Buongiorno in caso di forte infiammazione intestinale cosa è meglio mangiare? Ho provato per una set
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Buongiorno in caso di forte infiammazione intestinale cosa è meglio mangiare? Ho provato per una settimana a ridurre i carboidrati da cereali e mi sono sgonfiata molto ma si è infiammato l'intestino. Può essere una conseguenza della dieta low carb? E quali sono i prodotti migliori per contrastare i sintomi da intestino irritabile? Grazie
Gentile Utente,
cosa intende per forte infiammazione intestinale? Quali sono i suoi sintomi?
In quanto nutrizionista la prima cosa che mi viene da consigliarle è di non improvvisare, perché così facendo potrebbe causare ulteriore stress al suo organismo. Le consiglierei invece di rivolgersi ad un professionista della nutrizione, poiché potrebbe trattarsi di disbiosi (condizione di cui non posso esserne sicura perché non conosco i suoi sintomi, le sue abitudini alimentari e il suo stile di vita). La disbiosi andrebbe trattata con un piano alimentare personalizzato, considerando gli elementi appena menzionati.
Spero di esserle stata utile,
Cordialmente
Dott.ssa Di Nitto Veronica Biologa Nutrizionista
cosa intende per forte infiammazione intestinale? Quali sono i suoi sintomi?
In quanto nutrizionista la prima cosa che mi viene da consigliarle è di non improvvisare, perché così facendo potrebbe causare ulteriore stress al suo organismo. Le consiglierei invece di rivolgersi ad un professionista della nutrizione, poiché potrebbe trattarsi di disbiosi (condizione di cui non posso esserne sicura perché non conosco i suoi sintomi, le sue abitudini alimentari e il suo stile di vita). La disbiosi andrebbe trattata con un piano alimentare personalizzato, considerando gli elementi appena menzionati.
Spero di esserle stata utile,
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Dott.ssa Di Nitto Veronica Biologa Nutrizionista
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Salve, In caso di infiammazione intestinale, bisogna creare un contesto nutrizionale antinfiammatorio, basato su combinazione di nutrienti e cotture.
L'eliminazione di singoli alimenti potrebbe non esser sufficiente.
Sarei felice di poterla aiutare con un percorso nutrizionale personalizzato.
L'eliminazione di singoli alimenti potrebbe non esser sufficiente.
Sarei felice di poterla aiutare con un percorso nutrizionale personalizzato.
salve. una dieta chetogenica/low carb potrebbe alterare l'equilibrio del miocrobiota intestinale. è consigliabile assumere probiotici di buona qualità ed enzimi digestivi ai pasti
Buongiorno, andrebbe analizzata la sua alimentazione giornaliera per capire quali cibi posso alterare il suo equilibrio intestinale. Ridurre i carboidrati non è la strategia ottimale, specie nel lungo periodo
non è solo questione di low carb bensì di qualità dei cibi sc elti e di combinazioni; senza contare poi che ci sono diversi nutraceutici e fitoderiavti che possono aiutare e risolvere
Buongiorno, nel caso di infiammazione intestinale e/o intestino irritabile, risulta fondamentale seguire una dieta personalizzata che si basi su protocolli scientifici studiati proprio su queste patologie, in modo da mandare in remissione i sintomi e riuscire nel tempo ad ampliare sempre di più gli alimenti da consumare senza avere effetti negativi.
Non vi sono pertanto alimenti che possono esserle indicati come si e no, o cosa mangiare in linea generale, ma si tratta di protocolli alimentari e integrazioni che vanno personalizzati e le cambiano decisamente la vita, liberandola dai sintomi che purtroppo il colon irritabile porta con sè, ma che per fortuna non sono per sempre, se trattati correttamente.
Volentieri resto a disposizione online o a Padova.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Francesca Scantamburlo, specializzata in disturbi gastrointestinali e dimagrimento
Non vi sono pertanto alimenti che possono esserle indicati come si e no, o cosa mangiare in linea generale, ma si tratta di protocolli alimentari e integrazioni che vanno personalizzati e le cambiano decisamente la vita, liberandola dai sintomi che purtroppo il colon irritabile porta con sè, ma che per fortuna non sono per sempre, se trattati correttamente.
Volentieri resto a disposizione online o a Padova.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Francesca Scantamburlo, specializzata in disturbi gastrointestinali e dimagrimento
Buongiorno, una riduzione drastica dei carboidrati può alterare il microbiota intestinale e, in alcune persone, favorire infiammazione o sintomi di intestino irritabile, soprattutto se viene a mancare fibra prebiotica. In caso di forte infiammazione intestinale è utile privilegiare alimenti leggeri e facilmente digeribili, come verdure cotte, riso bianco o patate, carni magre, pesce, uova e yogurt naturale se tollerato. Piccoli pasti frequenti, ben masticati, e un’idratazione adeguata aiutano a ridurre gonfiore e fastidi. È consigliabile una valutazione nutrizionale personalizzata per individuare quali alimenti siano meglio tollerati e costruire un piano che riduca i sintomi senza rischiare carenze.
Buongiorno,
una dieta a basso contenuto di carboidrati può aver ridotto il gonfiore, ma in alcune persone può anche peggiorare i disturbi intestinali se comporta meno fibre e meno liquid, quindi può aver contribuito ai sintomi, senza però permettere da sola di concludere che ci sia una vera infiammazione intestinale.
In questi casi, più che togliere del tutto i carboidrati, di solito conviene capire quali siano gli alimenti che scatenano questa infiammazione con un diario alimentare e un approccio graduale, perché nell’intestino irritabile non esiste una dieta unica valida per tutti.
Se prevalgono gonfiore, crampi e aria, spesso si consiglia di evitare i cibi più difficili da digerire come cavoli, broccoli, cavolfiore, cavoletti, fagioli e cipolle, e di fare pasti regolari senza saltarli.
Se invece c’è diarrea, può aiutare ridurre per un periodo gli alimenti molto ricchi di fibre insolubili come cereali integrali, frutta secca e semi.
Se prevale stipsi, sono di solito meglio tollerate acqua e fibre solubili come avena, carote, patate sbucciate e semi di lino, aumentandole gradualmente.
Per contrastare i sintomi da intestino irritabile non esiste un prodotto migliore in assoluto, perché la scelta dipende dal sintomo prevalente.
Tra gli approcci nutrizionali più utili c’è anche la dieta low FODMAP, che in genere va impostata con un professionista e poi personalizzata in base alla risposta individuale.
Se i sintomi durano più di 4 settimane o compaiono calo di peso non spiegato, sangue nelle feci o diarrea con sangue, una tumefazione addominale, pallore marcato o palpitazioni, è importante farsi valutare dal medico perché questi segnali non vanno attribuiti automaticamente al colon irritabile.
Se vuole, possiamo impostare insieme una fase alimentare più delicata e capire quali alimenti sta tollerando meglio in questo momento.
Un cordiale saluto
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
una dieta a basso contenuto di carboidrati può aver ridotto il gonfiore, ma in alcune persone può anche peggiorare i disturbi intestinali se comporta meno fibre e meno liquid, quindi può aver contribuito ai sintomi, senza però permettere da sola di concludere che ci sia una vera infiammazione intestinale.
In questi casi, più che togliere del tutto i carboidrati, di solito conviene capire quali siano gli alimenti che scatenano questa infiammazione con un diario alimentare e un approccio graduale, perché nell’intestino irritabile non esiste una dieta unica valida per tutti.
Se prevalgono gonfiore, crampi e aria, spesso si consiglia di evitare i cibi più difficili da digerire come cavoli, broccoli, cavolfiore, cavoletti, fagioli e cipolle, e di fare pasti regolari senza saltarli.
Se invece c’è diarrea, può aiutare ridurre per un periodo gli alimenti molto ricchi di fibre insolubili come cereali integrali, frutta secca e semi.
Se prevale stipsi, sono di solito meglio tollerate acqua e fibre solubili come avena, carote, patate sbucciate e semi di lino, aumentandole gradualmente.
Per contrastare i sintomi da intestino irritabile non esiste un prodotto migliore in assoluto, perché la scelta dipende dal sintomo prevalente.
Tra gli approcci nutrizionali più utili c’è anche la dieta low FODMAP, che in genere va impostata con un professionista e poi personalizzata in base alla risposta individuale.
Se i sintomi durano più di 4 settimane o compaiono calo di peso non spiegato, sangue nelle feci o diarrea con sangue, una tumefazione addominale, pallore marcato o palpitazioni, è importante farsi valutare dal medico perché questi segnali non vanno attribuiti automaticamente al colon irritabile.
Se vuole, possiamo impostare insieme una fase alimentare più delicata e capire quali alimenti sta tollerando meglio in questo momento.
Un cordiale saluto
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
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