Da tre anni vivo una relazione amicale e sessuale con una donna 15 anni più grande di me. Prima anch
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Da tre anni vivo una relazione amicale e sessuale con una donna 15 anni più grande di me. Prima anche lei era presa ma a causa della mia Ossessività, controllo, mania, possessività ha indietreggiato. In tre anni capitano episodi sporadici nei quali c’è del sesso ma lei non vuole ed anche io nei momenti di lucidità molto pochi affermo questo. Ma io la amo perdutamente lei no e me lo ripete da tempo ma non riesco a farmene una ragione anche perché è il pilastro della mia vita, un punto di riferimento e non potrei rinunciare all’unica persona fondamentale per me. Lo psichiatra dice che devo purificare il rapporto con la psicoterapeuta (faccio percorso dal 2013) gli esserci non vanno e ne ho cambiati 4. Ma quando la vedo e siamo soli non capisco nulla conosco i suoi punti deboli e si ricade nel sesso. Ora siamo in un punto dove le mie ossessioni paranoie e possessione sono ad un limite esagerato e lei è esasperata. Non voglio farle del male ma voglio sanare questo rapporto di amicizia rimuovendo il passato perché le voglio bene davvero e lei a me donando la vita per me da quasi 4 anni. Non so che precisa diagnosi ho ma non risolvo non ne esco.
Credo ci possa trattare di una problematica di dipendenza, che, in questo caso, riguarda l'oggetto d'amore, la donna a cui fa accenno e rispetto alla quale lei sta vivendo una sorta di "abbandono". Reputo comprensibile lo sconforto, quando in un sentimento non vi è reciprocità e soprattutto se ci si sente in debito di riconoscenza e un pò in colpa per avere procurato stress al partner. Ma il punto fondamentale ricucire il rapporto, ma stare bene con se stessi e poi con l'altra persona. Le consiglio di non spostare la "cura" del problema al rapporto, che l'altra sembra non desiderare, ma piuttosto considerare che questa "storia" ora appalta troppa parte della vita mentale, rapinandole energie per il suo benessere. E' possibile che oltre alla psicoterapia, lei possa giovarsi di un piccolo supporto farmacologico per un certo periodo. Ove lo reputasse opportuno, può prendere un appuntamento per discuterne meglio.
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Gentilissimo, è importante parlare con molta franchezza della situazione che descrive, perché emerge chiaramente che si trova ormai al limite di condizioni peggiori, sia per il suo benessere mentale che per la sicurezza e la libertà della persona che hai accanto.
Ecco alcune riflessioni che spero possano aiutarla a guardare la realtà da un'altra prospettiva:
Il significato del termine amore
Spesso confondiamo l'intensità di un bisogno o di un'ossessione con l'amore. Tuttavia, l'amore è molto più sinonimo di rispetto che di "volere l'altro" a ogni costo. Amare davvero qualcuno significa desiderare il suo bene e la sua serenità, anche quando questo implica fare un passo indietro. Se la sua presenza è diventata fonte di esasperazione e malessere per lei, la persistenza nell'ossessione non è un atto d'amore, ma una negazione della sua individualità.
Il confine del rispetto e del consenso
Dice di conoscere i suoi "punti deboli" e che, quando siete soli, si ricade nel sesso nonostante lei non voglia e lei stesso, nei momenti di lucidità, ne sia consapevole. Questo è un punto estremamente critico. Usare le fragilità di una persona per ottenere un atto fisico scavalca il confine del rispetto. È un comportamento che alimenta il ciclo di colpa e paranoia che sta vivendo e la allontana drasticamente dall'obiettivo di "sanare" il rapporto.
Il limite della diagnosi e della terapia
Il fatto che lei abbia cambiato molti terapeuti senza successo suggerisce che, forse, c'è una resistenza profonda ad accettare l'unico dato di realtà che può liberarla: ella non la ama nel modo in cui vorrebbe. Lo psichiatra parla di "purificare il rapporto", il che significa eliminare ogni dinamica di possesso e di pretesa sessuale. Se non riesce a farlo restandole vicino, l'unica soluzione per non "farle del male" (come scrive) potrebbe essere un distacco reale, per quanto doloroso.
La responsabilità verso te stesso
Non può costruire la sua intera esistenza su una persona che è "esasperata" dalla sua presenza. Questo non è un pilastro, è una prigione per entrambi. Il percorso di cura deve focalizzarsi sul perché lei senta di non poter esistere senza questo controllo, piuttosto che sul tentativo di mantenere in vita un legame che, allo stato attuale, appare tossico.
Per uscirne davvero, il primo passo è accettare che il bene che dice di volerle deve passare necessariamente attraverso il rispetto della sua libertà e dei suoi "no". Senza questo presupposto, ogni tentativo di amicizia sarà solo un'altra forma di controllo. Saluti
Ecco alcune riflessioni che spero possano aiutarla a guardare la realtà da un'altra prospettiva:
Il significato del termine amore
Spesso confondiamo l'intensità di un bisogno o di un'ossessione con l'amore. Tuttavia, l'amore è molto più sinonimo di rispetto che di "volere l'altro" a ogni costo. Amare davvero qualcuno significa desiderare il suo bene e la sua serenità, anche quando questo implica fare un passo indietro. Se la sua presenza è diventata fonte di esasperazione e malessere per lei, la persistenza nell'ossessione non è un atto d'amore, ma una negazione della sua individualità.
Il confine del rispetto e del consenso
Dice di conoscere i suoi "punti deboli" e che, quando siete soli, si ricade nel sesso nonostante lei non voglia e lei stesso, nei momenti di lucidità, ne sia consapevole. Questo è un punto estremamente critico. Usare le fragilità di una persona per ottenere un atto fisico scavalca il confine del rispetto. È un comportamento che alimenta il ciclo di colpa e paranoia che sta vivendo e la allontana drasticamente dall'obiettivo di "sanare" il rapporto.
Il limite della diagnosi e della terapia
Il fatto che lei abbia cambiato molti terapeuti senza successo suggerisce che, forse, c'è una resistenza profonda ad accettare l'unico dato di realtà che può liberarla: ella non la ama nel modo in cui vorrebbe. Lo psichiatra parla di "purificare il rapporto", il che significa eliminare ogni dinamica di possesso e di pretesa sessuale. Se non riesce a farlo restandole vicino, l'unica soluzione per non "farle del male" (come scrive) potrebbe essere un distacco reale, per quanto doloroso.
La responsabilità verso te stesso
Non può costruire la sua intera esistenza su una persona che è "esasperata" dalla sua presenza. Questo non è un pilastro, è una prigione per entrambi. Il percorso di cura deve focalizzarsi sul perché lei senta di non poter esistere senza questo controllo, piuttosto che sul tentativo di mantenere in vita un legame che, allo stato attuale, appare tossico.
Per uscirne davvero, il primo passo è accettare che il bene che dice di volerle deve passare necessariamente attraverso il rispetto della sua libertà e dei suoi "no". Senza questo presupposto, ogni tentativo di amicizia sarà solo un'altra forma di controllo. Saluti
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