Buongiorno. Sono una ragazza di 25 anni. Un po’ di mesi fa ho conosciuto il mio attuale fidanzato e

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Buongiorno. Sono una ragazza di 25 anni. Un po’ di mesi fa ho conosciuto il mio attuale fidanzato e (sbagliando) ho avuto rapporti non protetti. Da subito ho lamentato dei fastidi e ho deciso di indagare, scoprendo poi di essere positiva all’Ureaplasma Parvum sia tramite tampone endo cervicale sia tramite esame delle urine. Per due mesi ho sofferto come un cane: fortissimi bruciori durante tutto il giorno, soprattutto post minzione.
Ho provato Azitromicina, Klacid ed infine Bassado: quest’ultimo, grazie a Dio, ha funzionato e sono riuscita a debellare questo antipatico batterio. Nonostante questo, però, il dolore rimane. Il mio urologo è stato un po’ sbrigativo: mi ha detto che è normale sentire ancora fastidio e mi ha dato degli integratori, mentre io mi aspettavo facesse un’indagine più approfindita (per esempio un’ecografia per capire se ci fosse un’uretrite in corso ecc)
Mi ha solo detto che l’ureaplasma causa l’infiammazione del trigono e pertanto ci vuole del tempo per guarire.
Mi ha inoltre detto che questo batterio è “silente” e spesso ci mette anni per manifestare i sintomi. Mi sembra strano averlo da tempo, però, visto che ho avuto solo due rapporti in vita mia: con il mio attuale ragazzo conosciuto a gennaio, e con il mio ex (eravamo entrambi vergini e con lui non ho mai lamentato nè dolori nè cistiti post coitali e nemmeno cistiti in generale), quindi suppongo si tratti di una neo-infezione. O si può prendere anche non sessualmente?
Non capisco quanto e soprattutto SE sia normale sentire ancora dolore dopo circa un mese dalla negativizzazione.. Cosa potrebbe essere? Potrebbe essere anche vulvodinia, per esempio, o non c’entra nulla?
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Urologo, Chirurgo generale
Milano
Una cosa non le è stata detta: l'ureoplasma e il micoplasma fanno parte del normale microbiota urinario e genitale e si fanno sentire solo quando si generano le condizioni locali (squilibri, irritazioni meccaniche e da detergenti, depauperamento del microbiota, stress, ecc.) per incrementare il loro sviluppo a cui l'organismo, ovviamente risponde con uno stato infiammatorio. La eliminazione con un antibiotico deve tendere ad eliminare l'eccesso e non deve massacrare il microbiota (cosa che lei ha fatto con la sequienza di antibiotici). Ove ciò accada poi rimane anche a lungo uno stato disreattivo infiammatorio, almeno fino a quando il microbiota non si ristabilisce in modo equilibrato. Ovviamente per ristabilirlo occorre che la vagina si ripopoli dei lattobacilli difensivi, che l'intestino riprenda le sue popolazioni insieme alla via urinaria: a ciò sono utili gli adeguati integratori probiotici e una alimentazione equilibrata.

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