Buongiorno, per i disturbi ossessivi e gli stati ansioso depressivi quali tecniche o approcci terape

Buongiorno, per i disturbi ossessivi e gli stati ansioso depressivi quali tecniche o approcci terapeutici si possono intraprendere durante la psicoterapia cognitivo comportamentale? È possibile avere elencati alcune tecniche. Grazie dottori, cordiali saluti.

25 risposte


Buongiorno. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è già di per sè un approccio terapeutico volto alla risoluzione della sintomatologia, che prevede le sue specifiche tecniche... alcune di esse sono: desensibilizzazione, training assertivo, modellamento, ecc. Non tutte vengono applicate allo stesso modo e necessariamente. Quali di queste siano utili al Suo caso è di pertinenza del collega che La segue, dal momento che Non tutte sono ugualmente efficaci per ogni tipo di sofferenza ne tantomeno di paziente. Può eventualmente discutere con il collega un aggiunta alla psicoterapia, che può declinarsi sotto un profilo farmacologico oppure, ad esempio, sotto il profilo di tecniche di rilassamento (ad es, di rilassamento progressivo o training autogeno). Un'integrazione ulteriore potrebbe essere una terapia con Biofeedback. Ognuna di queste soluzioni è tuttavia di eventuale sostegno alla psicoterapia e non si sostituisce ad essa. Inoltre non tutte saranno appropriate alla Sua situazione. Le consiglierei di discutere con Il collega anche i motivi per i quali sente di necessitare una integrazione: non percepisce miglioramenti? Ha paura che non ve ne siano? Ha letto qualcosa online? Si affidi con fiducia al Suo terapeuta e ricordi che è fondamentale discutere di ogni dubbio e di ogni percezione sulla direzione che sta prendendo il percorso, soprattutto laddove non sovrapponibile a quella desiderata o anticipata. In bocca al lupo! Cordialità, DMP

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Durante un percorso cognitivo - comportamentale, direi il percorso stesso. Già quello ha lo scopo di aiutarla in termini di doc e ansia. Se sente che la cbt non basta o che vorrebbe accelerare i tempi, le consiglio di parlarne con il/la collega che la sta aiutando.


Gentile utente, In qualità di trainer di training autogeno, le posso dire che tale tecnica di respirazione e di rilassamento è consigliata nel trattamento dei disturbi che ha esposto. Tuttavia mi sento anche di sottolinearle che dovrebbe consultare il terapeuta che la segue per condividere con lui la sua intenzione di integrare alla terapia in corso un ulteriore percorso, ed eventualmente valutare insieme quale possa fare per lei. Questo perché i vari approcci che esistono, (supportivi all’attuale psicoterapia) come appunto il TA, potrebbero apportare ulteriori cambiamenti nella sua vita, che rientrerebbero in un quadro più generale e complesso di cura, e come tale il suo terapeuta ne dovrebbe essere al corrente. Mi auguro di esserle stata di aiuto. Un cordiale saluto. MF


Salve, concordo con i colleghi aggiungendo comunque che ogni professionista psicoterapeuta utilizza con i propri pazienti un ventaglio di tecniche relative anche ad altri approcci... la creatività è insita nella scelta più consona di ció che secondo la nostra esperienza va bene per il paziente! Piuttosto la rimando a comunicare al suo dottore i suoi dubbi in modo da valutare insieme quanto questa sua domanda su questo sito faccia possa essere descrittiva delle difficoltà legate alle sue problematiche! Le faccio un gran in bocca al lupo. Dott.ssa Federica Serafini Psicologa Psicoterapeuta


La TCC dispone di molte tecniche efficaci e abbinabili tra loro, sta al terapeuta adottare quelle che ritiene più consone al paziente che sta seguendo. Senza dimenticare che la strutturazione dello stesso colloquio è utile a trattare quei disturbi. Dr.ssa Benvenuti


La terapia cognitivo-comportamentale è uno degli approcci possibili della psicoterapia in cui sono disponibili diverse tecniche. Credo che però attualmente ogni professionista faccia sua la materia, gli approcci e gli stili a disposizione.Inoltre esistono diverse formazioni in psicoterapia che consentono di formarsi come psicoterapeuta utilizzando tecniche ad ampio respiro. Oramai esisto scuole di terapia cognitiva che utilizzano anche tecniche gestaltiche e umanistiche e scuole all'inverso gestaltiche che utilizzano anche tecniche cognitive. Credo che in un rapporto terapeutico la cura è fatta dal rapporto che si instaura, dalla creatività del terapeuta e dalla sua abilità di spaziare da un ambito all'altro delle 'tecniche' e dall'impegno di entrambi gli attori del setting, terapeuta e paziente. saluti.


La prima linea di trattamento è la terapia cognitivo comportamentale. dott Tealdi


Buongiorno. Credo che l'unica strada terapeutica, al di là dell'approccio, sia quella della alleanza terapeutica. Dovrebbe confrontarsi apertamente con chi la segue è parlare di queste curiosita ' con lui-lei. Sarebbe gravissimo ricevere dall'esterno, ad esempio noi, delle prescrizioni, proprio perché si minerebbe l'alleanza tra lei e il terapeuta


Buongiorno, la terapia cognitivo-comportamentale in realtà nel tempo ha generato un fiorire di approcci molto diversi, fra i quali l’ACT, la Schema Therapy e la Terapia Razionale Emotiva Comportamentale. Al di là dell'approccio specifico è fondamentale la relazione terapeutica che si instaura, perché è fondamentale che il lavoro terapeutico sia attivato e svolto in una relazione di sicurezza e affidabilità. Per i disturbi ossessivi e gli stati ansioso depressivi è molto efficace anche un trattamento EMDR.


Gentile Utente, La Terapia Cognitivo-Comportamentale dispone di un ventaglio di tecniche piuttosto ampio per il trattamento di ansia, ossessioni e depressione. Nel trattamento dell'ansia si propongono tecniche respiratorie (respirazione diaframmatica), di esposizione enterocettiva (creare i sintomi in seduta), ed esposizione graduale in vivo (riprendere gradualmente le attività interrotte a causa dell'ansia). Nella depressione è fondamentale la dimensione di attivazione comportamentale (non aspettiamo di star bene per fare qualcosa, ma facciamo qualcosa per star bene). Nei disturbi ossessivi la tecnica principe è l'esposizione con prevenzione della risposta, ovvero cercare di astenersi dalle compulsioni che tipicamente seguono i pensieri ossessivi. Tutto ciò rappresenta in ogni caso un estratto, ogni terapeuta poi utilizza gli strumenti con i quali sene di avere maggiore confidenza. Un caro saluto


Buonasera, concordo sull'opportunità di porre la domanda al suo terapeuta che le potrà dare una risposta non solo teorica ma potrete vedere insieme anche come mai per lei è importante avere quest'informazione. Pensi alle tecniche come a un mezzo di trasporto che l'aiutano ad arrivare al traguardo in un viaggio che sta facendo con a fianco il suo terapeuta; durante il viaggio potrete usare diversi mezzi di trasporto, con alcuni potrà non trovarsi bene e parlandone con chi viaggia con lei potrà capire se è il caso di cambiarlo o come mai non si trova bene. Un saluto, dott.ssa Giulia Petracca


Gent. Sig.ra o Sig.re, è importante che lei sappia che esistono approcci diversi ai disturbi da lei citati. La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio scientificamente riconosciuto ed efficace nella cura dei disturbi d'ansia e depressivi. Gli strumenti che ha a disposizione il suo terapeuta sono già tanti. Spesso però alle indicazioni e suggerimenti del terapeuta non segue l'utilizzo costante da parte del paziente. Prima di cercare nuove strategie credo sia fondamentale chiedersi se gli strumenti che le mette a disposizione il suo terapeuta sono veramente utilizzati a pieno. Se la sua risposta è si e tuttavia sente di non ottenere i risultati che desidera ne parli presto con il suo terapeuta. Cordialmente. Dott. Bruno Ramondetti


Buongiorno, parlare delle tecniche senza parlare della persona è fuorviante ed illusorio. Per persona intendo sia il paziente con la sua storia , sia il terapeuta con la sua personalità prima ancora della formazione e del modello che utilizza. A volte è più importante partire dal presentarsi piuttosto che da una diagnosi pre-formata. Se posso darle un consiglio , parta da lì. Cordialmente. Flavia Salierno


Salve, nella sua domanda si nota la preoccupazione riguardo la tecnica psicoterapeutica quando invece in questo momento avrebbe bisogno di parlare di sé stessa con un professionista. La valutazione psicologica più approfondita del suo problema potrebbe fornire maggiori elementi per darle indicazioni più adeguate per un percorso terapeutico. Cordialmente Enza Marangella

Dott.ssa Enza Marangella

Dott.ssa Enza Marangella

psicoterapeuta

Trebaseleghe

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Salve mi vengono in mente diversi approcci ma perché non si affida ad uno specialista che sappia scegliere il metodo più adatto alla sua situazione? Per risponderle: desensibilizzazione, EDR, anticipazione delle risposte, il modellamento, e molte altre. In genere in casi di disturbo ossessivo-compulsivo grave è estremamente utile un ausilio farmacologico.


Salve. Come già molti colleghi le hanno suggerito il metodo cognitivo comportamentale è già di per sé un approccio. L'ipnosi è molto efficace nei disturbi elencati. Cordiali saluti Dottor Emanuele Grilli


Buongiorno, per i disturbi da lei citati, una tecnica innovativa e all'avanguardia risulta essere il Neurofeedback Dinamico Non Lineare. Questa metodologia è fondata sui principi della neuroplasticità e dell'omeostasi dinamica per i quali il cervello è alla ricerca perpetua delle condizioni ideali di equilibrio e pertanto in continua evoluzione. A qualsiasi età e qualunque sia la condizione psicofisica della persona, il cervello, grazie al sistema (Neurofeedback) può ritrovare stabilità ed efficienza perduta.


Salve, non è un problema elencare i nomi di alcune tecniche dato che può facilmente trovare l'elenco su internet ma non le ripeterò perché le ha già trovate scritte negli interventi dei miei colleghi, ma vorrei farle notare che voler questo tipo di informazione soffrendo di DOC mi sembra una strategia di controllo. Il mio invito è quello di riflettere sul suo bisogno di controllo e su quanto questo bisogno condizioni alcuni aspetti della sua vita. Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti e le auguro una buona giornata.

Dr. Argo Penovi

Dr. Argo Penovi

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Civita Castellana

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Gentile utente, ovviamente servono maggiori informazioni riguardo la sua richiesta. In grandi linee mi sento di rispondere che la terapia cognitivo comportamentale è una terapia efficace per il trattamento dei disturbi ossessivo compulsivi e quelli di ansia in generale e anche degli stati depressivi. E' un approccio che integra una scelta ricca di tecniche e strategie al suo interno. Prendendo come esempio i disturbi ossessivi compulsivi è considerato come terapia d'elezione l'esposizione con la prevenzione della risposta (ERP) che è una tecnica comportamentale efficace della psicoterapia cognitivo comportamentale. Per gli stati ansiosi e depressivi pure questo approccio include tecniche comportamentali e cognitive efficaci al trattamento del disturbo. Rimango a sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordialmente. Dott. Emiliano Tavanxhiu

Dott. Emiliano Tavanxhiu

Dott. Emiliano Tavanxhiu

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Borgo San Lorenzo

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Salve, è di per sé già un approccio. Buona giornata. Dott. Fiori


Salve, quello che descrive è già un approccio. Un saluto, MMM


Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Alessandro D'Agostini


Gentile utente, Per quanto riguarda gli orientamenti le consiglio l'approccio analitico con qualche integrazione cognitivo comportamentale. Di seguito le parlo di questo disturbo e di come evolve nel tempo. il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una condizione psicologica complessa, caratterizzata dalla presenza di pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi che spesso interferiscono con la vita quotidiana. Comprendo il desiderio di liberarsi completamente da questi sintomi, e vorrei rassicurarla che, sebbene ogni caso sia unico, è possibile ottenere miglioramenti significativi e, in molti casi, anche una gestione stabile del disturbo. Il trattamento del DOC è altamente individualizzato e si basa generalmente su due approcci principali: la Psicoterapia e in alcuni casi anche la farmacoterapia con antidepressivi specifici come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Questi trattamenti, se seguiti con costanza e sotto la guida di un professionista esperto, possono portare a una notevole riduzione dei sintomi. Alcuni pazienti possono raggiungere una gestione ottimale dei sintomi e vivere senza che le ossessioni o le compulsioni abbiano un impatto significativo sulla loro vita quotidiana. Altri, invece, potrebbero continuare a dover affrontare episodi di intensificazione dei sintomi, ma questi tendenzialmente diventano gestibili e meno invadenti grazie a strategie terapeutiche apprese durante il percorso. La chiave del successo risiede nella combinazione tra un'ottima alleanza terapeutica, un trattamento mirato e nel rafforzamento delle competenze personali per affrontare il disturbo. Questo include il riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali, imparare a tollerare l'ansia senza ricorrere a rituali compulsivi, e sviluppare una visione più flessibile della realtà. In sintesi, è possibile ottenere una gestione efficace del DOC e ridurre notevolmente i suoi effetti debilitanti, ma è importante comprendere che il percorso richiede tempo, pazienza e una collaborazione attiva con i professionisti. La sua condizione può migliorare significativamente, e in molti casi, le persone riescono a vivere una vita soddisfacente senza che il disturbo limiti gravemente le loro attività quotidiane. Se desidera approfondire il trattamento o esplorare ulteriori opzioni, sono a disposizione per offrirle un supporto mirato. Cordialmente Dott. Mauro Vargiu


Buongiorno, la ringrazio per la domanda molto pertinente. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è uno degli approcci con maggiore evidenza scientifica sia per il Disturbo ossessivo-compulsivo sia per i disturbi ansioso-depressivi. Per quanto riguarda il DOC, la tecnica cardine è l’esposizione con prevenzione della risposta (ERP). Questo significa esporsi gradualmente e in modo guidato alle situazioni, immagini o pensieri che attivano l’ossessione, evitando però di mettere in atto la compulsione. L’obiettivo è permettere al cervello di apprendere che l’ansia può diminuire anche senza il rituale e che la catastrofe temuta non si verifica. Parallelamente si lavora sulle credenze disfunzionali che stanno alla base del disturbo, ad esempio l’idea che “se non faccio la compulsione succederà qualcosa di grave”, oppure l’eccessivo senso di responsabilità o il bisogno di controllo assoluto. Si interviene quindi sia sul comportamento sia sul sistema di pensiero che alimenta il circolo ossessione-ansia-compulsione. Per gli stati ansioso-depressivi, invece, una tecnica centrale è la riattivazione comportamentale, che mira a interrompere il ritiro e l’evitamento tipici della depressione, aiutando la persona a reintrodurre gradualmente attività significative e gratificanti. Anche qui si lavora molto sulle credenze negative automatiche, come “non valgo nulla”, “non cambierà mai niente”, “non sono capace”, attraverso tecniche di ristrutturazione cognitiva che aiutano a mettere in discussione e modificare questi pensieri. Nel trattamento dell’ansia si utilizzano anche tecniche di esposizione, training di gestione dell’ansia e lavoro sulla tolleranza dell’incertezza e della vulnerabilità. In sintesi, la CBT interviene su tre livelli: pensieri, emozioni e comportamenti, con strumenti concreti e strutturati. Naturalmente il percorso viene sempre personalizzato in base alla storia e al funzionamento della persona. Resto a disposizione se desidera approfondire una tecnica in particolare.

Dott.ssa Taslima Grossi

Dott.ssa Taslima Grossi

psicologo

San Martino Siccomario

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Salve, la sua è una domanda molto interessante, perché spesso si pensa alla psicoterapia cognitivo comportamentale come a un insieme di tecniche standardizzate, mentre in realtà si tratta di un percorso che viene costruito sulla persona e sul modo in cui le sue difficoltà si sono sviluppate e si mantengono nel tempo. Per questo motivo, due persone che presentano sintomi apparentemente simili possono seguire un lavoro terapeutico in parte diverso, proprio perché diversi sono i meccanismi che alimentano la loro sofferenza. Nel caso dei disturbi ossessivi e degli stati ansiosi o depressivi, il primo obiettivo della terapia è comprendere il funzionamento del problema. Prima ancora di intervenire sui sintomi, infatti, si cerca di capire quali situazioni li attivano, quali pensieri li accompagnano, quali emozioni suscitano e quali comportamenti, spesso messi in atto nel tentativo di stare meglio, finiscono invece per mantenerli nel tempo. Successivamente il percorso può comprendere diverse strategie e strumenti. Tra quelli più frequentemente utilizzati vi sono il riconoscimento e la modifica dei pensieri automatici che alimentano ansia, tristezza o senso di minaccia, il lavoro sulle convinzioni profonde che la persona ha sviluppato su sé stessa, sugli altri e sul mondo, l'apprendimento di modalità più funzionali per affrontare le emozioni intense, gli esercizi graduali per ridurre gli evitamenti e recuperare progressivamente le attività abbandonate, il lavoro sui comportamenti di controllo, rassicurazione o verifica che spesso mantengono vive le ossessioni, l'apprendimento di strategie per tollerare meglio l'incertezza e il dubbio e l'acquisizione di strumenti per prevenire le ricadute una volta raggiunto un buon equilibrio. Quando sono presenti sintomi depressivi viene spesso dedicata particolare attenzione al recupero delle attività che in passato erano fonte di interesse, soddisfazione o benessere. Al contrario, quando prevale l'ansia, il lavoro si concentra maggiormente sul rapporto che la persona ha con le proprie sensazioni fisiche, con le situazioni temute e con i pensieri catastrofici che tendono ad amplificare la paura. Nel caso dei disturbi ossessivi, invece, uno degli aspetti centrali è comprendere come il tentativo di eliminare il dubbio o ottenere una certezza assoluta finisca spesso per rinforzare il problema. La terapia aiuta gradualmente a modificare questo circolo vizioso, favorendo un rapporto diverso con i pensieri intrusivi e con l'incertezza che inevitabilmente fa parte della vita. È importante sottolineare che nessuna tecnica, da sola, rappresenta la soluzione. Ciò che fa realmente la differenza è il modo in cui viene costruito il percorso terapeutico insieme alla persona, tenendo conto della sua storia, delle sue caratteristiche e degli obiettivi che desidera raggiungere. Le tecniche sono strumenti, ma il loro utilizzo ha senso solo se inserito all'interno di una comprensione approfondita del funzionamento psicologico individuale. Se si sta valutando di iniziare un percorso, il consiglio è quello di non concentrarsi tanto sulla ricerca della "tecnica migliore", quanto sulla possibilità di affidarsi a un professionista che dedichi tempo a comprendere il perché delle difficoltà, prima ancora del come affrontarle. Un percorso cognitivo comportamentale ben strutturato ha proprio questo obiettivo: aiutare la persona a conoscere meglio i propri schemi di funzionamento, comprendere cosa mantiene la sofferenza e costruire, passo dopo passo, modalità nuove e più efficaci per affrontare la propria quotidianità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.