non é disponibile nella mia zona.
Ora ho un paio di domande da porvi a tal proposito.


Voi conoscete altre strade per la guarigione?

Pensate che le onde d'urto possano essere risolutive o efficaci?

Nel frattempo, é meglio evitare di camminare e cercare di " abituarsi al dolore " o stare a riposo assoluto?

Anche se non facessi nulla, la calcificazione se ne andrebbe o non provocherebbe più dolore?


Scusate per le innumerevoli domande... spero con tutto il cuore che voi mi possiate rispondere.
Grazie del vostro tempo.


(Ho 17 anni)
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Urologo, Chirurgo generale
Milano
Lasci perdere onde d'urto e interventi allo stato. Se lei ha avuto una epididimite batterica (sulla base di quali esami fu determinato ciò?) e questa si è risolta, la calcificazione può stare anche dove è e non è lei a darle il dolore che invece è molto più probabile che derivi da un a estensione di una congestione infiammatoria pelvico-prostatica non risolta oltre a non essere stata valutata (forse esclusa a priori per la sua giovane età, ma che è un errore di valutazione). Non ci sono controindicazioni alla libera motilità, ma serve che un buon andrologo riveda la sua intera situazione con i dovuti esami (ecodoppler pelvico-prostatico e testicolare, spermiogramma, coltura del secreto prostatico estratto, valutazione dello stato del prepuzio) sulla base dei quali poi si deciderà se svolgere altro e se impostare una terapia.

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