Buongiorno, scrivo per chiedere un parere su un caso neurologico che riguarda mia madre. Si tratta d
Buongiorno, scrivo per chiedere un parere su un caso neurologico che riguarda mia madre. Si tratta di una donna di 53 anni. Il suo peso attuale è circa 45kg; negli ultimi due mesi ha perso circa 6-7 kg, probabilmente anche per il forte dolore e la riduzione dell’appetito. Tutto è iniziato a dicembre con una storta presa a un piede e poi con dolore che è iniziato anche dall'altro. Il dolore è cominciato come una fascite plantare e progressivamente è aumentato diventando delle scosse elettriche molto forti, accompagnato da parestesie e sensazione di piedi addormentati. Con il tempo il dolore è diventato molto intenso e a volte sale anche verso i polpacci. Attualmente la situazione è molto difficile perché fa molta fatica a stare in piedi: riesce ad alzarsi solo per pochi secondi e poi il dolore aumenta molto. Anche di notte il dolore è forte e spesso peggiora quando si mette a letto, probabilmente anche per il calore. Nelle ultime settimane riferisce anche una certa ipersensibilità alle mani, ad esempio prova dolore anche con stimoli leggeri come asciugarsi le mani. Siamo stati al pronto soccorso dove sono state eseguite anche TAC cranio e TAC del rachide cervicale, che non hanno mostrato patologie acute. E ci hanno rimandato a casa per fare altri esami. La risonanza magnetica del rachide lombosacrale è risultata sostanzialmente nella norma, senza evidenza di ernie o compressioni significative. All’ecografia muscolo-tendinea dei piedi è stato segnalato ispessimento flogistico della fascia plantare bilateralmente e segni di sinovite dei flessori. Poi ci siamo rivolti a un neurologo privato che ci ha fatto una consulenza e poi un'elettromiografia degli arti inferiori e superiori ed è risultata una polineuropatia sensitivo-assonale lunghezza-dipendente, associata a sindrome del tunnel carpale alle mani lieve a destra e minima a sinistra. Il neurologo che la segue ipotizza una polineuropatia sensitiva probabilmente di origine metabolica. La terapia attuale è la seguente: -gabapentin 300 mg tre volte al giorno (che sta prendendo da 20 giorni, ha cominciato con 1 e poi 2 al gg) -Benerva 300 mg compresse due volte al giorno (che sta prendendo da 5 giorni) -Benerva 100 mg intramuscolo una volta a settimana per un mese (1 a settimana) -Dicloreum 150 mg RP (ne ha presi 5 per ora, per l'infiammazione ai piedi) -Eparmefolin una fiala intramuscolo una volta al mese (ancora non l'ha fatta) -Remeron 30 mg (che sostituisce Eutimil che lei prendeva) Il problema principale è che, nonostante quasi tre settimane di gabapentin, le scosse rimangono ancora molto forti, a volte addirittura non fa proprio effetto. Mia mamma ha sempre sofferto di depressione però ora sta molto peggio, la notte soprattutto sta ore e ore a piangere dal dolore e a pensare cose brutte. In più il gabapentin le causa giramenti di testa forti e stordimento, ma il dottore sa i sintomi che ha e nonostante questo non lo ha sostituito con un altro farmaco. Vorrei un vostro parere su questa situazione e sulla cura, siamo molto scoraggiati perché sembra molto complicato il quadro e insostenibile da mantenere nel tempo se il dolore almeno non si calma, perché la invalida molto non riesce a fare niente né fisicamente né mentalmente. Ringrazio molto chi vorrà dare un parere o un suggerimento.
1 risposta
Buongiorno, il quadro che descrive merita sicuramente attenzione e ulteriori approfondimenti, ma la cosa importante da dire subito è che la sintomatologia riferita da sua madre è compatibile con una neuropatia periferica dolorosa significativa, e quindi il fatto che il dolore sia intenso e invalidante purtroppo non è “strano” né immaginario. L’elettromiografia che documenta una polineuropatia sensitivo-assonale lunghezza-dipendente orienta verso un interessamento dei nervi periferici, soprattutto delle fibre sensitive. Le caratteristiche che riferisce del tipo di scosse elettriche, bruciore, parestesie, peggioramento notturno, ipersensibilità al contatto, dolore anche a stimoli lievi (allodinia), sono molto tipiche del dolore neuropatico. Il fatto che inizialmente sia stato interpretato come fascite plantare può accadere, perché nelle fasi precoci alcune neuropatie iniziano proprio ai piedi e possono simulare problematiche muscolo-tendinee. Detto questo, definire già adesso la neuropatia come “metabolica” potrebbe essere prematuro se non è stata ancora individuata una causa precisa. A 53 anni, con dimagrimento importante, dolore rapidamente ingravescente, coinvolgimento anche delle mani, importante compromissione funzionale, è fondamentale completare uno studio etiologico approfondito. Tra le cause da escludere ci sono diabete o prediabete, carenze vitaminiche (B12, folati, B1), alterazioni tiroidee, malattie autoimmuni/infiammatorie, gammopatie o paraproteinemie, neuropatie disimmuni, cause tossiche o farmacologiche, forme paraneoplastiche, infezioni, e, in alcuni casi, neuropatie delle piccole fibre. Riguardo al Gabapentin, 300 mg tre volte al giorno rappresentano ancora un dosaggio relativamente basso/intermedio per una neuropatia dolorosa severa. Tuttavia, se già a queste dosi provoca forte stordimento e vertigini senza beneficio adeguato, è corretto rivalutare la strategia terapeutica con il neurologo. Esistono alternative o associazioni possibili, sempre tenendo conto del profilo clinico, del peso corporeo e della fragilità emotiva della paziente. Anche il forte peggioramento psicologico è comprensibile: dolore neuropatico severo, insonnia e perdita di autonomia possono avere un impatto devastante sull’umore. In questi casi il supporto psichiatrico/psicologico non è “separato” dalla malattia neurologica, ma parte integrante della cura. Personalmente ritengo che, vista la severità del quadro e la rapida evoluzione, sarebbe utile una rivalutazione neurologica in un centro ospedaliero o universitario dedicato alle neuropatie periferiche, soprattutto per approfondire la causa, valutare eventuali esami ematici specifici, considerare test aggiuntivi, ottimizzare la terapia del dolore neuropatico. La presenza di RM lombare negativa è in realtà un dato utile e rassicurante, perché rende meno probabile una compressione spinale come causa principale. Comprendo il vostro scoraggiamento, ma molte neuropatie dolorose possono migliorare sensibilmente quando si riesce a identificare la causa, impostare la terapia giusta, trattare precocemente il dolore neuropatico in modo adeguato. Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo
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