Buongiorno, argomento amore-passione. Sto attraversando una crisi di matrimonio. Stiamo insiem

6 risposte
Buongiorno,

argomento amore-passione.

Sto attraversando una crisi di matrimonio. Stiamo insieme da 11 anni e abbiamo due meravigliose figlie (la più piccola ha quasi 3 mesi).

Tre settimane fa mio marito mi ha confessato di aver evaso da me per tanti anni perché non sta più bene insieme e di essersi accorto solo un mese prima della nascita di nostra figlia. Afferma che siamo due persone completamente diverse. Dice che per lui il sesso fa il 90% del rapporto e che gli manca la passione.

Le domande che mi pongo sono: quando una passione è funzionale a un rapporto duraturo e quando, invece, è sintomo di una sofferenza? È realistico sostenere un rapporto stabile dove la componente passionale prevale sull’amore focolare?

A me piacerebbe avere rapporti intimi con lui ma la sua intensità e brama carnale mi hanno sempre intimidita e soffocata. Mi sentivo un oggetto da desiderare e questo mi metteva molto a disagio. Lui ha sempre speso la maggior parte del suo tempo fuori casa e c’era poco spazio per un noi e non volevo che il rapporto si riducesse all’intimità carnale e basta. Lui è stato molto paziente con me. Abbiamo avuto i nostri alti e bassi con problemi familiari e lavori stressanti e poco appaganti per entrambi ma poi, nell’ultimo anno, ci siamo persi.

Io ho sempre puntato su un amore più costruttivo e focolare e ci sono stati vari momenti del nostro rapporto in cui ho trascurato la passionalità, sottovalutando la sua importanza. Inconsapevolmente ho fatto sentire mio marito rifiutato e poco desiderato e sono terribilmente dispiaciuta. Mi sento in buona parte responsabile della sua sofferenza e vorrei capire meglio come poter soddisfare entrambe le esigenze senza che l’amore ci intrappoli e ci spenga con la sua monotonia e senza che la passione ci travolga in un ciclo di insaziabilità.

Grazie per la gentile attenzione.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la situazione che descrive è molto complessa e carica di emozioni, anche perché avviene in un momento di grande vulnerabilità come il post-parto e all’interno di una storia lunga, significativa e con figli piccoli.

Provo a rispondere ai suoi quesiti principali.
La passione, di per sé, non è né buona né cattiva: è una componente importante del legame di coppia, ma diventa funzionale quando è integrata con altre dimensioni come l’intimità emotiva, il rispetto reciproco, la progettualità e la sicurezza affettiva. Quando invece la passione è vissuta come l’unico collante del rapporto, o quando assume un carattere di urgenza, brama o bisogno di conferma costante, può diventare espressione di una sofferenza individuale o di una difficoltà relazionale più profonda.

Un rapporto stabile difficilmente può reggersi nel tempo se la componente passionale prevale in modo schiacciante su ciò che lei chiama “amore focolare”. Le coppie che durano sono solitamente quelle che riescono a trovare un equilibrio dinamico tra eros e tenerezza, desiderio e cura, individualità e “noi”. Questo equilibrio cambia nelle diverse fasi della vita (gravidanza, nascita dei figli, stress lavorativi) ed è normale che la passione subisca delle oscillazioni, senza che ciò significhi necessariamente mancanza d’amore.

È molto importante il punto che lei sottolinea: il suo sentirsi oggettivata, intimidita e soffocata da una sessualità vissuta più come richiesta che come incontro. In una relazione sana, il desiderio non dovrebbe mai generare paura o senso di annullamento di sé. Allo stesso tempo, è comprensibile che suo marito possa essersi sentito rifiutato e poco desiderato. Qui non si tratta di colpe, ma di bisogni diversi che non sono riusciti a incontrarsi e a essere comunicati in modo efficace.

Il fatto che lei si interroghi su come soddisfare entrambe le esigenze mostra una grande capacità di riflessione e di responsabilità affettiva. Tuttavia, uscire da questa impasse richiede quasi sempre uno spazio di confronto guidato, che aiuti a distinguere tra passione come vitalità della coppia e passione come richiesta insaziabile, tra amore che protegge e amore che spegne.

Per questo, il mio consiglio è di approfondire la situazione con uno specialista, meglio se in un percorso di coppia o sessuologico, che possa aiutarvi a comprendere i bisogni reciproci, le ferite aperte e le possibilità reali di ritrovare un equilibrio che non sacrifichi né lei né lui.

Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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Dott.ssa Laura Fagiolini
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Pisa
La sua riflessione è molto profonda e tocca un nodo centrale nelle relazioni affettive. La passione non è di per sè un problema ma quando diventa l'unico indicatore della vitalità di un legame rischia di trasformarsi in una richiesta continua difficile da sostenere nel tempo. Nei rapporti duraturi la passione tende naturalmente a trasformarsi; non scompare, ma cambia forma, intensità e linguaggio. Allo stesso tempo un amore solo "focolare" se privato di riconoscimento del desiderio può diventare nel tempo impoverente e far sentire il partner non sto, non sentito, non scelto. Ilpunto centrale, più che stabilire quale delle due componenti debba prevalere è invece comprendere se i bisogni di entrambi trovano uno spazio di ascolto reciproco. Quando la passione diventa invasiva o l'amore diventa rinunciatario, spesso non siamo davanti ad una colpa ma ad una difficoltà di incontro. E' importante quindi spostare lo sguardo dal "chi ha colpa" al "che cosa sta accadendo tra noi".
Dott. Andrea Nodari
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Livorno
Buongiorno a lei,
la preoccupazione intensa con cui parla del problema che state vivendo è qualcosa di molto comune e profondamente umano. Nelle relazioni di lunga durata (matrimoniali o di coppia) possono emergere nel tempo frizioni, incomprensioni, cali di desiderio, momenti di stanchezza emotiva o di distanza. Non sono segnali di fallimento, ma spesso indicatori di un probabile cambiamento in atto che richiede attenzione. Queste difficoltà possono dipendere da molteplici fattori: aspetti economici, sessuali, emotivi, legati alla salute, all’età, allo stress o alle trasformazioni personali che ciascun partner attraversa nel corso della vita. In questo senso, è importante sottolineare che il fatto di aver riconosciuto il problema e di poterne parlare apertamente, rappresenta già un primo fondamentale passo verso una possibile evoluzione e risoluzione della situazione.
Rispondendo alle domande che ha posto: La passione è funzionale a un rapporto duraturo quando riesce a nutrire il legame senza invaderlo: quando accende il desiderio ma lascia spazio alla libertà, al rispetto dei tempi dell’altro, alla sicurezza emotiva. In questi casi la passione non chiede di consumare l’altro, ma di incontrarlo. Diventa invece sintomo di sofferenza quando prende la forma dell’urgenza, della brama che non tollera limiti, del bisogno di conferma continua. In quanto alla differenza tra amore passionale e focolare penso che dovrebbe esserci un certo equilibrio da sostenere da parte di entrambi, cosicché la relazione possa scorrere nuovamente in modo fluido. E' importante ricordare, inoltre, che il desiderio autentico non dovrebbe far sentire piccoli, invasi o in difesa. Se per stare nella relazione deve ridursi, trattenersi o anestetizzarsi, allora qualcosa non sta funzionando, indipendentemente da quanta passione ci sia.
A volte, quando il peso diventa difficile da gestire da soli, può essere utile chiedersi se uno spazio di confronto protetto, come una terapia individuale o di coppia, possa aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo, a dare voce ai vissuti di entrambi e a ritrovare nuove modalità di contatto e intimità. Non è una resa, ma un atto di cura verso sé stessi e verso la relazione.

Resto a disposizione per un eventuale approfondimento.

Dott. Andrea Nodari
Dott.ssa Silvia Nava
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Brugherio
Buongiorno, mi ha colpito molto il suo tema. Porta con sé una domanda antica almeno quanto l’essere umano: come convivono amore e passione, stabilità e desiderio, focolare e fuoco? Provo a risponderle anche se questo tema è davvero immenso. In ogni relazione autentica queste due forze si intrecciano, si cercano e a volte si respingono, come due correnti che danno vita alla stessa acqua, ma ne rendono talvolta turboloso il flusso.
L’amore che costruisce, che si fa casa, sicurezza, continuità, appartiene alla dimensione dell’anima: è ciò che ci unisce al mondo, che ci radica, che accoglie. La passione, invece, appartiene allo spirito vitale, all’eros che ci mette in movimento, che ci ricorda di essere vivi e imperfetti, che ci spinge a incontrare l’altro come mistero, non come certezza. Quando una delle due forze prevale e cancella l’altra, la relazione si impoverisce.
Suo marito sembra aver cercato, forse in modo confuso e doloroso, di riafferrare quel senso di vitalità perduto. Ma la passione di cui parla, quella che pretende di essere tutto, che diventa brama, che riduce l’altro a oggetto non è eros, è fame di sé stessi. Non parla d’amore, ma di un vuoto interiore che cerca di colmarsi attraverso l’altro. In questo senso, lei percepisce bene il disagio: quando l’intimità non nasce da un incontro di anime ma da una tensione di possesso, diventa una forma di alienazione.
Lei, al contrario, ha coltivato la casa, la cura, la maternità, il tempo. Ma anche il suo amore rischia, se non nutrito dal desiderio, di trasformarsi in abitudine. L’anima ha bisogno di calore, ma anche di scintille.
Forse il punto non è scegliere tra passione o tenerezza, ma accogliere entrambe come voci diverse dello stesso bisogno di unione. La passione può essere funzionale a un rapporto duraturo quando nasce dal riconoscimento dell’altro come essere intero, non come fonte di gratificazione o sollievo. E l’amore, per restare vivo, ha bisogno di conservare un margine di mistero, di gioco, di alterità.
Non si colpevolizzi troppo. Lei e suo marito siete stati travolti da anni intensi, figli piccoli, fatiche quotidiane: il corpo e il cuore cambiano, e la coppia si ritrova diversa. Questo non significa che tutto sia perduto, ma che qualcosa in voi chiede trasformazione.
La invito a non domandarsi solo come “soddisfare” entrambe le esigenze, ma come integrare le due parti dentro di sé: la donna che ama e la donna che desidera, la madre e l’amante, la custode e la creatrice. Quando queste parti dialogano in lei, anche il rapporto con l’altro potrà trovare un nuovo equilibrio.
Forse non si tratta di tornare a ciò che era, ma di lasciar nascere un amore più consapevole, in cui l’intimità non sia più dovere né brama, ma incontro tra due persone che hanno imparato a guardarsi davvero.
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
Buona sera. Eros e sentimento sono componenti diverse e variabili in una relazione di coppia.
Lei è suo marito potreste considerare degli incontri con uno psicoterapeuta, per comunicare e comprendere di più rispetto ai vostri bisogni e mancanze e, se possibile, ritrovarvi e riavvicinarvi. Le crisi possono aprire lo spazio a nuove risorse.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Buonasera, quello che descrive è un conflitto che molte coppie sperimentano, soprattutto dopo anni di vita condivisa e la nascita di figli, quando le esigenze di sicurezza, cura e organizzazione si intrecciano con il desiderio e la sessualità. Non c’è nulla di sbagliato nel suo desiderio di avere un rapporto costruito sul focolare, sulla quotidianità e sull’intimità emotiva, così come non c’è nulla di sbagliato nel desiderio di suo marito di una passione intensa e fisicamente centrata. Il problema nasce quando questi due bisogni entrano in conflitto senza trovare mediazione.

La passione, in un rapporto, non è di per sé sintomo di sofferenza né di felicità: diventa funzionale quando si integra con rispetto reciproco, fiducia e comprensione dei limiti dell’altro, e diventa fonte di sofferenza quando è vissuta come obbligo, urgenza insoddisfatta o pressione. In altre parole, la passione è salutare se nutre entrambi, ma può essere dolorosa se uno dei due si sente sopraffatto o ridotto a oggetto del desiderio, come Lei ha raccontato di aver provato.

Sostenere un rapporto dove la componente passionale prevale sull’amore-focolare è possibile, ma è fragile: senza un ancoraggio emotivo, quotidiano e di cura reciproca, la passione rischia di trasformarsi in insoddisfazione continua o senso di vuoto. Allo stesso modo, un rapporto solo focolare e sicurezza, senza passione, rischia di diventare monotono e di lasciare insoddisfatto il partner più sensibile al desiderio fisico.

La chiave, come Lei stessa sembra intuire, sta nell’equilibrio e nel dialogo autentico. Non si tratta di scegliere tra passione e amore, ma di creare uno spazio dove entrambi possiate esprimere le vostre esigenze: Lei potrà sentirsi protetta e valorizzata come persona, non solo come oggetto di desiderio, e lui potrà sentirsi visto e desiderato senza sentirsi rifiutato. Questo richiede tempo, pazienza, comunicazione sincera e, spesso, l’accompagnamento di un professionista che possa guidarvi a negoziare i confini della sessualità e dell’intimità emotiva senza colpe e senza pressioni.

Infine, il senso di responsabilità che prova nei confronti della sofferenza di suo marito è comprensibile, ma non deve diventare auto-colpevolizzazione. Una relazione sana nasce dal riconoscimento reciproco delle proprie vulnerabilità e dal desiderio di costruire insieme, non dalla punizione o dal senso di obbligo. Ciò che può aiutarvi ora è creare piccoli momenti di contatto, emotivo e fisico, dove ciascuno si senta accolto nella propria modalità di desiderio, per ricostruire gradualmente fiducia e intimità senza sentirsi travolti da nessuna delle due componenti. Rimango a disposizione, un saluto.

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