Buongiorno Dottoressa, la contatto per avere un suo parere riguardo la situazione di mio padre.
Buongiorno Dottoressa, la contatto per avere un suo parere riguardo la situazione di mio padre. Da circa una settimana sta assumendo paroxetina (mezza compressa al mattino), ma al momento non vediamo ancora benefici sull’umore e sull’ansia. Continua ad essere agitato, confuso e molto giù di morale. Inoltre presenta un tic continuo alla bocca che lo rende ancora più nervoso. Per l’ansia sta assumendo anche delle gocce di alprazolam, ma abbiamo notato che lo rendono molto sedato: al mattino si sveglia molto rallentato, confuso e senza forze. Volevo chiederle: - se è normale che la paroxetina dopo una settimana non abbia ancora effetto - se questa forte sedazione da alprazolam è normale o se è il caso di rivedere il dosaggio - se nel frattempo c’è qualcosa che può aiutarlo un po’ con l’umore, in attesa che la paroxetina faccia effetto La situazione al momento è abbastanza difficile per lui e vorremmo capire come aiutarlo nel modo giusto. La ringrazio per la disponibilità e resto in attesa di un suo gentile riscontro.
2 risposte
Buongiorno, è assolutamente normale che non vi siano ancora benefici dopo una settimana di terapia con farmaci antidepressivi, in particolare al dosaggio assunto, attualmente subterapeutico. Farmaci ansiolitici come Alprazolam possono dare sedazione, in particolare all'inizio della terapia, ma dipende chiaramente dalla tollerabilità individuale e dalla posologia del farmaco. Qualunque rivalutazione terapeutica richiede in ogni caso una visita con uno specialista psichiatra. Cordialmente
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Gentile utente, Partendo dal suo primo dubbio, le confermo che è assolutamente normale che la Paroxetina non abbia ancora apportato alcun beneficio. I farmaci che agiscono sui circuiti della serotonina necessitano fisiologicamente di almeno tre o quattro settimane di tempo per iniziare a stabilizzare l'umore e spegnere l'ansia; anzi, durante la prima settimana di assunzione è molto frequente assistere a un leggero peggioramento dell'agitazione, una sorta di temporanea "attivazione iniziale" prima che il farmaco trovi il suo equilibrio. Per quanto riguarda l'alprazolam, la forte sedazione mattutina, unita a confusione e profonda debolezza, è un segnale che probabilmente il dosaggio attuale risulta eccessivo o faticosamente smaltito dal metabolismo di suo padre; difatti, soprattutto nei pazienti anziani, farmaci ansiolitici di questo tipo tendono ad avere un impatto molto più marcato, provocando frequentemente questo spiacevole effetto di eccessivo rallentamento cognitivo e motorio al risveglio. C'è però un dettaglio clinico molto importante nel suo racconto che merita un'attenzione immediata: il tic continuo alla bocca. Questo tipo di movimenti involontari non va sottovalutato, in quanto potrebbe rappresentare un effetto collaterale di natura neurologica legato ai farmaci, oppure l'espressione di una forte tensione di fondo che va indagata visivamente. Rispondendo alla sua ultima domanda, non esistono purtroppo "scorciatoie" farmacologiche o rimedi rapidi da poter aggiungere al momento per tirargli su l'umore. Inserire ulteriori sostanze rischierebbe solamente di appesantire il quadro e aumentare la sua attuale confusione. La strategia clinica più sicura e razionale in questo momento è contattare tempestivamente il medico che ha prescritto la cura. È fondamentale una valutazione in presenza per poter osservare direttamente l'entità e la natura di questo tic motorio e per ricalibrare subito le gocce di ansiolitico. Alleggerire la sedazione è il primo vero passo per permettere a suo padre di affrontare queste fisiologiche settimane di attesa in modo molto più lucido, sereno e tollerabile. Resto a disposizione per eventuali necessità e le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
