Buongiorno, a seguito di un’estrazione chirurgica del dente del giudizio inferiore (3.8 incluso),

Buongiorno, a seguito di un’estrazione chirurgica del dente del giudizio inferiore (3.8 incluso), avvenuta a fine gennaio, mi è stata diagnosticata una neuropraxia del nervo alveolare inferiore. A distanza di oltre tre mesi, continuo ad avere sintomi persistenti, tra cui: - alterazione della sensibilità nella zona mandibolare e dentale - dolore al contatto (anche lieve) su lato sx del labbro e della guancia - sensazione costante di tensione lungo la mandibola - difficoltà nella masticazione e nell' apertura della bocca Nel post-operatorio ho effettuato una terapia con cortisone per circa due settimane, poi con Nicetile per un mese. Attualmente sto assumendo carbamazepina, ma con effetti collaterali rilevanti e senza un miglioramento significativo dei sintomi. Sto cercando una valutazione specialistica per comprendere: - lo stato attuale del nervo - le possibilità di recupero - eventuali terapie o esami più mirati Resto disponibile a fornire tutta la documentazione clinica in mio possesso. Grazie mille per l’attenzione. Arianna

1 risposta


Gentile Arianna, la sintomatologia che descrive è compatibile con una sofferenza del nervo alveolare inferiore successiva all’estrazione del terzo molare incluso, complicanza purtroppo nota negli interventi sui denti del giudizio inferiori, soprattutto quando il nervo decorre molto vicino alle radici dentarie. Il termine “neuropraxia” indica generalmente una lesione nervosa di grado lieve/moderato, nella quale il nervo non è completamente interrotto ma ha subito un trauma compressivo, stiramento o irritazione. In molti casi è possibile un recupero spontaneo, ma i tempi possono essere lunghi, spesso diversi mesi. I sintomi che riferisce costituiti da alterazione della sensibilità; dolore evocato dal contatto; tensione mandibolare; difficoltà masticatorie; sono tipici di una neuropatia periferica del nervo alveolare inferiore/trigeminale post-traumatica. A tre mesi dall’intervento è ancora possibile osservare miglioramenti progressivi, ma è corretto procedere con una valutazione specialistica dedicata per capire se il nervo stia mostrando segni di recupero; se prevalga una componente neuropatica irritativa; se siano indicati ulteriori trattamenti. Personalmente consiglierei: valutazione neurologica/neurochirurgica o maxillo-facciale esperta in neuropatie trigeminali; eventuale studio neurofisiologico specifico se disponibile; rivalutazione odontoiatrico-maxillo-facciale con imaging dedicato (CBCT/RM se indicata). Per quanto riguarda la terapia, la carbamazepina è uno dei farmaci utilizzati nel dolore neuropatico trigeminale, ma non tutti i pazienti la tollerano bene. In caso di effetti collaterali importanti e scarso beneficio, spesso è necessario rivalutare schema terapeutico e alternative farmacologiche. L’aspetto più importante, comunque, è che il nervo periferico possiede una certa capacità rigenerativa, e il recupero può essere lento e graduale nel tempo. Un cordiale saluto Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo

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